Archive for novembre, 2009

Magico Tarquini: l'Italia allora c'è...

Magico Tarquini: l’Italia allora c’è…

novembre 23, 2009  |  Senza categoria  |  10 Commenti  |  Lascia un commento

Un italiano campione del mondo sulle quattro ruote fa una certa impressione perché non accade di frequente. In F.1 non succede dai tempi di Ascari, quando questo campionato nasceva e pareva che soltanto quelli di casa nostra potessero farcela; nei rally bisogna tornare a fine anni ’80 grazie a Biasion, e per il mondiale Turismo a 22 anni orsono grazie a Roberto Ravaglia.
Insomma, benedetto sia Gabriele Tarquini se ci ha riportato una corona iridata grazie al titolo conquistato a Macao domenica scorsa dopo una stagione intensa a combattuta fino all’ultimo giro. Tarquini non è un più di primo pelo: corre da una vita e da almeno vent’anni è sempre al top; però gli mancava la grande consacrazione che è finalmente arrivata e che è un vero premio alla carriera.
Per il nostro automobilismo è una sana boccata d’ossigeno perché ci stavamo convincendo che le corse in automobile non siano fatte per noi. Curioso, perché in moto siamo al top non soltanto con l’immenso Valentino Rossi, ma brilliamo in tutte le categorie e in nessun campionato si possono fare i conti senza i nostri. Purtroppo non accade altrettanto in auto e qui bisognerebbe aprire un discorso troppo lungo se alla fine sono sempre gli altri a vincere e mai i nostri ragazzi. Il mondiale sfumato ad Alboreto un quarto di secolo fa è l’ultima occasione sfuggita in F.1, poi tanta, troppa nebbia. I fenomeni nascono persino in Finlandia (dove i partecipanti alle gare in pista sono quattro gatti) mentre nessuno dei nostri riesci a imporsi. Non siamo una razza inferiore, però un po’ lo sembriamo: sarebbe ora che chi può cominciasse a guardare anche nel nostro giardino.

Bortolotti prova la Toro Rosso

Bortolotti prova la Toro Rosso

novembre 12, 2009  |  Formula 1  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

Mirko Bortolotti ha sempre gli occhi addosso. A soli 19 anni, dopo aver provato un anno fa la Ferrari F.1 arrivando dopo pochissimi giri al record ufficioso della pista di Fiorano, è stato bloccato con un contratto quinquennale dalla Red Bull e tra un mese salirà a Jerez in Spagna sulla Toro Rosso. Di lui tutti gli addetti ai lavori dicono un gran bene, d’altronde il ragazzo tutto quello che fa, lo fa al meglio.
Quest’anno ha corso in F.2, nell’unico posto rimasto libero tra i tanti programmi Red Bull (è stato firmato quando oramai tutti i piani erano stati decisi) e nonostante corresse tra gente molto più navigata e in un campionato con vetture gestite da un’organizzazione esterna (il che significa non avere mezzi sempre all’altezza), ha vinto un gara, è salito diverse volte sul podio ed ha terminato quarto la stagione. In più è andato a correre l’appuntamento finale dell’Euroseries F.3 (probabilmente l’agone più competitivo e più combattuto di tutto il panorama internazionale) ed ha concluso sul podio, un risultato che ha sbalordito anche i più scettici.
Impossibile affermare con certezza che sia un campionissimo, di sicuro però tutto quello che lui tocca si trasforma in oro e questo promette bene. Peccato quindi che la Ferrari, che lo aveva in mano, se lo sia fatto scappare; la Red Bull, peraltro, controlla il meglio dei giovani in circolazione e il fatto che lui sia tra quelli più sotto la lente depone bene. Sarebbe bello se una volta tanto l’attenzione finisse su un pilota di casa nostra: in fondo è dai tempi di Ascari che un italiano non diventa campione del mondo…

