Archive for febbraio, 2011

Ci mancava l’ALV…

febbraio 22, 2011  |  Senza categoria  |  87 Commenti  |  Lascia un commento

Finalmente una sigla nuova: nel mondo automobilistico se ne sentiva proprio la mancanza. Dopo MPV (Multipurphose Vehicle), SUV (Sport Utility Vehicle), SAV ( Sport Activity Vehicle), SAC (Sport Activity Coupe) e Crossover arriva adesso l’ALV (Activity Life Vehicle). La categoria l’ha suggerita Mike Arcamone, amministratore delegato di GM Corea per inquadrare il segmento che dovrebbe inaugurare la nuova 7 posti della Chevrolet, l’Orlando, che sta già suscitando molto interesse sul mercato e che è di fresco sbarco anche in Italia.
Ormai, anche per noi addetti ai lavori, che con le auto dobbiamo conviverci da mattino a sera, raccapezzarci diventa sempre più difficile, ma m’immagino il disagio dei consumatori che vengono bombardati di sigle senza nemmeno la pazienza dei costruttori di spiegarne il significato. Vabbè, si dirà, tanto poi uno si spiega a modo suo: chiama le auto per modello (o per sigla) e di tutto il resto ne farà volentieri a meno; ci sono sempre i vecchi soprannomi a venire incontro: minivan, monovolume, fuoristrada, famigliare, berlina, coupé, spider… però uno si sente poi fuori posto quando deve parlare con chi è più aggiornato, quello che sa tutto sull’ABS (freni), ma anche sull’ESP (controllo di stabilità), sull’ASC (antipattinamento), l’ACC (controllo adattativo di velocità), sul CDS (controllo dinamico della stabilità), l’ECS (controllo delle sospensioni), l’HSA (Controllo partenze in salita), l’NVA (aiuto nella guida notturna) e via così perché ormai ci sono più sigle che costruttori. A Quattroruote di acronimi ne contiamo più di 100 perché molte volte lo stesso sistema prende un nome diverso a seconda della marca che lo utilizza, così che capirci qualcosa diventa impossibile.
“Ma per i giovani è tutto chiarissimo”, mi tranquillizzava tempo fa un noto ingegnere di madrelingua inglese, che di fronte alla mia diffidenza ha aggiunto: “credimi”.
Non mi ha convinto, anzi, ha rafforzato il mio scetticismo. Ma forse è soltanto perché io sono vecchio: ho iniziato a guidare su una Fiat 600D, un’auto capace di mandare giù di testa un ragazzo in piena tempesta ormonale. Non c’era niente di elettronico a bordo, ma aveva, davvero una rarità per quel tempo, i sedili ribaltabili. E anche a noi giovani allora sembrò tutto chiarissimo.
Però l’Active Life Vehicle no, pietà.

