Archive for marzo, 2010

Ha vinto Button, anche se non se n’è accorto nessuno

marzo 29, 2010  |  Formula 1  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Qualcuno forse se n’è accorto, ma non in tanti; almeno se ci si limita a chi dovrebbe fare informazione. In Australia il Gp di F.1 l’ha vinto Button, il campione del mondo in carica, il pilota della McLaren. L’ha vinto alla sua maniera cioè mai buttando via un’occasione quando questa gli si presenta. Da sempre è la sua forza: magari inventa poco, ma sciupa nulla. Non ha la straripante irruenza di Hamilton, la sagacia tattica e il talento di Alonso, la velocità di Vettel, questo proprio no, ma per una squadra lui vale tanto oro quanto pesa.
La sua corsa è stata straordinaria e se la sua intuizione di cambiare per primo le gomme l’avessero avuta Alonso o Massa oggi avremmo le pagine piene di lodi e di lirica esagerata. Se, una volta in testa, un ferrarista avesse condotto la gara con la stessa sicurezza e lo stesso rispetto delle gomme che ha avuto l’inglese, idem come sopra. Paginate di lodi. Invece no, il leitmotiv è stato che la Ferrari a Melbourne ha allungato sugli avversari, concetto curioso quando il team del Cavallino ha incassato meno punti della McLaren.
Guardate, Button a parte, l’Australia ha detto alcune cose molto importanti. La prima è che Alonso è il più serio candidato al titolo mondiale; ha il passo per farcela e la testa per arrivarci. Poi che Hamilton a tratti è capace di tutto, probabilmente l’unico oggi che può provarci sempre e riuscirci spesso, un nuovo Mansell con ancora più talento. Infine che la McLaren ha la coppia di piloti che alla lunga può incamerare più punti. Il Gp ha sottolineato, però, altre cose, per esempio che la Ferrari non può tornarsene a casa contenta perché essere finita dietro alla Renault con un pilota che non ha avuto problemi non è proprio esaltante, stessa cosa per la Mercedes, anch’essa con un pilota che non ha avuto problemi. In quanto alla Red Bull, conferma i timori della vigilia: grande velocità (per quanto sospetta per un uso di regolazioni delle sospensioni molto ambiguo in qualifica) e un pilota oggi estremamente veloce, Webber, ma probabilmente al di sopra del suo limite. I troppi errori non hanno condizionato soltanto la sua corsa ma anche quella degli incolpevoli avversari, e questo non tranquillizza per le gare future e per difficile confronto con il suo compagno di squadra, Vettel.
Si torna a correre tra sette giorni, di nuovo al caldo, ma con l’umido e forse ancora con la pioggia. Potrebbe finire con un vincitore ulteriormente diverso e questo per l’interesse del campionato è sicuramente un bene, ma i valori in campo si sono già delineati con la sola eccezione di Schumacher. Il tedesco in qualifica è stato battuto per appena un decimo dal suo compagno (erano stati più di 3 in Bahrein), e in gara a parte l’incolpevole botto con Alonso ha patito anche un grosso ritardo al box nel cambio gomme quando la squadra non era pronta. Questo l’ha ributtato molto indietro e gli ha compromesso del tutto la gara. Vabbè, non se n’è accorto nessuno e non sorprende: oggi chi lo ha incensato per una vita è in prima linea nel “dare addosso al crucco”. Avanti pure.

