Archive for novembre, 2012

Mustang contro Mini

novembre 29, 2012  |  Senza categoria  |  206 Commenti  |  Lascia un commento

Girando per i vari stand del Salone di Los Angeles, al di lá delle novità esposte e degli interessanti incontri che si possono materializzare, sono i pensieri che si accavallano a pretendere la scena.
Ormai il mercato a stelle e strisce è un continuo confronto tra i produttori locali e le vetture d’importazione, che sono sempre più di moda e che spesso dettano le regole del gioco.
Non a caso è qui che due anni fa venne in mente a Olivier Francois il riuscitissimo slogan “imported from Detroit” per caratterizzare i modelli del Gruppo Chrysler: siccome le auto d’importazione piacevano tanto agli americani lui pensò che sottolineare che le Chrysler erano “importate da Detroit” poteva fare presa sui clienti. Era un nonsenso voluto che poi si è rivelato efficacissimo.
Così pensavo alle grandi differenze che ancora caratterizzano i modelli locali da quelli importati e mi chiedevo come avrei reagito da americano ai grandi controsensi puntualmente sotto gli occhi, per esempio i differenti prezzi di listino.
Guardavoallora la Ford Mustang, un’icona che resiste inossidabile nel tempo. Il modello più economico, col motore 6 cilindri e una cavalleria sotto il cofano da eccitare non poco, parte da 22 mila dollari (poco più di 17 mila euro). Per contro la Mini John Cooper Works parte da 40 mila dollari.
Sono due auto non paragonabili per dimensioni, usi e raffinatezza tecnologica, però lo scarto nel prezzo è sconcertante. Perché mai, se fossi un utente americano, dovrei preferire un’auto molto più piccola, non certo più comoda, con meno potenza e consumi nemmeno troppo distanti in un paese dove la benzina costa 3 euro scarsi al gallone?
Eppure le Mini piacciono e si vendono bene. Chi le sceglie si sente cool, si bea del suo essere diverso. E lo stesso discorso si può traslare a quei 50 mila che avranno comperato nel 2012 una Fiat 500 pagandola ben più di una Mustang che è comunque una sportiva, quindi più cara della media delle berline Usa.
Non mi sono dato una risposta che mi ha convinto, però credo che questa sia soltanto l’ennesima riprova che le automobili non sono elettrodomestici, e che all’acquisto il cuore pesa ancora tantissimo alla faccia di quello che dice il cervello.

Quando voi venite a trovarci…

novembre 22, 2012  |  Senza categoria  |  137 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi un nutrito gruppetto composto da diversi tra i più assidui frequentatori di questo blog si è presentato presso il nostro centro prove per vedere come lavoriamo, e poi è venuto in visita anche alla redazione e al museo.

A organizzare tutto è stato “civile” e debbo dire che per noi è stata una bella sorpresa quando ci è arrivata la conferma che un gruppettodi  matti, provenienti anche da molto lontano, si sarebbero materializzati per controllare de visu com’è che lavoriamo.

Credo che sia stata una giornata molto istruttiva e vi allego due video (uno sulla mattinata in pista) e uno molto divertente con domande battenti su ciascuno, anche per scoprire dal vivo chi sono e che cosa pensano.

I link sono qui di seguito; saranno poi loro ad intervenire se vorranno aggiungere qualcosa o rispondere alle vostre curiosità:

http://tv.quattroruote.it/eventi-saloni/video/evento-visita-vairano-blogger-mov/

http://tv.quattroruote.it/eventi-saloni/video/evento-intervista-blogger-mov/

Buona visione

Un calcio a 13 miliardi

novembre 19, 2012  |  Senza categoria  |  80 Commenti  |  Lascia un commento

Sul “Sole 24 Ore” è apparso un interessantissimo ed eloquente articolo di Gian Primo Quagliano, oltretutto estremamente dettagliato voce per voce, da cui risulta che l’anno orribile del mondo dell’auto non sarà in Italia un disastro soltanto perché si venderanno meno automobili, ma perché tutto il sistema è andato in profondo rosso.

Il bilancio complessivo per l’acquisto e l’esercizio di autoveicoli crollerà per quasi 13 miliardi di euro passando dai 198,1 del 2011 ai 185,5 di quest’anno. La stima è stata fatta da Econometrica considerando i dati disponibili sull’andamento delle singole voci di spesa e le dinamiche dei prezzi che continuano a essere in crescita nonostante la crisi. Lo studio rileva che alla fine soltanto le tasse automobilistiche e i rincari del carburante registreranno il segno più, ma per via del carico fiscale, non certo per scelta dei consumatori.

