Archive for ottobre, 2011

Auto di serie che vincono nelle corse. Dov’è l’equivoco?

ottobre 26, 2011  |  Senza categoria  |  109 Commenti  |  Lascia un commento

Mi collego al tema delle Lancia più amate per una riflessione che mi sembra doverosa dopo aver letto tanti commenti (preziosi). Da più parti si è scritto che una vettura era una grande auto perché ha portato a strepitosi successi sportivi (sintesi).
Orbene, al riguardo vorrei dire che fare collegamenti tra la produzione di serie e i risultati in campo agonistico è abbastanza una trappola, anche se di solito si pratica l’attività sportiva proprio per dare risalto a un modello preciso o a un intero marchio.
Mi spiego meglio: fatta eccezione per le categorie dove competono le vetture cosiddette “di serie”, è storicamente dimostrato che per vincere serve soltanto la… volontà di voler vincere e i mezzi economici da mettere in campo per vincere.
Gli esempi anche recenti sono sotto gli occhi di tutti. Nel mondiale Turismo negli ultimi anni hanno dominato prima le Bmw (e nessuno si stupiva) poi le Seat Leon e quindi le Chevrolet Cruze. Si parla sempre di ottime automobili ma ne converrete che le basi di partenza sono estremamente diverse.
Se adesso torniamo all’argomento precedente, sostenere che la Lancia Stratos stradale fosse l’equivalente della Stratos da corsa (vettura stradale contro concorrenza stradale, vettura da corsa contro concorrenza da corsa) è sbagliato. Sulla Stratos da corsa ci furono investimenti adeguati alla voglia di primeggiare e soprattutto intervenne la genialità dell’ing. Mike Parkes, già campione anche in F.1 con la Ferrari, che s’inventò la sospensione Safari”, una soluzione che ribaltò dalla mattina alla sera la competitività dell’auto, prima totalmente inguidabile sulla terra e poi improvvisamente quasi invincibile.
Vogliamo parlare della Fiat 131 Abarth, anch’essa regina dei rally e vettura da corsa capace di dare un feeling di guida insuperabile, a mio modesto avviso una spanna sopra la Stratos seppur con meno potenza? Anche in questo caso fare collegamenti tra l’auto da competizione e l’analogo modello di serie è un azzardo, ma non per la differenza tra le due autovetture, bensì contro le rispettive concorrenze in corsa e su strada.
Il discorso ci porta lontano: la Lancia 037 da corsa era ottima considerando le sue sole ruote motrici in anni che già si affacciavano le 4×4, la vettura stradale beh, insomma, diciamo che il mercato offriva di meglio (la Porsche da corsa le prendeva, quella stradale le suonava, e dico le prime due cose che mi vengono in mente).
da vecchio lupo di mare delle competizioni, insomma, voglio dire che non è mai bene confondere le pere con le mele. Perché dire che le Lancia Delta stradali erano ottime vetture ci sta, dire che erano ottime perché vincevano i rally a raffica è meno corretto. Spero di aver chiarito il concetto.

Quale Lancia è nel vostro cuore?

ottobre 24, 2011  |  Senza categoria  |  184 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni la Lancia è al centro dell’attenzione di molti per l’arrivo del monovolume Voyager e soprattutto per la berlina Thema che a molti sta sugli zebedei per il nome sacrilego. Non dovevano chiamarla così, si lamentano in tanti, perché la Thema è stata un’icona per noi lancisti, il che è abbastanza vero. Allora mi sono chiesto: quali sono state le Lancia più nel cuore degli italiani?
Mi piacerebbe quindi saperlo da voi: conoscere i 3 modelli che più vi legano al marchio. Non i più importanti, quindi, perché se no la leggendaria Lamda, con tutto quello che ha significato per la storia dell’automobile, vincerebbe per forza. Ma quanti di voi apprezzerebbero la Lambda così lontana nel tempo? Quindi restiamo ai modelli più popolari e quindi, giocoforza, più recenti. Forse sarebbe anche giusto escludere la Stratos, non fosse altro perché è stata prodotta in meno (molto meno) di 400 esemplari al solo fine di poterla omologare per le corse, però questa è una mia personale opinione e ognuno è libero di infischiarsene. Resto quindi curioso di leggervi. So già che Astura e Aprilia non appariranno, che Aurelia , Ardea e Appia sono troppo vecchie per la memoria di troppi, che la Flavia Zagato è un trip soltanto per un malato come me e temo che alla fine a vincere saranno soltanto le… Lancia-Fiat (il tardo medioevo della marca) ma tant’è. Via col sondaggio: fuori 3 nomi con le relative motivazioni…

