Archive for marzo, 2012

Ecco come fanno in Bmw

marzo 31, 2012  |  Senza categoria  |  95 Commenti  |  Lascia un commento

Durante il Salone di Ginevra il grande capo della Bmw, Norbert Reithofer , aveva dichiarato: «Grazie al nostro sistema di produzione siamo oggi pronti ad assorbire variazioni della domanda del 15%, positive o negative, senza problemi».

Come sia possibile lo ha spiegato in un lungo e , al solito, interessante articolo il collega Andrea Malan sul Sole 24 ore che ha fatto parlare Harald Kruger, responsabile del personale per l’intero gruppo bavarese. Vi riporto, in particolare, queste illuminanti parole sul loro meccanismo di flessibilità: «Il primo pilastro è il conto delle ore lavorate, che può andare in nero o in rosso fino a 300 ore (circa 8 settimane e mezzo, ndr). Il secondo è la possibilità di allungare o accorciare le ferie. Per esempio a Dingolfing, dove produciamo le Serie 5 e 6, in caso di particolare domanda possiamo ridurre la chiusura estiva da 4 settimane a una, ma ai singoli lavoratori spettano comunque almeno 3 settimane; in caso di frenata della domanda, viceversa, possiamo estendere la chiusura natalizia. Il terzo strumento è l’utilizzo di manodopera temporanea – il che avviene in particolar modo durante le ferie estive e durante la fase di lancio di nuovi prodotti. Per i modelli che hanno una forte stagionalità, infine – come le cabriolet e spider – abbiamo una flessibilità stagionale: lavoriamo tutti i sabati per qualche mese per poi recuperare nei mesi di domanda ridotta».

Mi domando come si porrebbe la Fiom se in Italia qualcuno volesse adottare lo stesso sistema. Non ho la risposta. Me la date voi?

Perché se c’è di mezzo l’auto…

marzo 26, 2012  |  Senza categoria  |  107 Commenti  |  Lascia un commento

Che l’automobile sia proprio in fondo ai pensieri di chi ci governa è più chiaro ogni giorno che passa. La riprova viene dal totale disinteresse verso un problema che sta paralizzando il settore delle quattro ruote: la rivolta delle bisarche. Lo sciopero sta andando avanti da oltre un mese sta mettendo in ginocchio tutta la filiera dell’auto. I trasportatori, esasperati dai contratti capestro con cui i grandi gruppi taglieggerebbero i padroncini che lavorano sotto di loro, sono sul piede di guerra e ormai sono esasperati per l’assoluto disinteresse di chi dovere nei loro confronti. “Siamo strangolati dai compensi chilometrici con cui dobbiamo convivere e che non ci fanno più rientrare dei costi figli dei recenti aumenti delle accise sul carburante e delle autostrade” gridano a squarciagola. E per farsi sentire ogni giorno che passa alzano più in alto il tiro così che si arriva a vere proprie violenze ed atti di teppismo contro chi invece vorrebbe comunque lavorare.

Dall’altro lato c’è un mondo in grave crisi che adesso sprofonda sempre di più, perché senza trasporti non ci sono le consegne delle vetture ordinate con quali danni è facile immaginare. Marchionne ha annunciato che verranno chiusi per diversi giorni sia gli stabilimenti di Pomigliano che di Cassino (e 20 mila vetture non verranno prodotte, roba che di questi tempi è un vero disastro), ma non è che i produttori esteri che operano in Italia siano messi meglio. Dalla nave della Grimaldi, con 200 auto a bordo, che a Livorno non ha potuto scaricare con grande scorno della Ford, ci sono anche le 2 mila mancate vetture Peugeot da consegnare ai clienti con il contratto firmato in mano, e le situazioni allo stremo di Citroen, Opel e Renault, senza parlare dei concessionari che sono esposti con le banche e che, se non incassano i denari per cui si sono esposti, rischiano la bancarotta.

Ecco, dunque, un quadro apocalittico che vede in conflitto un mondo sull’orlo di una crisi di nervi, com’è oggi quello dell’automotive, contro i disperati dei mezzi pesanti che non possono tirare avanti senza stipendio ma che non possono/vogliono mollare la loro crociata e che hanno il solo torto di bloccare la distribuzione, quindi la vendita di macchine, anziché di derrate alimentari, altrimenti sì che il Governo sarebbe subito corso a più miti consigli trovando una soluzione (quale essa fosse qui poco importa).

