Archive for novembre, 2013

Senza mai superare i 240 all’ora…

novembre 28, 2013  |  Senza categoria  |  81 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni stiamo preparando un’edizione speciale, e molto voluminosa, da abbinare in aggiunta facoltativa alla rivista di gennaio  che sarà la 700esima della lunga storia di Quattroruote.

In questa raccolta ci saranno una scelta di servizi che hanno segnato i nostri primi 700 numeri (editoriali, battaglie in favore degli automobilisti, prove su strada, viaggi, record e quant’altro), una serie di perle scelte ben sapendo che tantissima roba parimenti straordinaria avrebbe meritato la citazione, ma sarebbero servite 2 mila pagine per contenere tutto e non sarebbe stato possibile confezionarle. In ogni caso ripassarsi la collezione ha offerto tanti pretesti per commentare quello che è stato prodotto e in redazione si è percepita una grande elettricità positiva.

Così, tra le tante cose che testimoniano più che mai l’evoluzione dei tempi, e anche dei modi, mi ha colpito la prova della Aston Martin DB4 del 1963 (ben mezzo secolo fa) in cui fu usato come tester il famosissimo giornalista, ingegnere e campione Paul Frère, vincitore tre anni prima della 24 Ore di Le Mans con la Ferrari.

Ebbene, tra le tante interessantissime considerazioni, ecco che cosa aveva scritto testualmente il tester di Quattroruote:

“Durante la prova (che si è svolta da Londra a Roma e ritorno), abbiamo percorso i 118 km dell’autostrada Torino-Milano ad una media di 208 km/h. I 150 dall’entrata dell’Autostrada del Sole sino a Modena Nord furono percorsi in 42 minuti ad una media di 215 km/h, mentre tenemmo una media di 180 km/h (270 km in un’ora e mezza) fra Milano e Firenze. Tenemmo queste medie non per stabilire dei record e senza arrivare mai alla velocità massima; anzi ci preoccupammo di non superare mai i 240 per non forzare i pneumatici che erano stati gonfiati a una pressione inferiore a quella necessaria per velocità più elevate, e per non mettere a dura prova il motore che era munito di candele di normale uso”.

Pensate a che cosa succederebbe se oggi pubblicassimo un resoconto così…

Andar per musei dell’auto e godere

novembre 25, 2013  |  Senza categoria  |  29 Commenti  |  Lascia un commento

Lo scorso fine settimana ha visto alcuni tra i più attivi frequentatori del blog (che si sono accordati tra di loro) in un tour per musei motoristici sviluppato in tre tappe: Mantova per il Museo Nuvolari, Modena per il Museo Casa Ferrari e Maranello per il Museo Ferrari.

Tre strutture molto differenti tra loro – una piccola bomboniera a Mantova, un sede di straordinaria bellezza architettonica a Modena e un concentrato di opulenza sportiva a Maranello – che ci ricordano quanto l’Italia sia ricca di opportunità in campo culturale.

Eppure, a dispetto della passione diffusa, troppi non sanno dell’esistenza di queste strutture che trasudano di storia e di gloria, tanto che spesso sono più gli stranieri in visita che gli italiani.

Ho pensato allora che se gli americani avessero il piccolo Museo dedicato a Tazio Nuvolari che cosa ci ricaverebbero in utili e in immagine. Chi conosce gli Stati Uniti sa che in ogni dove hanno ricavato un posto da visitare dove cimeli, reperti o illustrazioni sono veramente ai minimi termini, però la promozione è costante e la processione dei curiosi continua a dispetto di biglietti d’ingresso sempre molto costosi. E lo stesso avviene in Gran Bretagna dove ogni nobile decaduto apre il suo castello ai turisti di passaggio, anche se spesso i saloni sono spogli perché i pezzi più importanti sono stati venduti per il sostentamento quotidiano.

A Mantova bastano appena 5 euro per entrare, e se non ci fosse qualche aiuto esterno a impedirne la chiusura i conti non tornerebbero mai, col rischio di veder cancellata tutta la fatica di chi ha raccolto il materiale, lo ha catalogato e poi lo ha messo in esposizione.

Eppure sabato scorso ho visto la luce negli occhi di quella sporca dozzina di voi che ha accettato la fatica del pellegrinaggio a costo di sorbirsi tanti chilometri d’auto in una giornata non certo clemente sotto l’aspetto delle condizioni atmosferiche. Vuol dire che se poi uno si muove, poi si sentirà appagato da quello che avrà apprezzato. Poco importa se si tratterà di grandi Musei  (Torino, Maranello, Modena, Villafranca, speriamo presto quello straordinario di Arese) oppure anche soltanto di strutture più piccole: comunque la visita varrà il viaggio.

