Archive for gennaio, 2014

Dietro la tragica morte del capo di Tata Motors

gennaio 30, 2014  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi l’amministratore delegato di Tata Motors, il cinquantunenne Karl Slym, si è suicidato – almeno così sembra -gettandosi da una stretta finestra del Shangri-La Hotel di Bangkok dove partecipava a un importante meeting aziendale. Ovviamente la notizia ha fatto il giro del mondo e a tanti addetti ai lavori è stato naturale collegare la sua tragica fine al difficile momento della casa automobilistica indiana, che ha perso il 31% delle vendite nel 2013 e che oggi si sostiene quasi esclusivamente con il positivo andamento dei suoi marchi premium, Jaguar e Land Rover.
Per capire i problemi di Tata Motors bisogna però entrare sul mercato locale e guardare a un Paese che doveva essere tra quelli che oggi trascinavano l’economia mondiale mentre le cose vanno abbastanza al contrario, con l’economia in grande difficoltà e un’inflazione crescente aggravata da tassi d’interesse che di recente sono saliti ben il 50%.
Al crollo generale delle vendite del mercato-auto s‘è aggiunto, inoltre, il tremendo flop della Nano, il modello che era stato lanciato nel 2008, e che doveva far svoltare tutta la produzione per via della sua originalità progettuale legata ad un prezzo di vendita di poco superiore ai 2 mila euro. In realtà le cose sono andate in maniera del tutto differente perché questo prezzo, pur di per sé bassissimo, si è rivelato comunque inarrivabile per la grande massa della gente povera, mentre era poco appetibile per i più abbienti, desiderosi di avere macchine più rifinite, più accessoriate e comunque esteticamente più attraenti.
Al di là di tutte le speculazioni che una morte così misteriosa sta suggerendo ai giornali economici dell’Estremo Oriente, quanto è accaduto mette alla ribalta le tensioni che oggigiorno si portano sempre dietro incarichi di comando nelle grandi multinazionali, dove sontuosi compensi s’accoppiano a inquietudini e stress che molti, a lungo andare, non sono capaci di reggere.
Per noi, che siamo l’ultimo anello di una catena, l’automobile rappresenta un oggetto da giudicare, com’è giusto che sia, per i valori che contiene e per le prestazioni che garantisce. Spesso però dietro ci sono una lunga serie di storie dolorose, dal dirigente giapponese che non è capace di far rispettare alla catena i ritmi programmati da altri, oppure da chi non sa mettere in campo i suddetti ritmi in maniera migliore di quelli della concorrenza; da chi non riesce a concepire soluzioni nuove a chi non riesce a far tornare i conti. Su, su, sempre più su, fino ai dirigenti più pagati per arrivare fino ai top assoluti. Il mondo del lavoro globale non accetta scuse e non ammette la pietà, eppure questa prospettiva così poco attrarente sembra essere una strada senza ritorno.

Guidare l’auto con lo sterzo elettronico

gennaio 24, 2014  |  Senza categoria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento

Giovedì mattina, dal capo del nostro centro prove, l’ing. Marco Perucca Orfei, mi è arrivata questa mail, scritta mentre era in partenza per Las Vegas per un test importante:
Ti scrivo perché ieri ho guidato davvero qualcosa di straordinario: la Infiniti Q50 appena arrivata per la prova su strada. Straordinaria non tanto per la linea o per il fatto che sia ibrida, piuttosto perché è la prima auto, che io sappia, ad avere lo sterzo comandato in modo totalmente elettronico. In alte parole il piantone dello sterzo c’è, per questioni di sicurezza, ma in condizioni normali d’uso è scollegato e le ruote vengono manovrate da un motore elettrico controllato elettronicamente. Prima o poi ci si doveva arrivare.

Mi sono messo al volante con grande curiosità e non poca prevenzione, e sono rimasto impressionato. Sterzo rapidissimo, precisione assoluta davvero millimetrica, buona progressione e un feeling di guida al di sopra di ogni mia aspettativa. Il carico sul volante e’ completamente artificiale, eppure ti dice tutto di quello che sta succedendo alle ruote, e, ovviamente, senza reazioni anomale. Non so come abbiano fatto ma ci sono riusciti. E’ evidente che si aprono scenari completamente nuovi, che potranno cambiare non poco la guida come l’abbiamo considerata fino ad ora (con buona pace dei tecnici Alfa e della loro 4C)

Questo per quanto riguarda lo sterzo, perché il giudizio sul comportamento non è altrettanto favorevole. Il retrotreno, infatti, non è’ sufficientemente solido e va in crisi con molta/troppa facilità.