E meno male che ogni tanto Marchionne si spazientisce, così che la grande stampa trova lo spazio per trattare l’argomento. Altrimenti proprio non ne parlerebbe nessuno, perché dei costruttori esteri e dei concessionari importa un tubo a nessuno sul ponte di comando del Paese. In ballo ci sono mezzi che vengono incendiati, autisti che subiscono minacce, aziende che chiudono gli stabilimenti e concessionari che falliscono. Possibile che sia sempre roba di poco conto quando c’è di mezzo l’automobile?

 

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Le sorprese davvero non finiscono mai

marzo 23, 2012  |  Senza categoria  |  115 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono cose che ogni tanto fanno sobbalzare i nostri esperti del centro prove, voglio quindi raccontarvi l’ultimo evento in ordine di tempo che da giorni sta tenendo banco  a Vairano, sede del nostro impianto.

Partiamo  da un dato: 1’34”04. E’ il tempo sul giro della vettura di riferimento tra le berline 1.6 diesel. Tempo ottenuto dalla Ford Focus che tra tutte è stata la più veloce sul giro pista. Come si sa, i record esistono per essere battuti ed è naturale che questo accada. E infatti è successo un paio di settimane fa. Una vettura, addirittura più pesante di 50 kg, ha girato non un po’ più forte, ma addirittura 2” più forte. Per l’esattezza ha fermato le lancette in 1’ 32”02.

Quale GTi è stata, quale bombetta dai muscoli gonfiati, quale pseudo coupé è arrivata a tanto? Ed è qui la sorpresa di cui si parla. E’ stata la nuova Hyundai 30, capace addirittura di una tenuta da un G laterale (traguardo raro per le auto di grande serie).

Ora, nessuno si sarebbe sorpreso se fosse risultato che il suo confort è più alto della concorrenza, se il suo bagagliaio fosse il più ampio (e non lo è), se la qualità dei tagli della carrozzeria si fosse rivelata sorprendente. Insomma, tutto ci si aspettava fuorché una tenuta di strada e un tempo così tanto più veloce, roba da vetture con il cuore sportivo e non certo da una coreana che si presume nata per una diffusione sempre più capillare tra il grande pubblico generalista.

La prova appare sul numero di Quattroruote di aprile che arriva adesso nelle edicole, ma questo commento non vuole essere un promo alla vettura che ha, come è normale, pregi e difetti nella norma. Piuttosto vuole testimoniare di come nel nostro mondo le sorprese non manchino mai. Poi, è credibile che al grande pubblico un tempo sul giro interessi il giusto (d’altronde non si compera certo un’automobile per il tempo sul giro), però è altrettanto normale che i nostri collaudatori siano sbigottiti. Ed è il loro chiacchiericcio  del giorno che vi ho voluto riportare.

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L’emozione non abita più qui

marzo 19, 2012  |  Senza categoria  |  203 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi, mentre davo un’occhiata alla stampa specializzata d’Oltremanica, non mi è sfuggito come da quelle parti tengono ancora banco la passione e l’eccitazione per modelli che invece da noi passano quasi inosservati.

Le novità sportiveggianti di Toyota e Subaru, ma anche le versioni ST di Ford o la non più nuova Veloster di Hyundai, si prendono paginate e commenti entusiastici. E così tutte le coupé di vario genere o le spider di varia foggia e potenza senza parlare della versione cabrio della Range Rover Evoque che si guadagna  copertine su copertine.

Nel Regno Unito le vetture con l’anima sono ancora al centro dei sogni dei lettori e si spendono puntualmente aggettivi roboanti che da noi parrebbero politicamente scorretti. Eppure anche da quelle parti le vendite faticano, la crisi detta legge, i posti di lavoro scarseggiano e l’industria locale è di fatto sparita.

Questione di cultura automobilistica? Verrebbe da dire che è così, la stessa ragione per cui le masse si riversano sui circuiti minori per assistere a corse improbabili con mezzi di ogni foggia e potenza.

Ma hanno ragione loro, che appena scoprono che la Peugeot 208 avrà una versione GTi vanno giù di testa, che alla sola idea che la Jaguar XF famigliare possa avere un motore da 542 CV sulla versione R tornano bambini e ballano sul posto, oppure siamo nel giusto noi che ci indigniamo non appena si esce dall’orticello buonista, fatto di automobili sobrie, economiche, intelligenti e soprattutto pratiche (meglio ancora se a basso impatto ambientale)?