La forza del Centro Prove

novembre 22, 2013  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Un tempo i vecchi cronisti avrebbero iniziato questo scritto con un pomposo “Nella splendida cornice del Teatro Argentina di Roma…”. In effetti la cornice era davvero splendida lo scorso giovedì quando l’Unione Nazionale Consumatori, nel corso di un ricchissimo convegno, fitto di prestigiosi relatori anche internazionali, ha consegnato a Quattroruote il tradizionale riconoscimento intitolato al fondatore Vincenzo Dona con questa motivazione che ci riempie ovviamente d’orgoglio: “Per l’impegno nell’informazione dei consumatori, l’attenzione verso i temi di consumo “sostenibile” dell’auto e in particolare per aver supportato la normativa sulla riciclabilità pressoché totale del veicolo e per aver preso una posizione favorevole all’auto elettrica, preoccupandosi che non fosse l’ennesimo sogno irrealizzabile”.
Quattroruote, dalla sua fondazione nel già lontano 1956, ha cercato di porsi sempre dalla parte dei consumatori, sia con inchieste sul campo, sia con battaglie contro i soprusi, sia con raccolte di firme (le ultime due contro il caro contravvenzioni, che ha appena prodotto un primo risultato, e contro le limitazioni per i neopatentati).
Il fatto che nientemeno che l’Unione Italiana Consumatori si sia accorta del nostro impegno corona quasi 60 anni di lavoro in questa direzione e mi permette di ricordare a tutti voi la strada maestra che rende questa rivista unica sotto questo punto di vista in campo internazionale: il suo Centro Prove e l’ineguagliabile impianto di Vairano. Tenere in vita, anche di questi tempi di crisi, due pilastri di questa portata significa garantire alla testata la libertà di giudicare opponendo inequivocabili numeri (i nostri rilevamenti contro i quali i vari costruttori non oppongono mai obiezioni) in sostituzione di inutili aggettivi.
Finché Quattroruote potrà godere di questa fortuna, davvero unica, potranno anche cambiare i direttori ma rimarrà la certezza che l’onestà con i lettori non sarà mai manipolata perché i dati non si fanno tirare per la giacca.
Davvero girando per il mondo l’ammirazione e l’invidia dei colleghi si concentra soprattutto qui, su questa possibilità unica di passare le automobili ai raggi X. E mentre ritiravo il prestigioso premio, tra gli applausi di una platea eterogenea e di indole non certo vicina all’automobile, mi sono reso più che mai conto su che tesoro appoggiamo ogni giorno il nostro lavoro.

Lo sterzo duro della 4C

novembre 12, 2013  |  Senza categoria  |  161 Commenti  |  Lascia un commento

Ogni tanto, in redazione, si aprono dei veri dibattiti che sono poi il pepe della nostra professione.

Al centro della scena l’Alfa Romeo 4C con le sue straordinarie prestazioni ma anche con alcune sue caratteristiche congenite sui cui è piacevole dibattere, per quanto senza speranza di arrivare a un accordo.

Tema del contendere l’assenza del servosterzo (10 kg. risparmiati nell’esasperata ricerca del peso minimo possibile) che riporta alle auto di una volta, quando oltre che di piede bisognava darci anche di braccia.

La voce ufficiale del centro prove lo considera un limite perché così la guida è più impegnativa in quanto al volante arriva ogni imperfezione della strada, si percepisce ogni reazione, sul lento si fatica di più.

Altri, come il sottoscritto, che ha un passato agonistico con radici fuori moda, credono che così si ridà finalmente alla strada un ruolo di protagonista che si è perso con gli anni a vantaggio della comodità e della praticità, due qualità che si sposano ottimamente con l’uso quotidiano dell’automobile.

Ma ha senso togliere il gusto antico a vetture fuori dalla norma come può essere questa Alfa?

Il partito del No-servo, di cui mi autoproclamo leader, pensa invece che l’anima dura e pura sia un’aggiunta di gusto che ben si sposa a chi userà quest’auto non per spostarsi ma per accumulare adrenalina chilometro dopo chilometro. E ben venga che il guidatore debba restare sempre concentrato per prevedere, e poi ovviare, ad avvallamenti improvvisi, a buche bastarde o a schiene d’asino della strada. E’ la guida bellezza, la riscoperta di sopiti sapori omologati dal facile a tutti i costi, dal guidabile alla portata di ogni possibile guidatore, dal democratico dominio dell’elettronica che tutto sistema e a tutto rimedia.

Sono un dinosauro in via d’estinzione? Probabilmente sì, ma ci sono cose che ti allungano la vita. E meno male che ogni tanto qualcuno ci pensa e le restituisce a noi vecchi manovratori del volante.

Se l’auto per Roma viene imposta dalla Cina…

novembre 7, 2013  |  Senza categoria  |  60 Commenti  |  Lascia un commento

Sui tavoli dei dirigenti del mondo dell’auto, i report che arrivano da tutto il mondo si sommano e presentano informazioni che a noi umani sfuggono, presi come siamo da considerazioni di pancia che mal si sposano con le decisioni che invece dovranno prendere gli alti vertici.

Chi deve impostare strategie a lungo termine valuta, infatti,  l’andamento dei mercati più importanti e soprattutto le tendenze che arrivano.  Per esempio, se da noi si parla tanto di downsizing (motori più piccoli e anche vetture più piccole) sui mercati emergenti si va in tutt’altra direzione.

