Archive for giugno, 2012

E’ l’ora di uscire?

giugno 26, 2012  |  Senza categoria  |  194 Commenti  |  Lascia un commento

L’immagine che vedete allegata è tratta dall’ultimo numero di Automotive News  e a me ha fatto molta impressione. Per chi non lo sapesse, questa rivista americana (più rivolta agli addetti ai lavori che al grande pubblico) è estremamente autorevole, ed è particolarmente informata riguardo gli scenari automobilistici prossimi venturi.

Il titolo spiega tutto: “è l’ora di uscire”? E spiega che Ford è General Motors debbono fermare l’emorragia in Europa. In altre parole, starebbero pensando a una ritirata dal Vecchio Continente dove non è più conveniente produrre automobili e dove, oltretutto, nemmeno più si vendono.

Il tema non è nuovo, però ogni giorno che passa si aggiunge qualcosa di più inquietante. Nel pezzo si legge che GM penserebbe ad abbandonare l’Opel e la Vauxhall (mannaggia, dicono in America, perché non l’abbiamo venduta a Magna?) mentre manterrebbe sul mercato la Chevrolet, non fosse altro perché questo marchio in Europa non ha stabilimenti, ergo non li deve chiudere.

Non aggiungo altro al mio sconforto: i due colossi a stelle strisce sono dominanti nel nostro continente, entrambi tra i primi 5 sul mercato, eppure perdono troppi quattrini. Loro dicono anche che scappare è al momento la soluzione più logica, tanto più che loro non hanno radici (e legami sociali) forti come la Fiat in Italia o i marchi francesi sul territorio transalpino. Per loro scappare sarebbe più facile, quindi perché non farlo in fretta?

Non so se alla resa dei conti lo faranno, soprattutto se glielo lasceranno fare i vari governi perché le persone che andrebbero a casa sarebbero oltre centomila nei soli stabilimenti produttivi senza calcolare l’indotto, però il solo fatto che se ne parli significa che l’argomento è all’ordine del giorno. In particolare, chi è vecchio sa che si parte sempre con gli annunci per vedere l’effetto che fanno, e poi si adottano piani contenutivi che paiono a chi osserva un buon compromesso, salvo poi ripartire e rallentare fino a che il progetto iniziale arriva a conclusione.
Quello che è agghiacciante è la fredda lettura dei dati, allorché i numeri non lasciano spazio alle parole: in Italia in 5 anni si è arrivati a vendere un milione di auto in meno, e in Europa 3 milioni. In media uno stabilimento, quando lavora a pieno regime, sforna 300 mila vetture all’anno.  3 milioni in meno significa che in Europa 10 (grandi) stabilimenti sono di troppo. Se poi si aggiunge che in uno stabilimento iper-efficiente come quello Nissan di Sunderland in Gran Bretagna nel 2011 ha prodotto da solo 480 mila vetture (più che in Italia quest’anno) con appena 5.400 addetti, vogliamo parlare di manodopera in sovrannumero e di rischi per l’occupazione?

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Mangiare la torta e giocarsi la poltrona

giugno 21, 2012  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

Leggevo ieri sera un report economico che non diceva niente di nuovo, ma lo illustrava bene. Un  grafico, in particolare, evidenziava una torta colorata dove si vedeva che nel 1980  il 90% della produzione automobilistica mondiale si divideva tra Stati Uniti, Europa e Giappone, lasciando al resto del mondo appena una fettina del 10%. Una torta, lì a fianco, fotografava invece la situazione trent’anni dopo, nel 2010, con la trimurti Stati Uniti-Europa-Giappone che arriva a fatica al 50 %.