“Detroit goes Diesel” dicono negli Usa…

ottobre 19, 2011  |  Senza categoria  |  143 Commenti  |  Lascia un commento

Che piaccia o no ai puristi, il motore diesel si sta facendo largo anche negli Usa. Lo scrive, con grande richiamo in copertina, anche la prestigiosa rivista americana “Popular Science”: i motori a gasolio sono imposti dalle nuove normative sui consumi e tutti i costruttori li stanno mettendo a listino spingendoli con gran forza. “Detroit goes Diesel” titola la rivista, che ricorda come ai tempi della grande crisi energetica del 73 già ci fu già un tentativo massiccio di imporre agli americani questi motori un po’ puzzolenti. Allora però si trattava di propulsori poco eccitanti, e infatti furono respinti con perdite da un mercato che proprio non ne voleva sapere.
Adesso, però, sono i molto più gradevoli, con tanti cavalli e basse emissioni. E negli States adesso una Volkswagen su cinque è venduta con alimentazione a nafta. La svolta comunque arriva dai costruttori locali, quelli che più yankee non si può: General Motors proporrà (imporra?) sulla Cruze il due litri di origine coreana che è stato probabilmente rivisto in Italia alla GM Powertrain. 165 CV e 16 km di percorrenza in più per gallone rispetto all’attuale motore a benzina della Cruze Eco. Un traguardo che può significare la sopravvivenza stante le regole un po’ capestro imposte dall’amministrazione Obama. Ford, da parte sua non è da meno potendo pescare in casa su motori a gasolio ultra-raffinati e a breve anche Chrysler potrà sfoderare i furbi motori Multijet della Fiat su una parte della gamma.
“Non abbiamo alternative – commentava un importante dirigente della GM interrogato al riguardo – Anche se le vetture con motore diesel costano ben di più delle analoghe versioni a benzina, sono la sola arma che abbiamo per reggere la sfida con i motori ibridi dei giapponesi perché le lunghe percorrenze cui siamo abituati qui da noi pareggiano i vantaggi dei consumi in città”.
A chi ha molte primavere sulle spalle questi discorsi riportano indietro nel tempo. Ricordo benissimo gli anni 70 quando noi non ci capacitavamo che i tedeschi amassero tanto le vetture a nafta pur pagando il gasolio praticamente lo stesso prezzo della benzina. Li consideravamo dei matti e nemmeno l’idea che la manutenzione fosse minore ci convinceva a lasciare il carburante tradizionale pe passare a quello che sprigionava un fastidioso fumo nero. Poi le cose sono cambiate, tanto cambiate. Adesso si vendono anche da noi più auto Diesel che benzina e spesso non capiamo chi ancora fa uso di queste ultime. Molto merito, va detto, è stato del turbo che ha dato ai motori a nafta tanto spunto in più poi il progresso degli stessi propulsori ha fatto il resto.
Succederà anche negli Usa? Oggi gli scettici al riguardo sono ancora in maggioranza, però potrebbero ricredersi in fretta. L’alternativa, altrimenti, sarà il metano che da quelle parti abbonda e che sempre il solito Obama sta spingendo con tutte le sue forze.

Libertà, rete ed etica

ottobre 13, 2011  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

La notizia in assoluto potrebbe non stupire, ma ha un suo peso perché ci dà il polso del cambiamento dei tempi. A Detroit ho partecipato a un incontro con i piloti del team Penske, in particolare con Helio Castroneves che in carriera vanta tre vittorie nella corsa delle corse, la 500 miglia di Indianapolis. Ebbene proprio lui è oggi il primo pilota di tutti tempi multato per un suo commento un po’ sopra le righe postato attraverso Twitter.
È successo che dopo la fine della gara, corsa di recente in Giappone e valida per il campionato IndyCar, Helio, che era passato in settima posizione sotto la bandiera a scacchi, è stato retrocesso al 22. posto per aver compiuto un sorpasso nel corso dell’ultimo giro sotto regime di bandiere gialle.
Furibondo per la penalizzazione, a suo dire esagerata, il pilota sudamericano si è sfogato su Twitter contro il direttore di gara, Brian Bernhart, accusandolo di essere il “clown del circo”. Un cinguettio che non è passato inosservato e puntuale è arrivata la punizione: una multa di 30 mila dollari!
Sottolineare che il pilota ha esagerato è fin troppo ovvio, però il grande fratello che tutto controlla diventa la notizia nella non-notizia. La libertà d’espressione che i social network permettono sono allo stesso tempo controllate da mezzi estremamente efficaci cresciuti di pari passo. E qui sta il grande equivoco subdolamente nascosto dietro l’apparente modernizzazione della rete: la fiducia che soprattutto i giovani ripongono, per esempio, in facebook è tradita dal mezzo stesso. Il sistema infatti decodifica e incasella tutto quanto vi appare: gusti, idee politiche, giro di amicizie, passioni. Informazioni preziose che agenzie dedicate sfruttano in mille modi, non sempre eticamente esemplari. Senza parlare che in caso di richiesta di assunzione non c’è responsabile delle risorse umane che non si faccia un giro nel profilo in rete della persona da assumere. Niente di proibito, sia chiaro, però però.

