Archive for luglio, 2010

New York, vecchi taxi addio. E da noi?

luglio 30, 2010  |  Ecologia  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Una svolta epocale sta per travolgere l’America più romantica e soprattutto la città di New York. I grandi taxi gialli, quasi tutti Ford Crown Victoria, sono destinati ad andare in soffitta. Popolarissimi nei film a stelle e strisce e protagonisti assoluti nel traffico della Grande Mela, i “yellow cabs” dovranno fare posto ai “taxy of Tomorrow”, i taxi di domani, che dovranno essere esclusivamente veicoli rispettosi dell’ambiente.

È partito un concorso con proposte riservate a mezzi elettrici, ibridi, plug-in o almeno a gas naturale, possibilmente con una forma vicina alle monovolume e comunque con dimensioni molto contenute; ed entro fine anno si deciderà la direzione da prendere.

Per gli americani sarà un vero choc perché i taxi attuali, esagerati e scomodi, capaci di sfiorare i 5 metri ma con bagagliai angusti e niente spazio a bordo per le gambe dei passeggeri, fanno parte del panorama e hanno ritmato la storia della città più importante del mondo. Si parla anche di una resistenza cocciuta dei tassisti, spaventati dall’idea di dover spendere fior di quattrini per aggiornare il loro parco auto. Però, prepariamoci, perché presto il tema si trasferirà nel resto del pianeta. Sarà un bene perché quando si parla di città pulite l’esempio deve sempre partire dai mezzi pubblici, comunque non sarà facile perché si fa presto a dire elettrico, ma se duemila taxi a Roma dovranno ciucciare corrente, dove potranno farlo se non si provvede prima a una seria rete di distribuzione?

Alla ricerca della marca perduta

luglio 28, 2010  |  Renault  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Per i francesi della Renault il recupero del marchio Alpine sta diventando un’angoscia. Da anni, a momenti alterni, se ne parla e poi non se ne fa niente. Adesso si mormora che se mai si farà davvero la versione stradale del concept DeZir che si vedrà al Salone di Parigi (e che con le sue linee arrotondate anticipa il nuovo frontale delle future Renault), potrebbe appunto cucirsi addosso il logo Alpine. L’auto sarebbe elettrica, con 150 CV, e s’inserirebbe tra la cittadina Zoé e la un po’ insipida Fluence per rendere l’offerta elettrica il più completa ed eccitante possibile. Il tormentone Alpine testimonia l’ansia dei costruttori che negli anni hanno fatto incetta di marchi e che adesso se li ritrovano in casa. Si parla del Gruppo PSA che sta per rimettere in strada il nome Talbot per una serie di vetture low cost per la Cina dove tirano soltanto le auto più grandi e più ricche (di conseguenza non si vuole svilire il valore dei nomi Peugeot e Citroen), si parla anche del Gruppo Volkswagen che sta pensando di resuscitare il nome NSU per rinfrescare in chiave europea eventuali moto frutto dell’accordo con Suzuki. E c’è sempre il nome Innocenti che ogni tanto torna in ballo per le low cost di casa Fiat.
Insomma, dopo che il mercato registra ogni giorno la chiusura di etichette americane famose (Oldsmobile, Plymouth, Saturn, Mercury, Hummer, Pontiac) l’Europa potrebbe andare in controtendenza. Ma ha senso?

La Ferrari, lo stile e la multa

luglio 26, 2010  |  Formula 1  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono temi che vanno oltre lo sport e che in fretta diventano tormentoni infiniti. Quello che è successo in Germania, nel Gp di Hockenheim, va sintetizzato così: la Ferrari ha dato una grande dimostrazione di forza ed è riuscita nell’impresa per niente facile di uscire sconfitta da una domenica memorabile. Nel Circus nessuno contesta l’ordine di scuderia: in un mondiale che si deciderà con distacchi minimi, un team deve fare prima di tutto i suoi interessi. C’è però un regolamento bigotto fin che si vuole ma che punta a tutelare lo spettatore. Banalizzandolo, pretende che si facciano pure i cavolacci propri ma in maniera non sfacciata, non plateale, ma con un minimo di rispetto per chi sulle tribune o a casa non deve provare disgusto. Ed eccoci al punto: qualcosa non ha proprio funzionato nella comunicazione tra il muretto e i piloti in pista, pertanto in Ferrari faranno bene ad indagare perché l’ingegnere di Felipe abbia dato un ordine così palese (con un inutile ringraziamento successivo al suo pilota) e perché Massa, che pur è super pagato per fare il professionista, abbia rovinato tutto con un rallentamento pacchiano che ha messo in crisi lo stesso Alonso, uscito più amareggiato che felice da una giornata che doveva e poteva essere di festa. Ecco spiegata, di conseguenza, la multa nel dopo-gara. Tende a evitare che anche gli altri team (che alla bisogna si comporteranno anche loro facendo i loro interessi) siano tentati dall’operare in maniera così scoperta. Insomma c’è modo e modo. Ed è davvero un peccato che un Gran Premio del quale tutti avrebbero parlato in maniera inebriante si sia ridimensionato a un episodio maldestro.

