Archive for settembre, 2011

Le elettriche, tutti le vogliono nessuno le piglia

settembre 26, 2011  |  Senza categoria  |  138 Commenti  |  Lascia un commento

Ogni tanto il tema torna di attualità. Ed è di quelli che fanno tremare i polsi a chi, giustamente, guarda avanti con la speranza che qualche cosa possa cambiare.
Il soggetto è l’auto elettrica e il problema è che proprio non vuole decollare. I media ne parlano tanto, probabilmente troppo, generando illusioni esagerate, però le vendite restano confinate dentro numeri imbarazzanti. Le cifre, spietate, raccontano di 103 auto vendute (vendute?) in Italia nei primi 6 mesi di quest’anno. Un numero che non è nemmeno un numero, ma uno 0,0 percentuale su un mercato asfittico come non mai, che viaggia a livelli di vendite ai privati inferiori a quelle del 1970, che sono poi 41 anni fa.
Se ci consola sapere che in Portogallo, Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda e Romania, hanno fatto peggio, ancora allora consoliamoci; ma il panorama è desolante. Anche perché nei pochi mercati dove le auto che danno la scossa hanno tirato di più non c’è nulla da festeggiare: la Germania, che comanda la classifica elaborata da Jato Dynamics, è a quota 1.020 unità, la Francia a 953, poi vengono Norvegia (850) e Inghilterra (599).
L’auto elettrica non appassiona? Non è esatto, questa è una convinzione che poggia su basi ancora troppo irrilevanti per avere un senso. Di sicuro non è appetibile per i suoi costi proibitivi che si accompagnano a incentivi statali troppo spesso ridicoli, anche se la vera ragione forse non sta nemmeno qui. Già perché se In Germania per chi sceglie una vettura a zero emissioni l’incentivo statale è soltanto di 380 euro, contro i 1.200 dell’Italia, i 5 mila della Francia e i circa 20 mila, fra sgravi fiscali e deduzioni, della Danimarca cominciano ad essere un bella cifra. Esagerata addirittura nel caso dei danesi.
Ma oggi, in tempi di crisi galoppante e di incertezze continue, automobili da città con costi che partono da oltre 35 mila Euro sono indiscutibilmente belle e impossibili e bisognerà trovare una soluzione politica, se no anche il sogno del secondo decennio del 2000 rischia di fare la fine dell’ultimo decennio del secolo scorso, quello delle grandi speranze abortite.

Quel gestore disperato e quei politici che delirano

settembre 21, 2011  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Ho letto sul Corriere del Veneto questa notizia che mi ha particolarmente impressionato. Scrive il quotidiano: Si è incatenato al distributore di benzina perché «strozzato dai prezzi». Non si tratta di un’automobilista al quale sono saltati i nervi dopo l’ennesimo rincaro del «pieno» ma del gestore di una pompa di benzina a Treviso (zona Fiera). Cappio al collo con tanto di nodo scorsoio e catena lunga un metro che lo costringe a pochi centimetri dalla «pistola», Giancarlo Borsoi, 51 anni, ha iniziato ieri mattina la sua protesta contro la multinazionale Total-Erg. Ed è pronto ad andare avanti. Se non avrà risposte dalla compagnia, è pronto a rimanere incatenato anche di notte e a cominciare lo sciopero della fame. «A causa del continuo aumento dei prezzi rischio la bancarotta» si sfoga il benzinaio, che dal 2004 ad oggi ha avuto un calo del 75% del fatturato. Ed ora, sotto i colpi della manovra, ci si mette anche l’aumento dell’Iva: «Un ulteriore salasso non solo per gli automobilisti – dice – ma anche per noi gestori». Il problema principale è il «vincolo di fornitura esclusiva»: la compagnia petrolifera Total Erg, dal quale l’impianto è costretto a rifornirsi, impone al gestore sia il prezzo di acquisto di benzina e gasolio sia il prezzo di vendita. «Un paradosso – sostiene Giancarlo Borsoi – perché la stessa compagnia che mi vende il carburante, rifornisce anche le pompe bianche, mie concorrenti, a un prezzo scontato». L’effetto sarebbe un prezzo fuori mercato: più alto di oltre dieci centesimi al litro rispetto ai concorrenti. «A 500 metri da qui ci sono tre pompe di benzina che fanno un prezzo più basso di 8-9 centesimi. Io purtroppo ho le mani legate».
Di questi tempi la lotta con il portafoglio è sempre più serrata e per tanti sbarcare il lunario è sempre più difficile, a volte persino impossibile. E il discorso del gestore, il tema serio del caro-benzina, si aggrava con quello che ho sentito con le mie orecchie ieri, a un Convegno alla Bocconi sull’auto elettrica. Lì, tra gli altri, hanno parlato anche due politici, Raffaele Cattaneo (PDL) assessore alle Strutture e Mobilità della Regione Lombardia, e Pierfrancesco Maran (PD) Assessore alla Mobilità, Ambiente, Arredo urbano, Verde del Comune di Milano. Lì Cattaneo ha detto di essere favorevole a un’accisa sulla benzina di 5 centesimi (!) per sistemare i tagli di bilancio “tanto nessuno nemmeno se ne accorge…” sentendosi poi ribattere da Maran che “con Cattaneo non condivido quasi nulla se non la buona idea dell’aumento del carburante di 5 centesimi”.
Vabbé, buonanotte. Ma se alla pompa di benzina, invece del gestore, legassimo questi politici?

