Archive for dicembre, 2011

Momenti neri e auguri sinceri

dicembre 22, 2011  |  Senza categoria  |  91 Commenti  |  Lascia un commento

Auguroni. Che le feste portino gioia e che il 2012 sia diverso da come minaccia. Sarebbe stato bello per tutti chiudere la stagione in maniera diversa, con il nostro mondo meno vessato, con l’auto vista come un piacere e non come un catalizzatore di problemi. Purtroppo non è così e il titolo dei giorni scorso del quotidiano economico francese “Les echos” è quanto di più preoccupante il mondo dei motori potesse attendersi: L’Europa sulla via di un quinto anno di perdite.

Già, nessuno se l’immaginava a fine 2007 che sarebbe arrivata una crisi così forte e soprattutto così lunga, capace di fiaccare un’industria che si è scoperta debolissima. La difficile situazione della Fiat nel Vecchio Continente è sotto li occhi di tutti, quelle di Renault e Peugeot-Citroen le sentiamo di meno ma Oltralpe si agitano più che da noi perché i loro crolli sono ancora più vistosi, e poi la collana di disavventure che ha afflitto la Toyota, il terremoto in Giappone, l’agonia della Saab…

Gode, al dunque, solo la Vw, l’unico Gruppo di grandi volumi che vanta un vistoso segno più anche in Europa; per gli altri è notte fonda e se Fiat oggi può avere (fa impressione dirlo, ma è così) la stampella Chrysler, se Renault ha quella rappresentata da Nissan, se Opel ha alle spalle la GM, se Ford ha la grande Ford a respiro mondiale, chi  trema è il Gruppo PSA, ancora troppo europacentrico e senza partner che girano a mille.

Tempi grami insomma per chi le auto le produce, tempi ancor più grami per chi sul territorio le deve vendere (oltre il 30% dei concessionari italiani sono a rischio chiusura e, probabilmente, chiuderanno), e tempi impossibili per noi che le auto non soltanto le amiamo, ma dobbiamo usarle anche se non le amiamo più.

No, davvero non è il fine anno che mi sarei augurato, però così è.

Auguri comunque, i migliori. E grazie per la vostra assidua presenza, per le vostre discussioni, per le vostre ragioni e per come sapete arricchire questo blog. E già che ci siate, fatemi sapere come vi sembra il Quattroruote più ricco che vi andiamo a proporre con il numero che arriva adesso nelle edicole.

Mannucci, il maestro se n’è andato

dicembre 19, 2011  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Tutto è finito sabato 17, un numero mai amato dagli sportivi italiani che un po’ superstiziosi lo sono sempre. In un letto d’ospedale il grande Mario Mannucci, indimenticabile copilota di rally, ha salutato la compagnia. Aveva 79 anni, ma per noi che lo conoscevamo bene, sembrava sempre quello dei tempi delle corse, quando era il più bravo e non se la tirava da più bravo. Ovviamente la sua lunga carriera è stata legata a doppio filo con il suo pilota più vincente, Sandro Munari, ma è stato superlativo anche con tanti altri, una lista troppo lunga ed anche inutile da ricordare qui.
Non lo vedevo da anni e la notizia mi ha particolarmente intristito. Capita spesso quando ci si accorge che il lavoro ti porta via troppo tempo e ti scordi di quello che c’è intorno, del tuo passato, dei vecchi compagni di vita e di storie che non torneranno.
Mario aveva un humour sottile ed era molto discreto, eppure ai tempi dell’accoppiata col Drago era lui il ciarliero, quello che nell’abitacolo oltre a dettare le note dava un senso alla bocca. Del mutismo del suo pilota, il magico Munari che trasformava le curve in rettilinei, se n’era sempre lamentato in tono bonario. Ricordava delle tante volte che provava, durante i lunghi trasferimenti da una prova speciale all’altra, a intavolare un discussione. “Sandro, è stata una bella estate: i tuoi frutteti a Cavarzere dovrebbero essere particolarmente ricchi…”. E l’altro, di rimando: “Già”. Fine del discorso.
Ma restava proverbiale la, chiamiamola così, chiacchierata in vista del palco d’arrivo a Montecarlo nel 1972, quando i due con la Lancia Fulvia colsero la grande vittoria che diede il là allo sviluppo della disciplina rallistica in Italia. Fu un’impresa di portata epocale e ad attenderli c’era il mondo in un misto tra l’incredulo e l’ammirato. “Sai, Drago, credo proprio che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo compiuto un capolavoro…..”. E lui: “sì”.
Quando lo raccontava, Mario si rotolava dalle risate, e noi con lui.
È stato un campione esemplare e un uomo ammirevole, ma la sua dipartita è passata troppo sotto silenzio. Sui quotidiani nazionali nemmeno una riga, solo qualche accenno su forum specializzati. Troppo poco, anche se morire avanti con l’età si porta sempre dietro rischi ben noti: i giovani non sanno, e quelli che sanno sono già fuori del giro.