Quella crisi che giustifica tutto

febbraio 17, 2011  |  Senza categoria  |  66 Commenti  |  Lascia un commento

La colpa è sempre della crisi economica. Ogni problema che oggi affligge chi ha a che fare con le automobili è figlio della crisi e forse è anche vero perché ci sono meno soldi in giro e tutti debbono risparmiare. Di sicuro chi ci rimette di più è l’incolpevole automobilista o potenziale automobilista che quotidianamente va a sbattere contro queste questa maledetta giustificazione: “è la crisi”.
Succede quando gli viene la voglia, caso sempre più raro, di comperare una nuova vettura e si presenta in concessionaria. In quel momento vorrebbe essere tranquillizzato, assistito con amore e pazienza da chi gli propone di svenarsi per l’acquisto. Invece chi vende ha sempre fretta perché ormai gli addetti sono sempre meno e hanno dei tempi precisi da rispettare: al massimo tot minuti per cliente, perché poi c’è un altro in fila o comunque perché queste sono le direttive. I corteggiamenti di una volta sono storia passata “perché sa, la crisi, impone l’ottimizzazione del lavoro…”. Ma succede anche dopo che l’auto l’ha ordinata. Messa la regolare firmetta ogni certezza si fa nebbia: l’attesa auto nuova può essere pronta da portare via ma anche farsi desiderare mesi. Ma com’è possibile se adesso si vendono in Italia sempre meno auto? E’ possibile e indovinate un po’ perché. Per colpa della crisi. I produttori non si fidano ad aumentare la produzione e così il cliente deve rassegnarsi ad aspettare il suo turno. E quando l’auto è arrivata, quando per cause sempre giudicate imprevedibili l’auto ha un problema? Ci vuole pazienza e rassegnarsi ad aspettare perché ormai i ricambi sono merce rara, perché i concessionari (per colpa della crisi, guarda un po’) non hanno più il magazzino puntualmente rifornito. E allora il pezzo va ordinato e appena possibile arriverà. Ci sono poi i casi in cui in officina non ci cavano i piedi, non trovano la ragione dei guai e si va per tentativi cambiando prima questo poi quello con il cliente che entra in un girone dantesco che lo porta alla disperazione. Ma come? I meccanici non dovrebbero essere sempre aggiornatissimi? Dovrebbero, e infatti le case organizzano di continuo dei corsi di addestramento, ma per via della solita immancabile crisi, molti concessionari non mandano i dipendenti perché poi non avrebbero personale in officina, perché i corsi costano, perché, perché.
Il discorso è ancora lungo perché, ovviamente per colpa della crisi, il petrolio sale e i petrolieri ci sguazzano rincarando all’istante e riabbassando a babbo morto; perché le amministrazioni comunali senza soldi aumentano i parcheggi e le multe; perché tutto rincara giusto appena un po’ di più del dovuto (tanto qualche punto percentuale in più chi se ne accorge) e la storia infinita si alimenta.
Di tutto questo ne parlavo con un collega e assieme si ci s’intristiva finché lui non mi ha gelato con questa considerazione: “Ma prima, quando la crisi non c’era, quando si vendevano due milioni e mezzo di auto, in concessionaria dedicavano più tempo ai clienti? Non mi pare; dicevano che c’era la fila e non si potevano dilungare più del dovuto. Al tempo, i concessionari erano pure restii a mandare i dipendenti ai corsi d’aggiornamento perché c’era tanto lavoro in officina; e immancabilmente la benzina saliva di corsa, le autostrade rincaravano più del dovuto (tanto non c’era crisi), i parcheggi costavano sempre di più e le multe raddoppiavano”. Ohibò.

Zanuccoli, la Fiat e i rally…

febbraio 15, 2011  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Arturo Zanuccoli è stato per anni uno dei navigatori più conosciuti e più apprezzati della leggendaria squadra Fiat nei rally. Erano i primi anni 70 e lui, in coppia con Giulio Bisulli detto “Bullit” brillava oltre che per la bravura anche per un sense of humour unico. Lasciate le corse si era ritagliato la parte di uno capace di vivere, senza l’ansia quotidiana di trovare i soldi per tirare avanti. Padre notaio, fratello gemello notaio, e lui a collezionare avventure: quello che si direbbe fare la bella vita. Poi la vecchiaia che avanza, forse la sola vera donna amata che scappa via, il fratello che muore e Arturo, “Attila” per tutti, è rimasto solo con il suo cagnolino Billy.
Conoscenti mi raccontano che ultimamente si trascinava da una panchina all’altra parlando ad alta voce con il suo cane. Gli diceva che quando sarebbe morto lui lo avrebbe seguito.
Venerdì sera Billy è morto, e sabato mattina Zanuccoli si è presentato in macchina sul molo di Cesenatico con il cagnolino a bordo. Ha aperto i finestrini, si è allacciato le cinture, poi ha messo la prima ed è entrato con l’auto in mare. Un uomo della marineria ha capito tutto e si è tuffato gridandogli di slacciare le cinture ma “Attila”, che in tutta la sua vita non ha mai gridato, gli risposto con un fievole no. E si è inabissato.
Vi chiederete perché vi ho raccontato questa triste storia, e la risposta è che il mondo dei piloti è ricco di vicende che si faticano ad accettare e di finali che lasciano senza parole. Enzo Ferrari coniò una definizione straordinaria nella sua semplicità: “piloti che gente”.

