Archive for giugno, 2011

Prima vittoria! Niente superbollo

giugno 30, 2011  |  Senza categoria  |  127 Commenti  |  Lascia un commento

Una prima vittoria è già messa a segno: l’assurda proposta di legge per l’introduzione di un superbollo sulle auto con potenza superiore a 170 CV sembra abortita proprio sul filo di lana anche se nella notte si rettificato il tiro per le auto oltre i 310 CV.
Chi ha letto la mia opinione:
http://tv.quattroruote.it/l-opinione/video/contro-l-auto-mai-un-attacco-cosi/
sa come la pensavo e mi ha fatto molto piacere che molti altri siti l’abbiano ripresa e che il tam tam abbia raggiunto anche pagine web di quotidiani importanti. Non mi illudo che sia stato per merito di questa vibrata protesta, ma siccome tutto conta, la morale è che alla fine di superbollo per i Suv (titolazione cretina per una tassa aggiuntiva che colpiva tutte le auto un po’ più potenti, comprese quelle usate e di valore molto basso) non entrerà in vigore almeno come inizialmente pensata.
In ogni caso resta una truffa perché fa pagare chi già paga in proporzione, non dà introiti sensibili per le casse dello stato, ma illude chi non la paga di essere un privilegiato. Insomma rende contento per averla scampata bella chi invece paga una tassa di possesso tutta italiana che questo governo aveva invece promesso di cancellare.
Oggi non si è vinta nessuna guerra, ma soltanto una piccola battaglia contro chi non sa fare altro che tassare gli automobilisti, e lo sta facendo con una insistenza spudorata. Ma è meglio di niente. Purtroppo gli automobilisti non li tutela nessuno e l’Automobil Club d’Italia, che avrebbe questo compito nel suo statuto, è alleato di chi ci vessa non facendo altro che l’esattore con l’assurdo PRA che ci fa pagare due volte la stessa cosa e che non ha uguali in nessun altro paese al mondo.
Io, lo ammetto, oltre che gridare non so che cos’altro fare, ma so che a Quattroruote non staremo con le mani in mano. Stanno spennando continuamente soltanto una parte della popolazione, e questo non è giusto anche se per chi ci governa restiamo le vittime più facili da colpire.

Se Renault-Nissan può suggerirci qualcosa

giugno 29, 2011  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento

La stampa francese sta andando giù di testa. Ringhia malumore e delusione verso il grande piano Nissan lanciato in grande stile da Carlos Ghosn, il grande capo uscito indenne dalla questionaccia legata ai tre licenziati per… ingiusta causa e poi riassunti con mille scuse e l’offerta della testa del numero due del Gruppo, l’ottimo Pelata (che dovrebbe adesso fare il super-consulente proprio per Nissan).
Ai francesi non va proprio giù che il partner giapponese possa sbandierare 51 novità in arrivo entro l’anno fiscale 2016 (e 90 nuove tecnologie) mentre i piani per Renault sono ai minimi termini, con appena 8 novità nello stesso arco di tempo e un piano per vendere un milione e mezzo di veicoli elettrici in partnership con la stessa Nissan.
Solo robetta per chi ragiona sempre in termini di grandeur, e il sospetto che Ghosn, che è diventato famoso per il clamoroso salvataggio della Nissan, provi molto più amore per la marca orientale che per la “losanga” tanto cara in Francia.
Voi direte, ma che ci frega dei transalpini? Beh, a ben guardare qualcosa può fregarcene. La Renault era il marchio per eccellenza d’Oltralpe, poi si è alleata con Nissan e oggi tutti gli sforzi, ma soprattutto i successi più importanti paiono arrivare dal brand acquisito. Vogliamo fare dei collegamenti con casa nostra? Pensare a Fiat e Chrysler? La faccenda ci assomiglia molto di più di quanto si potrebbe pensare. E fare due più due in anticipo potrebbe essere meglio che piangere dopo. Per i francesi era impossibile immaginare una Nissan più forte (anche politicamente) in seno al Gruppo perché Renault andava benino e i giapponesi erano a un passo dal fallimento. Vi ricorda nulla tutto ciò? Con una variante: due anni fa la Fiat era messa assai peggio di Renault…

