Archive for maggio, 2011

Chi non mette la cintura è un asino addirittura

Al solito vi porto anche argomenti che mi suggerisce la vita quotidiana. Nei giorni scorsi sono stato a Roma e sono rimasto abbastanza sconcertato osservando il traffico che mi passava sotto gli occhi. Ho aspettato una persona all’incrocio tra via Margutta e via del Babuino e siccome ero in grande anticipo mi sono concentrato sulle persone al volante scoprendo, con triste sorpresa, che troppi, quasi la metà dei guidatori, non indossavano le cinture di sicurezza. Per la verità tanti usavano tranquillamente anche il telefonino tenendolo appoggiato all’orecchio, ma lo stupore per le cinture è stato più grande. Siccome è noto che è proprio andando a bassa velocità che le cinture compiono al meglio il loro dovere, e che la maggioranza degli incidenti avviene in città, non mi spiego perché tanta intolleranza verso uno strumento così utile. È vero, molti erano autisti di auto di servizio (già, forse loro sono convinti di essere immortali) ma la fauna a cintura libera era comunque molto variegata: tanto donne in particolare, quelle che di solito sono più prudenti.
La mia, va detto, non è un’analisi scientifica; però ho aspettato molto e controllato molto. Potrei aggiungere che a Milano, Bologna e Trieste, le città che frequento di più, non è così e che forse Roma non è “il centro di Roma” ma un’area più vasta e articolata. In ogni caso mi ha colpito tanta inutile e sciocca negligenza. È così anche dalle vostre parti? E se fosse mai così, perché secondo voi gli automobilisti sono tanto stupidi da mettere inutilmente a rischio loro stessi quando sono al volante? Leggi tutto

Passato e futuro dei carrozzieri italiani

maggio 24, 2011  |  Senza categoria  |  92 Commenti  |  Lascia un commento

Si è tenuto a Torino un importante convegno sui 100 anni dei Carrozzieri italiani in un’ambientazione di sogno e con partecipazioni di grande livello. Non è un grande momento per la categoria, tra aziende che sono passate in mano straniera e quelle che resistono costrette a convivere con mille difficoltà. I tempi d’oro sono un ricordo lontano: ormai i costruttori pensano a fare tutto in casa e addio commesse di lavoro. L’ingegner Fiorovanti si batte, ostinato, perché la categoria non soccomba, ma si rende conto di quanto è dura. Nel suo prezioso intervento d’apertura ha fatto scorrere un centinaio di immagini legate alle grandi auto nate a Torino nell’ultimo secolo e diapositiva dietro diapositiva erano tutti colpi al cuore: un elenco che ha lasciato fuori auto immortali come la Lancia Stratos di Bertone o la Golf di Giugiaro, ma tutte proprio non ci stavano a riprova di quanto Torino abbia fatto scuola e cultura nel mondo. “Tra una carrozzeria bella e una brutta – ricordava Pininfarina – non ci sono metri di distanza, ma pochi centimetri, quelli che fanno però la differenza”. Ma Chris Bangle, tra gli applausi dei presenti, è andato oltre: “Un tempo l’emozione veniva dalla superficie. Adesso va di moda l’efficienza, ma se il risultato è insoddisfacente che senso ha? Bisogna allora fare il modo che questa tanto abusata efficienza sia perlomeno desiderabile. Per uno straniero venire a lavorare in Italia ha un sapore unico: voi ogni dieci parole usate il termine bello perché il concetto di bellezza l’avete nel sangue. La scuola torinese non morirà mai”. Ho visto in sala gente con gli occhi lucidi: disegnatori, battilastra, ex grandi oggi in pensione, e ho sentito respiri di speranza. Ma l’ambiente è proprio depresso e disilluso. Torino meriterebbe davvero di meglio. Leggi tutto

