Archive for gennaio, 2012

Il Premio Mazzocchi a John Barnard

gennaio 31, 2012  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Anche quest’anno, nell’ambito del Quattroruote day, nostro tradizionale appuntamento d’inizio anno, è stato assegnato il premio intitolato al nostro fondatore, Gianni Mazzocchi. Vi invito allora a seguire il filmato che segue e che è stato proiettato in sala ai presenti prima della consegna al vincitore del Trofeo Mazzocchi, un oggetto di design, creato come sempre in esemplare unico e formato da 56 fogli di alluminio (sono 56 gli anni di Quattroruote…), tutti sfridi identici, ricavati da buchi aperti sulle carrozzerie di vetture Ferrari 458.

 

http://tv.quattroruote.it/eventi-saloni/video/quattroruote-day-john-barnard/

 

Grande, grandissimo, John Barnard, stupefacente visionario capace  di guardare molto lontano, là dove nessun altro era in grado di osare.

Trent’anni fa, la sua intuizione riguardo il possibile uso del carbonio fu un vero shock per il mondo delle corse: tutti temevano il peggio, molti team di F.1 all’epoca nemmeno volevano scendere in pista perché sostenevano che con il carbonio le auto avrebbero preso fuoco. Pregiudizi che nel volgere di un anno vennero messi da parte diventando quella la strada obbligata per avere auto sicure e vincenti. Oggi, tre decenni dopo, abbiamo auto che girano sulle nostre strade e usano con successo la fibra di carbonio, e si può scommettere che in fretta saranno sempre di più.

Ma Barnard fu ancora capace di immaginare l’impossibile quando si fissò sul cambio semiautomatico elettroattuato. Per portare avanti la sua idea contro tutto e contro tutti progettò per la Ferrari una monoposto su cui il cambio tradizionale non poteva essere montato perché lui sapeva che dopo i primi, inevitabili, ritiri a Maranello sarebbero tornati indietro. Aveva avuto ragione una volta di più, e seppe resistere anche alle tante critiche che soprattutto in Italia gli piovvero addosso. Adesso, che anche utilitarie di città sfoggiano le loro levette sotto la corona del volante, viene da sorridere, ma fu veramente una svolta epocale ottenuta da un uomo che ha letteralmente inventato soluzioni all’apparenza impossibili.

Ho rincontrato Barnard dopo tanti anni e i suoi occhi glaciali mi hanno colpito con la stessa forza di un tempo. L’età l’ha ingentilito nei modi ma il carattere è rimasto sicuramente lo stesso. Più duro del carbonio, più intelligente del complicatissimo cambio  elettroattuato. Godeva di gusto mentre riceveva il suo meritatissimo trofeo e tutta la sala lo copriva di applausi.  E non mostrava nemmeno troppo fastidio per la tardiva beatificazione; sorte che tocca per forza a tutti i geni. Credo che il mondo dell’auto gli dovrebbe  erigere un monumento, ma questo è nulla al confronto con l’ammirazione che si deve portare a quei pochi di noi che hanno una capacità d’immaginazione che va oltre ogni umana inventiva.  E sorrido amaramente se ripenso a quel 1989 quando i suoi detrattori lo chiamavano “Mister Lampadina” per deriderlo, in quanto i suoi studi non erano approdati a una laurea in ingegneria meccanica ma si era fermato al livello di perito elettrotecnico.

La stampa italiana non è mai stata generosa verso chi preferisce osare ed esplorare anziché fossilizzarsi su conoscenze certe, ma lui era (ed è ancora) un inglese di quelli decisamente cocciuti. Considerava il nostro scetticismo il termometro di una arretratezza tecnologica, e non era certo un bel giudizio nei nostri confronti. Peccato, soltanto, che avesse ragione.

