Archive for agosto, 2012

Le Corvette vietate ai calciatori

agosto 29, 2012  |  Senza categoria  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Leggo su La Repubblica che Alex Ferguson, celebrato allenatore del Manchester United, ha vietato agli under 23 del team di guidare auto troppo appariscenti. La Chevrolet, che sarà sponsor del club dal 2014, ha messo a disposizione dei giocatori più importanti le sue auto più belle e molti hanno scelto la Corvette. Ma Ferguson ha subito proibito ai più giovani (come Welbeck, Jones, Smalling e Rafael) di ordinare modelli troppo costosi.

Non so come si faccia a proibire a ragazzi che guadagnano cifre da capogiro, e che si permettono una vita sopra le righe dal punto di vista economico, di sfoggiare auto di lusso, comunque ammetto che il segnale va nella direzione di rendere i calciatori meno irritanti agli occhi dei non tifosi.

I casi alla Balotelli, con il nostro talentuoso e capriccioso bomber che con le auto fa continuamente più danni che con le vamp al seguito, sono esemplari. Troverei quindi logico che una squadra imponesse ai suoi campioni di non usare vetture troppo potenti, preoccupata per la loro incolumità. In fondo è quello che fanno molti team di F.1 che nei contratti mettono chiaramente un veto a tutti i mezzi o agli sport più pericolosi. Imporre invece un limite, diciamo così, estetico a dei maggiorenni vaccinati, che spesso sfoggiano creste o tatuaggi a dire poco osè, mi sa di buon proposito che cadrà in fretta nel vuoto. Perché impossibile, e perché senza troppo senso, se non nella direzione del buongusto, cosa che allora dovrebbe valere sempre e per tutto.

Il lato B della Giulietta

agosto 21, 2012  |  Senza categoria  |  238 Commenti  |  Lascia un commento

Non voglio stuzzicare nessuno, in più con questo caldo… luciferino non è proprio il caso, ma voglio rendere pubblica una “scoperta” che mi ha messo di buonumore domenica scorsa.

Viaggiavo in colonna (veloce, è giusto sottolinearlo) dietro a una Giuletta bianca, e per molto tempo ho avuto modo di soppesarne l’estetica limitatamente alla parte posteriore. Noi, a Quattroruote, siamo sempre molto attenti a non dare mai giudizi assoluti sulla bellezza (o meno) di una vettura, perché sappiamo bene quanto sia opinabile questo tipo di giudizio e soprattutto quanto lo stesso giudizio può evolvere col tempo. D’altronde la storia dell’automobile è ricca di esempi di auto giudicate bellissime alla nascita e poi passate in fretta nel dimenticatoio, per non dire di peggio, così come è ricca di esempi di vetture poco gradite al momento della loro apparizione e mano a mano entrate nel cuore (e anche nel gusto) dei più. Un  esempio per tutte la prima Fiat Multipla, aborrita alla sua apparizione e poi amata e rimpianta anche per la linea.

Ebbene domenica, mentre guidavo, ho scoperto di apprezzare con sempre più attrazione il posteriore della Giulietta. Insomma l’ho proprio trovata armonica, riuscita, sexy. Non mi era mai capitato di prestarle tanta attenzione, semmai trovando qualche fatica nella parte laterale e punti di forza esclusivamente nell’anteriore, in quel musone che sarà anche un po’ ripetitivo ultimamente, ma che sprigiona un fascino intrinseco che sa tanto più di Alfa adesso rispetto a troppi modelli bui della prima era Fiat.

Direte: ma ci voleva tanto per accorgersene? Avete ragione, ma il continuo girotondo di vetture che ha caratterizzato la mia esistenza professionale mi porta a scorrere veloce sulla fatica di molti designer. Certo, a prima vista l’occhio battezza subito quello che piace molto e quello che piace poco,  poi però altri valori più oggettivi prendono il sopravvento e si finisce col delegare al cliente che entra in concessionaria il compito di soppesare i particolari secondo il proprio metro estetico, quello che quasi sempre fa pendere la bilancia a favore di un modello piuttosto che di un altro.

Però, ecco, domenica scorsa sono stato fulminato da quelle curve, dalla proporzione delle luci e dalla muscolosità dell’insieme, così mi spiego perché quest’auto, pur nelle difficoltà di competere del segmento C che non è mai stato generoso con il Gruppo torinese, si difende ancora piuttosto bene. Generosa bandiera nel deserto del Biscione.

