Archive for ottobre, 2012

Andavo a 100 all’ora per trovar la bimba mia

ottobre 22, 2012  |  Senza categoria  |  229 Commenti  |  Lascia un commento

Ieri ascoltavo la radio in macchina e ad un certo punto, girando a caso per trovare un’emittente che si sentisse abbastanza bene tra i monti in cui mi stavo avvitando, è saltato fuori un Morandi d’annata che urlava “andavo a 100 all’ora per trovar la bimba mia”.

E’ stata una folgorazione. Ho resettato il cervello rimettendolo a quegli anni in cui il mezzo meccanico era spacciato sempre per qualcosa di speciale; uno strumento che attizzava la fantasia, che prometteva l’impossibile.

Non eravamo soltanto giovani, volevamo esserlo. La beat generation era arrivata in Italia in ritardo, ma le parole di Kerouac nel suo romanzo “Sulla strada” ci entravano dentro (“Le uniche persone per me sono i pazzi, quelli che sono pazzi di vita, pazzi per parlare, pazzi per essere salvati, vogliosi di ogni cosa allo stesso tempo, quelli che mai sbadigliano o dicono un luogo comune, ma bruciano, bruciano , bruciano, come favolose candele color giallo che esplodono come ragni attraverso le stelle e, nel mezzo, si vede la luce blu e tutti fanno ahh …).

Ecco ho ripensato che la Esso, per pubblicizzare la sua benzina, diceva: “metti un tigre nel motore”. Non era un messaggio qualsiasi, impreziosito da quel tigre declinato al maschile, era proprio un incitamento. Si voleva vivere sopra le righe e l’automobile era considerato ancora lo strumento perfetto per avere libertà, emozioni, illusioni.

Per vent’anni un paio di generazioni (dai più giovani ai già maturi) s’accontentavano di un volante per viaggiare oltre la banalità del vivere quotidiano, poi sono arrivati altri sistemi post-sessantottini che “voglio una vita spericolata” di Vasco Rossi interpretava al meglio. L’automobile, con il suo “il brivido, ma non il rischio” passava la mano. Diventava politicamente corretta. La Fiat lanciava la sua vettura ideale, la Uno “comodosa e risparmiosa” e tutti le sono andati dietro. Le auto da strumento ideale per cuccare e da bramare, diventavano intelligenti, ergonomiche, poco appariscenti, sicure e soprattutto politicamente corrette. Il nuovo Morandi oggi canterebbe “Andavo a 50 all’ora per trovar la bimba mia” e non venderebbe un disco (anche perché non ci sono più).

Lo so, lo so. Quasi tutti voi mi direte che è giusto così.  So anche che avete sicuramente ragione, che quegli anni sono il passato e quelle emozioni delle false illusioni. Ma sentire il Gianni nazionale mi ha ricordato i tempi in cui, in mancanza di soldi, ci bastava mettere un gancio di gomma al cofano della 500 per illuderci che eravamo dei draghi del volante, bastava anche piazzare un casco sul lunotto e si era subito  piloti, infine appiccicando la decal con sopra scritto “me la dai o scendi” dei veri sciupafemmine.

Sì, eravamo ingenui, ma per un’automobile avremmo compiuto qualsiasi pazzia, neanche si trattasse oggi dell’ultimo smartphone.

Io a bordo vorrei che non mancasse mai…

ottobre 17, 2012  |  Senza categoria  |  152 Commenti  |  Lascia un commento

Parlando con alcuni colleghi, di età ed esperienze differenti, siamo entrati in una sorta di avvitamento molto curioso: tralasciando un uso specifico (debbo trasportare roba, oppure vado in vacanza, oppure ancora voglio spendere il meno possibile) e pensando di poter prendere un’auto dal nostro parcheggio dove sono allineate tutte le vetture per le prove, qual è la prima cosa che vorrei trovarci sopra, oppure quali sarebbero le cose a cui, potendo, non rinuncerei.

Il micro sondaggio interno, che ha coinvolto gente delle prove e anche di altri settori non direttamente collegati con la guida, ha prodotto questi tre aggeggi come i più gettonate: il Gps, il cambio automatico e i sensori di parcheggio.

Con la mente, allora, mi sono ripassato i tanti anni legati a questo mondo, e di conseguenza quello che ricordo nelle parole di mio padre, di me ragazzo e poi uomo, di mia moglie, dei miei amici e, ovviamente dei colleghi.