Me lo chiedo da lettore delle altre riviste, da vecchio appassionato di auto, e da direttore che ogni mese deve decidere che cosa va e che cosa non va messo sul mensile.  L’Italia, il paese dei colori e della fantasia, è paradossalmente quello in Europa con il più basso tasso di fermento. Sì, è vero che anche su questo blog vi dividete per gusti e stimoli, ma più in generale ci si sta avvolgendo un grigiore che nel quotidiano ci sfugge, ma che si manifesta in tutta la sua latente depressione quando ci confrontiamo con i gusti al di fuori dei nostri confini. Il trionfo delle auto metallizzate in varie sfumature d’argento ce lo si aspetterebbe in Scandinavia, invece è un marchio di fabbrica tutto italiano, e il tuning in tutte le sue espressioni (dalle più leggere a quelle più esagerate) ci dovrebbe appartenere per definizione mentre impera in Germania dove il rigore dovrebbe essere la regola.

Non so, qualcosa mi sfugge. E aggiungo: che cosa ci è successo, perché davvero noi non eravamo così.

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Se sono gli altri a fare i furbi…

marzo 12, 2012  |  Senza categoria  |  178 Commenti  |  Lascia un commento

Non sono un esperto di economia (sul blog pare che invece lo siate in tanti) quindi non mi addentro troppo in un terreno minato. Però oggi è uscita questa breve notizia che vi ripropongo integralmente, presa dal quotidiano “Il Foglio”.

“Sul sito di Zero Hedge, il forum degli speculatori, la caricatura di un venditore Peugeot invita a cambiare la macchina sfruttando i prestiti della Bce: «Per saperne di più – dice il fumetto – chiedete di Mario». Mario, ovviamente, è Draghi. Ma l’obiettivo dell’ironia non è il Governatore. Bensì il fatto che nascoste tra le 500 banche commerciali beneficiarie dei prestiti con tasso all’1% ci fossero non solo la finanziaria della Peugeot, ma anche quelle di una miriade di conglomerate industriali americane, francesi e tedesche dotate di licenza bancaria: con i soldi del piano salva-banche, finanzieranno gli acquisti dei propri clienti. Colossi come Siemens, General Electric, Gm e Volkswagen ne avrebbero approfittato a piene mani. La Peugeot vorrebbe addirittura fare un aumento di capitale con il miliardo prestatole dalla Bce. Tutto lecito. Ma forse distorsivo della concorrenza. Per le imprese senza licenza, ma anche per le stesse banche che rischiano di essere disintermediate nella catena del credito”.

Letta con l’occhio dell’uomo della strada, vorrebbe dire che qualcuno ha fatto il furbo, esattamente quello che la Comunità Europea non vuole, e che di solito rimprovera (con punizioni spesso sopra le righe) ai paesi che meno contano tra quelli dell’Unione. Non a caso le aziende italiane sono sempre sotto la lente; però in Francia gli aiutini di Stato sono una regola, e pure in Germania non si scherza. Ma quando ci vogliamo provare noi (sempre senza riuscirci) apriti cielo.

Dove voglio andare a parare? E’ semplice: se una furbata come questa anziché farla Peugeot, GM o Volkswagen l’avesse architettata la Fiat sarebbe venuto giù il mondo, e sapete soprattutto dove? In Italia, naturalmente. Invece che fregarci le mani saremmo tutti ad urlare al lupo, al lupo! E gli stranieri ci avrebbero subito additati come i soliti profittatori. Per contro avete visto qualche italiano indignarsi con  francesi e tedeschi per quello che hanno fatto? No, e per questo mi girano non poco gli zebedei.