Il confronto così sfacciato si lega all’insostenibile leggerezza dell’essere di chi si trova sul ponte di comando delle varie aziende automobilistiche. Sempre ieri sera arrivavano, infatti, notizie eccitate per Fiat che in borsa segnava un aumento del 5,14%; così uno a casa si chiedeva: e perché mai? I modelli nuovi tendono allo zero, le ipotesi di tagli a breve sono inquietanti e c’è incertezza su molte mosse venture… Poi ecco una spiegazione: le vendite in Brasile a maggio sono cresciute del 29,1%. Basta così? No. Perché anche in Brasile non ci sono auto nuove di fresca presentazione, e la seconda fabbrica non è ancora operativa (tanto che le consegne stanno allungandosi…). Però, là ci sono gli incentivi statali all’acquisto che non sono mai un bene, ma in compenso aiutano. Ecco, che un capo d’azienda diventa in fretta più bravo perché i suoi conti tornano anche se lui su certe mosse ha inciso relativamente poco.

Parallelamente arrivavano venti gelidi dalla Francia dove la crisi del mercato europeo dell’auto sta mettendo alle corde tutti i costruttori e potrebbe costare il posto al numero uno di Psa Peugeot-Citroën, Philippe Varin. La famiglia Peugeot pare scontenta del manager arrivato tre anni fa per via della perdita di quota di mercato e dei conti in rosso. Anche l’alleanza con GM siglata quattro mesi fa li convince il giusto. In più il prossimo 25 luglio Varin potrebbe annunciare, oltre al bilancio semestrale negativo, anche la chiusura della fabbrica di Aulnay, alle porte di Parigi. Una batosta che metterebbe a spasso 9 mila persone.

Eppure il Gruppo Psa è stato molto attivo negli ultimi anni: ha ampliato le gamme dei modelli, introdotto serie speciali di buon successo come le Ds, e presentato tecnologie innovative (ad esempio l’ibrido diesel con utilizzo come trazione integrale alla bisogna), quindi dovrebbe andare a gonfie vele. Invece no. E cadono le teste.

Non è vero che i manager non pagano (professionalmente): li cambiano invece in fretta, e a decidere i loro destini sono i bilanci negativi oltre che, spesso, anche decisivi fattori esterni. Un tempo, quando la fetta della torta era larga era tutto più semplice. Adesso, invece, o si riesce a giocare su mille tavoli senza sbagliare troppe mosse, oppure si capitola in fretta. E le fortune vengono tutte da lontano: sotto casa c’è soltanto da piangere.

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Con quella faccia un po’ così…

giugno 15, 2012  |  Senza categoria  |  72 Commenti  |  Lascia un commento

Vabbè, non c’è mai limite alla spudoratezza. Viviamo dentro a una crisi nera che il pessimismo dilagante peggiora ogni giorno di più accumunando quelli che fanno davvero fatica ad arrivare alla fine del mese a quelli il cui tenore di vita non è sostanzialmente peggiorato rispetto ad un anno fa, ma che non spendono più perché, con i tempi che corrono, non si sa mai (quindi non fanno girare denaro e favoriscono la recessione).

Non bastasse il momentaccio, le continue accise sui carburanti hanno complicato le cose mettendo in ginocchio molti di quelli che dell’auto non possono farne a meno perché abitano in posti disagiati, perché il mezzo serve loro per lavoro, perché non hanno mezzi pubblici a disposizione, perché debbono spostare parenti anziani e/o malati e così via.

In questo panorama tristissimo, con una mossa davvero inaspettata l’Eni ha deciso di tagliare il prezzo alla pompa (nei fine settimana estivi) di 20 centesimi al litro, un tot che comincia ad essere uno sconto di sostanza (pari alla somma di quasi tutte le ultime accise con la sola esclusione dell’iva). Poteva andare bene?

Macché. L’Assopetroli, associazione che si rifà ai gestori delle pompe bianche, si è inalberata e minaccia di ricorrere all’antitrust perché questa mossa dell’Eni  fa male alla concorrenza… Ma quale concorrenza? Loro, i diretti concorrenti; non certo lo spirito della sana concorrenza che da sempre viene auspicato in un paese civile dove è il mercato a comandare e non i cartelli tra aziende.