Gli Usa, le piccole e i nostri sogni

maggio 17, 2011  |  Senza categoria  |  151 Commenti  |  Lascia un commento

Di questi tempi si parla sempre del momento magico che stanno vivendo (in quanto a incrementi di vendite) le tre grandi di Detroit sul mercato nazionale, con particolare attenzione alla Chrysler che per ovvie ragioni a noi italiani in cuor ci sta.
Quello di cui non si parla è invece il successo che le “piccoline” stanno vivendo negli States, almeno a giudicare dai dati di aprile. A sorpresa, oppure grazie al petrolio che sale a dispetto di un dollaro che scende, c’è stato un vero boom per questo particolare comparto, arrivato a far segnare un sostanzioso +18% complessivo con punte di straordinario rilievo. Vogliamo parlarne? Beh allora giù il cappello davanti alla Kia con un 57% in più ha toccato il suo record storico sul territorio statunitense. Un dato che è indirettamente confermato dal 40% in più fatto segnare dalla Hyundai col risultato che le due marche coreane hanno totalizzato da sole più vetture che tutte le marche giapponesi messe insieme.
Buon segnale anche per la nostra 500 di fresco debutto da quelle parti. Per ora si parla ancora di numeri bassi, ma il 76% in più rispetto a marzo viene vissuto con molta euforia dagli uomini che sono là a spingere per celebrare il successo planetario dell’icona di casa nostra.
Inutile girarci attorno, la sopravvivenza della Fiat è legata a doppio filo allo stato di salute degli affari americani. Se di là le cose gireranno bene, ci sarà finalmente il denaro per dare il via a nuovi progetti e forse per rivedere il Gruppo nazionale dove la storia pretenderebbe. Un risultato che giustificherebbe il titolo davvero a sorpresa (considerando come i francesi avevano sempre valutato velleitarie le intenzioni di Marchionne) apparso sull’autorevole Le Monde il 5 maggio scorso: “Chrysler potrebbe rivelarsi l’affare del secolo per la Fiat”. Detto da loro… Leggi tutto

Furti, quasi tutti sotto casa

maggio 13, 2011  |  Senza categoria  |  47 Commenti  |  Lascia un commento

Tra i tanti interventi che hanno animato in questi giorni l’Automotive Dealer Day a Verona c’è stata la presentazione di un importante studio realizzato da LoJack Italia, società leader nel rilevamento e recupero di veicoli rubati.
Il titolo era già un programma. “Furti d’auto: dove e come avvengono, la percezione delle vittime”. Una importante ricerca da cui si evidenziano in veloce sintesi, alcuni punti molto interessanti per capire come questi fenomeno (negativo) sia d’attualità e in che ambiti, oltre che secondo quali modalità, si sviluppa.
Per esempio si è saputo che nella maggior parte dei casi il furto dell’auto avviene proprio in situazioni apparentemente percepite come “sicure”, in particolare questo nei pressi dell’abitazione della vittima (nel 14% dei casi addirittura nel garage di proprietà), a riprova che spesso il ladro sa dove colpire e che cosa colpire.
Inoltre, e questo è molto preoccupante, in 63 casi su 100 la sottrazione dell’auto si verifica nonostante la presenza di un sistema antifurto, come dire che guai fidarsi troppo dei pur utilissimi sistemi di protezione (essi sono disincentivi, ma non garanzie assolute di protezione).
Infine, le statistiche dicono che quasi la metà di chi subisce il furto non è assicurato contro questo evento con conseguenze molto gravi sia come danno economico che come danno psicologico. Considerazioni cui è facile credere perché spesso l’auto è il frutto di grossi sacrifici, e in molti casi si instaura anche un rapporti quasi affettivo tra proprietario e mezzo meccanico. Purtroppo il problema della polizza assicurativa si lega a tariffe che nelle città più a rischio toccano costi molto elevati, a volte persino troppo elevati, e questo mette ancora più in ambasce che compra un’auto nuova e deve provvedere a spese parallele sempre crescenti (tassa di registro, bollo, assicurazioni varie) con cifre che in certi casi portano a un totale sproporzionato al valore stesso dell’auto se questa è ad esempio un’utilitaria.