A mio parere, comunque, ci troviamo di fronte ad un’auto davvero rivoluzionaria, da provare e da guardare con la lente d’ingrandimento”.

Secondo voi che auto ho preso per rientrare a Bologna?
Della prova leggerete sul numero di marzo con abbondanza di informazioni e di sensazioni. Da parte mia posso dire che sull’autostrada pioveva assai e il traffico dell’Autosole faceva il resto. Però ho avuto anch’io la sensazione di guidare qualche cosa di molto interessante per quanto sia di vecchia scuola (anche in corsa preferivo le automobili con uno sterzo molto duro perché mi dava più sicurezza) e quindi sono poco portato a volanti estremamente leggeri. Bisogna però dire che la precisione è spaventosa, con una rapidità di svolta impensabile, ma pure col neo che a tanta direzionalità segua comunque uno spostamento troppo accentuato del posteriore se si viaggia spediti. Il rischio è che il guidatore meno esperto, se finisce in una situazione un po’ limite, si spaventi quando la coda scappa, o anche soltanto gli dà la sensazione di scappare.
In ogni caso è la conferma che il progresso va sempre avanti; e quando si pensa di essere già arrivati a tutto, ecco che tutto può cambiare. Questo mi affascina sempre, e negli anni mi ha dato tanto gusto per quanto abbia comportato continui adattamenti nel modo di pilotare.

Se la Classe A è a trazione avanti…

gennaio 20, 2014  |  Senza categoria  |  226 Commenti  |  Lascia un commento

E’ successo anche questo. Lo scorso fine settimana mi sono trovato con un gruppo di conoscenti e dei loro amici, piacevolissime persone che non conoscevo e a cui sono stato educatamente presentato.
Negli uomini la mia posizione a Quattroruote ha destato molta curiosità e si è finiti inevitabilmente a parlare di automobili. Uno dei presenti, in particolare, ha comperato da pochi mesi una Mercedes Classe A e se n’è detto felicissimo proprietario, sia perché lui da tanti anni compera soltanto berline della casa con la stella e sia perché si trova a suo agio soltanto con la trazione posteriore.
A quel punto mi è venuto spontaneo chiedergli com’è stato quindi il passaggio alla trazione avanti e mi è stato subito chiaro che non capiva la domanda.
“…perché la Classe A è a trazione anteriore…” ho provato a balbettare, trovando in lui un evidente fastidio accompagnato dalla sensazione che io fossi un impostore, uno che si spacciava come il direttore di Quattroruote e non sapeva nemmeno il tipo di trazione della sua vettura.
In sintesi, non ci voleva credere. Proprio lui che in vita aveva posseduto due Classe E e una C Coupé, era finito al volante di una trazione avanti senza saperlo. A sua insaputa, si direbbe oggi.
In quel momento l’argomento si è allargato al gruppo, composto da uomini di ottima cultura e con posizioni professionali di tutto rispetto, ed è saltato fuori che anche altri, tra i presenti, non avevano idea se la loro vettura spingesse o tirasse. E sto parlando di maschi, che nell’immaginario collettivo dovrebbero saperne di più, così ho ben evitato di fare un mini test pure con le signore perché ero già abbastanza sconcertato.
Colpa della pubblicità che non lo dice chiaramente, mi ha ribattuto uno; non mi sono mai posto il problema, ha chiosato un altro; e poi che cosa importa?, si è giustificato un terzo.
Ho cercato di cambiare discorso il più in fretta possibile, ma quanto è accaduto mi dà ancora da pensare. Molti automobilisti vanno in macchina solo per spostarsi? Le auto di oggi, grazie all’elettronica mascherano troppo bene le caratteristiche di comportamento della vettura? La città con le basse velocità imposte oppure i tragitti autostradali di facile approccio non trasmettono più sensazioni? Oppure, ancora, era così anche un tempo, ma io non me ne sono mai reso conto?
Aggiungo un’ultima domanda: a voi è mai capitato d’incontrare automobilisti così? E se vi è successo, come ve lo spiegate o come vi spiegate quello che è accaduto a me?

Le 10 tendenze del 2014 secondo Ford

gennaio 13, 2014  |  Senza categoria  |  63 Commenti  |  Lascia un commento

La Ford ha diffuso i risultati di uno studio che svela quali saranno le tendenze dei consumi per il 2014. La conclusione è che il nuovo anno sarà caratterizzato da una rilettura generale del rapporto con la tecnologia, in bilico tra la paura di non essere costantemente aggiornati con ciò che accade nel mondo digitale e il desiderio di staccarsi occasionalmente dalla vita in rete.
Ovviamente si tratta di uno studio a grande respiro internazionale, con una ricerca che tocca anche mondi e ambienti distanti dal nostro. Però le 10 tendenze principali che ne sono uscite meritano anche una vostra riflessione e di conseguenza una vostra opinione. Soprattutto sarebbe interessante capire quale di queste tendenze sentite più vicina al vostro modo di pensare.

