Archive for luglio, 2012

Costruttori stranieri in Italia?

luglio 31, 2012  |  Senza categoria  |  94 Commenti  |  Lascia un commento

Di questi tempi si parla tanto di costruttori esteri che dovrebbero venire a produrre in Italia, dai cinesi a Termini Imerese alla Vw a Cassino passando per Bmw a Torino oppure Mazda in uno stabilimento di Fiat. Un tema che appassiona, ma che si scontra con tutte le difficoltà che azzoppano chi vuole fare impresa nel nostro paese.

Proprio oggi, ho parlato con uno che conosce bene come andarono le cose  16 anni fa, quando la Honda voleva  venire a produrre in Italia per alleggerire il lavoro che si stava ammassando in Gran Bretagna, a Swindon.

Il nostro uomo mi ha raccontato che l’intenzione c’era davvero, ed era molto forte. Tanto è vero che la volontà fu annunciata pubblicamente attraverso un articolo uscito su La Repubblica in seguito al quale cominciarono ad ammucchiarsi, sulla scrivania dell’allora presidente giapponese in Italia, centinaia di offerte di posti dove si poteva edificare lo stabilimento e parimenti di imprese che si proponevano per realizzare i lavori.

Alla fine fu individuata una ditta che aveva tutte le caratteristiche di serietà e di esperienza per occuparsi dell’edificazione, ditta che aveva anche individuato la sede dello stabilimento (in Puglia). Accordo di massima fatto velocemente e tutto in fase così avanzata tanto da arrivare alla firma vera e propria del contratto.

Ed eccoci al momento decisivo: appunto le firme. Il presidente giapponese scorse tutto l’accordo pagina dopo pagina, annuendo a tutte le clausole, fino ad arrivare a quella conclusiva, lì scoprendo che per dare il via ai lavori non bastava la firma della ditta e nemmeno la sua come contraente, ma che di firme ne servivano in tutto ben 27! Ci voleva anche il benestare della Usl, dei pompieri, del tecnico del comune, di questo e di quello… Uno shock per il giapponese che non capiva e non si capacitava del perché, per portare del lavoro, bisognasse mettere d’accordo tanti enti.

Seguirono un po’ di minuti di panico e poi una telefonata in giapponese piuttosto accesa al termine della quale il numero uno di Honda Italia si alzò dal tavolo annunciando che non se ne faceva nulla, che questo modo di operare non era concepibile per un imprenditore straniero…

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Le frecce, queste sconosciute

luglio 25, 2012  |  Senza categoria  |  116 Commenti  |  Lascia un commento

Sollecitato più volte da molti di voi, affronto adesso un tema che sta a cuore a tanti e che in effetti sta diventando molto, troppo, comune: quello del mancato uso delle frecce di direzione.
Perché succede non me lo spiego anche se ho provato a darmi differenti spiegazioni: la fretta, la maleducazione, l’indifferenza verso il prossimo…
Di certo questo malcostume sta dilagando e mi pare che negli ultimi tempi abbia subito una pericolosa accelerazione in particolare nel traffico cittadino dove, invece, un uso accorto farebbe soltanto bene alla fluidità delle operazioni.
Oltretutto, così come altre negligenze diffuse (dall’uso improprio del telefonino al mancato uso delle cinture di sicurezza) è un’infrazione che stimola poco i tutori dell’ordine. Niente se lo si paragona ai divieti di sosta che sono parimenti infrazioni, ma molto meno impattanti sulla sicurezza di chi circola.
Non ho idea di come si può porre rimedio a questo cialtronesco modo di circolare, ma resto dell’idea che se non si interviene in maniera convinta (quindi applicando le regole del codice della strada) il malcostume diventerà regola nell’indifferenza generale.

Patente: dove casca l’asino

luglio 20, 2012  |  Senza categoria  |  126 Commenti  |  Lascia un commento

Che cos’è più importante, quando si deve prendere la patente, la teoria o la pratica? Tutte e due, è ovvio, perché una cosa non può prescindere dall’altra. Ma a livello di discussione, e andando paradossalmente per estremi, è più importante sapere che con il rosso ci si deve fermare o che per rallentare bisogna spingere il pedale del freno?

