Archive for settembre, 2012

Che legame c’è tra le auto e la guerra in Afghanistan?

settembre 24, 2012  |  Senza categoria  |  137 Commenti  |  Lascia un commento

Nessuno ne parla e, anzi, tutti se ne guardano bene dal farlo; però dietro ai tanti interessi che sono alle spalle dell’eterno e disperato conflitto afghano ci sono anche dei preziosi giacimenti che fanno gola all’industria automobilistica mondiale. Pensate al petrolio. Beh, sì, c’è anche il petrolio nel nord del paese, nella Amu Darya, dove l’Afghanistan è vicino a Tajikistan, Turkmenistan e Uzbekistan , ma lì ci hanno già messo le mani i cinesi e per il resto del mondo non c’è più trippa. Indiani e canadesi hanno da parte loro già agguantato  i giacimenti di ferro del Bamjan, ancora i cinesi quelli di rame di Aynak, e gli americani, attraverso un consorzio comandato da Jp Morgan Chase, le miniere d’oro.

Che cosa resta ancora di estremamente prezioso da spartirsi? I grossi giacimenti di litio a est di Kabul, quel metallo soffice color argento, che si ossida rapidamente a contatto con l’aria o l’acqua, il più leggero degli elementi solidi, che è usato principalmente nelle leghe conduttrici di calore o nelle batterie dei telefonini e, possibilmente, nelle auto elettriche.

La grande battaglia per il litio è nota: i vastissimi giacimenti della Bolivia sono ormai sotto controllo (grazie ad accordi molto tempestivi) del Governo Francese, quindi di Renault, mentre il resto delle grandi riserve è in Cina, ma da tempo il Governo locale ha gelato il mondo intero facendo sapere che tutti i metalli preziosi dell’Impero Giallo restano roba privata, proibita agli altri.

Per il mondo dell’auto, che da anni sta guardando con molto interesse a un futuro eco-sostenibile, le auto a emissioni zero sono una via da percorrere con convinzione. Ma tutti gli sviluppi sono legati ad un progresso sempre più sofisticato delle batterie, accessori legati al loro componente principe che, al momento, pare essere proprio il litio. Che, però, scarseggia. Oppure che c’è in pochi posti, tra questi l’Afghanistan dove è in corso un conflitto che si pensava meno cruento e lungo.

Già per ben 10 anni (dal 1979 al 1989) la Russia aveva provato a mettere le grinfie su queste terre così ricche di risorse, ma la lunga guerriglia messa in atto dai combattenti mujaheddin, spalleggiati allora da nazioni come gli Stati Uniti, il Pakistan, l’Iran, l’Arabia Saudita, la Cina e il Regno Unito  , obbligò i sovietici a una umiliante ritirata. Dopo, però, ci si sono tuffati tutti gli altri,  e anche l’ultimo conflitto pare non poter aver fine perché i locali non mollano e gli affamati invasori nemmeno.

Quel litio serve come il pane per elettrificare il trasporto mondiale, e i costruttori sono alla finestra in  trepidante attesa. Ma i tempi si allungano e quelle prospettive che parevano essere una realtà dietro l’angolo l’indomani del 7 ottobre 2001 (sull’onda degli eventi legati al tragico 11 settembre, con l’invasione di terra del territorio sotto controllo talebano da parte dei gruppi afghani loro ostili e, nella seconda fase, dopo la conquista di Kabul con l’operazione Enduring Freedom) oggi si sono sfumate e non si vede se e quando si arriverà a una normalizzazione del paese. Così qualcuno, tra i più grandi costruttori, comincia a temere che l’alba elettrica  sia già al tramonto, a meno di non trovare soluzioni alternative che nessuno, al momento, riesce ad immaginare.

Ma se l’importante è sempre non fare

settembre 19, 2012  |  Senza categoria  |  97 Commenti  |  Lascia un commento

Si parla sempre dei No-Tav e dei comitati che sono contro l’Alta velocità. Ma in Italia è tutto un pullulare di situazioni simili. In pratica non si riesce mai a fare nulla. Il Governo parla di investimenti e di rilancio dell’occupazione attraverso la realizzazione di quelle strade già approvate da tempo ma che sono ferme nella loro realizzazione da anni. Però, puntualmente, ogni opera incontra il no dei Comuni attraversati (che dicono no soprattutto per essere convinti a suon di denari a dire sì) e dagli ambientalisti a giudizio dei quali non si dovrebbe mai fare nulla (strade, discariche, inceneritori, rigassificatori, trivellazioni, parcheggi, centri commerciali e così via).