Vasco, hai fatto fiasco!

giugno 27, 2011  |  Senza categoria  |  105 Commenti  |  Lascia un commento

Vabbè che ormai a dettarci la vita quotidiana non sono più i nostri governanti ma a turno cantanti, attori, comici o ancora registi cinematografici; però a tutto c’è un limite, e questo limite è stato superato largamente da una delle star più brave e più celebrate della musica Italiana, Vasco Rossi.
Il suo ultimo concerto è stato un successo ovunque in giro per la penisola com’è giusto che sia perché lui, quando canta, è bravo e trascina i presenti.
E’ meno bravo, però, quando detta modelli di vita, e qui sarebbe bene che gli uomini di legge, quei magistrati sempre così solerti a orecchiare nei nostri telefoni, ascoltassero anche che cosa viene predicato ai giovani serata dopo serata.
A Milano, per esempio, una sera il divo della vita spericolata se l’è presa con chi impone il casco a chi va in moto (perché quello è il primo modo per ingabbiarci…) e poi un’altra sera se l’è presa con “quelli che ti puniscono se ti trovano fradicio al volante” con leggi che “sono una vergogna” perché “la libertà va difesa, la libertà ve la fottono, eh”.
Credo che in un paese civile uno che inneggia alla libertà di guidare ubriachi sia da internare. E mi spiace che uno degli sponsor del suo tour sia la Ford, una casa di solito all’avanguardia della sicurezza, puntualmente tra le prime ad adottare sistemi di prevenzione a bordo. Non conosco il contratto sottoscritto con Vasco, però mi auguro che ci sia qualche appiglio legale per contestargli il compenso.

Cambio manuale mi hai tradito!

giugno 22, 2011  |  Senza categoria  |  75 Commenti  |  Lascia un commento

Metti una sera a cena con vecchi amici a parlare di corse, delle gare al bel tempo che fu. E giù andando con i ricordi eccoci a discutere dei vecchi cambi che ci facevano impazzire e di quelli che funzionavano meglio. In testa ai peggiori il mefitico cambio Colotti a innesti frontali che sulle Fiat 124 Spider spezzava i polsi, e a volte costringeva i piloti a ripartire dalla prima, oppure il lentissimo cambio delle Porsche 911 S o Carrera che andando per strada pareva un paradiso mentre in gara si rivelava un disastro.
Di qui ad arrivare alla solito diatriba tra cambio manuale a cambio automatico sequenziale è stato un attimo e io, storico innamorato delle vecchie leve, ho dovuto raccontare una recente esperienza che mi ha davvero segnato e che ripropongo anche a voi.
Erano i primi giorni di giugno quando ho avuto l’opportunità di provare diverse auto Volkswagen sulla pista privata della casa nel nord della Germania. In particolare ci ho dato dentro con una Scirocco R usando il cambio automatico in versione sequenziale. Dopo sono invece salito su una Golf R 4×4, vettura che doveva garantire prestazioni superiori, oltretutto (per me) dotata di cambio manuale. Ebbene, mi rode un sacco ammetterlo, ripetere i tempi della Scirocco mi è stato impossibile. Perché? Perché certe scalate in prossimità di una stretta chicane erano impossibili: per quanto veloce cercassi di essere, passare dalla quarta in prima in meno di 60 metri non mi riusciva mentre col sequenziale tutto succedeva a razzo…
Un disastro che si amplificava in un altro paio di punti mentre il mio orgoglio di rallista d’antan si liquefaceva mescolato alla vergogna. Mannaggia a John Barnard che ha fatto svoltare la F1 e poi ha dato la stura all’elettroattuato sulle vetture di serie, e mannaggia a me che sono invecchiato con le mie convinzioni incapace di accettare che il mondo va avanti, che se tutti in corsa adottano i cambi evoluti non è perchè sono scemi ma perché funzionano meglio. Oggi sono lo zimbello dei miei amici che da tempo si erano convinti mentre io, testardo, mi attaccavo a un tempo che non torna più. Il progresso non si ferma e negarlo non porta da nessuna parte perché poi ci si sbatte il muso contro e ci si fa male. A me è successo; quindi mi brucia.