A cominciare dalla Cina,  che è poi il primo mercato al mondo, quello che nel giro di pochissimi anni arriverà addirittura a doppiare il secondo mercato mondiale, gli Stati Uniti, visto che dai 18 milioni di veicoli venduti quest’anno si passerà nel 2020 a oltre 30 milioni..

Ebbene, ecco che cosa sta accadendo da quelle parti: la politica del figlio unico, introdotta nel 1979 come controllo della popolazione, ha fatto sì che oggi, oltre al calo demografico programmato, ci siano in giro molti più maschi che femmine. Inoltre, le famiglie  si compongono ormai di un numero sempre più ridotto di membri, di norma 3. Che cosa sta a significare tutto questo? Nell’ordine, che i maschi sono in maggioranza e che, essendo naturalmente più interessati alle automobili rispetto alle donne, ci sarà una tendenza a vetture sempre più grandi, più cariche di simboli rispetto alle varie city-car funzinali ma con ben poco appeal. Poi, che il basso numero di componenti il nucleo famigliare fa sì che si senta sempre meno il bisogno di ricorrere alle grosse Monovolume. Infine, che i modelli di vetture che avevano dominato la scena fino ai tempi più recenti, quindi le ingombranti berline che replicavano in scala ridotta le vetture dell’establishment al potere, vengono adesso sostituite dai modelli più trendy, SUV o crossover che siano; al punto che tra il 2006 e il 2010, in un mercato dove le vendite di veicoli passeggeri sono cresciute di quasi il 250 % , le vendite delle SUV sono cresciute in proporzione dieci volte tanto.

Un fenomeno del genere, tenuto conto delle dimensioni esponenziali della prima area mondiale al mondo, potrebbe quindi passare inosservato? Certo che no. Ne consegue che tutti i costruttori, dai generalisti a quelli premium per arrivare a quelli del lusso più sfrenato sono costretti a programmare nel breve/medio termine sempre più modelli a seduta alta (al top dopo Porsche arriveranno anche Maserati, Bentley, Lamborghini, Jaguar) perché non è più pensabile proporre una gamma che non preveda almeno una o più SUV a listino. Con buona pace di quelli di vecchia generazione, a cominciare dal sottoscritto, che hanno sempre visto con poco interesse questo genere di automobili.

Il paese del non fare…

novembre 2, 2013  |  Senza categoria  |  158 Commenti  |  Lascia un commento

A fine ottobre si è parlato tanto del nuovo tunnel, costato più di 3 miliardi di euro, che corre sotto il Bosforo e ha una parte sommersa a 60 metri sotto il livello del mare. Tunnel ferroviario che in 4 minuti permette di collegare la zona europea di Istanbul con la parte asiatica in quanto Istanbul si estende su entrambe le sponde dello stretto che divide l’Europa dall’Asia e unisce il Mar Nero al Mar di Marmara.

Negli stessi giorni mi sono capitate sotto gli occhi le spettacolari immagini che seguono:

Queste foto non sono certamente una novità perché si tratta del gigantesco viadotto di Millau che corre sopra le nuvole a un’altezza di 270 metri e collega le città francesi di Clermont-Ferrand e Montpellier. Lungo 2460 metri è stato inaugurato quasi 10 anni fa.

Peraltro Germania e Danimarca hanno firmato un accordo per costruire entro il 2018 un ponte in grado di migliorare i collegamenti tra l’Europa continentale e la Scandinavia, unendo esso le due isole del Mar Baltico occidentale, Fehmarn e Lolland, la prima tedesca e la seconda danese. Il costo previsto è di 4,8 miliardi di euro.

Non sto a dilungarmi nell’elenco delle grandi opere realizzate in Europa e di quelle, ancor più faraoniche in giro per il mondo. Però ripenso all’Italia e ai buoni propositi di rilanciare le grandi infrastrutture nel nostro Paese che puntualmente vengono disattesi da non importa quale parte politica. Destra e sinistra, fino a ieri hanno brillato per l’incapacità cronica di mettere in atto progetti degni di questo nome, ma adesso possono tranquillamente andare a braccetto con la terza forza nazionale, il Movimento 5 Stelle per il quale il primo imperativa sembra proprio quello di non permettere di realizzare nulla. Insomma, il partito del No si è ingrossato anziché smagrire e così dal piccolo passante alla ristrutturazione di una stazione ferroviaria, da una nuova autostrada alla TAV, da una diga a un ponte, da un gasdotto a un pozzo petrolifero, la risposta è sempre è soltanto una: non si deve fare.

Per contro, fuori dai nostri confini accade tutto il contrario, e quando ci mettiamo in viaggio, non importa con che mezzo, scopriamo che le strade sono più belle, che gli aeroporti sono più funzionali, che i treni viaggiano in orario e sono persino puliti, che i corsi d’acqua sono navigabili, che l’eolico è diffuso e così via.

Naturalmente noi siamo convinti di avere ragione perché il “progresso è regresso” come urlavano i sessantottini di buona memoria. Salvo commentare, puntualmente e nessuno di noi escluso, che in Italia siamo sempre più indietro che dovremmo prendere esempio dagli altri.