E’ di oggi l’ultima notizia: il passante nord di Bologna, a cui si lavora da 10 anni, non si farà: gli automobilisti si dovranno adattare alla strettoia autostradale attorno a Bologna e i bolognesi a una tangenziale diventata inadeguata col passare del tempo.

La sentenza l’ha emessa Gianguido Naldi (Sel-Verdi) con queste poche ultimative parole che dicono tutto non dicendo al solito nulla: “Il disegno di Autostrade non trova la nostra condivisione su alcuni punti del tracciato e per come è stata banalizzata la Tangenziale di Bologna”. Parole che confortano quelli del comitato No-Passante Nord, contrari per principio, e i Comuni del circondario che vedevano ferito il loro territorio.

Ora è giusto far sapere che per tanti anni si è lavorato su un passante molto ampio, fuori da ogni possibile contestazione se non pregiudiziale (questa non manca mai, perché una strada è per principio una ferita al territorio).  Però chi non lo voleva è arrivato in sede UE e l’ha fatto cancellare. Dopo, Anas e Società Autostrade sono arrivate a proporre un percorso meno lacerante, più contenuto, più vicino alla città. Ma qui si sono ribellati quelli che non vogliono una strada troppo vicina ai comuni limitrofi e adesso , ormai alla data ultima dopo la quale la Società Autostrade si tirerà fuori dalla faccenda, tutto è saltato. Non si farà nulla.

Così la prossima estate i TG Nazionali e locali manderanno in onda le solite interviste con gli automobilisti, in canottiera e in coda, che grideranno che in questo modo non si può andare avanti, che l’Italia è un paese da Terzo Mondo, mentre i bolognesi imprecheranno perché per andare al lavoro impiegheranno sempre più tempo  e gli ambientalisti denunceranno l’inquinamento causato dal traffico non locale che ammorba la città passandoci praticamente dentro.

A quel punto so già che verrà dato mandato a qualcuno di studiare una variante, questa volta “intelligente”, che risolva la situazione. Due anni per l’approvazione, quindi due anni per valutare i progetti, altri due per l’impatto ambientale, due ancora per sentire i Comuni interessati, e via con l’immancabile braccio di ferro contro i Comitati che non la vorranno. Sono troppo negativo? Forse sì, ma si accettano scommesse.

La vergogna di Cremona

settembre 13, 2012  |  Senza categoria  |  85 Commenti  |  Lascia un commento

Alla vergogna bisogna mettere un freno, e farlo pure in fretta. E quello che è accaduto a Cremona dice che ogni limite è stato superato.

I fatti. Ai vigili urbani della polizia locale è arrivata questa indecente proposta: “Se vuoi il bonus per la produttività a fine anno (si parla di 350 euro lordi) devi dimostrarti davvero produttivo; in sintesi, devi staccare almeno 140 contravvenzioni al mese”. Un messaggio indegno di un’amministrazione che è votata dai cittadini e il cui scopo primario è, invece, di spennare i cittadini.

In un paese civile si sarebbe detto: “Se fate una buona prevenzione stradale, se gli incidenti diminuiranno, se i bambini davanti alle scuole saranno più sicuri, se gli anziani verranno aiutati ad attraversare la strada, se chi butta cartacce o mozziconi per le vie verrà invitato a comportarsi in maniera più civile, noi vi riconosceremo…”. Invece no, più fai multe, più sei bravo.

Per fortuna i sindacati di categoria si sono ribellati e forse ci sarà un blocco, almeno momentaneo, nel procedere. Ma anche il solo fatto che una mente perversa abbia potuto architettare una cosa del genere, la dice lunga su chi ci governa. A riprova che i vizi non stanno solo in Parlamento, ma a cascata arrivano  fino al più piccolo paesino.

L’ansia è quella di fare cassa, la soluzione è sempre quella di trovare il modo di spennare i cittadini senza pensare ai danni che si possono arrecare. Perché è giusto ribadirlo, anche nelle contravvenzioni ci deve essere un’etica. Peraltro, noi abbiamo il primato non solo nelle accise sui carburanti, ma anche sull’importo delle multe. E chissenefrega se un povero cassintegrato con i figli da mandare a scuola si prende 70 euro di contravvenzione perché con due ruote toccava le strisce dell’autobus…

Quell’odio-amore per Walter

settembre 10, 2012  |  Senza categoria  |  167 Commenti  |  Lascia un commento

Vorrei partire da un postulato che ormai, nel mondo dell’auto, non discute nessuno: Walter de Silva è un punto di riferimento assoluto nel campo del design. Lo dicono tutti i suoi colleghi, lo ribadiscono i suoi più autorevoli alter ego e lo testimoniano il successo sui mercati delle sue vetture, dalle prime Alfa Romeo, alle ultime Volkswagen passando per l’aureo periodo Audi segnato dall’adozione delle grandi griglie anteriori che caratterizzato la casa degli anelli perlomeno quanto la tradizionale assenza di linee su tutte le sue creazioni. Quella purezza esasperata delle superfici che fa commentare a molti osservatori che “con le nervature che ci sono su un’auto qualsiasi della concorrenza, lui ci può disegnare cento modelli”.