1. La rivoluzione silenziosa dell’innovazione. L’innovazione accelera a una velocità che le permette di rivestire un ruolo sempre più pervasivo e ubiquo, e di cambiare il modo in cui i consumatori lavorano, comunicano e si divertono.
2. La vecchia scuola. I clienti di tutto il mondo stanno riscoprendo in modo romantico il passato, rievocando nostalgicamente prodotti, brand ed esperienze delle decadi precedenti.
3. I valori e l’uomo della strada. I brand cercheranno di stabilire una connessione più significativa con l’uomo della strada, fatta di comunicazione emotiva, con la capacità di stabilire meccanismi di condivisione identitaria.
4. La status-sfera. In tutto il mondo, le persone stanno scoprendo nuovi modi di esibire il proprio benessere, a volte in forme più discrete, a volte più ostentate, sia nel mondo digitale che in quello tradizionale.
5. Alla ricerca di conferme. In un mondo in cui l’espressione di se stessi, attraverso la pubblicazione di contenuti tratti dai momenti significativi della propria quotidianità, ha raggiunto una quota rilevante nella vita di molti, le persone cercano conferme della propria immagine pubblica ancor più che di quella interiore.
6. La paura che sfugga qualcosa/la gioia di sfuggire a qualcosa. Una vera e propria lotta interiore vede schierate due fazioni: da una parte la paura di non essere costantemente aggiornati e sincronizzati con il mondo dei social network, dall’altra il desiderio di staccarsene, per lo meno occasionalmente. Da un lato si evidenzia la necessità di avere tutto sotto controllo e a disposizione, dall’altro il piacere della riscoperta dei valori più intimi e rilevanti
7. Micro-momenti. Con tutta l’informazione, la cultura e l’intrattenimento globali disponibili solo sfiorando uno schermo con un dito, i micro-momenti di pausa della vita quotidiana vengono riempiti con micro-contenuti i cui frammenti si fondono nella propria dieta digitale quotidiana
8. Il mito del multitasking. In un mondo saturato dalla presenza di schermi e caratterizzato dal multitasking, la ricerca scientifica indica che la tendenza a voler compiere più azioni contemporaneamente impatta negativamente sulla qualità, e spesso anche sulla sicurezza, qualunque sia la cosa che stiamo facendo.
9. La frontiera del gentil sesso. Il cambio demografico e culturale del ruolo della donna ha ormai modificato completamente i parametri del mondo, che nel 2014 sarà equamente definito, per ruoli e responsabilità, da uomini e donne.
10. L’ansia da eco-sostenibilità. La scelta di uno stile di vita ‘green’ quest’anno andrà oltre la cultura del riciclaggio e della sostenibilità, e si integrerà con una consapevolezza sempre maggiore dell’importanza delle risorse naturali del pianeta, a partire dall’acqua.

Adesso dite la vostra tenendo conto che anche in base a questi studi i costruttori impostano le loro attività di marketing, le campagne pubblicitarie e in certi casi persino i modelli da mettere in produzione.

