Archive for maggio, 2013

Se 120 CV diventano adrenalinici

maggio 28, 2013  |  Senza categoria  |  136 Commenti  |  Lascia un commento

Nello scorso fine settimana ho usato la Renault Captur e mentre mi destreggiavo nel traffico, al di là del piacere della guida che stavo provando perché le auto di oggi vanno davvero bene e per mandarle fuori strada bisogna proprio mettersi d’impegno, mi è venuto da pensare all’incredibile potenza che c’è di questi tempi sotto il cofano anche quando i motori sono piccoli e le vetture di per sé non hanno pretese da bolidi.

Ma sì, il milledue turbo pareva infischiarsene della tonnellata e mezzo, passeggero compreso, che si portava a spasso e così ho ragionato sulla sua potenza: 120 CV che sono poi quei 100 CV litro che un tempo erano una prerogativa dei più potenti motori da competizione. Insomma, quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali per cantarla con Paolo Conte, e tornavo alla mia gioventù quando ci esaltavamo per i 58 CV delle A 112 Abarth che ci parevano dei bolidi da non dormirci la notte. Pensavo anche alla mia Fulvia HF 1600 fanalone che in versione Gr.3 da gara passava a fatica i 100 CV ma al volante della quale mi pareva di volare (e qualche volta sono anche volato, ma questa è un’altra storia).

Oggi l’unità di misura è differente, e siccome parlare di potenze e prestazioni è politicamente scorretto, non si dà più peso a queste caratteristiche preferendo parlare di comodità o di consumi contenuti, di bauli capienti o di tetti panoramici. Invece, anche se pare che si vergognino a dirlo, i fabbricanti d’auto compiono continuamente dei veri miracoli perché, in barba al peso crescente dei veicoli, riducono via via le emissioni e propongono vetture sempre più performanti ma non nell’alto di gamma, dove sarebbe peraltro quasi scontato, bensì sulle vetture fascia bassa, quelle più popolari e più diffuse, con il fine di renderle  scattanti nei sorpassi (manovra che tanto più sicura quanto si risolve in fretta) e sbarazzine nelle situazioni di traffico; togliendo alla guida quell’effetto sonnifero generato dal viaggiare a rilento nelle strade congestionate.

Il progresso non si ferma mai, realizzavo con un retrogusto piacevolissimo, ed è importante che questo avvenga senza che ci sia il bisogno di sbandierarlo. Accade con tutto quello che ci circonda e trovo la cosa eccitante, l’unico vero antidoto alla nostalgia che di solito attanaglia quelli come me che sono entrati da troppo tempo negli anta.

 

Non si dovrebbe mai chiedere all’oste com’è il suo vino…

maggio 21, 2013  |  Senza categoria  |  50 Commenti  |  Lascia un commento

Chiedere all’oste com’è il suo vino non è mai un esercizio molto serio. Così, se sei l’oste, è buona regola evitare di fare propaganda al tuo nettare, regola a cui cerco sempre d’attenermi, con rare eccezioni. E una è proprio questa di cui m’accingo a parlare.

Allegato a pagamento, in alcune copie di Quattroruote di giugno tra pochi giorni in uscita, c’è (facoltativo) un dossier a mio avviso imperdibile perché di assoluto valore iconografico, storico e di costume.

Grazie a 100 formidabili fotografie pubblicate in oltre mezzo secolo da Quattroruote si può ripercorrere un bel pezzo di vita, a riprova che il vostro mensile non si occupa e non si è occupato soltanto di automobili in senso stretto, ma ha sempre prestato molta attenzione al mondo che le circonda.

Di questa ricerca me ne sono occupato direttamente pescando in un mare di fotografie incredibili in cui era facile annegare. Credo comunque che il filo che le ha legate sia davvero entusiasmante e che quindi questa bella pubblicazione sia davvero da collezionare e da gustare nel tempo, ogni volta capace di rinnovare suggestioni o ricordi a seconda dell’età del lettore.

Ovviamente non è un prodotto per tutti, ma si rivolge alle persone con più cultura automobilistica e soprattutto con più sensibilità verso l’evoluzione degli stili di vita e i cambiamenti del gusto; oltre, va da sé, a quelle con voglia di ripercorrere (anche attraverso le copertine delle riviste in cui le foto sono apparse) quasi sessant’anni per niente banali.