Alonso, aprire vincendo porta sempre bene

marzo 15, 2010  |  Formula 1  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Se le statistiche contano ancora qualcosa, non c’è nulla di più confortante della doppietta Ferrari in Bahrain e soprattutto del colpaccio di Alonso: la storia insegna che praticamente sempre chi ha vinto la gara d’apertura della stagione poi ha fatto suo il titolo mondiale.
Vettel allora deve mangiarsi le mani? In assoluto sì, perché stava correndo una gara magnifica e autoritaria, ma, come si temeva alla vigilia, le Red Bull sono le monoposto del lotto di testa più a rischio per l’affidabilità.
La Ferrari, allora. Ci si aspettava una buona gara ed è uscita ottima, ci si aspettava un grande Alonso ed è parso ancor più autoritario del previsto. Si poteva sperare di più? No.
La McLaren ha un po’ deluso? Anche qui no, oppure sì, ma soltanto in qualifica dove doveva esprimere il suo meglio. Hamilton durante il Gran Premio aveva un passo in linea con i ferraristi, ma l’esser stato superato al via da Rosberg gli ha segnato la gara e, se non gli fosse riuscito il sorpasso del tedeschino ai box, sarebbe arrivato a mezzo minuto o giù di lì. Purtroppo, come tutti prevedevano, quest’anno le gare promettono di essere dei grandi trenini dove, anche se uno ha un secondo in tasca di potenziale, non può sperare di sopravanzare chi lo precede se non nei giri finali quando, a vettura senza benzina, le gomme vanno risparmiate di meno.
Mercedes. Per ora va più piano; non di molto, ma quanto basta per finire in fretta fuori lotta. Quei tre o quattro decimi che un anno fa la mettevano davanti a tutti, adesso mancano sia in qualifica sia nel passo gara. Una rondine non fa primavera, ma se non verranno trovati rimedi in fretta, il team tedesco, dei quattro di testa, sembra il più indietro.
Cambierà qualche cosa a Melbourne? Forse sì, perché è una pista più insidiosa con qualche staccata da brivido a mano a mano che il tracciato si sporca, come avviene sempre col passare dei giri e le divagazioni fuori pista di qualche concorrente. In Bahrain il tracciato nuovo ha tolto gli unici due punti da sorpasso che rendevano quel circuito il meno peggio di quelli disegnati da Tilke: capire perché si sia deciso di allungarlo per omologarlo ai peggiori resta un mistero. Si spera allora in qualche emozione in più, ma è difficile che succeda in fretta, almeno finché ingegneri e piloti non avranno le idee chiare sul comportamento delle gomme con il gran carico a bordo.
Schumacher, infine. Su di lui ognuno si sarà fatto un’opinione molto figlia delle attese, del fastidio per la fuga dalla Ferrari, o per l’amore legato al passato. Secondo me è andato come la sua auto gli permetteva. Terminare la gara dopo 300 km e nemmeno 4 secondi dal suo veloce compagno di squadra, partito oltretutto, due posizioni avanti testimonia che tanta ruggine non gli è rimasta addosso. Chiaro che tre anni di sosta lo obbligano a ritrovare il ritmo della gara e nel giro di tre o quattro Gp potrebbe essere il più veloce in casa Mercedes. Dopo, dipenderà tutto dall’auto di cui disporrà. Se da assoluto, vincerà, altrimenti no. Contro gente come Alonso, Hamilton e Vettel, con un mezzo inferiore non può farcela nessuno.

Kimi, ci vuole tempo non coraggio

Kimi, ci vuole tempo non coraggio

marzo 9, 2010  |  Rally  |  7 Commenti  |  Lascia un commento

È davvero dura la vita per Kimi Raikkonen nel Mondiale Rally, ancora una volta ritirato per incidente, e non potrebbe essere altrimenti perché la disciplina è molto specialistica e l’asso finlandese è soltanto alla sua settima gara in assoluto, la seconda nel calendario iridato. Kimi corre con una vettura estremamente competitiva e su fondi a lui decisamente poco noti (neve in Svezia, terra in Messico): l’esperienza non si inventa e questa lacuna è difficile da accettare per uno abituato a combattere al più alto livello.
Il suo problema rimane la voglia di ottenere prestazioni velocistiche da assoluto. Se si accontentasse di terminare le corse nei primi dieci, visto il mezzo di cui dispone e delle sua naturali grandi doti di guida, non avrebbe problemi. Al primo anno, senza una carriera nei rally alle spalle, sarebbero risultati che farebbero la gioia di qualsiasi altro pilota, ma essendo lui un campione del mondo, oltretutto della disciplina più importante delle quattro ruote, non gli basta. Lui vuole lottare per la vittoria e questo lo porta ad osare al limite delle sue capacità.
Oggi nei rally si prova troppo poco e un pilota al suo primo anno non può conoscere i percorsi avendo potuto effettuare ricognizioni limitate. I suoi rivali hanno in mano le strade e hanno tecniche collaudate alle spalle, un vantaggio troppo grosso e oggettivamente incolmabile.
Ma Kimi è testardo. È arrivato in F.1 dopo pochissime gare in monoposto (per di più con la piccola F.Renault) e non ha avuto problemi con le vetture più potenti del Circus. Nei rally è diverso. I fondi cambiano, le manovre improvvisate non si… improvvisano, i segreti si scoprono soltanto gradualmente. Insomma non ci vuole più coraggio, ci vuole più tempo. Raikkonen, quando non sbatte non va per niente piano e sull’asfalto se la caverà probabilmente molto meglio, ma non può farsi illusioni di impadronirsi in fretta della specialità.
A indisporre, semmai, sono i risolini di quelli dei rally, un mondo straordinario che però vive sempre con fastidio l’arrivo di celebrati campioni da altri mondi. Quando Loeb, talento eccelso, si è presentato per correre a Le Mans nessuno lo ha guardato con disgusto e nessuno, in cuor suo, ha sperato che facesse una figuraccia. Nei rally accade un po’ il contrario, soprattutto tra gli appassionati. Era successo così con Valentino Rossi e accadrà ancora: i rallisti soffrono perché la loro disciplina non ha il ritorno mediatico della F.1 o del Motomondiale, però quando arriva l’interesse dei media, trainato dalle stelle che vanno a correre sulle strade soprattutto per divertirsi, si chiudono a riccio e sperano soltanto che gli intrusi tornino a casa. Peccato che sia così: in fondo per gli assi dei rally è la grande opportunità di far vedere quanto sono bravi.