A questo punto è indispensabile valutare quanto vale una perdita secca di 13 miliardi di euro per capire la portata del danno scientificamente operato contro il mondo automotive, oltretutto quello che, come settore, ha l’incidenza più alta sul Prodotto Interno Lordo del nostro paese.

13 miliardi, allora, sono ben di più dei risparmi attesi, in termini di minor spesa al lordo del fisco, nel 2012 e nel 2013 (rispettivamente 3,85 miliardi nel 2012 più 6,7 miliardi nel 2013), con la manovra dei tagli alle pensioni che tanto ha fatto discutere.  Quasi 26 mila miliardi di vecchie lire evaporati per pura miopia demagogica, ben sapendo che mentre gli operai di una fabbrica scendono in piazza e vanno sui giornali, il milione e passa di addetti alla filiera automobilistica allargata subiscono in silenzio la perdita dei posti di lavoro senza che nessuno s’indigni.

Il problema è che non si sa come gridare, contro chi gridare, per essere un minimo ascoltati. L’UNRAE, l’associazione degli importatori esteri, ha annullato la sua annuale conferenza stampa per protesta verso chi, nel Governo, non ascolta nessun grido di dolore che arriva dal nostro ambiente ormai in ginocchio. I concessionari, i gommisti, le officine sono rassegnati e piegati. I politici sono da un anno in campagna elettorale e non ascoltano ma lanciano soltanto proclami per trovare un minimo di consenso. Intanto tutto si ferma, anzi no, va indietro, e nel disinteresse generale ai piani che contano.

Quattroruote Advisor, un amico su cui contare

novembre 12, 2012  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Augurandomi che qualcuno se ne sia accorto, per la prima volta nella sua storia Quattroruote ha dato vista a un’edizione straordinaria arrivata in edicola in questi giorni. Ma non è della rivista che voglio parlare, bensì dell’iniziativa che essa promuove e che è, a mio personalissimo avviso, qualche cosa di estremamente rivoluzionario per un mondo solitamente chiuso ed autoreferenziale come quello delle automobili.

Ripeto un po’ il concetto già scritto nell’editoriale della rivista, ma siccome la cosa la sento moltissimo la ripeto ribadendola: per la prima volta arriva un qualche cosa che permetterà a tutti voi di farvi sentire non soltanto per lamentarvi o per ringraziare qualcuno, ma soprattutto per dare un segnale utile e prezioso agli altri come voi.

Quattroruote Advisor sarà uno strumento indispensabile per radiografare tutta la filiera delle quattro ruote: voi, forti della vostra esperienza vissuta potrete avvisare gli altri segnalando ciò che non ha funzionato o quello che ha funzionato benissimo.

Il mezzo, ritengo, sarà fondamentale soprattutto per le donne, perché di solito sono quelle più a rischio quando vanno da un gommista oppure in officina o ancora in una carrozzeria. Considerate sempre meno esperte dei maschietti, vengono spesso spennate o comunque soggette  a comportamenti non troppo  consoni con l’etica professionale.

Avere un sistema geolocalizzato che ti può dire che cosa c’è attorno a te, e sapere chi è più corretto e chi lo è meno, permetterà scelte più oculate, in un certo qual modo garantite dai pareri di persone che si sono trovate nella stessa situazione.

Noi ci abbiamo lavorato per più di un anno perché mettere a punto un’operazione di questa portata è stato estremamente complesso, e sappiamo che non saranno certamente sufficienti gli oltre centomila indirizzi già catalogati per renderlo completo. Di qui a qualche mese entreranno altre categorie e strada facendo il complesso si completerà. Però bisognava partire e ci siamo sentiti pronti al grande passo.