Chi è dietro alla logistica deve per forza essere un genio

ottobre 8, 2011  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai per i marchi premium il primo mercato è la Cina: lì si vende tanto e si fanno affari. Ma la qualità non può derogare, quindi molti ricambi, motori e parti già finite vengono prodotte vicino a casa e poi spedite negli stabilimenti cinesi via mare e adesso anche via terra usando il treno. E’ partito infatti l’accordo tra la Bmw e le ferrovie tedesche. Da novembre ogni giorno un convoglio capace di contenere quaranta container partirà da Leipzig-Wahren in Germania e raggiungerà lo stabilimento Bmw di Shenyang, dopo un viaggio di circa 11.000 km passando attraverso Polonia, Belarus e Russia, fino a giungere a destinazione in Cina dopo 23 giorni di viaggio, la metà del tempo che occorre usando la nave. Quello di Leipzig-Wahren è un centro logistico sterminato da cui partono ricambi e motori per tutti gli stabilimenti in giro per il mondo, quello che peraltro avviene con tutti gli altri costruttori da altri centri di smistamento. Il treno, per distanze così lunghe, è comunque una novità assoluta e ci permette di capire quanto oggi la logistica dei costruttori di auto che operano su scala mondiale sia complessa e articolata. D’altronde per reggere la sfida globale non si può fare altrimenti, però vista da fuori questa complicazione sgomenta. Me ne sono reso conto un giorno a Wolfsburg durante una mia visita alla Volkswagen: dall’alto di una torre guardavo il via vai dei treni che venivano smistati nella stazione all’interno della fabbrica da dove più di mille vetture al giorno partivano su convogli dirette chissà dove per essere consegnate ai clienti in attesa nelle varie concessionarie. Un brulicare di persone e mezzi davvero molto simile al via vai senza soste delle formiche. Ecco, noi pensiamo sempre ai progettisti delle vetture e poi agli operai alle catene di montaggio, ma di quello che avviene subito dopo non si parla mai. Credo che questa fase sia forse la più complessa, affascinante e del tutto fuori dai riflettori, e ai miei occhi gli uomini che organizzano tutto paiono dei veri fenomeni.

PS. Per qualche giorno sarò all’estero per lavoro e soltanto di notte (di mattina per voi) potrò controllare il blog che altri faranno funzionare. Se non risponderò con sollecitudine a qualche richiesta mi scuso allora in anticipo. D’altronde visiterò stabilimenti e reparti dentro i quali non mi permetteranno di avere con me nessun supporto (fotocamera, telefonino o tablet). Scatenatevi, quindi, visto che il gatto dorme…

Autovelox e frenate improvvise

ottobre 3, 2011  |  Senza categoria  |  120 Commenti  |  Lascia un commento

La notizia forse l’avrete letta o comunque sentita alla radio, in ogni caso ve la sintetizzo come da agenzia stampa: “E’ successo per una frenata improvvisa prima dell’autovelox. Due moto, nello stesso senso di marcia, si sono scontrate così nel primo pomeriggio sulla provinciale 38 all’altezza dell’incrocio «del pioppeto» a Noale, nel Veneziano. Con i rispettivi conducenti che sono stati sbalzati dalla sella e finiti contro un platano perdendo la vita praticamente sul colpo. Le vittime sono Devis Lodoli e Vanni Masiero, un 36enne e un 46enne di Zelarino e di Spinea, che stavano andando a fare una scampagnata assieme ad altri amici. Ad assistere alla scena una terza moto che invece ha fatto a tempo a frenare”.
Un dramma che ha radici nel nostro vivere quotidiano, e chi percorre molti chilometri in auto o in moto se n’è sicuramente accorto: in prossimità di autovelox, ma anche soltanto di cartelli che avvisano di qualche controllo più avanti, molti conducenti frenano senza motivo. Quelli che vanno oltre i limiti (e qui, a suo modo, ha un senso: non dovrebbero andarci, ma se lo fanno si riportano nelle regole) ma anche tanti che stanno procedendo a norma ma che si si spaventano e inchiodano, diciamo così, a prescindere.
La paura di multe salate, spesso di trappole improvvise messe in atto per rimpinguare le casse di amministrazioni comunali in bolletta, terrorizza anche i più ligi, quelli con la coscienza pulita ma che temono un errore veniale che però può costare a un precario il guadagno di una settimana oppure a un operaio padre di famiglia il cappottino per il figlio maggiore. Così, nel dubbio, tanti frenano all’improvviso, in alcuni casi in maniera addirittura esagerata, violenta, inutile. E questo capita anche in autostrada quando si passa sotto i cartelli del tutor: gente che viaggia abbondantemente sotto i 130 che non si fa mancare una sana pestata di freno 50 metri prima del segnale. Manovre pericolose che quasi sempre si risolvono con spaventi di chi è dietro e nulla più, ma che in casi più rari si risolvono con tamponamenti o peggio ancora con conseguenze disgraziate.
Come rimediare non lo so proprio, e non riesco a incolpare quelli che pur viaggiando come si deve si impauriscono. Sono comportamenti riflessi, dettati dalla paura di buttare via soldi in tempi di crisi nera e di tasche vuote, però sono anche molto pericolosi e possibilmente da evitare. Perché per strada c’è sempre chi ci precede ma c’è anche chi ci segue e che, se rispetta i limiti, avrebbe il diritto di non vedersi mezzi davanti che inchiodano all’improvviso.