Archive for febbraio, 2012

Ginevra: tanti lustrini e tanti magoni

febbraio 29, 2012  |  Senza categoria  |  148 Commenti  |  Lascia un commento

Arriva il Salone di Ginevra, ma mi chiedo con che spirito? Tutte le case, chi più chi meno, presenteranno  i loro nuovi gioielli (persino la Fiat mostrerà la 500L, un’auto destinata a fare numeri non banali) ma mi vengono i brividi se penso al panorama che c’è in Europa. Nel 2007, nel Vecchio Continente, si sono vendute 16 milioni di auto, quest’anno se ne prevedono appena 12 milioni e mezzo. Roba da svenimento per chi dovrà fare i conti. I problemi italiani li conosciamo bene, con una produzione che si va sempre più riducendo, ma fuori non va certamente meglio. L’elenco dei costruttori in forte perdita è lunghissimo: hanno chiuso i bilanci in profondo rosso Peugeot, Citroen, Renault, Opel e persino Ford-Europa sta tossendo mica male. In quanto a Volkswagen si sa poco, nel senso che nel complesso i numeri sono entusiasmanti, ma i conti europei non li conosce nessuno perché la casa tedesca non li disaggrega. D’altronde Vw vende in Europa soltanto un terzo delle sue vetture ed è ben chiaro dov’è che si stanno facendo i soldi.

M’immagino già al salone tante facce sorridenti e uno sfavillio di nuovi modelli come poche altre volte si era visto, ma temo anche che le auto di nuove di quest’anno siano state pensate e messe in cantiere anni fa, quando tutti, ma proprio tutti, pensavano che con il 2012 la crisi mondiale sarebbe finita da tempo. Cinque anni di fila di depressione non si ricordano dalla rivoluzione industriale in avanti, roba che anche il sempre ricordato e maledetto 1929 ha i contorni dell’aspirina rispetto ai veleni di oggi.

Non so, vado al Salone a lucidarmi gli occhi, ma prevedo dietro le quinte una cantilena di singhiozzi da fare paura. Oggi in Europa si vende sempre meno e quattro mercati fondamentali (Italia, Spagna, Francia e Gran Bretagna) non danno più segni di vitalità. Da tempo l’industria britannica dell’auto è finita, quella francese è sull’orlo di una crisi di nevi e ci dobbiamo aspettare il peggio  non appena saranno passate le elezioni (si parla di licenziamenti in massa e di diversi stabilimenti a rischio), la Spagna è decotta e noi… speriamo che me la cavo.

Non ricordo un momento così da quando mi occupo di auto e credetemi sono davvero tanti lustri. Quello che è peggio, però, che è sparita anche la speranza. Per un secolo tutti i grandi paesi si sono sorretti sull’automotive: tanti operai, tante fabbriche, tante tasse, tanti soldi che giravano e soprattutto tanti clienti che erano felici quando si mettevano al volante della loro nuova quattro ruote. Oggi sono rimaste solo tante tasse. Davvero un momentaccio.

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Auto dell’Anno. Ci siamo.

febbraio 23, 2012  |  Senza categoria  |  136 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai ci siamo. Lunedì 5 marzo, con una cerimonia altamente spettacolare, verrà assegnato il titolo di Auto dell’Anno 2012.  La formula è nuovissima: verranno aperte le ultime dieci schede in diretta e su un tabellone luminoso si aggiungeranno i vari punti e si arriverà alla fine con la proclamazione dell’auto vincente, scelta tra le sette finaliste che saranno schierate davanti al palco. Ovviamente saranno presenti tutti i capi delle varie Case e l’ trepidazione sarà palpabile perché questo premio resta l’unico che davvero conta per i costruttori.

Ovviamente io sarò lì e con un po’ di prevedibile emozione perché sarà la mia ultima volta da giurato, ruolo che ho interpretato al mio meglio per 19 anni consecutivi. Esiste infatti un limite d’età (64 anni) e poi si esce. Un regolamento giusto, che impedisce ai più vecchi di restare a vita in un ruolo prestigioso (e faticoso).

Adesso che ne esco ho la serenità giusta  per capire quanto si tratti di un premio estremamente serio, dove i 59 componenti, che vengono da tutte le nazioni europee, hanno una grande competenza e non si mettono mai d’accordo tra di loro su come votare.