Auto dell’Anno. I miei perché

marzo 5, 2012  |  Senza categoria  |  152 Commenti  |  Lascia un commento

Dunque, eccoci al dopo. L’Auto dell’Anno 2012 è stata eletta e adesso via alla stura di polemiche, tanto ogni volta è così. Per curiosità mi ero letto prima dell’evento, che il sito di Quattroruote ha trasmesso in diretta, i pareri di molti visitatori. Ho così notato chi preferiva questa, chi quella, chi ancora quell’altra. E ognuno considerava cretino o peggio venduto chi non la pensava come lui. Dunque, tirando le somme, cretini e venduti si sono mescolati con estrema equità.
Come vi avevo anticipato nell’altro blog, la giuria si compone di seri professionisti che vengono da paesi molto diversi e con esigenze molto differenti. Aggiungo anche che le auto che vanno in finale hanno tutte delle qualità se no non sarebbero lì.
Durante lo spoglio ho avuto modo di parlare con molti colleghi che conosco da una vita e provo a darvi una motivazione del perché può avercela fatta la Volt/Ampera. Prima di tutto perché l’auto va bene (e il test di Quattroruote lo aveva evidenziato dati alla mano), poi perché non è un prodotto un po’ clandestino come è stato il caso della Leaf un anno fa, e questo ha tranquillizzato più giurati. Bisogna quindi aggiungere che nel nord Europa c’è una sensibilità verso l’ambiente molto più spiccata che da noi e ancora che il fatto che ne siano state già vendute 25 mila unità non è indifferente. Anche il suo prezzo non è da sottovalutare, nel senso che la doppia propulsione e le dimensioni da vettura tuttofare (città e lunghe percorrenze) la collocano più su rispetto alle vetture esclusivamente cittadine e la distanziano meno dai modelli dei segmenti C/D con cui si rapporta.
Veniamo adesso, invece, alle lacune che hanno frenato alcune concorrenti. In primis la nostra Panda che ha pagato oltremodo le sole 4 stelle nel crash test, un risultato deludente anche tenuto conto che la Fiat 500 cinque anni fa fece l’en plein, prima tra le utilitarie. Obiettivamente nel 2012 la giuria non poteva passarci sopra e questo ha ovviamente complicato le cose.
La Toyota Yaris è stata giudicata bene (infatti era finalista) ma troppo poco innovativa rispetto all’ottima versione precedente che aggiungeva, oltretutto, uno sfruttamento degli spazi che si è un po’ perso per strada.
La Citroen DS5 è parsa a molti un’auto molto interessante, ma senza vere eccellenze per essere preferita a vetture concorrenti. Per contro l’Evoque ha avuto una straordinaria eccellenza nella sua estetica che però in molti paesi non è considerata un plus (nord Europa, est Europa…).
Rimane il podio, con la Focus che ha pagato la sua anzianità. Infatti l’auto è entrata nella lista dello scorso anno avendo sforato per pochi giorni quella del 2010. Un piccolo handicap che si è tirata dietro e che ha precedenti illustri. In più l’essere sul mercato da tempo, e con numeri notevoli, significa renderne palesi i tanti meriti ma anche i sopraggiunti difetti.
Infine la Vw up! I tedeschi ci contavano tanto ma la vettura ha convinto (quasi) tutti per la sua qualità di fondo ma ha diviso molti per la linea esageratamente di basso profilo, un po’ troppo intellettuale, quasi snob. Ovviamente chi arriva secondo è sempre quello che ci resta peggio, ed è comprensibile la grande delusione patita a Wolfsburg.
Prima di chiudere sono in dovere di una risposta ai molti curiosi che vogliono sapere come ho votato io, ed ecco allora il mio verdetto che, voglio chiarirlo, è stato molto compatto non vedendo in assoluto auto nettamente superiori alle altre.
Così io ho dato 5 punti, e il primo posto, alla Evoque perchè erano anni che non mi capitava che la gente mi fermasse per strada per guardarla, per salirci, per chiedere informazioni. In questi anni di grigiore assoluto ho trovato molto fuori dagli schemi puntare ancora sullo stile come primo valore, un modo di pensare terribilmente italiano (di un vecchio italiano come come me, cresciuto con lo stile che nasceva solo qui da noi). Inoltre ho trovato coraggioso, e di conseguenza molto apprezzabile, l’aver prodotto una vettura di serie senza stravolgimenti rispetto alla concept car iniziale. Anche questo capita davvero di rado, e da solo è valso un punticino in più.
Ho poi dato 4 punti all’Ampera/Volt e alla up! e 3 punti alle altre quattro finaliste. Vi ho convinto? Non vi ho convinto? Il dibattito è sempre aperto, ma vi debbo dire che scrivo da Ginevra e in questi giorni non sarò molto presente sul blog, quindi spero che mi scuserete se non potrò animarlo come d’abitudine.

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