Fiat, la Serbia e quello che c’è dietro

luglio 23, 2010  |  Fiat  |  52 Commenti  |  Lascia un commento

Il titolo “Usa e getta” su Liberazione di oggi, il quotidiano dell’estrema sinistra italiana, drammatizza come di più non si può la decisione di Sergio Marchionne di trasferire a Kragujevac, in Serbia, la produzione di 190 mila vetture annue in un primo tempo previste nello stabilimento di Mirafiori a Torino. È una sintesi molto efficace per quanto fortemente schierata. Il calembour mira a sottolineare come ormai il centro del mondo Fiat non sia più a Torino bensì di là dell’oceano, e come ogni operazione sia ora pensata con una visione non più italiano-centrica. Trent’anni dopo il grande salvataggio della Chrysler ad opera di Lee Iacocca, l’impresa impossibile promette di riuscire una seconda volta grazie alla testarda volontà di Marchionne, ormai protagonista assoluto sulla scena motoristica a stelle e strisce, e questo oltre ad assorbigli energie gli impone una strategia sul lungo periodo che non può prevedere passi falsi pena il crollo dell’immaginifico castello che sta mettendo in piedi.
Il miracolo, perché si avveri, poggia su continue scelte sul filo del rasoio dove genialità, fantasia e spregiudicatezza debbono supplire a capitali che non ci sono e che vanno via trovati, se non proprio inventati. In Serbia c’è un Governo che vuole (o deve) a tutti i costi salvare gli impianti e le maestranze della Zastava e in Russia ci sono altri capitali da mettere a frutto nel più breve tempo possibile. Sono opportunità da non gettare via per supplire a investimenti molto meno vantaggiosi in altre parti del mondo dove la Fiat produce automobili, escluso il solo paradiso del Brasile. Vista con la prospettiva americana, allora, l’Italia non è certo un’isola felice: produrvi costa molto e i rapporti sindacali sono sofferti. Inevitabile che la logica di chi gioca la partita della vita (un errore qui, là o ancora più in là può essere decisivo e fatale) sia legata al cervello e non al cuore. Ma c’è anche una prospettiva italiana che non può passare in secondo piano perché si parla pur sempre della Fiat, l’azienda tricolore per eccellenza che in passato molto ha dato e probabilmente molto di più avuto da questo sistema Paese. Nasce quindi il sospetto che la mossa di portare la piccola monovolume in Serbia segua una logica industriale studiata per far posto a nuovi modelli da prodursi a Torino, approfittando nel contempo della scelta di andare in Serbia per usarla come ripicca un po’ strumentale a vantaggio di successivi annunci del tipo: adesso ci riproviamo; abbiamo deciso di produrre a Mirafiori i modelli Alfa su base Chrysler. Però questa volta cari dipendenti fate i buoni, sennò riscappiamo via.

Ferrari nelle mani di Luca

luglio 13, 2010  |  Formula 1  |  34 Commenti  |  Lascia un commento

Domenica scorsa la Ferrari ha toccato il suo punto più basso o ci potrà ancora essere del peggio? Ma sì, le regole poco chiare, i commissari che ce l’hanno con le Rosse, la sfortuna cinica e bara ancor più del destino; però gli altri ogni tanto ne sbagliano una e ogni tanto ne infilano un’altra giusta. A Maranello, se si esclude la mossa riuscita di Montecarlo con la strategia in ottica safety car, c’è ben poco di buono da ricordare in questo disgraziato 2010.

Alonso sembra la controfigura del grande campione che è stato: ce la mette tutta, ogni tanto ha colpi d’ala geniali, ma nel suo bilancio gli errori pesano più delle prodezze, e per uno con il suo passato dietro le spalle non è un bel segnale. Massa, da parte sua, il colpo migliore messo a segno è l’intempestivo rinnovo del contratto che lega le mani alla Ferrari e che non si è tramutato in un vantaggio in pista.

Si dirà: ma anche in Red Bull non è che se la passano meglio. Un po’ è vero, ma lì le auto volano e poi tutto è più chiaro: in squadra c’è un pilota superprotetto e uno palesemente sopportato. A rigor di logica le monoposto da discoteca dovrebbero essere imprendibili e in fuga in entrambi i campionati, e se non è così è anche perché errori e dispetti si sommano anziché elidersi. Ma almeno quasi ogni gara c’è qualcosa con cui consolarsi e su cui pensare di ripartire per la gara successiva (doppiette, vittorie singole o comunque sfacciate pole positions). Al contrario in Ferrari per cosa ci si può consolare? Per gli sgarbi della Federazione, per le regole sempre cucite addosso agli altri? Robaccia buona solo per consolare i quaquaraqua della stampa compiacente.

Voci maligne raccontano da tempo di un presidente sul piede di partenza, chiacchiere di retrobottega per ora sempre senza conferma.
Però è certo che l’ambiente non è sereno, che le decisioni al muretto sono puntualmente tardive o sbagliate, che la monoposto continuamente aggiornata è sempre “quasi” pronta per vincere la prossima gara.

A questo punto c’è una sola possibilità: che Montezemolo si faccia sentire con il piglio e l’ardore di un tempo. Soltanto lui può dare la svolta; anche perché se mai dovesse davvero lasciare il Cavallino sarà bene prepararsi a tempi bui come quelli ben conosciuti da chi come me ha troppi anni sulle spalle e la memoria ancora in buono stato. Dio ci scampi da manager Fiat senza nel sangue la passione per le corse: abbiamo già dato.