Tutto chiaro, anzi no

Tutto chiaro, anzi no

marzo 1, 2010  |  Formula 1  |  5 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso che le prove sono finite e si farà sul serio nel primo Gran Premio della stagione, è già tempo di primi bilanci. Quattro lunghe sessioni di test su tre differenti circuiti in Spagna hanno messo in fila dubbi e certezze: si sa, per esempio, che le quattro squadre più accreditate saranno davvero in grado di battersi al più alto livello, si sa anche che mediamente l’affidabilità è molto alta e pure che sul giro secco anche Williams e Sauber potrebbero dire la loro.
Dati confortanti, insomma, per chi spera in una F.1 livellata in alto e con buoni motivi per gli appassionati si mettersi davanti al televisore per vedere come andrà a finire. Quello che invece non si è capito bene è se qualcuno ha barato (in senso buono) oppure no. E qui stanno le vere incertezze della vigilia.
Che la McLaren fosse velocissima lo si era anticipato su questo blog in tempi non sospetti perché le informazioni arrivavano da chi se ne intende ed era presente a Valencia. Nessuno però s’immaginava un Button così vicino nei tempi al formidabile Hamilton e questo è un bene perché ci sarà tanta incertezza in più essendo il neo campione del mondo uno di solito molto produttivo in termini di punti, di costanza e di strategia sul lungo termine.
Che la Ferrari fosse ad altissimo livello pure lo si era capito subito. Il passo è sembrato subito eccellente e anche se col passare delle sessioni di prova la superiorità si è un po’ affievolita, di sicuro le prestazioni della monoposto 2010 sono ben differenti da quelle deludenti dell’anno passato.
Ottima, come si prevedeva, anche la Red Bull, ma con qualche ombretta che non farà dormire sonni tranquilli ai suoi due piloti, Vettel e Webber, perché l’affidabilità è parsa la meno efficace del gruppo delle quattro big.
Infine la Mercedes, la squadra con più occhi addosso e con più misteri. Di test in test la prestazione è continuamente migliorata: i tempi si sono avvicinati a quelli dei migliori e l’affidabilità è parsa al solito al più alto livello. La sensazione di troppi osservatori attenti è però che Ross Brawn non abbia scoperto tutte le carte. Ogni volta che ci si aspettava un’uscita in pista a serbatoi vuoti per fare il tempo veniva sostituita da un test con carburante a bordo e il famoso retrotreno provvisorio è rimasto tale fino all’ultimo giorno. In Bahrein ci sarà davvero quello nuovo? E se sì, sarà efficace come quello di un anno fa? Ecco, il tarlo che buca i cervelli dei tecnici rivali si è già messo al lavoro e non lascia tranquillo nessuno. In più il vecchio Schumi non ha palesato cedimenti alla fatica, il suo ritmo di gara è parso quello dei bei tempi che furono e la parola finale rimarrà legata al mezzo che guiderà. Con quello visto in Spagna sarà sicuramente della partita, ma se sarà un pelo più sviluppato potrebbero invece essere dolori, e in fondo la vera curiosità sta tutta qui: la vera chiave per sapere se sarà un campionato equilibratissimo come tutti auspicano o sfacciatamente squilibrato come un anno fa. E forse Brawn e Schumi lo sanno già.