Purtroppo, per quanto la sua tiratura sia stata molto alta, non sarà un prodotto allegato a tutte le copie in edicola (anche perché è piuttosto spesso e avrà un sovrapprezzo di 3 euro e quindi resta pur sempre un acquisto facoltativo) pertanto invito chi fosse interessato a prenotarne una copia presso il proprio edicolante di fiducia. Ma soprattutto prego chi lo avrà comperato di esprimere un parere al riguardo perché ritengo queste operazioni davvero entusiasmanti sul piano storico e culturale, ma la conferma di questa mia convinzione può venire soltanto da voi a casa. Intanto eccovi un po’ di pagine a caso: cliccateci sopra…

 

Due piedi, due misure

maggio 15, 2013  |  Senza categoria  |  92 Commenti  |  Lascia un commento

Molti anni fa, il grande Gino Munaron, formidabile pilota dell’età d’oro, quella della Mille Miglia vera, e anche uomo argutissimo, mi confidò una sua riflessione: “ti accorgi che invecchi quando in auto non riesci più a fare con naturalezza quelle manovre che prima ti venivano facili”.

Il suo pensiero mi è tornato in mente un paio di sere fa, mentre percorrevo delle strade un po’ isolate nella campagna lombarda, un tratto che mi è piuttosto familiare e dove è tutto a vista. Ero al volante di una vettura a trazione anteriore dal comportamento piuttosto sincero, così ho riprovato a guidare come ai bei tempi: usare il piede sinistro sul freno lasciando al piede destro il compito di modulare l’acceleratore.

Beh, lo ammetto: mi sono proprio vergognato per come sono stato goffo. Ai tempi della Fulvia HF me la cavavo davvero bene, e in gara non era proprio possibile farne a meno se si voleva farla girare e annullare il naturale sottosterzo. Ma quell’auto (quelle auto) avevano il pedale regolato all’altezza giusta e in più non c’erano né il servofreno e neppure l’abs a complicare le cose. Si guidava con la stessa naturalezza di quando uno gira in kart: un piede sul freno e l’altro sul gas.

Con le auto stradali di oggi fare quello che ogni pilota fa in corsa è tremendamente complicato perché la sensibilità si riduce molto: o si è troppo leggeri oppure si affonda sul pedale con un bloccaggio esagerato. Ma c’è anche una terza possibilità,la più fastidiosa, e cioè che  sia proprio io il problema: invecchiato e imbolsito  come mi aveva messo sull’avviso l’indimenticato Gino.

Fatto sta che ne ho parlato con il responsabile del nostro Centro Prove, l’ingegner Perucca Orfei, uno che il piede lo tiene giù quotidianamente, arrivando alla conclusione che è un peccato che le supercar di oggi (ormai tutte con i comandi del cambio al volante e quindi senza frizione) non distanzino,  almeno su richiesta, i due pedali rimasti: il freno tutto a sinistra e l’acceleratore tutto a destra in modo che chi guida, con molta più naturalezza, possa usare con facilità e assieme i due piedi. Nulla lo vieta in quanto a normativa, e il costo non dovrebbe essere troppo elevato, non più di qualche migliaia di euro che sono un niente su queste vetture molto prestazionali dove gli optional fioccano e nessuno vi rinuncia mai (soltanto per avere le pinze colorate di giallo occorre sborsare 1500 euro in più).

Per ora questa possibilità non c’è; quindi a Ferrari, McLaren, Lamborghini e tutte le altre  glielo suggerisco io.

L’orgia delle SUV mi travolgerà

maggio 9, 2013  |  Senza categoria  |  272 Commenti  |  Lascia un commento

Come cambiano i tempi. Una volta erano le case automobilistiche a dettare le mode e a indirizzare i trend. Adesso che vendere le autovetture è sempre più complicato, tutti i produttori si industriano esclusivamente ad accontentare le voglie dei compratori.

Il risultato è sotto gli occhi: ormai tutti si ingegnano a sfornare SUV non importa di quali dimensioni (dalle più piccoline alle più grosse), non importa se con fattezze massicce oppure filanti, non importa se con listini accessibili ai più oppure premium che più premium non si può.

C’è arrivata la Porsche, ci stanno arrivando Maserati, Bentley e Lamborghini, e a questa moda si stanno convertendo soprattutto i cinesi che fino a ieri erano fanatici acquirenti di berline tre volumi e solo di quelle.