Autostrade, limiti e colonne

dicembre 13, 2011  |  Senza categoria  |  166 Commenti  |  Lascia un commento

Nel fine settimana dell’Immacolata ne ho approfittato per una scappata in Alsazia e nella Foresta Nera, un giro a poche ore d’auto da Milano. Chissenefrega, direte voi, ma l’occasione mi è propizia per riportarvi un paio di sensazioni opposte che hanno accompagnato la guida.

Ora, al di là del fastidio di leggere sulle pompe di benzina francesi il diesel in vendita a 1,385 Euro il litro (proprio dove costava sempre di più), mi sono accorto di quanto ero più teso al volante nel tratto svizzero rispetto a quanto è accaduto in Germania.

Dunque, tra Chiasso e Basilea è stata una vera sofferenza: il continuo susseguirsi dei limiti di velocità, che cambiano di continuo tra 120, 100 e 80 all’ora, e l’esemplare rispetto di tutti, italiani compresi, ha fatto sì che si viaggiasse sempre dentro a un serpentone estremamente insidioso. Tutti alla stessa andatura, tutti fianco a fianco, tutti a rischio tamponamento o colpi di sonno.

Poi, ecco, le autostrade tedesche: che meraviglia! Non avevo fretta, né tempi da rispettare: ero in vacanza, quindi libero di godermi il paesaggio e guidare al passo dei limiti italiani (130, massimo 140 di contachilometri). Costantemente sulla destra, venivo regolarmente superato da quasi tutti, piccole utilitarie comprese, ma le differenti velocità tra chi sfrecciava a 200 e chi andava poco più di me, hanno cancellato immediatamente lo stress. L’ampio spazio davanti, e il non-ritmo di chi mi sorpassava, rendevano il viaggio estremamente rilassante. Raggiungere Strasburgo è stato un piacere; che differenza il confronto con il prima.

Morale?  I limiti di velocità sono una esigenza molto comprensibile e probabilmente un qualche cosa di irrinunciabile (anche se in Germania non ci sono più incidenti che da noi, in Francia o in Spagna, e pur a dispetto di condizioni climatiche spesso più severe) però è altrettanto vero che un traffico intenso che procede a velocità costante condensa in sé rischi elevati. Ne segue un’ovvietà, che è importante stare concentrati: la sonnolenza, la distrazione, il viaggiare come pecoroni incolonnati, sono trappole subdole.  Ricordarlo una volta di più può evitare guai seri. E lo ripasso a voi per ripassarlo anche a me stesso.

Maledette accise che… proteggono i petrolieri

dicembre 7, 2011  |  Senza categoria  |  123 Commenti  |  Lascia un commento

Lo so, lo so. In questo momento in cui il dramma delle pensioni e la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa tengono banco, indignarsi per la batosta sulla benzina, la quinta volta che succede in nemmeno 6 mesi, può essere male interpretato.

Però è un dato di fatto che tra accise aggiunte una sopra alla’altra (per lo spettacolo, per i migranti, per il cinema, per le alluvioni, per fare cassa) il limite della decenza è stato superato da un pezzo. Tra accise, e iva sulle accise, siamo a più di 700 delle vecchie lire, una violenza inaudita che si aggiunge agli altri balzelli che tutti ben conoscete (Ipt, superbollo e via cantando).