Mirafiori è vivo, e marcia con noi

settembre 15, 2011  |  Senza categoria  |  175 Commenti  |  Lascia un commento

Sul Salone di Francoforte si potrebbe scrivere un libro sulla tanta roba che c’era. Il prossimo numero di Quattroruote ne conterrà, quindi, un buon riassunto; eppure quella che voglio portarvi dal Salone è una notizia molto importante di cui ancora nessuno ha scritto, e che non è per nulla ufficiale (anche se a breve verrà annunciato qualcosa) ma che fonti di primissima mano, e sicura autorevolezza, mi hanno infilato nell’orecchio.
Eccola, la buona novella: a Mirafiori verranno costruite le due SUV a suo tempo promesse e a lungo attese. Dunque la sciagurata ipotesi di portarne la produzione in America per far posto ad altro (fantomatica piccolina compresa) non diverrà realtà. E per gli operai del glorioso stabilimento si riaprono prospettive di riprendere il lavoro in tempi accettabili, tanto più che con i due crossover su base Giulia la produzione dovrebbe saturare l’impianto, e questo significa 280 mila pezzi l’anno con una ripartizione flessibile relativamente ai due marchi, Alfa e Jeep, direttamente legata alla loro domanda sul mercato.
Tutti i dubbi legati al rapporto dollaro-Euro sono dunque stati spazzati via. A Torino sanno bene che produrre altrove può essere più vantaggioso, ma Mirafiori è un simbolo che nessuno in Fiat si può permettere di indebolire: quindi il cuore, la riconoscenza e le radici l’hanno giustamente avuta vinta sulle fredde, aride logiche industriali e commerciali. Poi l’articolo 8, che risolve i problemi legati alla validità degli accordi Fiat di Pomigliano e Mirafiori, ha dato una spinta ulteriore, e così tutto è tornato allo status quo ante. Lo stabilimento che incarna l’industria dell’automobile in Italia continuerà a sfornare più di mille vetture al giorno come accadeva nei giorni migliori.
Ecco, al di là delle vetture nuove esposte nei vari stand, questa mi pare la notizia più importante per il paese Italia, con l’augurio che dopo il ritorno degli operai in fabbrica anche le vetture siano all’altezza della sfida internazionale.