Comperare un’auto oggi

giugno 20, 2011  |  Senza categoria  |  56 Commenti  |  Lascia un commento

Alla presentazione stampa della Fiat Freemont un prestigioso collega ha chiesto al responsabile del marchio Fiat, Andrea Formica, se il successo iniziale (sono già stati passati i 6000 ordini) fosse dovuto principalmente a una sorta di collocazione low cost della vettura.
Con prontezza di spirito il top manager Fiat ha ribattuto che a colpire è stato piuttosto l’alto valore della vettura, in pratica esaltando lo stesso concetto ma in maniera più premiante. Quello che conta, in ogni caso, è che sempre di più chi oggi va a comperare qualcosa lo fa con logiche differenti dal passato.
A guidare le scelte sono sempre più parametri precisi che evitano le mosse puramente istintive, e i sociologi collegano questo nuovo modo di agire alle conseguenze della grande crisi economica mondiale che ha portato tutti a una maggiore riflessione.
Sarà allora la fine del lusso, delle auto più costose, di quelle esclusivamente modaiole? No, almeno così assicurano gli studiosi del settore; semplicemente cambiano i valori al momento della scelta. Oggi chi prova una Ferrari rimane affascinato dalla sua tecnologia, sempre più raffinata e d’avanguardia, e paga non il nome o l’etichetta, bensì la qualità. Poi, certo, nel pacchetto si porta a casa anche il brand, l’immagine e l’invidia del prossimo, ma sono cose che all’atto della scelta vengono dopo, mentre un tempo venivano prima. E così succede a scendere, col risultato di mettere in difficoltà i marchi opachi o i prodotti senza sapore o valore.
Si gioca allora qui la grande partita degli anni a venire, e si spiega così il boom dei coreani, il successo delle auto accessibili nel prezzo, la popolarità delle vetture piccole ma premium come la Fiat 500 e di conseguenza la propensione della gente senza puzza sotto il naso per un prodotto economicamente vantaggioso nel rapporto qualità-prezzo come la Freemont. Si sceglie con le idee chiare in testa, compresa la buona ragione che un’auto ci piace di più di un’altra, ma non più perché tutti comprano questo o quello. È qui la nuova sfida per gli uomini del marketing, e chi se ne accorgerà più in ritardo ci sbatterà il naso.

Se l’Italia fosse l’India

giugno 15, 2011  |  Senza categoria  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

Una notizia di questi giorni riporta che in India il Governo ha stanziato un programma da 12 miliardi di dollari (8,3 miliardi di Euro) per un piano autostrade capace di mettere in moto il Paese. Leggendolo si scopre che sarebbero previsti la bellezza di 7,300 km, il minimo per tenere il passo con un’economia che tira a più non posso.
Quello che sconcerta, comunque, al di là delle cifre d’investimento, è che lì sono programmati 20 km al giorno. Una notizia che ci svergogna agli occhi del mondo, noi che da 15 anni non riusciamo a portare a termine la Variante di Valico sull’Autosole tra Bologna e Firenze, 37 km di cui si è iniziato a parlare nel 1985, che nel 2001 è stata definitivamente approvata dal Consiglio dei Ministri dopo che nel novembre 2001 è terminata la Conferenza dei Servizi che ha imposto oltre 1.000 prescrizioni, determinando la necessità di ulteriori autorizzazioni. Uno psicodramma per un tratto caratterizzato da picchi di 89.000 veicoli al giorno con punte di 25.000 camion e autobus.
Non è pensabile che un Paese moderno inciampi su opere indispensabili, frenato da veti continui e sbeffeggiato in Europa per il continuo stallo (Salerno-Reggio Calabria, Tav, autostrade lombarde). Noi che nel 1956, altri tempi, altre tecnologie, abbiamo messo in essere la prima autostrada vera, quella del Sole, arrivando a costruire quasi 800 km in nemmeno 8 anni con costruzioni impossibili per l’epoca, con viadotti arditi e gallerie complesse.
Fa rabbia ripensare a quegli anni, a quella volontà di fare, all’ingegnosità con cui furono aggirati tutti i problemi pur di arrivare in fondo ai lavori.
Oggi sono gli indiani a ripercorrere la nostra storia mentre noi, colpevolmente, l’abbiamo dimenticata.