Ad esempio: avere il cambio sincronizzato. Chi se ne rammenta più oggi; eppure era il sogno di tanti, stanchi delle prime marce che non entravano se non da fermi, oppure delle scalate con gli ingranaggi che s’imputavano.

E poi i vetri elettrici. Ormai li hanno quasi tutte le vetture, ma sai che lusso un tempo! E che scocciatura quando bisognava dal posto guida aprire i finestrini dietro per arieggiare, oppure quello del passeggero per chiedere un’informazione…

E così l’autoradio. Oggi è praticamente di serie su tutti i modelli, eppure i meno giovani ricordano la voglia di possederla, e anche lo scomodo rito dei modelli estraibili che seguivano i proprietari al ristorante, in ufficio, in banca o fare compere.

Infine l’aria condizionata. Persino quella manuale che non si regolava mai, troppo caldo o troppo freddo, era un miraggio: il sogno di uno status e la sopravvivenza nei viaggi più lunghi sotto il solleone.

Oggi i ragazzini, che sono cosa ben differente da me a dai miei colleghi, chiedono se a bordo ci sono i comandi vocali, dov’è la presa per l’Ipod, si attaccano con il loro smartphone sul bluetooth non appena salgono, e ti accorgi che d’istinto corrono su tutti gli schermi con le dita perché per loro tutto deve funzionare col sistema touch screen.

E voi, prima di tutto, che cosa vorreste che ci sia a bordo?

So guidare, no tu no

ottobre 12, 2012  |  Senza categoria  |  248 Commenti  |  Lascia un commento

La legge è legge, ma nelle pieghe della legge ci sono talvolta delle storture che danno da pensare. Quanto è successo ad esempio a Paola de Martini, indimenticata campionessa di rally, probabilmente la pilotessa italiana che ha viaggiato più forte in questa disciplina. Vi risparmio il suo curriculum completo, mi limito a dire che ha corso brillantemente nel mondiale e nell’europeo dove è arrivata tra i primi ottenendo persino una vittoria assoluta (impresa in passato toccata soltanto a Donatella Tominz con la Fiat ufficiale).

Paoletta, come tutti la conoscono nel giro delle corse, aveva un talento innato e un coraggio fuori dal comune, e si è sempre battuta alla pari con i colleghi maschi nonostante le gare un tempo fossero ben più dure di oggi e le vetture (ha corso con la Delta Integrale, ma anche con differenti Audi, Subaru, Mitsubishi e Toyota Corolla Wrc) per nulla addomesticabili.

Chi ci ha gareggiato contro ne ricorda la grinta, e chi se la troverà di fronte adesso (già, perché la signora ha deciso di riprendere a competere visto che il suo coetaneo Andreucci continua a menare le danze del tricolore rally) è meglio che si prepari a far fatica per starle davanti.

Ma c’è sempre un ma. Paola, per ragioni che non conosco, ha dovuto rifare la patente di guida come sta capitando a tanti ultimamente. Tutta la trafila: compresi corso ed esame, peraltro superato brillantemente. Adesso, quindi, è neopatentata e per un anno potrà condurre solo vetture con potenza massima di 55 kw/tonnellata con un massimo di 70 kw.

Non mi permetto di discutere l’applicazione della legge (la legge sì, e la posizione di Quattroruote al riguardo è ben nota: è un’anomalia soltanto italiana) però la cosa bisogna ammettere che è abbastanza paradossale. Con tanta gente che guida non sapendo ancora come si può controllare un mezzo in emergenza, magari avendo sulle spalle 10 o 20 e anche più anni al volante, l’idea che chi ha padroneggiato con maestria mezzi potentissimi e super performanti sia per un anno impedito di guidare una comune utilitaria, o anche quel fuoristrada ipervitaminizzato con cui va a far spesa la moglie del dottore, sconcerta un po’. Certo, non è che io non ci dormo sopra per questo, ma se fossi nei suoi panni credo che non la prenderei bene.

Anche la Golf, se si volta indietro…

ottobre 5, 2012  |  Senza categoria  |  196 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni si è parlato molto della Volkswagen Golf per via dell’arrivo dell’ultima nata, la settima della lunga e gloriosa serie. Prendendo spunto da questo, ho provato a mettere in fila qualche cifra per un ragionamento più vasto che vada oltre la vettura tedesca e interessi tutto il mercato dell’auto in Italia.

Muoviamo da un punto fermo: la Golf è la regina del suo segmento non fosse altro che per i numeri. Lo scorso anno se ne sono vendute, dentro i patri confini, poco più di 40 mila esemplari, un traguardo da leccarsi i baffi per tutta la concorrenza. Ma prima come andava?