Chrysler, Rover, Suzuki. Dove i tedeschi hanno toppato

gennaio 8, 2014  |  Senza categoria  |  255 Commenti  |  Lascia un commento

Il recente colpaccio di Marchionne, che ha riportato alla ribalta un Paese come l’Italia che ultimamente viene soltanto saccheggiato dalle imprese straniere, mi ha suggerito un ripensamento che va oltre la Fiat ma si riferisce alle difficoltà che i pur bravissimi tedeschi hanno sempre quando si debbono rapportare con partner di altre nazionalità.
Il confronto con Chrysler è impietoso: se il Gruppo italiano è stato abile e convincente anche agli occhi degli americani, che hanno fatto buon viso a cattivo gioco anche all’assoggettamento, il buco nell’acqua di Mercedes stride fortemente. I tedeschi hanno gettato un mare di quattrini, hanno provato in tutti i modi a colonizzare le maestranze a stelle e strisce quasi avessero di fronte non gente che ha inventato l’automobile (perlomeno nella produzione e nella diffusione di massa) bensì dei trogloditi alle prime armi, e poi si sono ritirati con la coda tra le gambe arrossendo come dei principianti maldestri.
L’arroganza tedesca ha fatto grandi danni anche ai tempi dell’acquisizione di Rover da parte di Bmw. Alla fine tanti i soldi persi dal Gruppo di Monaco e la scomparsa di un’azienda che se prima era moribonda, poi è irrimediabilmente deceduta. Chi è meno giovane ricorderà la vicenda e tutte le polemiche dell’epoca che sfociarono da un lato in un ulteriore motivo per gli inglesi di dire no all’Euro e dall’altro in una profonda crisi per l’azienda bavarese con tre membri della presidenza che vennero licenziati in tronco, pagando di persona per i miliardi perduti in Gran Bretagna.
Infine anche l’alleanza di Volkswagen con Suzuki è finita a carte bollate. Convinti di comandare in casa d’altri, i manager di Wolfsburg si sono dovuti rassegnare all’orgoglio del vecchio Osamu Suzuki che si è ribellato ai diktat dei soci di minoranza e senza tanti mezzi termini li ha mandati a quel paese ricordando ai tedeschi che nel suo piccolo, che piccolo non è proprio, la Suzuki produce quasi 3 milioni di veicoli all’anno ed è presente in ben 139 mercati nel mondo.
La morale che se ne può trarre è che sulla bravura dei tedeschi nel fabbricare ottime automobili non ci piove, mentre sulle loro capacità di fare alleanze e gestire le situazioni restano sempre grosse perplessità, non fosse altro che per la difficoltà congenita che hanno nel relazionarsi con il prossimo, considerato puntualmente suddito e nulla più.

Le mie regine del 2014

gennaio 1, 2014  |  Senza categoria  |  89 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi il collega Maurizio Maggi, che scrive per L’Espresso, mi ha chiesto di indicare quelle che potrebbero essere le 3 auto più interessanti del 2014.
Scrutare il futuro non è mai un esercizio facile perché tra le attese e la realtà ci può essere molta differenza, però non mi sono sottratto e sottopongo anche voi le mie previsioni cercando di motivarle ben sapendo che molti non saranno d’accordo perché si tratta di tre auto (ma sarebbero state 4…) tutte molto simili come tipo di carrozzeria essendo tutte crossover. Però oggi sono soltanto queste le auto che si vendono in giro per il mondo ed è qui che i costruttori si sforzano di fare il meglio.
Parto dall’auto che ho escluso, semplicemente perché è il seguito di un successo globale e che pertanto non è di suo una vera novità per quanto prometta il meglio: la nuova Nissan Qashqai che dalle prime sensazioni pare davvero all’altezza delle attese.
Ecco allora le mie tre probabili regine in attesa di verificare sul campo se ci avrò preso o meno.
Citroen Cactus. Il concept visto a Francoforte era davvero eccitante, un contenitore inesauribile di trovate furbe, di proposte irriverenti e di soluzioni innovative. Non ho idea di che cosa resterà sull’auto di serie, ma se le aspettative non saranno tradite, l’auto m’attizza assai. E potrebbe essere una grossa sorpresa perché apre una nuova strada, un nuovo modo di concepire l’automobile, peraltro com’è stato spesso nella gloriosa storia della marca francese.
Mini Jeep. Il nome non ha senso, ma non so come chiamare il nuovo modello della Jeep che si vedrà al Salone di Ginevra e che verrà costruito a Melfi in parallelo alla Fiat 500X. Chi ha potuto vederne i primi esemplari è rimasto a bocca aperta, parlandone come di una piccola Evoque. Finiture straordinarie, linea accattivante, qualità percepita di una vera Jeep. Un prodotto premium, ma davvero premium, ad un prezzo presumibilmente accessibile. Siccome conosco bene chi me ne ha parlato, non posso non fidarmi. In più Jeep ha un mercato mondiale e il suo successo sarà garanzia di lavoro per le maestranze di Melfi. Pertanto ci credo, e ci spero a prescindere.
Mercedes GLA. Pare che le prenotazioni stiano già fioccando, al punto che in Mercedes la campagna di lancio sarà molto blanda perché il successo sembra assicurato. Di certo l’auto piacerà molto sull’onda dell’ultima Classe A che ha incontrato un consenso straordinario. La GLA poi propone la tipologia di vetture che vanno per la maggiore, e se tanto mi dà tanto dovrebbe fare ancor meglio della sorella cui si affianca. La linea inoltre riprende l’aggressivo frontale delle Classe A, che tanto è piaciuto, aggiungendoci anche un posteriore all’altezza, correggendo quindi quello che era l’unico punto debole della berlina.
Aspetto adesso la risposta del mercato, ma non temo spettacolari smentite. Quelle semmai verranno dalle vostre opinioni.