Spesso, chi giudica dall’esterno ha idee differenti dai giurati e posso ben capire che sia così. Chi vota conosce delle candidate troppe cose che chi è fuori non può sapere. Ad esempio i giurati hanno già visto la gamma completa dei modelli non solo esistenti ma anche in arrivo (versioni ibride o elettriche comprese) e quasi sempre li hanno anche già guidati. In più hanno frequentato clinic, parlato con i progettisti, scoperto molti segreti sotto la pelle. Hanno quindi in mano elementi che chi è a casa non può mai conoscere.

Al riguardo ricordo che anni fa diedi il punteggio più basso all’Alfa 159 che pur era arrivata in finale. Siccome i voti sono pubblici (nel nome della trasparenza), fui preso di mira su molti forum e accusato di palese incompetenza. Volarono insulti molto coloriti ed altri francamente offensivi. Poi la storia mi ha dato ragione: avevo contribuito a far vincere anni prima la 156, ma avevo bocciato la 159. Io come negli anni seguenti il mercato, peraltro; ma chi se ne ricorda più. Chi critica va quasi sempre con il cuore e in base alla poche informazioni in suo possesso.

Aggiungo alcune indicazioni sul come si vota. C’è prima una scrematura tra la quarantina di novità che sono arrivate sul mercato nell’anno solare precedente il premio (vetture che debbono essere presenti su almeno 5 mercati europei). Le sette che restano vanno in finale e lì ogni giurato ha a disposizione un massimo di 25 punti da dividere tra almeno 5 vetture con un massimo di 10 punti per una vettura. Si possono dare degli ex-aequo ma mai per il primo posto. Il tetto massimo è fissato per evitare un voto contro tutte le altre finaliste.

Nel corso della mia lunga storia ho visto molti arrivi in volata e qualche dominio nettissimo. Una sola volta sono rimasto molto perplesso, così come molti colleghi, ed è capitato l’anno scorso. Per me, e per tanti altri, la Nissan Leaf era un’auto interessantissima ma troppo poco collaudata per poter aspirare al premio. Lì la giuria si è proprio spaccata in due, ma la Leaf ha vinto e viva la Leaf. A un anno di distanza, visto il ritardo con cui questa innovativa Nissan fatica ad arrivare, sono ancora più convinto di avere avuto ragione. Ma ci sta: i più giovani erano rimasti elettrizzati dalle potenzialità della giapponese e si sono fatti prendere la mano.

Quest’anno reputo il risultato molto incerto perché tra le 7 finaliste (Evoque, DS5, up!, Panda, Focus, Ampera/Volt, Yaris) non vedo l’auto capace di convincere allo stesso modo giurati di paesi tanto differenti sia per marcati che per uso delle vetture. Credo che si arriverà a un finale punto a punto, ma magari mi sbaglio, e non sarebbe la prima volta.

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Addio internet a bordo?

febbraio 20, 2012  |  Senza categoria  |  91 Commenti  |  Lascia un commento

In Ford, a Detroit, hanno festeggiato da poco l’arrivo di “Sync3”, la terza versione, quella più evoluta, del sofisticato sistema di “infotainment” a bordo delle vetture dell’ovale blu che adesso, ma solo sul territorio americano, permette una connettività evoluta. Si parte ovviamente da internet per arrivare a tutte le facilitazioni ad essa collegate, come la possibilità di conoscere i parcheggi con posti liberi nei paraggi, oppure prenotare un posto al ristorante, ma anche avvisare un’officina se si hanno dei problemi, e così via.

Per i fanatici della rete, della musica in auto, di facebook o di twitter è una vera manna. Risposte pronte ai propri bisogni oppure un collegamento costante con le proprie passioni, che sono poi le esigenze di chi va in auto oggi. Per i più vecchi, quelli che nelle macchine trovavano esclusivamente il piacere della guida, apprezzavano l’armonia del rumore e si inebriavano dell’adrenalinico gusto della cambiata giusta al momento giusto, l’evoluzione dell’automobile da mezzo di trasporto a salotto su quattro ruote è  invece una sorta di perversione.

Si obietterà che i costruttori di auto dovevano pure inventarsi un futuro per tenersi legate le nuove generazioni, quelle che oramai intendono le vetture come una necessità e non come un fine. L’idea di passare più tempo in colonna che in movimento di fatto impone un uso differente del mezzo meccanico, però tutti gli sforzi che da un decennio in qua l’industria ha messo in piedi (con accordi sempre più stretti e complessi con fornitori specializzati, Microsoft in testa) rischiano adesso uno stop spettacolare.

