Archive for marzo, 2011

Il Giappone appieda tutto il mondo auto

marzo 28, 2011  |  Industria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento

Sono già passati una ventina di giorni dal terribile terremoto in Giappone e l’industria dell’auto comincia a fare i conti con le conseguenze del disastro. Al centro di problemi, per restare in campo automobilistico, non è tanto la produzione in sé delle vetture perché nessun grosso impianto è stato danneggiato, ma a generare grande preoccupazione sono i fornitori, quelli sì in gran parte diffusi nella zona maggiormente colpita.
Toshiba, Sanyo, Fujitsu, NEC, Seiko Instrument, Hitachi e Panasonic, sono le aziende principali che hanno forzatamente azzerato la loro produzione e quindi la fornitura di particolari fondamentali per le auto di oggi. Diodi, microprocessori, circuiti stampati ma anche batterie al litio o pigmenti speciali per vernici (certe colorazioni odierne abbisognano di coloranti esclusivi, frutti di studi riservati e proprietà dei singoli produttori) sono prodotti sul posto e non si tratta di forniture riservate alle sole aziende locali, ma coinvolgono tutta l’industria mondiale.
Il primo mese di non lavoro ha generato problemi superabili con qualche ritardo e un po’ di scorte in magazzino, ma i veri guai si profilano adesso. Sul posto, infatti, non è possibile far ripartire le industrie perché, di là dai danni alle strutture non c’è la forza motrice a disposizione, dipendendo tutto dai reattori nucleari che adesso sono spenti (per non palare dello stato in cui si trovano).
Tutte le Case stanno cercando soluzioni di ripiego, ma nel breve non si vede proprio come fare. I rischi sono sintetizzabili con due possibilità: grossi ritardi nelle consegne (ripeto, non delle sole vetture giapponesi) oppure una qualità più bassa dei materiali sostitutivi, prodotti in fretta e furia da aziende meno attrezzate e, soprattutto, meno qualificate. Sono i rischi della globalizzazione, si dirà. È sicuramente così; però quando ci si finisce dentro uscirne è difficilissimo.

Ghidella, indimenticabile e un po’ dimenticato

marzo 20, 2011  |  Senza categoria  |  86 Commenti  |  Lascia un commento

La notizia della morte di Vittorio Ghidella è arrivata quando questo numero di Quattroruote era già in stampa. Mi spiace perché avremmo voluto ricordarlo con tempismo per rammentare a tutti i suoi grandi meriti, legati a un momento felice della storia della Fiat.
Ammetto di aver sofferto molto anche per la poca eco avuta su troppi grandi quotidiani nazionali, ma così accade quando la memoria rimane prerogativa dei più vecchi e cozza contro l’ignoranza dei più giovani che oggi hanno in mano il pallino nelle redazioni.
Ghidella, con la Fiat non si era lasciato bene. In rotta con Romiti, si era fatto da parte sopportando a fatica troppe chiacchiere ingiuste e malevole sul suo conto, al punto da farlo scappare dall’Italia per trovare pace e rifugio nella vicina Svizzera. Con lui era comunque andata in soffitta una Fiat sana, forte di automobili che avevano fatto scuola in tutta Europa. La miglior Fiat, per salute e prodotti, assieme a quella, precedente, di Vittorio Valletta; due uomini legati dal nome comune, Vittorio, che evidentemente portava con sé il destino glorioso.
Oggi fare confronti con l’era-Ghidella non è completamente giusto. Quella Fiat, regina tra le auto piccole, non aveva la concorrenza attuale: non c’era la Volkswagen di oggi, quella rifiorita nel dopo-Golf, non c’erano i giapponesi e nemmeno i coreani. La stessa Citroen, che si avviava al momento più buio della sua storia, arrancava; quindi certi numeri e certe quote di mercato si spiegano meglio con la lente del tempo; però Ghidella amava le automobili e le preferiva alle grosse operazioni finanziare tanto care a Romiti e tanto interessanti per la famiglia Agnelli.
Sono convinto, anzi convintissimo, che la sua dipartita dal Gruppo sia stata un gravissimo errore, una scelta pagata duramente fino al collasso di metà decennio scorso quando tutti i giochi parevano proprio finiti, salvo il colpo di coda operato da Marchionne già oltre tempo massimo, quando più nessuno era disposto a scommettere un centesimo sulla sopravvivenza del gruppo torinese.
Ghidella se n’è andato in silenzio, così come un lunghissimo silenzio aveva caratterizzato il suo lungo oblio, rotto soltanto da quell’intervista pubblicata qualche mese fa su Quattroruote. Grazie, ancora adesso, per questo privilegio di cui io e tutti i colleghi andremo fieri per tutta la vita.