La provocazione ve la giro dopo aver analizzato i dati. Pubblicati dal Ministero dei Trasporti, sugli esiti degli esami per il conseguimento della patente relativi all’anno 2011. Leggendo i numeri si scopre che all’assalto per la patente B sono andati ben 744.703 volonterosi e che 264.997 sono stati respinti all’orale, una percentuale piuttosto elevata, pari al 35,58%. In compenso si sono presentati per la prova pratica 668.328 candidati e qui non hanno superato la prova in 93.665, cioè il 14,01%.

Il divario tra esame scritto e guida e esagerato e lo si può leggere in tanti modi: per molti studiare la teoria è molto più faticoso che imparare i rudimenti della guida, oppure la selezione iniziale ha già scremato i peggiori quindi è normale che quelli rimasti siano più preparati, oppure ci sono altre ragioni che non conosco e non immagino perché mi calo soltanto adesso sull’argomento.

Fatto sta che i numeri hanno sempre un loro senso. Ad esempio dicono anche che dal 2008 è in continuo calo il numero dei promossi e che i nuovi quiz informatizzati, saliti da 30 a 40 nel gennaio 2011, mettono abbastanza in apprensione i candidati. Ma resta, a livello teorico e stimolante, il tema di apertura: si è troppo severi con la prova teorica e troppo di manica larga con quella di guida, oppure c’è dietro qualcos’altro? E secondo voi, a pelle, è normale che accada così? Aggiungo una seconda questione: voi, di pancia, vi sentite tra quelli che privilegerebbero la teoria o tra quelli che parteggerebbero per la pratica prima di tutto? Non è facile, lo premetto, schierarsi: attenti, quindi, a quello che dite perché chi la pensa in maniera differente accenderà la discussione…

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Marzotto e quell’equivoco

luglio 16, 2012  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Come probabilmente avrete letto, sabato scorso è morto Giannino Marzotto, indimenticato vincitore di due Mille Miglia davanti ai più celebrati assi dell’epoca, che si chiamassero Fangio o Ascari, Farina o Taruffi, Villoresi o Bracco, Kling o Bonetto… Un elenco lunghissimo che vi risparmio, ma che da solo vi dà il senso di quanto lui fosse bravo pur correndo pochissimo.

Ve ne parlo qui per riportarvi un aneddoto che mi vide protagonista-vittima di una sua pazzesca arrabbiatura. Tutto accadde una ventina d’anni fa (in tutta onestà l’anno non lo ricordo, vado quindi a spanne) quando io vinsi il premio giornalistico indetto dagli organizzatori della Mille Miglia storica per il miglior testo scritto sulla gara.

Ebbene io iniziavo questo racconto partendo dalla mia esperienza personale, e questo era il succo: mio padre mi aveva portato in via Murri a Bologna ad assistere al passaggio dei bolidi della Mille Miglia. Non ricordo molto di quel che accadde (avevo 6 anni ancora da compiere) e le due sole immagini molto chiare che mi si sono ficcate in testa erano che la terra tremava al passaggio delle vetture più potenti, e che quando passò la Ferrari blu di Giannino Marzotto, che poi vinse, uno spettatore lì vicino gridò in dialetto che: “No, quello lì non deve essere bravo, perché se era bravo gli avrebbero dato la Ferrari rossa!”.

Era l’incipit del pezzo, che poi si rifaceva alla corsa e a quello che aveva significato per gli italiani dell’epoca.

Un ricordo personale, non una mia opinione sul formidabile pilota, ma al momento della premiazione, quando stavo ricevendo il premio, Giannino Marzotto intervenne fragorosamente accusandomi di considerarlo un pilota mediocre, mentre io avevo soltanto riportato il commento di uno sconosciuto, commento che mi era rimasto impresso come capita di frequente ai bambini.

Non sono mai riuscito a chiarirmi con lui e mai più potrò farlo. Così, adesso che ci ha lasciati, mi resta un retrogusto amaro. E mi dispiace.