Car sharing fai da te

gennaio 25, 2012  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Di tanto in tanto si torna a parlare del car sharing, un’idea di per sé molto intelligente che però fatica a sfondare. Come molti sanno, si tratta di un servizio di noleggio già attivo in 13 città italiane che permette a chi non possiede un’auto di utilizzarne una per brevi spostamenti, di norma nell’ambito della stessa città sfruttando sia la possibilità di circolare anche durante i divieti al traffico che di parcheggiarla dentro le linee blu senza pagare alcun che di aggiuntivo. Ci si abbona al servizio una volta all’anno, si riceve una tessera magnetica, del costo di 100-120 Euro, e con quest’a si può prelevare in aree riservate una vettura pagando soltanto costo chilometrico che ruota sui trenta-cinquanta centesimi a chilometro a seconda del tipo di auto prenotata.  Il servizio è gestito non solo dalle aziende di trasporto pubblico, come per esempio a Milano dall’Atm e a Roma dall’Atac, ma anche da imprese private.

Insomma, una buona idea per chi dell’auto non ne ha un bisogno quotidiano, (è stato calcolato che può convenire fino a una percorrenza massima di 8 mila km all’anno) con il benemerito fine di svuotare i grandi centri di un parco auto inutile. ma pure un’iniziativa  che non sta incontrando i favori della gente anche se  negli ultimi tempi pare che qualche cosa si sta muovendo. Copmunque un  triste flop se ci si confronta con altri paesi europei dove, invece, le cose paiono funzionare molto meglio. In Germania, in particolare, pare che gli stessi proprietari di vetture poco sfruttate le stiano mettendo a disposizione di chi ne ha bisogno. Pubblicizzano la loro offerta su internet e le… noleggiano a chi vuole servirsene.

Non ho conferme a tutto questo, in compenso ho molte perplessità. M’immagino l’italiano medio, che vive la sua automobile come un bene prezioso, quindi meritevole di cure meticolose e a volte di un affetto morboso, che poi la cede a uno sconosciuto che la usa come si fa con le cose non di proprietà. E che magari la riconsegna in condizioni ben differenti da come l’ha presa. Ovviamente non mi riferisco a anni evidenti di carrozzeria e di tappezzeria (perché saranno sicuramente previste penali), ma anche solo ad odori, figli di roba che si è trasportata a bordo, per non parlare di  passeggeri che magari hanno appoggiato i loro piedi sul cruscotto per non arrivare a un uso maldestro del cambio o della frizione.

Non so come la pensiate voi, ma fatico molto ad immaginare una cosa simile in Italia.

Dal Super Bowl a telezero. Quanto conta la pubblicità per vendere?

gennaio 20, 2012  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Il prossimo 5 febbraio, a Indianapolis, si giocherà il Super Bowl, la gara finale del campionato di football americano, l’evento più visto al mondo, quello per il quale si fermano anche tutte le azioni di guerra per permettere ai soldati USA di non perderselo.

E, evento nell’evento, si è già chiusa la corsa agli spot commerciali il cui costo stellare (3,5 milioni di dollari ogni 30”) è giudicato puntualmente una grandissima opportunità per chi riesce ad entrare nel club degli inserzionisti.

Ovviamente ci sono tutti marchi prestigiosi, da Mars a Pepsi, da Danone ad H&M (che lancerà la nuova linea underwear firmata da David Beckham), ma pare che al solito la presenza del mondo automotive sarà all’altezza della sfida, con grande gioia della NBC che trasmetterà in esclusiva mondiale il match.

Chi sa, giura che quest’anno l’Audi farà di tutto per stupire dopo che un anno fa lo spot, “Imported from Detroit”, con Eminem, ha sbaragliato il campo vincendo tutti i premi dell’universo riservati al mondo pubblicitario. Per Chrysler quel video, che potete rivedere qui,

http://www.youtube.com/watch?v=SKL254Y_jtc

segnò un colpo fenomenale cui tanti analisti attribuiscono molto merito per la straordinaria annata del Gruppo americano passato in mano alla Fiat (+26% di vendite rispetto all’anno prima).