C’è da trasecolare, ma anche no: da noi l’acqua nei fiumi va sempre all’insù.

Tutto comincia per caso

giugno 12, 2012  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Mi auguro che abbiate letto l’intervista, pubblicata di recente su Quattroruote, a Dimitri Vicedomini, il giovane designer italiano che dopo diversi anni alla Pininfarina è diventato il capo dello stile alla cinese Brilliance.

A soli 35 anni ha avuto il coraggio di lasciare l’Italia per trasferirsi con la moglie a Shenyang, nella provincia nordorientale del Liaoning, che non è proprio il posto più attraente del mondo. D’inverno fa un freddo cane mentre d’estate si muore di caldo. Chi ne sa di Cina, ne parla in maniera terribile, niente a che vedere con le metropoli più conosciute come Pechino o Shanghai. Si è legato alla Brilliance per 5 anni e lì dovrà far vedere quello che ha imparato prima da Giugiaro e poi alla Pininfarina, dove tra l’altro è stato coinvolto in auto di grande successo come le Ferrari Enzo,  FF e F12 Berlinetta.

Di lui vi voglio però raccontare un retroscena che nessuno conosce e che di sicuro vi piacerà. Il giovanissimo Dimitri venne da me, quand’ero direttore di Autosprint, accompagnato dal papà. Era un ragazzino nemmeno diciottenne che amava disegnare automobili. Ricordo che ero molto scettico mentre lui apriva la sua cartella da disegno con dentro alcuni suoi bozzetti. Mi domandavo dov’è che voleva parare questo sbarbatello con i denti che sapevano ancora di latte, ma mi sono dovuto ricredere in fretta: era proprio bravo, troppo bravo per uno della sua età.

Disegnava auto di serie, quindi in Autosprint non poteva avere futuro. Però aveva troppa faccia tosta e un tratto esageratamente professionale per essere liquidato senza soddisfazione. Così lo accompagnai da Mario Simoni, che era il responsabile dell’area anteprime nella redazione di Auto, quella dove si ha a che fare con i disegnatori più esperti. Mario aveva molto più occhio di me, e si accorse al volo del talento di quel ragazzo; così non lo liquidò con il classico “ci faremo vivi noi”, ma gli chiese subito di disegnargli qualcosa per il mensile della Conti Editore. Per un breve periodo gli schizzi di Dimitri sono apparsi su Auto, poi basta. Il suo modo di usare le matite non era sfuggito a quelli dell’Italdesign e a vent’anni era già a Torino alla corte del grande Giugiaro.

Subito dopo il papà mi scrisse una bellissima lettera: dentro c’era tutto l’orgoglio di un genitore che vedeva il figlio lavorare dove sognava, e senza bisogno di raccomandazioni. Aggiungeva anche che quando aveva ottenuto di essere ricevuto da me sapeva che il figlio avrebbe fatto tombola.

Ovviamente io non avevo avuto nessun merito, ma mi fece piacere.

Due “bombe” davvero inaspettate

giugno 6, 2012  |  Senza categoria  |  124 Commenti  |  Lascia un commento

Mercoledì 6 giugno, a Milano, si è tenuto l’annuale Convegno di Quattroruote dedicato al mondo delle flotte e agli operatori del settore. E’ stato lungo e intenso, ma quello che più conta è che è stato ricco di spunti grazie ai prestigiosi relatori che hanno animato.

Ma non è del Convegno che vi voglio parlare, bensì di due cose, colte all’interno, che meritano molta attenzione.

La prima, debbo dire, è stata davvero inaspettata: essendo presenti in sala i veri addetti ai lavori, cioè i responsabili di grandi aziende che gestiscono enormi parchi auto per i dipendenti, è stato fatto un sondaggio con risultati in tempo reale. Ciascun partecipante aveva in dotazione una specie di telecomando con dei numeri da schiacciare a seconda della risposta che voleva dare ai vari quesiti che venivano posti.

