Archive for luglio, 2011

Quei soldi delle multe in fumo allegramente

luglio 26, 2011  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

A Bologna, città che non fa sconti quando si tratta di multe (nessun divieto di sosta sfugge, ogni auto parcheggiata fuori posto o in doppia fila viene immediatamente spostata con il carro attrezzi) è scoppiata fragorosamente la grana delle contravvenzioni. L’Atm, incaricata di recuperare i soldi dai parcheggi, dai transiti vietati e altro ancora, si sarebbe tenuta per s’è oltre 17milioni di Euro anzichè versarli nelle casse comunali, pare con il tacito accordo dell’amministrazione della città.
Qui non merita entrare nel merito di una (brutta) bega locale, ma il tema che interessa è dove vanno a finire i proventi delle multe che ogni anno (a Bologna come a Milano o dove volete voi) vengono aumentati a bilancio per fare cassa anziché essere destinati, come si dovrebbe, per migliorare le strade o comunque nell’interesse degli automobilisti.
Direte: ma nessuno ci ha mai creduto che succedesse davvero. E avete ragione. Però scoprirlo in maniera plateale infastidisce non poco. E se qualcuno pensa di cavarsela con la solita amara consolazione che le porcherie avvengono ovunque, poco conta che chi comanda sia di destra o di sinistra, disturba ancora di più. Vabbè che il cavaliere sul suo destriero bianco non è di questo mondo, però possibile che in giro ci siano solo componenti della banda Bassotti?

Un anno è proprio volato

luglio 21, 2011  |  Senza categoria  |  80 Commenti  |  Lascia un commento

Ebbene sì, il tempo è proprio volato. Con gli anni che ho messo assieme non è la prima volta che me ne accorgo, però non la smetto mai di sorprendermi: mi giro indietro e mi sembra sempre ieri che era un anno fa.
E’ successo anche con questo blog che i vostri preziosi interventi arricchiscono di continuo. La prima volta è stata nel luglio scorso, con la pesante eredità del mio bravo predecessore a farmi credere che mai ce l’avrei fatta.
Un inizio faticoso, con molto scetticismo palese e anche l’insofferenza di molti ad accettare il nuovo che arrivava. Ricordo bene le polemiche perché mi ero permesse di scrivere “i gialli” per sottintendere i cinesi: credevo che su un blog un linguaggio meno formale potesse essere accettato, invece fu un assalto all’arma bianca che avrebbe ammazzato un cavallo. Poi, via via, e anche grazie alla pazienza di tanti di voi, il rapporto si è fatto più morbido. In questo arco di tempo abbiamo conversato (mi piace pensare che noi ci si parli, non che io sia lì a scrivere e voi a leggere e semmai a ribattere) e con molti di voi ormai c’è quasi confidenza. Spesso, prima ancora di leggere il testo, m’immagino già di capire dove andrete a parare. Significa che avete delle forti convinzioni e che non vi rinunciate. Fate bene, peraltro, perché qui non c’è una linea da dettare e nemmeno ci sono delle idee da difendere. Io propongo degli argomenti e voi ci aggiungete il pepe. Ho scoperto anche che nel tempo Quattroruote è venduto alla Fiat o alla Citroen, alla Volkswagen o ai coreani: è un buon segno quando i padroni cambiano continuamente, significa che tanto padroni non sono.
In verità qui i padroni siete voi, anche se io ogni tanto perdo la pazienza: il che spesso avviene quando m’imbatto in ragionamenti che pretendono di avere la verità assoluta. Nessuno infatti ha la verità assoluta, ma ognuno porta le sue convinzioni: “Francy” detesta le auto grandi, “Salvo” quelle che inquinano, “NascarMan “ama le auto con il pepe, “Wynn” i motori 8 cilindri, “Civile” vede il nucleare come il fumo negli occhi e “mboccomino” il mondo tutto nero. Aggiungo “ItalianDandy” che all’inizio è stato molto benevolo quando ero sotto tiro ad alzo zero, e “Chatruc” che mi ha perdonato quando sono stato troppo duro con lui. Mi fermo qui, ma la lista è lunga e tutti meritereste un abbraccio per la passione e la partecipazione. Mi scuso allora con tutti quelli con cui ho battibeccato e, in anticipo, con tutti quelli con cui battibeccherò. Intanto grazie: è stato un anno bellissimo in ottima compagnia.