Ma non ci sarà soltanto l’Audi in lizza, e ovviamente la Chrysler – che aveva peraltro molti dubbi a ritornare dopo il colpaccio irripetibile di un anno fa – ma anche Lexus e Acura, tra i marchi di lusso,  e poi Bridgestone, General Motors, Honda, Hyundai, Kia, Toyota e Volkswagen.

Insomma una vera armata che getterà nell’arena più di 50 milioni di Euro durante le pause di una sola partita.

Troppi denari? Gli economisti hanno individuato nel crollo della Kodak, ormai avviata al Chapter 11, la soglia della bancarotta, l’errore strategico che fu compiuto alla vigilia delle Olimpiadi di Atlanta quando il colosso amaricano, spaventato per l’eccessivo investimento, lasciò campo libero alla Fujitsu che poi le ha rubato tutto il mercato a stelle e strisce portandola alla morte.

E qui siamo al solito dilemma: investire in pubblicità o risparmiare? Ricordo molti interventi in passato proprio in questo blog che biasimavano le spese pubblicitarie sostenendo che era meglio calare i prezzi di vendita. Ricordo anche di aver posto a suo tempo la domanda ad un guru del settore che, con la logica dei freddi numeri, mi dimostrò che, per quanto esagerate paiano, certe cifre riconvertite sui prodotti al dettaglio si rivelano come risparmi minimi, impalpabili addirittura, per i consumatori.

Secondo voi, allora, conta di più il prodotto in sé, oppure come viene imposto sul mercato?

Blocco dei camion: il Paese rischia il ko

gennaio 17, 2012  |  Senza categoria  |  94 Commenti  |  Lascia un commento

La prossima settimana il numero nuovo di Quattroruote potrebbe arrivare in edicola con tre giorni di ritardo. Non saremo soli in questo, e per molti settimanali potrebbe anche succedere  di non uscire proprio, così come per molti quotidiani raggiungere a fatica pochi distributori locali, anche se di solito proprio i quotidiani viaggiano su vetture veloci e non su camion.

Perché potrebbe succedere? Sta prendendo forma uno sciopero nazionale degli autotrasportatori con inizio il 23 gennaio e della durata di una settimana. Se non si trova una soluzione prima, sarà un problema per la fornitura di molte derrate alimentari e persino per  la consegna dei carburanti, con la benzina che improvvisamente scarseggerà.

Un assaggio di quello che potrebbe capitare, in Sicilia lo hanno scoperto già dal 16 gennaio quando la protesta di autotrasportatori e agricoltori ha bloccato la circolazione dei mezzi pesanti. Presìdi in tutte le province dell’isola; impedito l’ingresso di camion e Tir ai porti di Palermo, Catania, Termini Imerese, Messina, Milazzo e Pozzallo; blocchi all’altezza di numerosi svincoli delle autostrade  Messina-Catania,  Palermo-Messina e sulla Siracusa-Catania; presìdi anche fuori dalle raffinerie di Priolo e di Gela.

In Italia, per mille motivi, si viaggia soprattutto su gomma: succede un po’ per colpa di chi ci ha governato e molto perché la conformazione del Paese non aiuta. Abbiamo corsi d’acqua con poca portata e tante montagne che non facilitano la costruzione di ferrovie senza interventi molto violenti contro la natura dei luoghi. Magari 50 anni fa si poteva fare di più, ma oggi ogni galleria e ogni viadotto nuovo troverebbe ostacoli di ogni genere, e sulla rete di binari esistente si può fare qualcosa di più, ma senza troppe illusioni in termini di tempi di percorrenza, vero tallone d’Achille di una società dove il tempo è denaro.

Ci sarebbero sì i mari, idea bella sulla carta, ma capace di mandare al tappeto ogni città con un grosso porto di partenza e di arrivo. I tanti camion che circolano si dovrebbero, infatti,  raccogliere su banchine adeguate, ma dove trovare questo spazio adesso che attorno ai moli ci soltanto abitazioni? E poi, come convogliare tutti questi mezzi fino al porto se strade larghe e scorrevoli come servono non si possono più costruire senza distruggere le costruzioni già edificate?