Chi rischia in autostrada sono i… pedoni!

agosto 16, 2012  |  Senza categoria  |  35 Commenti  |  Lascia un commento

In seguito al recente incidente mortale nel quale, per un gesto di grande generosità, ha perso la vita l’ispettore della Polizia di Stato Antonio Crisafulli, morto mentre prestava soccorsi sulla A14, l’Asaps, l’Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, ha richiamato all’attenzione un dato abbastanza sconosciuto e che merita però grandissima attenzione proprio perché insospettabile: sull’intera rete autostradale nazionale un morto ogni cinque è un pedone travolto da veicoli in transito.
Nei primi 7 mesi del 2012 su un dato complessivo di 155 morti sull’intera rete autostradale, ben 32 sono risultati i pedoni travolti, vale a dire il 21%. Come dire, sostiene la stessa Asaps, che un lenzuolo bianco su 5 viene steso su un pedone investito sull’autostrada da un veicolo in arrivo.
Ma chi sono queste vittime? L’Osservatorio ha potuto accertare che 16 (50%) erano scese dalla macchina per una avaria al veicolo (come un guasto al motore, una foratura o addirittura perché la vettura era rimasta senza carburante). Dieci stavano, invece, camminando a piedi lungo l’autostrada (spesso stranieri scesi da autocarri) o stavano correndo per prestare soccorsi in precedenti incidenti (31%). Sei vittime, infine, sono inquadrate nella casistica ”superstiti da altro evento” (19%). In sostanza si tratta di persone che sono incorse in un precedente incidente e sono scese dal veicolo in stato confusionale o sotto choc (spesso passeggeri del veicolo coinvolto nel sinistro) e sono state travolte da un altro mezzo.
Ammetto che un dato del genere mi lascia senza parole e non posso che ringraziare il presidente dell’Asaps, Giordano Biserni, per l’accuratezza delle sue informazioni. Dopo di che sollecito tutti, in questi giorni che per tanti saranno di rientro dalle vacanze, a prestare più attenzione del solito in caso di arresto del veicolo in autostrada. È evidente che il pericolo si nasconde dove uno mai se lo immagina, perché il fatto che un morto su cinque sia un pedone nel luogo per eccellenza riservato alle auto e alle percorrenze veloci è agghiacciante.
 
 Twitter@Cavicchi4R

I 70 di Andruet

agosto 13, 2012  |  Senza categoria  |  33 Commenti  |  Lascia un commento

Ultimamente, per gli appassionati di rally, sono giorni tristi. Tra incidenti che si accavallano, tragedie troppo frequenti, e disgrazie extra corse che colpiscono gente dell’ambiente, pare proprio che nulla giri per il verso giusto.
Oggi, 13 agosto, vorrei ricordare con un grande sorriso un campione che compie 70 anni e che per tutta la lunga carriera agonistica ha sempre portato alla disciplina una ventata di imprevedibilità che ne ha fatto un protagonista unico.
Lui è il francese Jean Claude Andruet, “cavallo matto” per tutti noi che lo abbiamo conosciuto e frequentato nei suoi anni d’oro. Sempre allegro, con uno sguardo perso nel nulla, era velocissimo e con un talento fuori dal comune sfortunatamente frenato da un carattere un po’ fragile che non lo facilitava a nuotare in un mare infestato da squali.
Che tipo era Andruet, e perché lo chiamavano tutti “cavallo matto”? Dal bloc-notes che ho in testa potrei sfogliare pagine intere sull’argomento, ma un solo appunto potrà bastare.
Durante le prove del Rally dell’Elba del ’75, che lui correva al volante di un’Alfetta ufficiale, tra i piloti in gara aleggiava il panico. Al tempo le ricognizioni erano libere, e siccome i piloti erano soliti testare alla massima velocità pur in presenza di strade aperte al transito, di solito si provava la notte. Sempre all’Elba, in quelle edizioni, le stesse prove speciali si correvano poi in entrambi i sensi di marcia (l’isola è piccola e le strade poche), quindi era sempre molto alto il rischio di fare spiacevoli incontri (scontri).
Ebbene, si era sparsa la voce che Andruet provasse a tutta velocità e a fari spenti, cosa che faceva venire i brividi a chi temeva di incrociarlo, con l’anticipo che i potenti fari dell’epoca permettevano, senza accorgersi della sua presenza.
Così, una sorta di collegio formato dai più prestigiosi piloti iscritti si portò in delegazione da lui per capire in primo luogo se le voci corrispondevano alla realtà, e poi per capirne eventualmente il motivo.
La risposta di Andruet, nella sua disarmante innocenza, mise ko gli… investigatori: “Sì, è vero, vado senza luci perché se faccio un gran tempo così poi, in gara e a luci accese, non mi starà davanti nessuno…”.
Ricordo che gli astanti rimasero talmente senza parole davanti a quell’assurdità, che non seppero far altro che mettersi a ridere, andandosene via con la convinzione radicata che quello fosse proprio matto, più matto che “cavallo matto”.
Per la cronaca Andruet vinse 19 prove speciali e non fece sua la corsa che aveva dominato perché si dovette ritirare per noie elettriche sulla sua vettura.
Buon compleanno Jean!