Il boom Freemont inguaia la Fiat

luglio 15, 2011  |  Senza categoria  |  117 Commenti  |  Lascia un commento

Da quando non accadeva? La Fiat oggi ha un modello che non è prodotto quanto la richiesta pretende e sta già diventando un caso: la Freemont. Al lancio la casa torinese per il 2011 aveva previsto 13.000 vetture destinate a diventare a pieno regime 33 mila nel 2012. Ma dopo appena un mese gli ordini sono già a quota 16 mila, tremila in più di quanto previsto, e adesso la Fiat sta facendo pressioni sullo stabilimento di Toluca in Messico per avere altre vetture anche se non sarà per nulla facile riuscirci. Il rischio, è chiaro, è di un ripetersi dei problemi di Kia con la Sportage e Hyundai con la ix35 che hanno grandi ritardi nelle consegne perché la domanda ha ribaltato tutte le previsioni.
La richiesta della Casa torinese è di arrivare a una produzione dedicata di almeno 4 mila veicoli al mese (almeno 45 all’anno), però a Toluca debbono fronteggiare anche la produzione della versione americana, la Journey, che nella sostanza è molto differente dalla Freemont per quello che sta sotto la carrozzeria, dagli interni al motore Multijet oltre che alle sospensioni, e non sarà facile combinare le due esigenze.
Oggi la Freemont vola a numeri che stridono con il precedente della Journey in Italia che un anno fa si era fermata nelle vendite a poco più di 6 mila unità, e sta viaggiando ad un ritmo travolgente anche rispetto all’Ulysse che di fatto va a sostituire, ma ci sono spiegazioni chiare sul perché questo succede.
Prima di tutto c’è allora la rete dei concessionari che in Europa, e in special modo in Italia, è molto più estesa. E poi c’è il prezzo che è a dir poco allettante: di questi tempi 5 mila Euro in meno della concorrenza (lo stesso Ulysse partiva da oltre 30 mila…) fanno gola ad ogni acquirente. Infine c’è la proposta che tocca un tipo di clientela che la Fiat non aveva in casa e che adesso può avvicinare, tanto che dopo i dati del primo mese si è visto che l’80% degli ordini sono di clienti soffiati alla concorrenza, un numero esagerato e assolutamente nuovo per la rete Fiat abituata da sempre agli stessi acquirenti.
Insomma, la Fiat che paventa crisi di prodotto sorprende assai. Si parla di un solo modello e nemmeno di larga diffusione (ma di buoni margini per la rete…), però in tempi di crisi nera del mercato in tutta Europa, Germania compresa, è una sprazzo di luce. Beneaugurante.

Davvero GM vuol vendere la Opel?

luglio 13, 2011  |  Senza categoria  |  98 Commenti  |  Lascia un commento

L’argomento scotta, e in General Motors si irritano molto se lo si affronta; però il tema della possibile cessione della Opel, se si trovasse uno straccio di compratore, è tornato prepotentemente all’ordine del giorno.
E perché mai, vi chiederete? Da qualche tempo la marca tedesca sta sfoderando auto sempre più riuscite e mostra una vitalità fuori dal comune. Insignia poi Astra e Meriva, tra poco Zafira e quindi Corsa e tanto altro, testimoniano di linee riuscite e di una qualità meritoria. Le stesse vendite sono in crescita e in Europa a fine anno si potrebbe sfiorare l’ottima quota del 7% del mercato.
Eppure auto buone e mercato in leggera crescita non paiono sufficienti per chi comanda a Detroit ed è molto sulle spine perché i conti proprio non tornano. Lo scorso anno Opel ha perso quasi 2 miliardi di Euro e a fine 2011 si teme un altro buco insostenibile per la General Motors che è uscita dalla bancarotta grazie a un contributo del Governo americano e che non può permettersi rami improduttivi salvo irritare gli uomini di Obama che vigilano irrequieti. A capo della GM c’è poi Dan Akerson, al tempo uno dei membri del consiglio di amministrazione della General Motors che voto contro all’idea di ritirare la Opel dal mercato. Insomma, questi sono segnali di tempesta che le dichiarazioni ufficiali nascondono, ma che le orecchie attente degli operatori di mercato captano forte e chiaro.
Ma chi la potrebbe comperare? Non più la Fiat, adesso lanciata in altre operazioni, non una Casa tedesca perché nessun costruttore con i bilanci sani può accollarsi un’impresa che ha 10 stabilimenti sparsi per il Vecchio Continente per un totale di oltre 40 mila operai da sfamare ogni mese. Restano i soliti cinesi, ma questi ultimi hanno i soldi e da sempre, nelle trattative, chi ha il grano può tirare la corda fin che vuole, dettare le condizioni, prendere per sfinimento il venditore. Proprio per questo chi pensa di vendere nega e chi potrebbe comprare si nasconde.