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La sfida ardita della Classe A

luglio 11, 2012  |  Senza categoria  |  154 Commenti  |  Lascia un commento

Nel corso della mia lunga vita professionale, mi sono imbattuto frequentemente in modelli gloriosi che d’improvviso mutavano del tutto, disorientando non poco la loro clientela più affezionata.  E ogni volta la rete di vendita andava in crisi, sia perché i dipendenti di vari autosaloni dovevano prepararsi a un vero e proprio lavaggio del cervello e sia perché dovevano industriarsi in fretta e furia a trovare nuovi acquirenti fuori dal giro conosciuto.

Il prossimo arrivo dell’intrigante Mercedes Classe A, dai connotati ora molto più forti e sicuramente più rivolta ad un pubblico maschile, è un tipico caso di cambio di rotta applicato a un modello di grande successo. Con la naturale domanda: ma ne valeva la pena?

In realtà, dietro questo interrogativo c’è un palese provincialismo. Per noi italiani (ma tutto il mondo è paese) lo scenario si esaurisce attorno al quotidiano, quello che vediamo girarci attorno diventa universale. Invece, trattandosi di oggetti che oggi più che mai debbono essere il più globale possibile, dobbiamo pensare che chi progetta non deve mai privilegiare un solo mercato (oggi, oltretutto l nostro è sempre più piccolo) ma avere un orizzonte che spazi su più continenti.

In Mercedes hanno quindi pensato che il successo della Classe A mini-monovolume era concentrato soprattutto lungo lo Stivale, mentre altrove faceva molta più fatica a imporsi. Da noi, era un’auto votata al numerosissimo pubblico femminile che l’aveva eletta a beniamina, mentre altrove non era affatto così, non era un’auto per le donne ma un MPV tra i tanti, e più nemmeno d’avanguardia.

Da qui il cambio di rotta che è stato accolto con grande interesse praticamente ovunque, ma che da noi, dovrà riuscire a produrre gli stessi numeri di vendita delle versioni precedenti, numeri davvero alti, va detto.

Ecco che se mi calo nei panni, scomodi, di Cesare Salvini, capo del Marketing in Mercedes Italia, tremo: d’altronde io non so fare il suo mestiere e farei dei danni comunque. Però immagino le sue apprensioni e l’impegno che dovrà mettere per una campagna di lancio che sia davvero azzeccata. D’altronde da noi impazzano le automobili che raccolgono grandi apprezzamenti, ma che poi restano nelle concessionarie, mentre si vendono sempre le solite cose: rassicuranti e nel solco della tradizione.

Caffè a bordo? Sì, purché espresso

luglio 6, 2012  |  Senza categoria  |  165 Commenti  |  Lascia un commento

Sono rimasto molto sorpreso per troppe reazioni isteriche sulla rete riguardo la trovata della macchina del caffè prevista come optional sulla 500L di fresco lancio.

Perché arrabbiarsi? E’ un’idea che, specialmente all’estero (segnatamente negli Usa dove sono abituati a pasteggiare a bordo) avrà un sicuro successo perché offrirà quell’espresso tipicamente italiano che, pure lì, è tanto apprezzato.  L’arrivo delle cialde, e la collaborazione con la Lavazza al cui vertice c’è l’ex Marchionne-boy, Antonio Baravalle (che alla cena dopo la presentazione sedeva a fianco del gran capo di Fiat-Chrysler), permette  questa facile installazione e assicura quell’aroma che fa tanto Italia.

Uno dirà: e chissenefrega. E’ vero, ma di questo passo chissenefrega, che so, dei potenti woofer che fanno la gioia dei giovani ammalati di musica pop, ma non ditelo a molti costruttori che su questi tipi di optional hanno costruito delle vere fortune.

Quello che io temo, in sintesi, è che se una trovata così fuori dagli schemi l’avesse avuta un costruttore esotico, tutti si sarebbero spellati le mani, se invece viene fuori dal grigiore di casa nostra escono soltanto critiche o ironie. In questo, siamo maestri inarrivabili del lamento per il lamento.

Avrei capito i mugugni se si trattasse di un accessorio di serie, perché si sarebbe potuto obiettare che, senza, il prezzo di vendita sarebbe stato più contenuto. Ma come aggiunta a pagamento che male fa? A me non interessa, lo lascio lì, a me piace e lo prendo al posto di qualcos’altro che invece non voglio.

