Archive for settembre, 2013

Alonso e Hamilton come Gimondi…

settembre 30, 2013  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento

Molti anni fa, in occasione di un evento legato all’automobile, ebbi l’occasione di cenare con uno dei più grandi campioni del nostro ciclismo, Felice Gimondi. Ne ricordo la parlata lenta, pacata, e gli occhi tristi a dispetto di una carriera sportiva luccicante. Tra i pochissimi ad aver vinto tutte le grandi corse a tappe (Giro, Tour e Vuelta) e le più importanti classiche in linea (Mondiale, Roubaix, Sanremo) ha avuto soltanto la sfortuna di trovare sulla sua strada il cannibale Merkx senza il quale avrebbe vinto sì tutto, ma cinque volte di più.
Ho ripensato a Gimondi ripassandomi le facce incredule di Alonso e Hamilton oggi, due talenti con il DNA dei campionissimi che in cuor loro hanno accarezzato a un certo punto della carriera l’idea di diventare i più vincenti della storia della F1, ma che si sono trovati tra i piedi l’uragano Vettel che ha scompaginato tutti i loro piani.
Il tedeschino, già domenica prossima potrebbe chiudere i giochi 2013 (peraltro già matematicamente chiusi se non si fosse fermato, sul più bello per lui, a Silverstone) e trovarsi ancora ventiseienne al via della prossima stagione con già 4 titoli in tasca, mentre i rivali si vedranno con più anni e meno tempo a disposizione a tentare una disperata rincorsa.
Ecco, credo che per Alonso e Hamilton sia durissimo mandare giù il boccone Vettel, esattamente come fu per Gimondi ingoiare il rospo Merkx. Oggi Alonso e Hamilton sanno che, comunque vada, avranno sempre da recriminare riguardo a una carriera compromessa da un rivale che a loro non ha lasciato nemmeno le briciole negli anni solitamente considerati i migliori per un pilota. E me li immagino tra una ventina d’anni in una cena con estranei a parlare del loro comunque entusiasmante passato sportivo inanellando una sequenza di se e di ma.
Potranno raccontare di aver vinto quello che a pochi altri è riuscito, però mascherando a fatica la delusione per aver incrociato sulla loro strada uno che gli ha rubato gli anni migliori. Come Gimondi con Merkx.

Il punto di Iva, il mercato e le lacrime

settembre 24, 2013  |  Senza categoria  |  146 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai il conto alla rovescia sta portando al massimo stress molte attività commerciali nel nostro Paese. L’aumento di un punto di Iva, che continua ad essere minacciato come ineluttabile, può essere un disastro per tanti, ma l’effetto catastrofe si misurerà in fretta sui prodotti di più alto prezzo che, oggigiorno, sono gli immobili e i mobili registrati, in particolare quindi le automobili dove 100 o 150 euro in più su un’utilitaria possono essere decisivi per disincentivare un acquisto.

Il Ministro dell’Economia, Saccomanni, in una lunga intervista al Corriere della Sera ha provato a spiegare che non è possibile rinunciare a questo aumento, ma quello che è grave è che, per spiegarne la portata economica, la prima cosa che gli è venuta in mente come esempio è che non sarebbe sufficiente a coprirne il costo nemmeno l’aumento di 15 centesimi sul litro di benzina. Insomma, il vizio di fondo, viene subito a galla: fosse anche tanto per dire, i nostri governanti pensano subito a tassare gli automobilisti attraverso il sistema più semplice, le accise alla pompa.

Sarebbe bene, invece, che si ripassassero i numeri per avere un’idea del disastro che hanno prodotto negli ultimi tre anni proprio con l’aumento reiterato e indiscriminato delle accise sui carburanti. Nei giorni scorsi sono usciti i dati prodotti dal Centro Studi Promotor da cui si evince che a tutto agosto lo Stato sta perdendo 870 milioni di euro, cifra che supererà a fine anno proprio il valore dell’aumento del punto di Iva.

Non era difficile immaginarsi questo risultato, e soltanto chi sta nella stanza dei bottoni pare non averlo previsto, anche se in economia lo conoscono tutti come “effetto Laffer”. Per l’intero 2012 il gettito dai carburanti era cresciuto per via dei rincari delle accise, con una punta del 29,6% a gennaio, due mesi oltre il 20% (marzo e giugno) e 6 con incrementi a doppia cifra. A dicembre l’inversione di tendenza, che si è confermata nel 2013 con piccole eccezioni in due sole occasioni (febbraio e aprile). Attualmente il totale (oltre 23,5 miliardi) segna un calo del 3,5% (appunto 870 milioni di euro); sono chiaramente continuati a scendere anche i consumi (-4,7%) e la spesa (-6,6%). Il trend del gettito è addirittura in peggioramento poiché ad agosto è sceso del 5%.