Twitter@Cavicchi4R

Claudio Maglioli, grande sempre

agosto 7, 2012  |  Senza categoria  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

Al volante era un’iradiddio, pestava come pochi e ha collezionato vittorie su vittorie, dai campionati tricolori a quelli europei, andando anche a vincere in competizioni strepitose a Daytona, a Sebring, al Nurburgring, in Targa Florio; poi, ancora molto giovane, si è messo a preparare automobili che non avevano uguali al mondo per qualità e prestazioni. Claudio Maglioli ha perso la sua guerra contro il male cagnaccio a 72 anni, e chi lo ricorda può solo dispiacersi.

Chiusa l’attività da pilota, per anni si è gustato le tante vittorie dei suoi clienti restandosene a casa in disparte perché bisticciava con la popolarità. Le sue Lancia Stratos erano il sogno di tutti: perché non erano soltanto imbattibili ma anche curate nei minimi particolari quasi fossero dei soprammobili anziché bolidi da strada o da pista,

Bernard Darniche ci ha vinto due campionati europei bastonando una concorrenza che si credeva sempre più brava di lui. E poi fece suo anche un memorabile rally di Montecarlo davanti a Waldegard con la Ford ufficiale. Con una vettura gemella Tony Fassina dominò nello stesso anno, il 1979, il rally mondiale di Sanremo davanti allo squadrone ufficiale Fiat. Bravissimi i piloti, superbe la vetture.

Per noi che correvamo contando le lire in tasca, una vettura del Claudio era il sogno proibito di una carriera. Quando mai ne avremmo guidata una? Mai, ovviamente. Perché quelle auto perfette costavano una fortuna e le leggende si appiccicavano addosso al mago che le preparava. La più nota recitava che quando un pilota si presentava da lui si sentiva rispondere che per il pagamento andavano bene i contanti sull’unghia, altrimenti poteva accettare anche un assegno purché fosse di quelli con i… buchini (quelli circolari), però la soluzione migliore era aprire un conto corrente presso la Banca Sella, intestato a suo nome, dove lui, alla bisogna, poteva prelevare direttamente i soldi dei suoi lavori.

Vero, non vero? Non ho mai avuto l’opportunità di avvicinarmi a un’ipotesi del genere, ma ricordo bene che le poche volte che lo incontravo in giro (fatto, ripeto, raro) lo volevo toccare sulla gobba, che non aveva, per vedere se qualche soldo sarebbe arrivato in tasca anche a me. Lui sorrideva mostrando un ghigno che non ha mai chiarito se i racconti erano veri o meno, ma fuggiva dal tema e si perdeva appassionato nella descrizione di come erano lavorati al tornio i suoi semiassi.

Era uno che andava forte, mi confidò un giorno Sandro Munari, che con lui corse in coppia. Mi bastò: far dire al Drago che un suo rivale potesse essere veloce era impossibile, ma per Claudio aveva fatto un’eccezione. Insomma, l’aveva laureato.

 

twitter@Cavicchi4R

Pubblico e privato, due pesi e due misure

agosto 6, 2012  |  Senza categoria  |  45 Commenti  |  Lascia un commento

Per il mondo dell’auto sono giorni difficili. Non si vende e, di conseguenza, non si produce. Nell’industria gli operai almeno vanno in cassa integrazione (un disastro, ma da punto sociale il male minore), mentre nelle piccole aziende, a cominciare dalle concessionarie, tira un’aria bruttissima con molte attività a rischio chiusura  e inevitabilmente molti addetti destinati ad andare a spasso, senza lavoro e, quel che è peggio, con ben poche prospettive di trovarne altrove.

L’argomento non è nuovo, ma quello che me lo fa vedere da un punto di vista cui non avevo pensato è la considerazione di un grosso personaggio dell’ambiente che opera proprio nel settore. Vi riporto allora la sua analisi: “Sarà, a fine anno, un bagno di sangue per la categoria, ormai ci stiamo preparando tutti al peggio, ma quello che sarà difficile spiegare a tutte quelle persone che nel privato sono a rischio stipendio, è che a fronte di un crollo del mercato di un milione di auto all’anno ci saranno decine di migliaia di posti di lavoro in fumo mentre nel pubblico non succederà nulla”. A che cosa si riferisce con il suo monito? Al fatto che se un milione in meno di vetture vendute fanno strage tra i dipendenti privati, non cambierà invece nulla sia nel PRA che nella Motorizzazione, dove i dipendenti pubblici non saranno minimamente toccati dal quasi 50% in meno di lavoro da espletare.

“Questo – aggiunge il nostro- porterà per forza a forti tensioni sociali perché di fronte alla perdita del lavoro, e quindi all’emergenza, non saranno più tollerabili figli e figliastri”. Vi risparmio, poi, il resto delle sue considerazioni sulla spending review, l’indignazione perché le famiglie italiane si tagliano le spese del 15% per tirare avanti mentre i nostri governanti (diretti con consumato mestiere dai politicanti di professione) non riescono a mettersi d’accordo per un taglio del debito pubblico pari all’1%. L’uomo è molto arrabbiato, ma la sua riflessione su pubblico e privato legata al milione di auto in meno, e alle relative consguenze, è tutt’altro che banale.