Il caffè ristretto è un prodotto da esportazione, e chi viaggia avrà notato come negli ultimi vent’anni si sia diffuso dappertutto, e come, in tanti posti, poter offrire un vero espresso, con macchine italiane a prepararlo, sia un gradito valore aggiunto.

Se adesso è una vettura dal piglio simpatico, nel solco di quella 500 che si sta avviando al milione di esemplari venduti, a proporre una trovata dal forte timbro tricolore, varrebbe la pena di coglierne l’aspetto innovativo. Non per nulla agli italiani viene sempre riconosciuta la fantasia, la capacità di uscire dagli schemi, la visione del futuro. Se poi facciamo lo sforzo di pensare al mercato americano dove, per miracolo o preveggenza (a ognuno la sua convinzione), la 500 sta davvero sfondando con numeri ogni mese più alti  – 50 mila parevano un miraggio, adesso è il traguardo minimo – e dove la 500L potrebbe avere ancor più successo per via delle dimensioni  più comprensibili, ecco che l’aroma del caffè come lo sappiamo fare solo noi può rivelarsi un must, la versione chic del classico bicchierone fumante di caffè nero che alloggia costantemente dentro i gipponi a stelle e strisce.

I piani della guerra d’estate

luglio 5, 2012  |  Senza categoria  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Ero alla Consulta di Autostrade per l’Italia dove si è parlato di tutte le misure che verranno prese nei giorni caldi dell’esodo estivo. La società Autostrade è quella che gestisce la rete più lunga ed è anche quella più sotto tiro (peraltro anche quella che investe di più per migliorarsi e migliorare la vita degli automobilisti), ed alcuni dati che sono venuti fuori meritano, a mio avviso, di essere portati alla vostra conoscenza.

Premesso che nella Consulta ci sono tutte le principali associazioni dei consumatori,  poi l’Asaps, la Polizia Stradale, Isoradio e così via, ecco un primo bilancio riguardo la cosa che  fa più paura: gli incidenti, peraltro  calati vistosamente nel giro di 5 anni. Si è passati, infatti,  dai 2.561 del 2006 ai 1.787 del 2011, cioè un bel 30% in meno. Meglio è comunque andata con i feriti diminuiti del 37% (da 1.603 a 1.005), e con i morti crollati addirittura del 53% (da 34 a 16).

Anche le ore passate a cuocere in colonna sono vistosamente scese del 34%, riducendosi da 1.513 a 994; ancora tante, eppure tante di meno.

E quest’anno? Ovviamente nessuno si è voluto esporre, non fosse che per scaramanzia, però i tecnici hanno assicurato che nei giorni più delicati non ci sarà nessuna strozzatura dovuta a lavori in corso o cantieri. Questo, unito a un  vistoso calo dell’8% del traffico attuale, conseguenza della disaffezione al mettersi per strada causa i continui aumenti del carburante e le parallele vessazioni contro le automobili, fanno sperare in numeri ancora migliori.

Quello, comunque, che più mi ha colpito è stato il previsto stazionamento di mezzi speciali di pronto intervento in prossimità dei nodi strategici della rete che si è fortemente potenziato dopo il successo di un anno fa: carri di soccorso meccanico, autobotti, moto antincendio e autocarri Unimog polivalenti. Sono cose che a me, pendolare forzato, sono sempre passate sotto gli occhi senza che me ne accorgessi mai. Però, ascoltando l’articolazione del piano-sicurezza, mi ha fatto molta impressione: pareva di essere dentro un film di guerra con tutti gli ufficiali che approntavano le loro contromosse. Un dietro le quinte a tratti esaltante e a tratti angosciante, con pattuglie immaginarie in movimento, ambulanze che andavano ed elicotteri che atterravano. Non ho battuto le mani perché non stava bene, ma ne avrei avuto la voglia. Pentendomi, peraltro, per tutte le volte che fermo sotto il sole ho imprecato contro i soccorsi lenti o i rallentamenti obbligati.

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