In sintesi la gente usa sempre meno l’automobile, e soprattutto lo fanno per mancanza di soldi le classi meno abbienti e i giovani senza lavoro. In qualche caso rinunciare all’auto può essere anche una soluzione intelligente, ma per molti questo si tramuta più grandi scomodità, allungamento dei tempi di trasferimento, rinunce, e minor qualità della vita. Il tutto, con un buco per le casse dello Stato, che incassa meno a danno della comunità. Ci fossero stati gli introiti del 2012 il punto di iva in più si sarebbe potuto evitare con più facilità. Invece chi governa penserà a mettere in bilancio l’introito dell’iva maggiorata, ben sapendo che poi i consumi caleranno ulteriormente e ci sarà minor gettito. Ma intanto si sarà mezza una pezza nel bilancio preventivo, l’Europa sarà contenta, e il Paese nel suo intero sarà in affanno con un crollo ulteriore del mercato auto (che qui ovviamente interessa nello specifico) e tante altre concessionarie che chiuderanno con addetti a spasso, con lacrime amare (queste sì da mettere in preventivo) da spendere tra 12 mesi.

Tra l’Alfa Romeo e le corse risboccia un amore?

settembre 17, 2013  |  Senza categoria  |  98 Commenti  |  Lascia un commento

Chiamatele, se volete, sensazioni, ma c’è aria nuova nell’aria. Almeno la si respira in casa Alfa Romeo sulle ali dell’entusiasmo che si è generato con le prime uscite del modello 4C che ha già più di 1000 ordini e la cui produzione si avvia alle 7 vetture al giorno per una produzione a regime di 3500 automobili all’anno. Non poche per una coupé da alte prestazioni, come ha testimoniato il tempone al Nurburgring, appena sopra gli 8 minuti, che, per capirci (visto che non tutti hanno la tabella dei tempi in testa, ed è giusto così) è migliore di quello fatto segnare dalla Porsche Cayman S che pure vanta 100 CV in più.
Ecco, per la prima volta da tanti anni in qua, si risussurra una parola che pareva dimenticata: attività sportiva. Giancarlo Fisichella, con cui ho cenato prima che prendesse il volo per correre con la Ferrari ad Austin, mi decantava la tenuta di strada della 4C, che ha provato a fondo, e mi diceva che secondo lui sarebbe estremamente competitiva perché già i 130 CV litro della versione stradale sono birra inebriante, figuriamoci nelle mani di chi potrà fare miracoli in sede di elaborazione.
Ma quello che conta, se vi fidate di un vecchio frequentatore del mondo da corsa, è che ai piani alti non si pensa al solito campionato monomarca, ma a sfidare gli altri là dove si corre tutti assieme, secondo i sani principi delle sfide in pista e su strada.
Quando accadrà? Le bocche sono cucite, ma gli occhi vanno oltre, e a saperli leggere si intuisce che accadrà presto, magari all’inizio appoggiando qualche squadra non ufficiale come da un secolo fanno tutti.
E poi? Massì, c’è anche chi sogna a breve di rimettere in piedi l’Autodelta. Insomma un vero e proprio reparto corse con tutto quello che ne conseguirebbe.
Per gli appassionati più sportivi è uno squarcio di luce in un cielo che si era fatto nero, ma i più attenti lo leggeranno come qualcosa di ben più grande che si aggiunge alla volontà non più negata di ridare vita (alla grande) al museo di Arese con annessa pista già per l’Expo di Milano (sempre che si trovi un accordo riguardo i vincoli attuali) e con le dichiarazioni ufficiali di Marchionne riguardo alla produzione delle nuove Alfa che resterà (fin che c’è lui, almeno) esclusivamente in Italia, fatta eccezione per la spider in collaborazione con Mazda i cui accordi datano due stagioni fa.