Ferrari, Ford e l’ironia fuori posto

febbraio 11, 2011  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Non c’è niente da fare, quando in Italia si tocca la Ferrari si perde il senso della misura. Come sicuramente sapete la Ford a Detroit non ha digerito che la nuova monoposto di Maranello usasse la sigla F 150 ed è ricorsa immediatamente alle vie legali. Premesso che io sono convintissimo che a Maranello nessuno abbia voluto rubare nulla agli americani, resta che i nomi e le sigle in campo automobilistico hanno pesi e significati che noi nemmeno ci immaginiamo, tanto che le cause e le tutele sono continue e ossessive. L’F 150 per la casa dell’ovale blu non è soltanto un nome, è il simbolo di uno strepitoso successo commerciale, il veicolo più venduto negli Stati Uniti per ben 24 anni di seguito e anche il truck leggero più venduto per 34, tanto che gli analisti stimano che la serie-F da sola in tempi recenti ha prodotto la metà dei profitti della marca.
Chiaro che gli americani non potessero accettare che andando su un motore di ricerca e battere F 150 salti fuori una monoposto rossa prima che il loro mezzo tanto glorioso. Chiunque si sarebbe tutelato al loro posto, e infatti la Ferrari è corsa subito ai ripari senza colpo ferire. Ma una cosa così evidente è stata subito ridicolizzata dai media italiani perché ogni osservazione a una scelta del Cavallino deve essere incasellata alla voce oltraggio. I titoli sui quotidiani sono stati un’offesa alla storia dell’automobile: si è andati da “La Ford s’infuria: nome copiato Ma la Ferrari non è un furgone “a “La Ford sfida la Ferrari con un furgoncino” sottolineando in segno di spregio il concetto di furgone che proprio non c’azzecca. Nessuno che si sia chiesto al contrario che cosa sarebbe successo se in Ford avessero battezzato una loro vettura con il nome California oppure Testarossa. Dio ci mantenga la Ferrari per quello che produce e per la storia che si porta appresso, ma ci liberi dei troppi difensori d’ufficio, sempre esageratamente suscettibili non appena si sfiora qualsiasi cosa che attenga alle Rosse.

Kubica, io sto con lui

febbraio 7, 2011  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

Come tutti, la tragedia di Kubica mi ha profondamente colpito. E assieme alla tragedia mi hanno ferito troppi commenti fuori luogo dei tanti che sanno sempre che cosa dire non sapendo mai che cosa fare. Con il passare delle ore mi sono intristito, indignato e perfino offeso per i troppi perbenisti in circolazione capaci solo di criticare il pilota reo di aver corso in macchina, lui che di professione fa il pilota professionista.
Poi oggi mi sono imbattuto su un commento di una persona che non conosco, che non so chi sia, apparso su un sito amatoriale curato da un amico, Mauro Argenti, pilota gentleman di grande valore. Vi invito a leggere quello che ha scritto questo appassionato (si firma Paolo Bellodi)
http://www.autosportservice.it/on-line/Home/articolo2443.html
Sono parole a mio avviso azzeccatissime. Altro non so e non voglio aggiungere, ma sono cose che soltanto chi ama lo sport dei motori può, di getto, buttare giù tanto bene.
Per correttezza mi hanno comunicato che il pezzo originale scritto da Paolo Bellodi è apparso sul sito per cui collabora assiduamente e di cui vi allego il link originale
http://www.422race.com/2011/il-commento-bravo-kubica-pilota-vero/

A troppi non interessa se la benzina sale…

febbraio 1, 2011  |  Carburanti  |  114 Commenti  |  Lascia un commento

Il prezzo della benzina è esagerato e le sue variazioni sono troppo spesso strumentali. Quattroruote lo sostiene da sempre e presto, prestissimo, partiremo con una campagna per provare a porvi rimedio.
Premesso questo, ammetto di essere molto perplesso, e mi chiedo continuamente se davvero gli automobilisti italiani siano interessati a spendere meno quattrini quando fanno il pieno.
Il pensiero mi torna in mente ogni volta che in autostrada mi fermo a rifornire e vedo come sono di più quelli che vanno alle pompe “servito” piuttosto che quelle del “fai da te”, e me lo chiedo ogni volta che vado o torno dal lavoro.
Sulla strada che percorro continuamente ci sono due distributori sistemati esattamente uno di fronte all’altro, gli unici due in un tratto lungo diversi chilometri: uno vende il carburante a un prezzo mediamente più alto dell’altro di quasi 6 centesimi (!), ma non vedo mai nessuno che procede nel senso di quello più caro attraversare la strada e rifornirsi in quello a prezzo più basso. Ieri sera, di proposito, mi sono fermato a osservare restando sul posto un quarto d’ora abbondante e ho avuto la conferma di quanto già chiaro: il via vai, particolarmente intenso, non ha previsto nessun attraversamento, a testimoniare che un risparmio di 6 centesimi al litro non interessava a nessuno. E ho rimuginato che quando si grida al lupo! al lupo! per un aumento lo si fa più per irritazione che per il portafoglio che ne paga le conseguenze.
Forse sono io, che ai centesimi ci guardo, a essere in errore. Io che mentalmente corro con gli occhi su ogni cartellone, e memorizzo dove si spende meno, ad essere esagerato e fuori dalla norma. E mi chiedo, in sintesi, quanto senso avrà battersi per un calo dei prezzi, che sarà sempre sulla base di centesimi, non certo di mezzo euro, se poi al grande pubblico non interessa un fico secco risparmiare su ogni pieno, salvo smoccolare di continuo per i costi alle stelle.