Toyota, un altro dinosauro se ne va

Toyota, un altro dinosauro se ne va

novembre 4, 2009  |  Formula 1  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Tadashi Yamashina, il presidente di Toyota Motorsport, e team principal per quello che riguarda la F.1, è scoppiato addirittura in lacrime durante la conferenza stampa indetta a Tokyo per annunciare il ritiro della prima Casa al mondo dal dorato Circus dei Gran Premi. Per lui, per tutta l’azienda, si è trattato di una sconfitta fragorosa dagli umilianti contorni: pur disponendo del budget più alto di tutti i tempi i giapponesi hanno chiuso la loro lunga avventura senza titoli e persino senza nemmeno una vittoria.
La Toyota esce di scena peraltro rispettando un copione che su questo blog è stato annunciato già ad inizio anno e più volte sottolineato con foga: il rischio che a fine anno Renault, Toyota e BMW scappassero via era chiarissimo, soltanto i più ciechi potevano credere a due campionati distinti, soltanto i più ignoranti di cose di questo mondo potevano arricciare il naso all’idea che potessero arrivare nuove squadre senza blasone a rimpinguare gli schieramenti.
Mosley ha solo detto male cose giustissime, e se i costruttori avessero accettato con serenità l’idea di avere team minori al loro fianco le fughe non ci sarebbero state perché un conto è per una Toyota e una BMW vivacchiare a centro schieramento, salvate dai piccoli a chiudere la griglia, e un conto è occupare le due ultime file come è successo a Montecarlo.
Per l’associazione dei costruttori questa è una caporetto: la BMW da tempo via, la Toyota che ha detto finalmente con chiarezza quello che tutti nel Circus sapevano da mesi, e la Renault che zitta zitta sta mollando tutto come da sempre auspicato dal suo capo Ghosn. Sì, perché se anche non l’avete letto da nessuna parte, tutto lascia credere che nel 2010 quella che correrà sarà la Megaphone-Renault, una squadra con capitali russi e motori Renault con dietro a tutto Flavio Briatore a tirare le file dell’operazione. In parole povere, e senza annunci ufficiali, anche la Renault si sta di fatto sfilando, scocciata di buttare via soldi per raccogliere mosche. È il solito refrain: a parte la Ferrari che ha le corse nel suo Dna, per i grandi costruttori lo sport è soltanto business e quando non ne vale più la pena si chiudono i rubinetti e l’interesse. Tutto il contrario per i team privati che invece con le corse ci debbono vivere e ben vengano questi ultimi, la F.1 potrà solo guadagnarne come accadeva ai bei tempi: bassa litigiosità e le competizioni avanti tutto.
Chi adesso trema commette un errore, il futuro può soltanto svoltare al bello e le regole si potranno scrivere senza i troppi interessi di bottega che imponevano soltanto vincoli incrociati per paura che questo o quel costruttore potesse averne dei vantaggi. Se n’è andata la Honda ed è arrivata la Brawn e la differenza si è vista, ha smobilitato la Renault ed è venuta fuori la Red Bull. Credete a un vecchio che questo mondo lo ha frequentato per una vita: oggi è un gran giorno per la F.1.

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

Heidfeld, così bravo e così poco considerato

novembre 2, 2009  |  Formula 1  |  6 Commenti  |  Lascia un commento

Ma sì, a campionato mondiale concluso penso sia giusto spendere qualche parola per un pilota di cui non si occupa mai nessuno: Nick Heidfeld. Corre da tre stagioni complete in squadra con Kubica, uno dei giovani a ragione considerati più talentuosi, e per due volte su tre ha concluso il mondiale con più punti in classifica del polacco.
Questo, in sé, non basta per affermare che Nick sia meglio di Robert, ma vale la pena di notarlo perché se di uno di si parla sempre, dell’altro non si parla mai.

In squadra BMW per Heidfeld peraltro stravedono: sostengono che è uno serissimo, che non si lamenta mai. Quando gli impongono di correre con il pieno e resistere su una sola sosta non fa una piega, se gli ordinano di provare soluzioni scomode lui si adegua, se gli chiedono di soffrire per portare comunque punti lui stringe i denti e non scuote mai il capo. Questo non gli vale di solito un titolo sui giornali, ma dentro un team sono medaglie che pesano.
Quando correva in F.3000 e vinse il titolo 1999 (letteralmente doppiando il secondo classificato) molti scrissero che correva contro nessuno, quando in F.1 nel 2001 corse in squadra con Raikkonen, gli arrivò davanti, ma in McLaren gli preferirono Kimi nonostante lui fosse sempre stato un pilota Mercedes. Dopo, con i suoi compagni la musica non è praticamente mai cambiata: nel 2002 in Sauber superò nettamente Massa (per forza, però era più giovane), nel 2004 in Jordan fece meglio di Pantano e Glock (ma chi erano questi due?), nel 2005 in Williams volava contro Webber ottenendo anche una pole e un secondo posto prima che due incidenti di cui uno extra corse gli negassero gli ultimi 5 Gran Premi (ma tornerà poi quello di prima?), nel 2006 umiliò Jacques Villeneuve (ma non era più il campione di un tempo…).
Insomma, è una vita che per una ragione o per l’altra lui è sempre bravo, però, però.
Ecco, mi sembra che meriti molto più rispetto, che sia giusto che gli appassionati lo trascurino meno, che, a farla breve, in carriera abbia più dato che ricevuto.