Un preambolo lungo per arrivare a una considerazione molto più sintetica. Tra gli appassionati italiani, nessuno quanto lui è sempre tirato per la giacca: celebrato o discusso a seconda di dove chi lo cita vuole andare a parare.

In  quest’ottica il forum di Quattroruote, i commenti alle notizie sul sito internet e questo blog sono  straordinari punti di osservazione per uno che fa il mio mestiere. Le discussioni che li animano, con una vivacità che va continuamente crescendo, spesso mi portano infatti a collegare  i soprannomi degli scriventi legandoli ai temi trattati.

Ora, quando arriva un nuovo modello del gruppo tedesco che va per la maggiore sui mercati internazionali, gli avversori delle varie marche che fanno capo al centro di design, comandato dal sopra citato de Silva, non risparmiano mai frecciate allo stile che caratterizza tutte le vetture (noioso, troppo pulito, ripetitivo, banale con punte di dispregio che vanno dal brutto all’orribile passando per l’immancabile: sarà un fiasco).

Parallelamente quando c’è da criticare Marchionne  (che in questo non c’entra nulla) o più in generale la Fiat, molti dei suoi abituali accusatori in ottica Gruppo Vw, rimproverano la casa torinese, tra le mille colpe, di essersi fatta scappare proprio lo stesso Walter che, con la 156 aveva disegnato un gioiello incredibile.  e che  eccetera, eccetera…

Insomma, la situazione è così paradossale che, vista da fuori, è persino divertente. In fondo  niente è più tipicamente italiano del “fine che giustifica il mezzo”.  Si attacca il designer per colpire la Vw e si rimpiange lo stesso designer per colpire la Fiat. Morale, le idee saranno un po’ confuse su di lui, ma sono chiarissime nei comportamenti di chi spesso interviene sulla rete: colpire, denigrare, distruggere, con la spregiudicata certezza di chi crede di possedere la verità assoluta.

twitter@Cavicchi4R

Ma chi deve dare certezze?

settembre 3, 2012  |  Senza categoria  |  109 Commenti  |  Lascia un commento

Questa  mattina (lunedì 3 settembre) l’agenzia stampa “Chi è Chi” ha lanciato un messaggio, abbastanza provocatorio ma a suo modo molto ficcante perché va a colpire nel segno la casta, quel mondo di politici e politicanti sempre pronti a vedere le pagliuzze negli occhi degli altri, ma mai la trave nei loro. Ve lo propongo ben sapendo che così si scatenerà l’inferno. Buona lettura.

“Monti: C’è incertezza politica” (Il Denaro, 23 luglio 2012); “Bonanni: Monti vuole rassicurare i mercati ma c’è incertezza ovunque” (LaPresse 23 agosto 2012); “Banche: Mediobanca, incertezza politica e’ rischio principale” (corriere.it 23 luglio 2012); “Montella, Pizza: basta politica dell’incertezza” (corriereirpinia.it 22 luglio 2012). Digitando su Google “politica e incertezza” si ottengono oltre 800 mila risultati e quelli sopra sono un microscopico esempio. Sono oltre 900mila i risultati se si digita “economia e incertezza”. Il che la dice lunga sul quadro politico, istituzionale, economico e finanziario che prevale non solo in Italia, non solo in Europa, ma anche negli altri scacchieri mondiali. Sicché è quanto meno bizzarro leggere e ascoltare gli strilli, ripetuti all’infinito, di politici (proprio loro!), sindacalisti, sindacal-politici, accademici, giornalisti che chiedono a Fiat e a Marchionne certezze, ovvero investimenti mentre il mercato dell’auto cala (non solo in Italia) e lo scenario economico è dominato dall’incertezza. Tornando a Google, i cosiddetti risultati ammontano a ben oltre un milione se si digita “imprenditori chiedono certezze”. “Elementare, Watson!”, direbbe Sherlock Holmes. Evidentemente non lo è per chi finge di non guardare ciò che succede nel mondo e – bontà sua – ritiene di non essere in contraddizione quando lamenta le piaghe provocate dall’incertezza nella politica e nell’economia e, un minuto dopo, chiede certezze a Fiat”.