La crisi delle auto “pulite”

Il Centro Studi dell’Unrae, l’associazione dei costruttori esteri in Italia, ha elaborato una serie di dati previsionali per l’anno in corso. Dalla loro lettura si evidenzia una realtà che deve preoccupare non poco i fautori dell’auto eco-sostenibile. Alla fine del 2011, infatti, le vetture nuove a gasolio faranno la parte del leone tra le vendite, arrivando alla quota del 55%. Una crescita costante dopo la grande flessione del 2009. In leggerissima ripresa anche le auto a Benzina, assestate attorno al 40%, mentre continua il crollo delle auto a Gpl che non arriveranno al 3% e di quelle a metano (1,5%) oltre alla stagnazione delle ibride che piacciono a tutti ma non vanno oltre lo 0,4%.
Morale: senza gli incentivi, che furono la molla per il boom del 2009, all’utente italiano l’acquisto di un’auto a basse emissioni interessa un fico secco. È amaro constatarlo, però così è e le cifre lo testimoniano in maniera inequivocabile.
In compenso bisogna sottolineare che la media delle emissioni delle vetture nuove immatricolate nel 2011 sarà al di sotto dei 130 g/km di CO2 anticipando l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2012, traguardo centrato molto per merito della progressione delle vetture Diesel che, come è noto, hanno emissioni di CO2 più basse rispetto alle auto a benzina perché consumano meno.
A questo punto come dobbiamo leggere i dati? Strappandoci i capelli per il disinteresse generale verso le auto a Gpl o a metano (quest’ultimo fiore all’occhiello del costruttore nazionale) o rallegrarci per il lavoro complessivo del mondo automotive che lavora di lena per abbassare le emissioni sulle vetture tradizionali?

Maleducazione al volante regola costante

È vero, usare l’auto è sempre più una tortura. Penso ovviamente a uno come il sottoscritto che ogni anno percorre più di 50 mila km e che deve confrontarsi continuamente con la maleducazione di troppi.
Gli esempi per prendersela con i consimili si sprecano, e non mi riferisco ai casi più eclatanti di rozzezza su quattro ruote, ma soprattutto ai quei comportamenti sbagliati ostentati come diritti.
Mi spiego meglio con un paio di esempi. Il primo è l’insofferenza di troppi ad usare in autostrada la corsia di destra. Il problema, va detto, si è evidenzia quando le corsie sono più di due. In questo caso troppi occupano di default quella di mezzo, spesso addirittura la terza quando si tratta di autostrade a quattro corsie.
Hai voglia di velocizzare il traffico, se tra un camion e l’altro ci sono 500 metri liberi ci fosse mai uno che si mette tutto a destra. No, i più stanno in mezzo così che le tre corsie i riducono di fatto a due. Dice: ma io procedo a 130 all’ora, cioè alla velocità massima permessa dal codice, quindi che cosa importa dove mi piazzo? In teoria è vero, ma siccome a quella velocità si può viaggiare anche affiancati che male c’è se si sfrutta tutta la carreggiata anziché soltanto due terzi? Evito poi di sottolineare come molti stiano in mezzo anche andando più piano dei 130, a volte persino molto più piano salvo poi prendersela con quelli che magari li passano senza fare zigzag restando sulla loro corsia di marcia (compresa quella più a destra) come avviene su tutte le autostrade del mondo. Se tutti si sforzassero di comportarsi come il codice prevede, e cioè occupando sempre la corsia libera più a destra possibile, il traffico sarebbe molto più scorrevole a vantaggio di tutti, specie dei tanti che in auto sono costretti a viverci macinando chilometri non per piacere ma per lavoro.
Altro caso, molto differente ma altrettanto istruttivo se non proprio comune, è l’aggressività che si palesa anche in situazioni ben più tranquille. Venerdì ho affiancato una signora ferma a un semaforo con al suo fianco un bambinello in piedi e appoggiato alla plancia. Mi sono permesso di avvertire la signora che così facendo metteva a grande rischio l’incolumità del ragazzino (se c’è un tamponamento, se parte l’airbag…) e per risposta mi sono preso un “Si faccia gli affari suoi: il figlio è mio e faccio quello che mi pare”.
Villana? Certo, ma soprattutto male informata che in tempi di sanità pubblica i costi cadono su tutta la comunità, compresi gli eventuali che dovessero mai accorrere a suo figlio.