Il tema scotta e manda in fibrillazione tutto il sistema-Italia. I camion ormai sono padroni delle strade, senza i camion le merci non girano, i proprietari dei camion non ce la fanno più perché ai tanti problemi, che da anni mortificano la categoria, si aggiunto da qualche tempo un caro-gasolio che ha toccato vette stellari.

Da qui la minaccia della serrata, dello stop ad oltranza: adesso l’esasperazione è alle stelle, e forse dovremo prepararci al peggio perché un’Italia ferma è un’Italia che mostrerà immediatamente tutti i suoi limiti che sono poi quelli di un Paese la cui motorizzazione da troppo tempo sta tirando la cinghia. Tasse, tasse e solo tasse non sono mai una soluzione, bensì tentativi disperati di spostare su altri i problemi che non si riescono a risolvere strutturalmente.

Ma sì, diamo sempre la colpa ai SUV…

gennaio 12, 2012  |  Senza categoria  |  256 Commenti  |  Lascia un commento

Due tragedie in due giorni di seguito. Due bambini che hanno perso la vita per colpe varie (disattenzione, imprudenza, fretta…) e un problema che si ripropone a gran voce.

Prima una madre che si trascina dietro un piccolo travolgendolo con il camper (forse era rimasto agganciato con la tracolla dello zainetto alla porta), poi una madre che nel parcheggio di un asilo si fa scappare il bambino che scende di corsa dall’auto mentre sopraggiunge un veicolo che  lo travolge.

Drammi probabilmente evitabili con maggiore accortezza, ma che si aggiungono a una lista nera che nel 2011 ha contato 65 vittime in età giovanissima, nel 70% dei casi morti a bordo del veicolo e quindi  quasi sempre perché non sistemati a dovere, allacciati con cura in seggiolini adatti oppure con le cinture di sicurezza addosso.

Su una piaga di questo genere bisogna misurare le parole, però trovo del tutto fuori luogo come molti quotidiani hanno titolato l’ultima disgrazia: “bimbo travolto da un SUV”.

Mi arrabbio, sì. Perché i SUV non uccidono per definizione, ma sono guidati da un essere umano. Spostare il tema sul mezzo e non sul modo è stravolgere la realtà delle cose e anche offrire delle scusanti ai colpevoli. Infatti, sulla scena del disastro si presentano solo la vittima e l’arma. Eppure bisognerebbe chiedersi almeno altre due cose: perché il bambino era lì  e perché il SUV si stava muovendo.

Cominciamo dal SUV.  Se il mezzo viaggiava a velocità non consentita, la colpa è del guidatore, non del veicolo. Se c’è stata incuria, imprudenza o un errore di guida, la colpa è del guidatore e non dell’auto in sé. Infatti, il piccolo poteva fare la stessa tragica fine se al posto del SUV ci fosse stata una Monovolume o una Gran Turismo oppure ancora una utilitaria. Una tonnellata di ferro in movimento basta e avanza per spezzare una giovane vita.

Arriviamo poi alla madre. Il piccolo è sceso di corsa dall’auto mentre la mamma si stava occupando dell’altra figlia ancora più piccola. Ma un fanciullino non deve scendere da solo da un’auto e poi attraversare uno spazio dove transitano altri veicoli. Le portiere hanno l’apposita chiusura di sicurezza affinché gli occupanti non le possano aprire da sole, quindi bisogna che qualcuno si preoccupi di quello che fanno e li accompagni fino a un approdo sicuro. Lasciarli liberi gridando loro di fare attenzione non basta. Proprio no.

Così quando il peggio succede, gli avvenimenti s’incasellano alla voce disgrazie. Anche nel caso del piccolo rimasto (forse) appeso al camper e poi travolto verrà ricordato come una disgrazia, ma vivaddio anche quella mamma che ha scaricato il piccolo dal camper, prima di rimettersi in movimento non poteva controllare dov’era suo figlio? Scommettiamo che se invece di un camper avesse guidato un SUV il titolo sarebbe stato puntuale: “bimbo ucciso da un SUV”.