Così il piano che più sconvolge è quello di Audi che ormai ha già messo in cantiere tutta una linea che sgomenta per la sua capillare presenza in ogni segmento. Si andrà dalla Q2 (per ora l’idea Q1 pare in stallo) alla gigantesca Q8 attesa nel 2015 per contrastare lo spazio della Range Rover. In mezzo ci saranno la Q3, la Q4 che sarà una versione più dinamica della Q3 per fronteggiare la presenza della X4 di Bmw, poi la Q5, la Q6 attesa per il 2017 e infine la Q7. In totale sono  7 SUV che paiono più un piano di guerra che un programma.

L’Audi sarà sola? Certo che no, quindi ci dobbiamo preparare a un domani dove le auto di foggia più tradizionale saranno minoranza. Una tendenza che prenderà piede su tutto il pianeta perché pare proprio assodato che quando uno si abitua a stare seduto più in alto, poi non torna indietro. Lo dicono i numeri e le richieste in concessionaria, con buona pace dei vecchi nostalgici come il sottoscritto, cresciuti  su auto rasoterra. D’altronde io ho iniziato a lavorare con i colleghi più anziani che facevano ancora largo uso della stenografia. I registratori portatili sono venuti dopo, e le macchine da scrivere meccaniche hanno subito la breve parentesi di quelle elettriche e quindi sono arrivati i computer in redazione.  Ho visto truppe cammellate fare resistenza, combattere guerre di retroguardia. Alla fine si sono rassegnati tutti. Morirò… suvvista? A Dio piacendo, temo di sì.

Siamo una bella famiglia, però…

maggio 7, 2013  |  Senza categoria  |  19 Commenti  |  Lascia un commento

Sul francese “La Tribune Quotidien”, giornale francese di grande prestigio e respiro, è apparso il 7 maggio un articolo molto forte dal titolo intrigante: “Carlos Ghosn è riuscito in Nissan, ma in Renault…”.

Protagonista è ovviamente il numero uno del Gruppo franco-giapponese, e il testo dice esattamente così: “Nel 1999, al momento dell’alleanza Renault-Nissan, i due costruttori erano di taglia pressoché equivalente. Oggi, il giapponese pesa due volte di più che il suo azionista francese. E’ molto più profittevole, dispone di una gamma completa con tecnologie avanzate e una presenza praticamente mondiale. Il doppio Presidente e Direttore Generale, Carlos Ghosn, la cui paga è molto più importante in Nissan che in Renault, ha privilegiato un Gruppo a spese dell’altro? La prossima settimana Nissan si appresta a pubblicare i suoi risultati finanziari annuali (2012-2013) e la questione di merito merita di essere riproposta: Carlos Ghosn ha privilegiato sì o no la marca giapponese a detrimento di Renault? Boss operativo di Nissan da 14 anni e numero uno di Renault dal 2005, l’uomo naturalmente si difende, ma questo non impedisce di pensarlo. Il doppio dirigente, che guadagna peraltro molto più denaro sul lato giapponese (retribuzione record sul mercato auto nipponico, pari a 7,7 milioni di euro all’anno) che su quello francese (2,89 milioni di euro l’anno scorso) non è che se l’è cavata troppo bene presso i primi e si è incagliato con i secondi?”.

Come si vede tutto il mondo è paese. Quando si attivano grandi alleanze, e le cose non vanno in pari maniera, il sospetto aleggia sempre. In Spagna per anni hanno accusato la Volkswagen di operare meno bene con Seat non soltanto rispetto ai marchi tedeschi, ma anche ai cechi della Skoda.  Ai tempi delle varie alleanze con la Rover, prima Honda e poi Bmw, gli inglesi sospettarono che i …colonizzatori avessero banchettato sui resti dei nobili lombi del Regno Unito. Tra poco si porrà, se non si è già posto, il dubbio che dal matrimonio tra Fiat e Chrysler a guadagnarci saranno gli americani (visto dall’Italia) o gli italiani (visto dagli Usa) e poco conteranno le giustificazioni: <<la Chrysler sarebbe morta senza i capitali e il management torinese>>, oppure <<la Fiat oggi sarebbe in fallimento senza le risorse che arrivano dal Michigan>>.

Seguirà dibattito, si diceva ai cineforum di un tempo. E la discussione è aperta anche adesso,  non valendo soltanto in campo automobilistico. L’unione può fare la forza, ma ci sarà sempre uno più contento e uno più scontento.