Le incertezze di Ecclestone

marzo 17, 2011  |  Formula 1  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

Tra pochi giorni il Circus della F.1 si rimetterà in moto per dare vita a un campionato molto lungo e sulla carta abbastanza indecifrabile perché i test invernali hanno chiarito ben poco dei reali valori in campo.

Ma chi in questo momento frigge di più è Bernie Ecclestone, il grande capo di tutto, l’uomo che ha fatto grande la disciplina e arricchito in maniera esagerata molti dei suoi protagonisti.

Il problema è che Bernie, al di là della sua indiscutibile bravura, si trova tra le mani un giocattolo che dà segni di stanchezza. Il rinvio della prova d’apertura in Bahrein per i noti problemi di ordine pubblico è soltanto un campanello d’allarme. Il grosso sta nascosto dietro, nelle scelte operate da anni di spostare tutto il giro dalla vecchia Europa, che è stata da sempre la culla delle competizioni automobilistiche, a piazze che con le corse ci azzeccano poco, ma con alle spalle Governi disposti a spendere cifre folli pur di avere la grande vetrina mondiale che la F.1 di oggi garantisce con la sua audience pazzesca.

Bernie ha la sua missione chiara: incassare tanto per dividere la torta (in parti non troppo uguali) con tutti quelli che animano il Circus. Per questo chiede contributi sempre più alti a chi vuole organizzare le gare. E qualcuno comincia a vacillare. La Spagna per esempio, che nel 2012 potrebbe non farcela più a corrispondere i 30 milioni di Euro richiesti (tra l’altro pare che sia Barcellona che Valencia non abbiano ancora saldato le edizioni 2010). Spa, da parte sua, convive puntualmente con questo problema e l’Australia si dice già pronta a lasciare facendo notare che organizzare il Gp costava 1,2 milioni di Euro nel 1996 mentre ce ne vogliono 36 adesso. Cifre esagerate che sono probabilmente più basse di quanto tocchi agli ultimi arrivati come la Cina, la Corea, Singapore, Abu Dhabi o l’India. Così nella lista di quelli pronti a fare le valigie è in lista d’attesa anche la Turchia e non è proprio un bel segnale. Piazze dove il pubblico è scarso e i costi insopportabili sono il presente, ma potrebbero non essere il futuro.

Un’incertezza che fa dormire poco il grande burattinaio e che si scontra con i 5 campioni del mondo al via, record di sempre, e molta curiosità per come si dipanerà la stagione. Questo, almeno, funziona ancora.