Troppo comodo,  troppo facile e troppo semplicistico.

Mercato auto e società. Un paese dietro ai numeri

gennaio 10, 2012  |  Senza categoria  |  101 Commenti  |  Lascia un commento

Beati quelli che stanno al centro del nostro Paese. A giudicare i numeri del mercato dell’auto pare proprio che la crisi nel 2011 abbia colpito meno duro a Roma e dintorni. Effetto della capitale? Non è dato a sapersi, ma l’asfittico mercato conta perdite meno sensibili proprio da quelle parti, con un 6,4% in meno rispetto al 2010. In questa classifica dell’Italia divisa per zone è dunque quella centrale ad aver sofferto meno, facendo meglio dell’area nord-occidentale che ha avuto una performance negativa pari all’8,3%. Un po’ peggio, quindi, è andato al mitizzato nord-est dove evidentemente il denaro ha smesso i correre con la spinta di un tempo (-9,9%) ma è meglio stendere un velo pietoso per l’area insulare (-22,2%) e per il nostro meridione dove addirittura si è toccato il picco negativo di -25,3%.

Dunque l’Italia è una, ma le economie sono molto differenti ed una volta di più si ripropone il tema: può questo paese continuare a viaggiare a due velocità? Io, ovviamente, non sono un tecnico e non ho soluzioni. Però i dati parlano chiaro, e non soltanto quelli relativi alle automobili. Come fare è problema di chi ci governa, ma mi verrebbe da dire che non è con soldi a pioggia che si può arrivare a una soluzione, anche perché la storia passata è lì a insegnarlo. Se mi dovessi limitare alle lettere che arrivano in redazione il quadro è foschissimo: i lettori si lamentano per le assicurazioni che hanno tariffe impossibili, per una viabilità  scadente, con una sicurezza deprecabile (con cartelloni che crollano a causa di una qualità dei lavori indegna per un paese civile), per costi dei carburanti di per sé già alti ma che lì diventano altissimi. Vorrei che nei commenti si evitassero i luoghi comuni, però una volta di più quello che gira attorno alle nostre amate automobili è specchio della società in cui viviamo e con cui conviviamo.

Ciclisti in strada e piste ciclabili deserte

gennaio 3, 2012  |  Senza categoria  |  183 Commenti  |  Lascia un commento

Mi ha scritto un amico di Quattroruote, Carlo Andreatta, suggerendomi un argomento su cui farvi azzuffare. Il tema mi è parso stimolante e quindi vi giro, testuali, le sue parole: “Buongiorno Direttore, mi permetta di consigliarle un argomento per il prossimo Blog che scatenerà sicuramente il finimondo. Abito sulla riviera occidentale del lago di Garda che è attraversata dalla SS45Bis, una strada bellissima, sinuosa, panoramica , romantica e pure ben curata, ma i problemi che la affliggono sono essenzialmente due: il primo sono le code estive che si formano nel week end e per le quali non esiste un rimedio immediato, e con le quali i cittadini hanno imparato a convivere consci che il traffico è la conseguenza del turismo che porta il pane a tutti. La seconda sono i nuvoloni di ciclisti che viaggiano affiancati anche tre alla volta e che ti ritrovi all’improvviso nel mezzo di una curva intenti a chiacchierare allegramente. A volte sono pure le società sportive a portare in allenamento i propri tesserati, con tanto di ammiraglia a bloccare il traffico viaggiando a 25 Km/h sull’unica strada percorribile. Questo problema esiste da anni e le autorità lo tollerano, ma il bello è che le autorità hanno investito milioni di Euro in piste ciclabili che restano deserte, con il gregge di ciclisti che continua a pedalare in mezzo alla strada con a fianco la pista ciclabile vuota…”.