Il cuore c’è e la pressione è a posto

giugno 10, 2011  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento

I nostri amici della Goodyear erano increduli. “ma che lettori avete!” ci hanno detto ammirati dopo aver controllato i risultati del test gratuito fatto sulle vetture che hanno partecipato di recente al nostro Raduno dei Raduni.
Che cosa è successo: per tutti i partecipanti, quindi per malcontate 1500 automobili tra moderne e veteran, era possibile, lasciando il circuito di Vairano, passare su una straordinaria pedana elettronica che all’istante esaminava la pressione delle gomme rilasciando una stampata con il responso. Il bilancio finale ha mostrato che l’80% delle auto che si sono sottoposte al test quasi tutte) viaggiava con la pressione a posto, in assoluta controtendenza con quanto avviene di solito.
Già, perché quando quelli della Goodyear posizionano la loro pedana fuori da supermercati o in piazze cittadine accade proprio l’opposto: appena il 20% è in regola e tutti gli altri hanno pneumatici con pressioni sballate.
Insomma, voi della tribù di Quattroruote siete gente proprio per bene; magari qui sul blog vi scannate l’uno con l’altro per difendere le vostre convinzioni come se si trattasse sempre di una questione di vita o di morte, ma poi tutti, quelli più scatenati o quelli più pacifici, usate il cervello e badate anche al portafoglio. Automobilisti in gran parte perfetti, a giudizio di quelli della Goodyear, e io lo considero un risultato che ci onora. Significa che nei suoi 55 anni di vita Quattroruote è stato un compagno utile che ha avuto la fortuna di avere dei lettori attenti.
Poi, è vero, la pressione delle gomme non è tutto: ma quello che conta è che al primo vero test di massa non avete tradito le aspettative.

Leggi tutto

Il piacere alla guida

giugno 8, 2011  |  Senza categoria  |  84 Commenti  |  Lascia un commento

Che cos’è il piacere quando si guida? Nel corso degli anni me lo sono chiesto più volte, spesso notando che con l’invecchiare molti parametri sfumano a favore di altri. Le prestazioni, la tenuta di strada, il rumore o un cambio manuale a innesti frontali poi via via, il confort, il silenzio, i mille ausili alla guida, il cambio automatico, il bluetooth, il gps. Adesso ne ho scoperto un altro che vi sorprenderà, ma ve lo trasferisco accettando anche l’idea di apparirvi un po’ suonato.
Da un po’ di tempo sto provando a fondo una Peugeot 508 diesel berlina, un’auto molto curata, con ogni cosa al posto giusto e un look poco appariscente che ben si adatta a uno non più giovane come il sottoscritto che ama poco apparire. Di tutto il buono che ci è condensato sopra una sola cosa comunque mi pare entusiasmante: il consumo. Viaggiando in autostrada a velocità da Codice, quindi al di sotto dei 140 di tachimetro, la lancetta del carburante non si muove mai arrivando a percorrere più di 1200 chilometri con un pieno. Beh, debbo confessare che non dovermi mai fermare per fare benzina mi dà un gusto estremo. Mai, da giovane, avrei pensato che mi sarei eccitato per uno strumento sul cruscotto, invece ho scoperto anche questo aspetto della guida e la considero una fortuna. Per chi come me è stato da sempre un innamorato dell’automobile, e che ha avuto anche la fortuna di provarne tante e di gareggiare con tante auto differenti, ogni giorno è una sorpresa nuova. Il che mi fa dire che davvero l’automobile non è soltanto ferro appoggiato su gomma, ma un mistero glorioso che offre spunti ed emozioni continue. Basta coglierle e goderne. E io ne godo. Sempre. Leggi tutto