Se il caso delle false spie…

marzo 15, 2011  |  Industria, Renault  |  40 Commenti  |  Lascia un commento

È finita a tarallucci e vino, con tante scuse e un “piccolo” sacrificio economico. Ma niente dimissioni di Carlos Ghosn, numero uno di Nissan-Renault e neppure del suo numero due, Patrick Pélata. Il consiglio di amministrazione in tarda serata di lunedì ha stabilito così, con Ghosn che è andato al primo canale televisivo francese, Tf1, a umiliarsi pubblicamente per le false accuse di spionaggio contro tre dipendenti, licenziati e svergognati davanti a tutto il mondo con la denuncia di aver passato alla concorrenza informazioni preziosissime sulla progettazione delle auto elettriche del Gruppo.
Un finale indecoroso per una brutta vicenda in cui è stato pure arrestato il numero due della sicurezza di Renault, Dominique Gevrey, per aver certificato l’esistenza di conti correnti all’estero su cui sarebbero stati versati dei quattrini per comperare i segreti dai tre “traditori”. Conti, poi, rivelatisi inesistenti.
Ghosn, il capo d’industria più pagato di Francia (9,2 milioni di euro nel 2010) dovrà rinunciare a circa 1,6 milioni di euro di bonus, ma la sua immagine esce molto danneggiata da questa brutta vicenda dove, alla fine, va in gattabuia soltanto un dirigente di medio livello.
Ma sì, in Renault, probabilmente volevano soltanto togliersi dalle scatole quei tre uomini, maldestramente accusati senza prove credibili, però l’operazione è fallita miseramente e con grande vergogna. E se fosse successo da noi? Se al posto di Ghosn ci fosse stato Marchionne, che cosa si sarebbe scatenato?

Spartana o accessoriata, self service o servito?

marzo 11, 2011  |  Senza categoria  |  110 Commenti  |  Lascia un commento

Il tema di questa volta più che un argomento è una provocazione. L’ennesima e non certo l’ultima, perché voi date il meglio quando vi sentite coinvolti e magari sotto esame.
In questi mesi ho provato a studiarvi, soprattutto quelli di voi che sono più assidui, e debbo dire che sono abbastanza confuso. Scopro, infatti, che molti di voi, oltre essere grandi appassionati di auto, avete una buona propensione verso le vetture senza fronzoli, addirittura qualcuno arriva a chiarire che i problemi che capitano ama risolverseli da sé. Preferite, in sintesi, le vetture basiche: meglio quelle accessibili piuttosto che quelle di lusso. Poi, però, quando andate a fare benzina non v’interessa molto il prezzo alla pompa, privilegiate non sporcarvi le mani o i polsini della camicia, amate essere serviti da benzinai cortesi, amichevoli e pieni di amorevoli cure. Dove sta allora il trucco? Per essere più chiari. come siete veramente?
E’ un dato di fatto che, in maggioranza, gli abitanti dello Stivale non sono assidui del self service, al contrario è altrettanto dimostrato che scelgono in maggioranza le auto ricche di optional,e non perché quelle con le motorizzazioni più piccole o le versioni spartane non si trovano, semmai è vero il contrario: da noi non ci sono perché non si vendono, mentre esistono sui mercati più evoluti dove le vogliono così (Germania in primis, peraltro il paese dove si fa più uso, assieme alla Scandinavia, del self service).
Ho capito male io, oppure un po’ ci siete e un po’ ci fate, per amore, questo sì tutto italico, della discussione per la discussione?

Giugiaro, la sua A8L e se fosse capitato a noi…

marzo 8, 2011  |  Audi, Blog, Nuove tecnologie  |  112 Commenti  |  Lascia un commento

Il collega Luca Ciferri, penna importante di Automotive News, sul suo blog ha riportato nei giorni scorsi la disavventura occorsa a Giorgetto Giugiaro, di rientro dal Salone di Ginevra, mentre percorreva la salita che porta al tunnel sotto il Monte Bianco. Stava guidando la sua Audi A8 limousine quando l’auto si è bloccata perché è entrato il freno a mano elettrico. Immediatamente alle sue spalle si è formata una coda chilometrica che si è via via allungata perché non c’era proprio modo di spostare l’auto. Giugiaro ha provato a mettersi in contatto con tutto il management dell’Audi per trovare una soluzione al problema, ma nessuno sapeva che cosa fare finché un tecnico di Ingolstadt gli ha suggerito una mossa “segreta” sconosciuta ai più: sollevare un tappetino, aprire una botola sul pavimento e tranciare di netto un cavo che passa lì sotto. Per fortuna, allora, che l’Audi era già agganciata al carro attrezzi (che stava tentando invano di spostarla) perché appena il cavo è stato tagliato l’auto è rimata completamente libera e, senza aggancio, sarebbe finita verso valle.
A questo punto sorgono alcune considerazioni:
1) Anche le auto premium, che più premium non si può, restano in panne.
2) Quanti segreti ci sono nelle nostre automobili di cui non c’è risposta sui libretti di uso e manutenzione e di cui, peggio, sono a conoscenza davvero in pochi anche all’interno della stessa rete di assistenza?
3) Se fosse capitato a uno qualunque un problema simile, non in grado quindi di connettersi nel giro di un paio d’ore con tutto il gotha dell’Audi, come sarebbe finita e quanto gli sarebbe costato?