Francoforte, via alle parole che pesano

settembre 13, 2011  |  Senza categoria  |  100 Commenti  |  Lascia un commento

Scrivo mentre a Francoforte è già notte fonda. Domattina il Salone aprirà i battenti per la stampa ma, come tradizione ormai consolidata, nella sera della vigilia si è consumata la Group Night, l’anteprima durante la quale il Gruppo Volkswagen anticipa le novità per tutti gli 8 marchi della casa.
Una presentazione pazzesca, in un’arena incredibile dove sono convenuti 2.352 giornalisti accreditati di 53 paesi di tutto il mondo. Un vero spettacolo, con coreografie pazzesche e una dimostrazione di forza al limite della depressione per l’intera concorrenza. Un evento di cui nessuno riesce a immaginare i costi ma che anticipa quello che si vedrà domani al Salone quanto i marchi premium di stampo tedesco sfodereranno stand fantascientifici per un totale che vale da solo una mini-finanziaria di casa nostra. Difficile da spiegarlo, ma per rendere un po’ l’idea considerate che lo stand Mercedes consiste in un vero palazzo in muratura alto 6 piani e con base a occhio non minore di 500 metri quadrati, oppure che due anni fa in quello Bmw c’era una pista sui cui giravano le auto lunga non meno di 400 metri e che quest’anno l’Audi ha costruito il suo circuito occupando la piazza principale all’interno del Salone per una spesa che si vocifera non inferiore ai 16 milioni di Euro.
Robe che si spiegano solo con la voglia dei tedeschi di proporre la più importante rassegna al mondo riservata alle automobili, un modo come un altro per far capire a tutti dove sta la vera potenza industriale e di chi sarà il futuro prossimo venturo.
Sulla serata ci sarebbe da scrivere un libro per quello che si è visto e ancor più per quello che si è sentito, mi limito allora a darvi un veloce sintesi di quello che ha detto Martin Winterkorn, il numero uno del Gruppo. Frasi importanti che vanno lette e ponderate, perché in questa summa c’è tutto il programma dell’azienda che punta dichiaratamente alla leadership mondiale.
“Il motto del Salone è: il futuro di serie. Bene, la Volkswagen è la sola in grado di offrire proprio il futuro di serie”.
“Per noi la sostenibilità non è uno slogan, ma un impegno”.
“Sostenibilità e tecnica ecocompatibile sono nel nostro Dna”.
“Perchè i progetti si avverino i tempi debbono essere maturi, e quando lo saranno noi saremo pronti. Ma già oggi noi proponiamo ben 22 varianti di modelli con emissioni al di sotto di 102 grammi di CO2″.
“Noi proponiamo auto divertenti da guidare ma capaci di consumare poco. Ed è su questa strada che insistiamo”.
“Sostenibilità non deve significare rinunce di alcun tipo, perché la sostenibilità moderna non limita”.
“Le nuove tecnologie hanno un senso soltanto quando sono completamente accettate dalla clientela”.
“La gente ha aspettative e richieste precise perché le nuove automobili non possono essere bianche o nere, ma a colori e variegate. E questo è il nostro chiodo fisso”.
“Dalla Bugatti alla vettura da un litro per 100 km, lo spirito deve essere lo stesso”.
“Successo e grandezza non si misurano soltanto in quote di mercato, fatturato e redditività. Per noi conta di più la soddisfazione del cliente”.
E, per chiudere in bellezza: “Nei primi 8 mesi di quest’anno abbiamo venduto 5,4 milioni di auto (nessuno ha fatto meglio) che significano +14%, ma i prossimi mesi non assicurano automaticamente la stessa progressione. Però noi siamo preparati alle oscillazioni dei singoli mercati e sappiamo come agire di conseguenza”.
Una vera dichiarazione di forza, se non proprio di guerra. A voi i commenti.