Gli esperti sostengono che per andare a regime ci vorranno almeno 12 mesi, il tempo che arrivi un numero di contributi all’altezza, ma noi non abbiamo fretta: abbiamo atteso 56 anni di vita per arrivare a questa novità, che sarà mai aspettare per la sua messa a punto. L’importante che l’Italia sia stato il primo paese europeo a poter mettere in piedi una cosa così, difficile ma piena di fascino, e soprattutto dalla parte della gente comune. Quella stessa gente che adesso potrà dire la sua anche riguardo le stesse automobili con la forza dell’esperienza vissuta. Noi continueremo a dirvi, prima di tutti, come sono le auto che arrivano, voi ci direte dopo migliaia di chilometri sulle spalle, come vanno effettivamente. Un modo meraviglioso di chiudere il cerchio.

La Lancia, il cuore e la ragione

novembre 4, 2012  |  Senza categoria  |  305 Commenti  |  Lascia un commento

Sono un lancista di vecchissima data, uno di quelli che in gioventù si divideva in clan, quelli della Fulvia Coupé da una parte e quelli dell’Alfa Romeo Gt Junior dall’altra. Con la Lancia ho corso a lungo e mi sono divertito un sacco. E come tutti i lancisti di vecchia data ho visto sempre questo marchio glorioso soffrire (negli anni 50 ero troppo piccolo e prima della guerra non c’ero).

Ricordo bene che ne parlai a lungo con Vittorio Ghidella, probabilmente era il 1980, a un rally dei Mille Laghi in Finlandia dov’era venuto con la moglie. Proprio il manager forse più “automobilaro” della storia Fiat mi parlò preoccupato della difficoltà di imporre questo marchio al di fuori dei confini italiani. “Io ce la metterò tutta, può scommetterci – mi disse quasi a tranquillizzarmi, anche se non ero certamente io il suo problema – ma la Fiat deve pensare in grande e nel grande la Lancia farà sempre fatica”.

Io riportai su Autosprint quelle parole, con il mio indimenticato direttore, Marcello Sabbatini, che ci fece un titolo impietoso “Ghidella non vede un futuro per la Lancia”. Allora arrivano molte lettere in redazione (le mail erano una cosa inimmaginabile) e in tutte c’era un livore incredibile contro in capo della Fiat che, peraltro, a breve andava sfornando il meglio del marchio, la Thema, la Delta e la Prisma.

Riporto questo episodio per sottolineare come la Lancia sia stata sempre un cruccio per tutti gli uomini sul ponte di comando del Gruppo- Il suo limite stava sempre nell’inesistente penetrazione sui mercati esteri, e questo anche quando la Stratos e poi la Delta vincevano tutto nei rally.

Adesso si sta generando molto scalpore, inevitabile, sui piani Fiat che parlano di un ridimensionamento (non della chiusura, sia chiaro) della Lancia contrapposto al grande rilancio del marchio Alfa Romeo. Ma da un punto di vista manageriale non ci possono essere confronti tra i due brand, non fosse altro perché oggi l’Alfa potrebbe contare su tutti i dealer Chrysler in America che non aspettano altro che vetture del Biscione da proporre, anche se le avrebbero preferite prodotte negli Usa anziché in Italia. Follia, si dirà, ma negli americani è ancora vivo il triste ricordo delle Alfa italiane che avevano mille problemi di qualità costringendo la marca a una ingloriosa fuga da quel mercato.

Oggi, quindi, dovendo guardare avanti e trovare una soluzione (se mai ci sarà) ai problemi occupazionali negli stabilimenti italiani, ecco che non c’era molta scelta: marchio premium per marchio premium, era naturale il sacrificio di quello che non ha nessuna immagine fuori dai nostri confini.

Ovvio che per uno come me è una ferita, ma siccome le strategie commerciali dettano legge a quelle industriali, temo che non ci fosse altra scelta. Alfa e Jeep sono due brand di respiro mondiale, Fiat e Chrysler sono marchi transnazionali e Lancia oppure Dodge sono marchi locali, con la differenza che il locale inteso come Nord America vale volumi molto più grandi di un locale riferito alla sola Italia con un pochino di Francia.

Certo chi ama la Lancia vorrebbe scelte in questa direzione a prescindere dalla prospettive, però chi deve operare non può ragionare con il cuore ma deve usare la ragione. Investire quel poco che si ha su tutto è miope, farlo dove può valerne la pena è più saggio. Lo fanno i medici per salvare un malato di cancrena: amputano un arto ma dopo la persona ha prospettive di vita. Nel caso in questione comunque, l’arto non verrà tagliato: ha le funzioni piuttosto ridotte, in attesa di tornare in uso non appena nuove medicine saranno disponibili.