Festa Nissan: la Juke va al massimo

marzo 3, 2011  |  Senza categoria  |  89 Commenti  |  Lascia un commento

Tra l’euforia diffusa che si respirava tra gli stand del Salone di Ginevra non sfuggiva l’entusiasmo della gente di Nissan. Il colosso giapponese sta vivendo un ottimo momento soprattutto in Europa tanto che a più di un uomo di comando è sfuggito che l’obiettivo immediato è nel Vecchio Continente il sorpasso sulla Toyota. Guerre tra giapponesi, si dirà, ma anche la conquista di una posizione di prestigio che dà ragione a chi ha puntato su prodotti di successo per aprire una strada che qualche anno fa pareva davvero tutta in salita.
A sostegno dei numeri ci sono i traguardi di vendita della solita Qashqai e anche quelli, in scia, della giovane Juke che sta incontrando il consenso che tutti in Nissan speravano. Anche in Italia, peraltro, la Juke va fortissimo: nel segmento relativo a crossover/Suv/fuoristrada le due giapponesi guidano la classifica delle vendite e qui è giusto tornare ad uno dei miei primi blog, quello in cui mi chiedevo (e vi chiedevo) se la nuova arrivata avrebbe incontrato il gusto degli italiani oppure no. Ricordo che i pareri erano molto diversi e che commentai che è sempre meglio un’auto la cui linea divide o fa discutere rispetto a una che passa inosservata, anonima. Adesso si può affermare che la Juke è sicuramente un successo, almeno in termini di vendite. Un parametro che non è assoluto ma che sta molto a cuore a chi le auto le produce.

La 4C e la mia testardaggine

marzo 1, 2011  |  Senza categoria  |  102 Commenti  |  Lascia un commento

Eccola la fascinosa Alfa Romeo 4C, si è materializzata tra gli applausi e assieme alla mia sconfitta personale. In redazione adesso c’è chi esulta e ha ragione: avevamo tre modelli tra cui scegliere e tutti sponsorizzavano la versione che è stata presentata. Ma io no, non ho voluto credere fino alla fine che avrebbero optato per la versione più ricca, più costosa, più esagerata nelle finiture. Io ero sicuro che avrebbero optato per la versione più grezza, più spartana, più economicamente accessibile. Ero sicuro che Marchionne avrebbe volato basso e ho imposto a tutti l’idea-Cavicchi.

Ho sbagliato: hanno optato per la versione di serie A, dove il tocco di Ramacciotti riporta ai suoi giorni migliori alla guida della Pininfarina. Adesso, oltre ad uscire sconfitto, mi tocca solo incrociare le dita sperando che dalla concept alla produzione in serie non cambino le cose (ma tutti giurano che non cambieranno). Così la 4C è un’Alfa con la A maiuscola. In fondo dovrei essere contento di essere stato smentito, però adesso devo affrontare gli ottimisti della redazione, quelli che mi dicevano che a loro risultava giusta la versione A e non sarà facile. Dirò loro che mi sono sbagliato, come lo dico a voi. Però brucia: un passo falso per un direttore non è mai una medaglia.