Quando Carosello era vietato alle auto

settembre 8, 2011  |  Senza categoria  |  84 Commenti  |  Lascia un commento

Ah, la memoria. Sto leggendo le bozze di uno stupendo libro, che andrà alle stampe tra pochissimo, scritto da Antonio Ghini, leggendario uomo di comunicazione che è stato a capo di Renault nei suoi anni più esaltanti (quando la marca francese era arrivata in Italia oltre il 10% di quota di mercato) e poi in Ferrari. E lì c’è un sotto-capitolo dedicato all’arrivo in Italia delle televisioni cosiddette libere con la grande rivoluzione che seppero significare.
Erano gli anni in cui sugli autobus di Milano apparivano le scritte “torna a casa in tutta fretta, c’è il biscione che ti aspetta” e nessuno poteva immaginare come sarebbe cambiato il costume negli anni a venire. Ecco, leggendo quelle pagine intense (ma tutto il libro è da brividi per il concentrato di annotazioni intelligenti che si seguono una dopo l’altra) ho riscoperto una cosa che sapevo bene, ma che poi avevo dimenticato come spesso accade con le cose che il tempo che avanza fa apparire impossibili. Fino alla fine degli anni 70, infatti, sulla televisione di stato potevano passare tutti i messaggi pubblicitari che si voleva, mano uno: le automobili. E c’era un perché ben preciso: la difesa delle marche italiane che praticamente avevano in mano tutto il mercato.
Ecco, quando si vanno a rileggere i numeri si scopre quanto in Italia fu fatto per la Fiat, ma anche per Lancia e Alfa Romeo (barriere doganali più o meno velate, divieto ai costruttori esteri di mettere le radici nello Stivale, superbollo diesel e via cantando) almeno fino a tutti gli anni 80 e poi, ma sempre di meno, anche dopo. Aiuti che spiegano successi massicci di vendite che oggi fanno da pietra di paragone ma che suonano falso. Nel senso che non erano necessariamente molto migliori quelle auto rispetto alla concorrenza, anche se in molti casi si trattava di vetture molto buone che bucavano anche fuori dai nostri confini, però si vendevano di più perché la produzione estera era incredibilmente imbavagliata.
Ghini ricorda i primi spot della Renault, che fu la più lesta a intuire la possibilità di usare la tv libera, (Renault 5 è una strega, le promozioni di Jonny Dorelli) e quanto servirono a scalzare proprio il monopolio delle marche italiane. Un utile ripasso, a riprova che per capire il presente e immaginare il futuro è sempre indispensabile non dimenticare il passato.

Quella UP! nata in aereo

settembre 2, 2011  |  Senza categoria  |  190 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi sono scappato in Germania per un primo test della nuova Volkswagen UP! di cui leggerete nel prossimo numero di Quattroruote. Al riguardo non vi posso anticipare nulla (dobbiamo pur vendere e guadagnarci lo stipendio) se non che, con il piccolo 3 cilindri mille da 75 CV, ho letto in autostrada oltre 170 all’ora sul tachimetro che fa sempre una certa impressione tenuto conto del micro-propulsore.
Sono però stato in compagnia dei soliti amici del Gruppo, Luca de Meo, Walter de Silva. Mario Guerrero e Ulrich Hackemberg, membro del board e responsabile dello sviluppo di tutti i prodotti (pratica il numero 2 dopo il grande capo Martin Winterkorn).
Proprio Hackemberg ha svelato, allora, un gustoso retroscena di cui vi vorrei rendere partecipi. L’episodio si riferisce ad inizio 2007, e coinvolge lo stesso Hackemberg, De Silva, Winterkorn e Ferdinand Piech, il presidente del Gruppo tedesco. I quattro viaggiavano insieme sull’aereo privato della Vw e tornavano dal Salone di Detroit. Lì, appena dopo il decollo, Piech se n’è uscito che forse era venuto il momento di pensare a una piccola utilitaria capace di segnare la storia come avevano fatto a loro volta sia la Golf e prima ancora il Maggiolino. Un’auto ben sotto i 4 metri ma con qualità assoluta, capace di essere un prodotto senza tempo. Soprattutto non doveva un’auto grande di piccole dimensioni, ma doveva avere nel carattere la sua grandezza. Chi conosce Piech sa che lui non aggiunge mai fronzoli al suo pensiero: esprime un’esigenza e poi taglia corto. Ma era un pensiero, almeno così poteva sembrare.
Sono quindi passate le molte ore del lungo viaggio e, poco prima di atterrare, Walter de Silva aveva già buttato giù tutta una serie di schizzi di questa mini utilitaria e li ha mostrati ai compagni di viaggio che li hanno guardati con l’attenzione di chi non considera mai nulla un gioco. Poi Winterkorn ha sentenziato: “Allora l’auto è già pronta. Facciamola!”.
Sono cose evidentemente possibili soltanto in quello che già adesso (con le vendite di agosto e grazie al terremoto in Giappone) ha i numeri per essere il primo al mondo anticipando di… appena 7 anni le stesse previsioni dei tedeschi. Ma quello che più diverte (o affascina, fate un po’ voi) è che De Silva sostiene che da quegli schizzi alla versione finale ci sono ben poche differenze!