E’ bene allora chiarirsi le idee: chi in auto ci va poco, o non ne ha bisogno (beato lui…) può fare spallucce ad ogni aumento. Ma c’è tanta gente, soprattutto tanta povera gente, che all’auto non può rinunciare. Perché abita lontano dai centri abitati, perché lavora lontano dai centri abitati, perché non può usufruire dei mezzi pubblici, perché trasporta roba ingombrante, perché l’auto è loro indispensabile. Gente che oggi è in cassa integrazione ma deve portare i figli a scuola, gente che è in pensione, magari con una pensione risibile, ma deve spostarsi per delle cure, gente che con l’auto ci lavora. Magari persone che concentrano su di loro una prima casa modesta, una pensione bassa (che non verrà indicizzata) e un aumento del litro di benzina. Gente che si caricherà, perché non può scappare, anche della crescita dell’Irpef locale.

Ecco, le mazzate saranno sicuramente indispensabili, ma le motivazioni debbono essere meno qualunquiste. Dire che  con il superbollo si sono punite le auto di lusso è pura demagogia perché non è così. Lo era semmai, ma solo in parte nei progetti iniziali, quando si pagava per i primi 3 anni di vita, non oggi che si va a uccidere il mercato dell’usato già compromesso dalla Ipt provinciale. Sostenere che chi non può spendere lasci l’auto a casa è parimenti falso. Primo perché al contrario si spera che la gente usi la macchina per fare cassa, poi perché si va a massacrare chi non può fare altrimenti, mentre il ricco se ne farà un baffo o il comodo cittadino di un grande centro potrà approfittare di brevi distanze o dei mezzi pubblici (se ci saranno e se saranno efficienti, ma questa è un’altra storia).

Quello che è poi più grave e che, nascosti dietro i vergognosi aumenti delle accise, i petrolieri agiscono oggi indisturbati con prezzi di comodo e che sfuggono all’attenzione. La super costa troppo durante i ponti? Il diesel sale senza senso e indiscriminatamente? Colpa delle accise esagerate e vili: loro invece non li monitora più nessuno, ma non è che la loro proverbiale ingordigia scemi. Anzi. Così noi automobilisti siamo becchi e bastonati. E davvero non ne possiamo più.

Greenpeace contro Volkswagen. E gli altri?

dicembre 4, 2011  |  Senza categoria  |  141 Commenti  |  Lascia un commento

Greenpeace se la sta prendendo una volta di più con la Volkswagen. Sabato 3 dicembre un gruppo di militanti dell’associazione ambientalista, travestito da truppe d’assalto di “guerre stellari”, ha organizzato un picchetto del “disonore” a Bruxelles, di fronte all’edificio che ospitava un meeting di Acea, l’associazione europea di produttori di auto, per prendersela con il Gruppo tedesco che sta dominando la scena mondiale.
Perché, allora, quelli di Greenpeace si sono accaniti soltanto con la Vw e non con tutti i costruttori che erano lì rappresentati? Perché, a loro dire, la Vw è la più tenace nel voler bloccare le leggi sulla riduzione delle emissioni inquinanti

Non è la prima volta che gli ambientalisti si concentrano sulla casa di Wolfsburg: accusata di fare lobby contro tutte le restrizioni, e di non adeguare come si dovrebbe la sua gamma. Un’accusa che onestamente stride abbastanza con i piani presentati e in gran parte già attuati dai tedeschi che già adesso hanno motori molto puliti rispetto alla media e si sono impegnati nel giro di due anni ad avere in listino 21 modelli con emissioni di CO2 al di sotto o attorno ai 100 grammi. In più motorizzazioni ibride sono già presenti nell’alto di gamma, mentre è attesa a breve anche la versione elettrica della piccola up! di fresca presentazione.

Probabilmente quelli di Greenpeace hanno scelto Vw per la posizione dominante che ha oggi sul panorama europeo, consci che prendersela con i più grossi dà un ritorno mediatico molto più alto. Ma se i tedeschi vengono additati a simbolo, va detto che non sono di sicuro i peggiori della lista.

Ma vorrei anche aggiungere che intestardirsi con i costruttori di automobili per i problemi ambientali che caratterizzano la nostra vita quotidiana è sempre facile e spesso anche molto comodo. I progressi in materia sono stati continui, costosissimi e pure molto efficaci. Purtroppo non si è fatto altrettanto in altri settori (fabbriche, sistemi di riscaldamento, refrigeratori, centrali elettriche e così via) troppo imbarazzanti da tirare in ballo, così il dagli all’auto è lo sport di moda. Sarebbe invece giusto pretendere sempre di più da chi le auto le fabbrica e poi da chi le auto le usa, ma pretendere altrettanto anche da tutti gli altri “inquinatori”. Succede? Mah.