Ecco, il suo anno record è il 1987 quando in Italia se ne vendettero la bellezza di 108 mila con un mercato globale che non era molto lontano da quello del 2011. In quell’anno se la giocava, per la supremazia, con una Fiat Ritmo a fine vita. Il contorno era invece contenuto su traguardi piuttosto modesti, addirittura marginali.

Per contro, adesso, pur in presenza di un mercato che fa una fatica bestiale, il contesto è cresciuto molto e la concorrenza è talmente agguerrita e diffusa che il leader, appunto la Golf, fatica a stare al 30% delle vendite di allora.

Quale morale bisogna trarne? Che non c’è più nulla di facile; che tutti i costruttori si stanno tuffando in non importa quale nicchia, così che l’affollamento è addirittura feroce e ci si scanna per una piccola quota. Adesso lì dove la Golf e le varie Fiat (Ritmo, Tipo, Bravo e così via) spopolavano, ci sono tutti, compresi i costruttori premium che un tempo mai si sarebbero degnati a scendere di categoria ma che adesso si giocano tutte le carte disponibili.

Ed è qui che la Fiat, cacciato a mio avviso in malo modo Ghidella, sbagliò la sua prospettiva strategica, perdendo di vista la via europea che negli anni 90 badava più alla qualità che allo stile. Perdere quote in Europa, dove gli altri arrivavano sempre più agguerriti, è stato grave anche se per lungo tempo le alte vendite in Italia (mercato che cresceva sempre più) mascheravano i numeri, addirittura li drogavano.

Poi la grande crisi del Gruppo torinese, conclamata verso la fine del millennio, è precipitata nel suo punto più basso nei primi anni 2000. A quel punto, illudersi di avere le risorse per risalire la china in Europa era pura utopia: tutto è diventato più difficile.

Adesso nel segmento C lottano fianco a fianco i soliti generalisti europei (Fiat, Alfa, Lancia, più Renault, Peugeot, Ford, Opel, Citroen, serie speciali comprese, come la gamma DS), ma anche la Mini, i giapponesi, i coreani, gli spagnoli e i cechi, tutti i marchi premium e i… cinesi della Volvo. Piatto ricco mi ci ficco. E la regina Golf stravince accontentandosi delle briciole rispetto ai primati di un quarto di secolo fa.

La Lotus si è fatta di nebbia

ottobre 1, 2012  |  Senza categoria  |  126 Commenti  |  Lascia un commento

Dalle stelle alle stalle. Sono passati appena due anni dal precedente Salone dell’Auto di Parigi e una cosa, a noi appassionati, è balzata subito all’occhio: l’assenza della Lotus. Due anni fa ci fu una lussuosa presentazione al Louvre, con una fantasmagorica anticipazione di ben 6 nuovi modelli. Poi, nella Hall 5/1 del Salone vero e proprio, ecco la passerella dei prototipi delle auto e una folla di curiosi ad ammirarle.

Quest’anno invece nulla: nello stesso spazio c’era la McLaren a tenere alta la curiosità. Poco più di 700 giorni per passare dal paradiso all’inferno, con il glorioso marchio inglese di nuovo in agonia e, pare, alla disperata ricerca di un compratore.

Delle sei novità non parla più nessuno e tutto quel nugolo di fuoriusciti della Ferrari che ne avevano ingrossato le fila si guarda in giro smarrito interrogandosi su che domani sarà. Un peccato, va detto, ma il sospetto che si fosse messa troppa carne al fuoco era venuto a molti. Sei modelli nuovi sono tanti anche per un grande costruttore, figuriamoci per uno di nicchia. E poi l’esagerata esposizione in tutte le categorie dello sport, dalle corse americane alla F.1 passando persino per un programma nei rally, è tanta roba.

L’uomo che era a capo di tutto, il quarantenne Dany Bahar, un passato in Ferrari e prima ancora in Red Bull, è stato mandato via dalla Lotus nello scorso maggio ufficialmente “per permettere un’investigazione sul suo comportamento”, cioè per un’indagine approfondita sulle sue spese. Licenziamento in tronco, perché di questo si tratta, che lo stesso Bahar ha adesso contestato chiedendo un danno di immagine e professionale valutato attorno ai 10 milioni di euro.

E il futuro? Ci sono solo voci, e riportarle non ha molto senso. Di sicuro la già certa assenza anche dal Salone di Ginevra del 2013 promette poco. Ahimè.