Camionisti eroi e bambini senza cinture

settembre 9, 2013  |  Senza categoria  |  59 Commenti  |  Lascia un commento

Ha generato molta eco il generoso gesto del camionista che ha messo di traverso il suo camion sul l’autostrada per proteggere una bambina di 8 anni sbalzata dal finestrino sinistro di un’auto. In un mondo segnato dall’indifferenza verso il prossimo, atti del genere vanno per forza esaltati per la carica di buon esempio che si portano appresso.
Purtroppo, però, la manovra del camionista ha spostato l’accento dal fatto, gravissimo, che la bambina fosse stata in precedenza sbalzata dall’auto attraverso il finestrino posteriore sinistro. Adesso la piccola è ancora in gravissime condizioni e non è morta grazie al camion che le ha fatto da scudo, ma poteva essere in condizioni molto migliori se fosse stata ancorata con le cinture. Su questo hanno purtroppo sorvolato un po’ tutti, e così non va bene.
Neanche a farlo apposta nello scorso fine settimana, un pauroso frontale in provincia di Bologna ha visto ancora una bambina, questa volta di appena 3 mesi, sbalzata fuori dal finestrino. Fortunatamente la piccola non è morta, ma versa in gravi condizioni per quanto sia giudicata fuori pericolo.
Dunque, due casi molto simili nel giro di pochi giorni ripropongono il tema della sicurezza dei fanciulli in auto e colpevolizza troppi genitori che ne sottovalutano i pericoli. Qui, poi, l’argomento diventa scottante perché è anche molto difficile educare i troppi stolti che mal si comportano e che spesso reagiscono con violenza inaudita a chi prova a suggerire loro più accortezza.
In passato, proprio sul blog, ricordai la risposta che una giovane signora mi diede a un semaforo. Guidava con al fianco un bambino, libero dalle cinture e in piedi, con il capo vicino al parabrezza. Provai a dirle che era molto pericoloso e lei piccata mi rimbrottò: “Si faccia gli affari suoi, il figlio mica è suo!”.
Ovviamente non era la breve sosta a un semaforo col rosso il posto adatto per ricordarle che il figlio non era mio ma che gli eventuali costi sociali sarebbero stati anche miei, oltretutto a me terrorizzava l’idea che il piccolo potesse farsi molto male, non certo il tema economico, però fu la riprova che troppi genitori oltre che ignoranti delle regole sono anche indifferenti rispetto ai rischi che fanno correre ai piccini e insofferenti verso chi glielo fa notare.
I due recenti episodi di cronaca risollevano, allora, il problema e lo allargano colpevolmente anche alla categoria cui appartengo, quella dei giornalisti, che raccontando un fatto accaduto mai ne colgono e ne stigmatizzano le cause. Anche chi di mestiere scrive andrebbe educato, ma oggi persino parlare di sicurezza diventa difficile se l’oggetto è l’automobile, purtroppo considerata oggetto del male e quindi mai degna di qualsiasi sorta di riflessione.

Distratti e maleducati al volante

settembre 3, 2013  |  Senza categoria  |  100 Commenti  |  Lascia un commento

Mi ha raccontato un collega che nello scorso fine settimana, sull’autostrada tra Milano e Bergamo, mentre era in corsia di sorpasso, si è visto raggiungere da un’auto della polizia con tanto di sirena e lampeggianti  accesi. Ovviamente si è fatto subito da parte per farla passare, ma quello che è successo dopo lo ha lasciato di stucco. Infatti, l’auto della polizia ha avuto il suo bel daffare per farsi largo in quanto quelli che erano davanti hanno impiegato un bel po’ ad accorgersene o, comunque, a farsi diligentemente da parte.

Del problema dei troppi che stazionano in corsia di sorpasso, o anche nella corsia di mezzo quando le corsie sono più di due, ne abbiamo già parlato diffusamente. Ricordo che il Codice della Strada prevede che si debba sempre occupare la corsia più a destra possibile, se questa è libera. Non farlo è un viziaccio molto italiano, con troppi automobilisti che sono addirittura ostili all’idea di farsi da parte perché, a lor dire, procedono alla velocità massima prevista o comunque perché tanto non c’è fretta, e chi è dietro può anche portare pazienza.

Quello che è peggio, comunque, ed è suggerito da quanto sopra, è che tanti oltre ad occupare colpevolmente la corsia di sorpasso in maniera stanziale, sono anche spesso distratti e non si accorgono di quanto avviene alle loro spalle. La casistica è ricca: c’è chi parla tranquillamente al telefono, magari rallentando in maniera repentina la sua andatura, chi ascolta la radio a tutto volume e non sente nulla all’esterno (per esempio una sirena spiegata), chi non guarda mai nello specchietto retrovisore, chi pensa ai fatti suoi e si isola anziché stare concentrato sulla guida, e così via.

Comportamenti che sono il segno di un grande malcostume, ma che possono diventare seri motivi di incidenti, tanto più che proprio la prima causa di carambole anche mortali è proprio la distrazione, uno stato ben più pericoloso della stessa alta velocità e che, nel caso di una micidiale abbinata tra le due situazioni, tocca il massimo del pericolo.

Si dirà, la polizia stradale deve intervenire e punire i responsabili di questi scellerati comportamenti, ma farlo non è semplice come dirlo perché le pattuglie sono poche e troppo sparpagliate. Certo, a volte gli agenti lasciano correre troppo, però dovrebbero essere gli stessi automobilisti a correggersi, imparare a tenere la destra e a stare più concentrati. Questione di senso civico e prima ancora di educazione. Ma sono due concetti che hanno ancora un senso compiuto sulle nostre strade?