Che numeri dalla Corea!

luglio 7, 2011  |  Senza categoria  |  93 Commenti  |  Lascia un commento

Se avete voglia di stupirvi mi permetto di elencarvi alcuni numeri che lasciano senza parole. Me li hanno forniti alla Kia nel mio brevissimo viaggio a Seul da dove sono appena tornato. I coreani, è ormai noto, sono i più agguerriti protagonisti del mercato e non a caso il Gruppo Hyundai-Kia è quello più temuto dalla Volkswagen. Ma se chi traina è la Hyundai, chi sta crescendo con più velocità, se mai può essere possibile, è la Kia che dal 2008 a oggi ha raddoppiato addirittura le sue vendite passando da 1.225.000 a 2.345.000 vetture all’anno. Un exploit che lascia senza fiato e che promette di non rallentare. Su una grande carta del mondo, proiettata a tutta parete, ho letto le performance dell’ultimo anno: +19% in Nord America, + 18% in Europa, +38% in Cina, + 37% in Africa, +40% nel Sud Asia, + 17% in Corea e, udite udite, +76% in Sud America. Sono numeri che hanno dell’irreale, ma scrutando i volti dei vari dirigenti che ho incontrato ho notato una convinzione e una lucidità disarmante, figlia di un Paese di appena 50 milioni di abitanti che è leader nelle costruzioni navali, nell’elettronica e ovviamente nel mondo auto.
Gente serena, più allegra dei giapponesi e meno inquadrata dei cinesi, che con molto pragmatismo va al sodo e a cui il Governo proibisce di lavorare anche il sabato pomeriggio sperché altrimenti poi non spenderebbe e quindi l’economia non gira. Con molta prudenza mi hanno mostrato anche dei fogli riservati con le loro previsioni per gli anni a venire. Questi numeri ovviamente non li posso riproporre, però credetemi se vi dico che fanno venire mal di testa. Ai concorrenti, soprattutto.

Nel mondo l’auto tira ancora. Troppo?

luglio 5, 2011  |  Senza categoria  |  56 Commenti  |  Lascia un commento

Non ci vuole un genio per capire perché il mercato dell’auto in Italia non tira. Qui ne stiamo parlando da mesi ogni volta aggiungendo un fattore negativo in più, e chi se ne rallegra, i troppi nemici delle quattro ruote, non si rende conto di quanto questo sia un freno per l’economia e un danno per le casse dello Stato. La sola Iva non incamerata quest’anno come conseguenza delle 600 mila auto in meno che non verranno vendute ai privati vale più di tutta la manovra finanziaria del ministro Tremonti per il 2011. Serve aggiungere altro?
L’Italia, comunque non è l’Europa, dove per una Spagna che va a rotoli c’è sempre una Germania a mettere a posto le cose, e non è soprattutto il mondo dove tutto il sistema-auto ha ripreso a tirare mettendosi la grande crisi economica alle spalle e superando di gran carriera anche il terribile disastro giapponese dello scorso marzo con una crescita a fine 2011 del 5,4% per un totale di 75 milioni di veicoli nuovi in circolazione.
Eccoci allora al quadro mondiale il cui orizzonte è davvero sereno. Le previsioni che circolano in questi giorni concordano tutte su una crescita travolgente: 85 milioni di vetture vendute nel 2013, 93 milioni nel 2016, oltre 100 milioni nel 2018. Numeri sconvolgenti che ridicolizzano il primo secolo di vita dell’automobile e pongono anche dei problemi molto seri: come li alimenteremo tutti questi veicoli se la crescita continuerà ad essere esponenziale?
Il tema se lo pongono ovviamente i mercati più evoluti, quelli saturi dove la gente viaggia in automobile ma sogna la bicicletta a differenza dei paesi in via di sviluppo dove la gente va in bicicletta ma sogna l’automobile. Per i secondi oggi è più importante crescere e modernizzarsi che preoccuparsi del pianeta, ed è comprensibile il loro punto di vista: è più facile parlare di dieta quando si ha la pancia piena piuttosto di quando si ha fame. Però il problema esiste e non sarà il miraggio di un 10 per cento di auto elettriche da qui a un decennio a risolverlo.