Ed eccoci alla domanda all’apparenza più banale: “Pensate di introdurre nei prossimi 12/18 mesi almeno un veicolo elettrico oppure ibrido nel vostro parco mezzi?”. Beh, la risposta ha preso in contropiede molti di noi. Il 66,7% ha infatti risposto di no. Si badi bene, erano coinvolti Gruppi che hanno parchi da diverse centinaia ad alcune migliaia di veicoli, così come c’erano i principali noleggiatori di vetture. Non so voi, però io sono rimasto a dir poco basito: ma come? Se nemmeno quelli che non hanno certo problemi economici d’acquisto sono così refrattari alle auto elettriche (on in qualche modo para-elettriche), quando mai potranno i privati invertire il trend da anni tanto atteso?

Il secondo argomento si rifà invece alla diapositiva che vedete allegata. E’ soltanto uno dei tanti grafici che ha presentato Data Force, una delle società più prestigiose in campo europeo. I numeri che sono riportati alla voce “canali speciali” raccontano, in parole più povere, delle vendite di vetture a km 0, le famigerate auto che molti qui da noi considerano una piaga tutta italiana. Ebbene, gli andamenti mostrano come Italia, Francia e Gran Bretagna siano abbastanza allineate, mentre chi fa un uso smisurato di questo canale di vendita è nientemeno che la Germania. Guardate che sproporzione c’è rispetto al resto d’Europa, e come la curva è in crescita di anno in anno. Noi alla fine siamo i più virtuosi e la tendenza indica meno di 400 mila vetture km 0 nel 2012 contro i tedeschi che ne immatricoleranno un milione (!) in più.

Anche un dato così chi se lo aspettava?

 

Sono anche su twitter@Cavicchi4R

L’erba del vicino è sempre più verde, però…

giugno 1, 2012  |  Senza categoria  |  94 Commenti  |  Lascia un commento

Metti una conversazione a cuore aperto in redazione e una domanda, incuriosita e piuttosto seccata, del vicedirettore Massimo Nascimbene: “Ho appena sfogliato il numero fresco fresco di Auto Motor  und Sport dove c’è un lungo reportage sulla 1000 Miglia. Orbene, ci fosse mai una foto di un’auto non tedesca!”.

In effetti, l’importante rivista, che rimane una delle più autorevoli al mondo in campo automobilistico, tradisce uno sciovinismo che annichilirebbe anche i francesi, considerati inarrivabili nella materia. Mercedes, Bmw e Porsche lasciano spazio soltanto a una piccola immagine di una Volkswagen Maggiolino, poi nient’altro. Eppure in corsa non è che mancassero auto italiane (OM, Cisitalia, Abarth, Osca, Fiat, Alfa Romeo, Lancia, Ferrari e Maserati, tra le altre) oppure inglesi (Aston Martin, Bentley, Healey, Riley, MG, Triumph, Jaguar…), oppure ancora francesi (Bugatti, Citroen, Renault…) quindi americane (Studebaker, Lincoln, Chrysler). Insomma c’era tantissima roba, ma in pasto ai sudditi della Merkel sono finite solo vetture teutoniche. Peccato che il glorioso albo d’oro della corsa vera ricordi appena tre successi di vetture tedesche (nel 1931 con Caracciola su Mercedes, nel 1940 con Von Hanstein su Bmw, e nel 1955 con Moss ancora su Mercedes).

Vabbè, direte, sono ragazzi. Però molti dei nostri in redazione si sono chiesti se mai l’avessimo fatto noi, che per ogni cosa siamo accusati di partigianeria (o di avversione preconcetta).

Ma sì, l’erba del vicino è sempre più verde, però noi sforzeremo sempre più per essere mediamente più equilibrati oltre che equidistanti.