Il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti sta infatti pensando di mettere fuori legge tutti queste tecnologie elettroniche, invitando peraltro tutti i costruttori a disattivarli al più presto su base volontaria. Parlare di mazzata è dire poco: si calcolano investimenti miliardari per raggiungere risultati soddisfacenti, e adesso che si vede la luce in fondo al tunnel, adesso che quello che dieci anni fa era un sogno per illusi sta diventando realtà, tutto dovrà essere messo da parte.

Troppo pericolosi, hanno sentenziato. La gente li usa per i social network, per mandare messaggi o per navigare sul web e questo si può tramutare in incidenti causati dalla distrazione (che resta da sempre la prima causa dei sinistri). Quindi stop, tanto più che pochi giorni fa il presidente Obama ha chiesto uno stanziamento di 330 milioni di dollari in sei anni per campagne contro le distrazioni in auto.

Ovviamente i costruttori non ci stanno, e partirà una querelle di non poco conto, sul cui esito però è difficile scommettere. In attesa che anche l’Europa si metta poi al seguito, come puntualmente accade per tutto ciò che riguarda l’auto.

Il bene e il male della neve di questi giorni

febbraio 14, 2012  |  Senza categoria  |  91 Commenti  |  Lascia un commento

Guardiamo al bicchiere mezzo pieno? Il terribile maltempo che ha messo in ginocchio mezza Italia, pur nell’indifferenza di una comunità televisiva che ha saputo piangere solo per quattro fiocchi sulla Capitale, ha compensato gli enormi disagi con dei numeri estremamente positivi sugli incidenti stradali.

Si dirà: bella forza, per strada non girava nessuno! Ed è così, però siccome non serve vedere soltanto nero, proviamo a consolarci con qualche cosa di rosa.

Ad esempio che nelle prime due settimane di febbraio le vittime della strada sono calate del 64% e i feriti del 38% pur in presenza di un numero di incidenti sopra la media in proporzione al traffico diminuito (il terreno infido non è mai un buon alleato della sicurezza). Sempre i numeri (forniti dall’Asaps, l’Associazione Sostenitori Polizia Stradale) dicono che c’è stato un crollo del 71% nei decessi fra o giovani sotto i 30 anni (-57% nelle ore notturne). Chi di cifre se ne intende, ha proiettato questi dati su base annua calcolando un teorico centinaio di morti in meno sulle strade.

Purtroppo a fine anno non sarà così, ma teniamoci stretto l’unico raggio di sole di due settimane da incubo che hanno irritato oltre misura i dannati veri, quelli sommersi da metri di neve, quelli rimasti al freddo al gelo, quelli che non potevano raggiungere gli animali nelle stalle che soffrivano per la fame e per il latte non munto. Gente con i tetti crollati, gente che ha dovuto partorire come poteva tra le mura domestiche mentre dalle radio o dai teleschermi arrivano soltanto le preoccupazione di romani alle prese con 30 centimetri di neve.

Me la sto prendendo troppo con quelli sotto il Cupolone? Sì, è vero. Il lamento dei conduttori della Rai, di Sky e di Canale 5 è stato vergognoso. Le immagini di una città appena imbiancata hanno tenuto banco mentre c’era mezza Italia allo stremo. Questo modo di fare informazione ha superato ogni limite dell’umana decenza. “Meno facebook e più pale” ha gridato il sindaco di Bologna per invitare i giovani a scendere in strada e dare una mano a chi aveva bisogno. La risposta, a onor del vero, pare l’abbia avuta. E così è successo un po’ dappertutto dove c’era bisogno. Tranne che a Roma, dove i troppi piagnoni hanno confuso un po’ di panna con lo tsunami.

Quel Senna sulla Williams…

febbraio 7, 2012  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Lo ammetto, sono fuori strada. Quando si parla di F.1, degli interessi che ci girano intorno, certi discorsi non hanno proprio senso. Però, guardando le fotografie della nuova Williams con uno dei due piloti che si chiama Senna, beh ho provato una fitta al cuore.

Ho avuto la fortuna di conoscere bene il grande Ayrton. Con lui ho scritto anche un libro a quattro mani (Senna vero) e l’ho persino trascinato a vedere una partita di pallacanestro anche se l’argomento a lui non interessava per niente e non era certo uno che si faceva convincere con facilità.

Quando è morto, il giornale che io allora dirigevo, Autosprint, mise in piedi una grande campagna denunciando la rottura del piantone dello sterzo. Eravamo soli in quella battaglia, tutti, davvero tutti, non ci volevano credere. Per sei mesi , 24 numeri trattandosi di un settimanale, mettemmo in copertina la foto del piantone rotto urlando “vogliamo la verità”.

Dopo anni, anche in Williams hanno ammesso la colpa e per tutti (soprattutto per i troppi che ci avevano dato addosso) è diventata ufficiale la rottura. La considero una vittoria personale, una dura battaglia che ebbe la sola fortuna di convincere non i troppi scettici del Circus (dove ogni cosa va nascosta sotto il tappeto) ma il pubblico ministero del processo contro la squadra inglese. Il magistrato  credette a noi, ci chiese lumi andò a fondo scoperchiando le troppe pentole in circolazione, e arrivò alla verità.

Ricordo bene gli ultimi tre mesi del brasiliano, prima guida in una squadra che non lo amava, che veniva da anni di dominio assoluto prima con Mansell e poi con Prost. Un team appagato e arido dove il brasiliano, troppo sensibile al contorno, si muoveva con fatica. Di conseguenza, vedendo il nipote di Magic con la tuta della Williams, tutto il passato mi è tornato in mente. Non lo fecero di certo apposta, e Dio me ne guardi anche dal solo pensarlo, ma quel team ci ha rubato uno dei più grandi piloti, per qualcuno forse il più grande di tutti i tempi, e proprio non riesco a pensare ad un altro Senna lì.

Lo ripeto: è un discorso illogico, troppo sentimentale, di sicuro inadeguato. Ma è uno sfogo di chi si porta ancora dietro una ferita che non si rimargina.

Bruno non è Ayrton, e in pista i due non sono nemmeno lontanamente parenti, però io al suo posto in quella squadra non sarei mai andato, anche a costo di non guidare il F.1. Ma io sono io e, giustamente, lui è lui. Non lo biasimo per questo. Però mi fa stare male.

Scuolabus, ghiaccio e rischi. A chi affidiamo i nostri piccoli?

febbraio 6, 2012  |  Senza categoria  |  21 Commenti  |  Lascia un commento

Il tema non è nuovo, e un paio d’anni fa ne avevamo scritto anche su Quattroruote. Ma ogni volta che il problema si ripropone vengono i brividi.

Dunque il (mis)fatto. Giorni fa, prima mattina di forte nevicata, il collega Bellati incrocia in una rotonda dalle parti di Pavia uno scuolabus che piroetta su se stesso e poi si va a stampare di lato.

A bordo un conducente che, alla prima impressione, sembra abbastanza sprovveduto, e 15 bambini che stavano scorrazzando (liberi) per il veicolo. Sotto il bus, una gommatura assolutamente inadeguata e niente catene a rimediare almeno in parte alle criticità delle coperture.

Tutto, va detto, si è risolto con un grosso spavento e nulla più, ma il problema rimane. Quante volte noi affidiamo i nostri piccoli nelle mani di persone che non conosciamo, che guidano mezzi assolutamente obsoleti e senza la minima attenzione che i passeggeri stiano al loro posto regolarmente ancorati ai sedili? Sempre, verrebbe da dire. Li consegniamo ad altri e pensiamo che siano al sicuro, come se fossero già in classe. La coscienza è tranquilla ma la loro vita proprio no.

Questione di quattrini, si dirà. Ed è sicuramente così, ma questo non cancella i rischi e la non diligenza. E se il ghiaccio in questo momento è un pericolo in più, non è che anche in condizioni normali si debbano dormire sonni tranquilli. I piccoli non si lamentano mai, e se possono giocare nel tratto casa-scuola sono addirittura più felici. Però ad agitarci dobbiamo essere noi, prima che sopraggiunga una tragedia che poi ci vedrà disperati a prendercela con il destino o, più propriamente, contro questo o contro quello.

Di solito le amministrazioni locali sanno bene dove intervenire, che cosa bisogna affrontare primariamente per tenere buona la comunità. Chi grida di più viene accontentato, mentre  sul resto si risparmia sempre, a maggior ragione con  i piccoli nemmeno votano. Così i mezzi sono da museo, gli autisti a mezzo servizio (spesso pescati tra quelli già in pensione o meno utilizzati nelle altre ore della giornata), e la prevenzione diventa un optional. Oltretutto nell’indifferenza dei più. Diretti interessati compresi.