Archive for febbraio, 2014

Anche i concessionari vorrebbero emigrare…

febbraio 25, 2014  |  Senza categoria  |  199 Commenti  |  Lascia un commento

La brutta notizia è di questi giorni: chiudono le due concessionarie Ferrari di Modena e Bologna, e tutti i dipendenti sono a spasso. Da adesso in avanti chi vorrà comperare un bolide di Maranello dovrà recarsi in Veneto o in Lombardia, almeno finché anche da quelle parti non saranno costretti a tirare giù la serranda.
Gli effetti del famigerato superbollo, che nel solo 2013 ha fatto perdere allo Stato italiano 186 milioni di euro, si manifestano giorno dopo giorno con tante, troppe, concessionarie o officine, legate alle auto più potenti, che restano senza lavoro. Sempre più potenziali clienti ripiegano su auto al di sotto della soglia-tagliola mettendo sul lastrico chi con il lusso ci lavora.
Certo che fa cadere le braccia che la marca che proprio nei giorni scorsi ha è stata giudicata la più forte al mondo come riconoscibilità del brand non abbia una rivendita nella sua terra d’origine. Non passa mese, infatti, che in Ferrari non si brindi a una nuova concessionaria che si apre nei paesi più esotici e per contro si registri una moria triste di quelle di casa nostra. Peraltro tra lo stupore di chi vive e opera all’estero che proprio non riesce a capacitarsi dell’odio sociale che si manifesta in Italia verso i proprietari di auto potenti.
Ma sono i numeri che parlano chiaro: in Emilia prima dell’introduzione del superbollo si vendevano 200 Ferrari all’anno, nel 2013 non si è arrivati a 60 divisi su due rivendite. Impossibile mandare avanti un’attività che impone personale molto preparato, meccanici iper specializzati e un servizio di assistenza adeguato alle aspettative dei clienti.
La gogna verso i ricchi non li ha resi più poveri, li ha soltanto nascosti un po’ di più rendendo più poveri noi, addetti ai lavori – mi confidava qualche tempo fa un noto concessionario milanese che tratta vetture alto di gamma – e il risultato è sotto li occhi di tutti. Insegne che si spengono, gente a che va a casa e famiglie in grossa difficoltà. Se avessi i soldi necessari sposterei oggi stesso la mia attività all’estero. Non importa dove, dappertutto si vendono le auto di sogno meno che nel nostro Paese”.

La magica Corvette e il suo cambio manuale

febbraio 20, 2014  |  Senza categoria  |  118 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi ho assistito al giro pista della nuova Corvette sulla pista di Vairano. L’ho fatto perché quest’auto rappresenta ancora una di quelle poche vetture che offrono un eccezionale rapporto divertimento per costo.
Fascinosa per la sua linea aggressiva, e carica di storia e gloria, la Corvette rimane un’auto che fa sognare a occhi aperti il bambino che è dentro molti di noi. Un grosso motore 8 cilindri di costruzione molto semplice è piazzato sotto il cofano di una coupé che promette e mantiene emozioni, impreziosito da tante sofisticazioni elettroniche anche inedite tra cui, per me intelligentissima e sorprendente, la misurazione istantanea della temperatura delle gomme (visualizzata sul cruscotto) che regola automaticamente l’intervento dell’Abs per modulare al meglio la frenata.
Eccitanti quindi i pochi giri che si sono resi necessari per portare a casa un tempone davvero sorprendente e sui cui i nostri collaudatori non scommettevano un centesimo prima del test. Un giro sul piede di 1’15”1 che è lo stesso ottenuto dalla Ferrari 458 che pesa un quintale in meno, il terzo della sequenza 1’15”7, 1’15”4 e quindi 1’15”1. I soliti tre giri che noi a Quattroruote effettuiamo come base, figli peraltro di un paio di tentativi abortiti senza tempo perché il passaggio dalla seconda alla terza marcia nell’ultima chicane era o troppo lento o impossibile perché la leva del cambio s’impuntava trattandosi pur sempre di un cambio di serie e non da corsa, quindi con i sincronizzatori che restano purtroppo i primi nemici del cambio in un uso corsaiolo. Giri percorsi, al dunque, non mettendo mai la seconda, preferendo una terza un po’ sotto regime ma sempre inserita.
Ecco, sentire il commento del nostro Fugazza al rientro: “Peccato questo cambio manuale: avessi avuto i paddle al volante si poteva fare un secondo in meno…”, riporta a vecchie dispute, anche su questo blog, tra i fans del cambio automatico e i nostalgici incalliti del manuale.
La verità è che oggi un buon automatico si può confrontare soltanto con un cambio da corsa, meglio se sequenziale o, perlomeno, a innesti frontali. Con i sincronizzatori non c’è più storia nell’uso spinto. Poi, è chiaro, nell’uso quotidiano uno si può divertire di più (o di meno) manovrando la leva e sognando di fare il pilota vecchio stile. Morale: questa Corvette, che negli Stati Uniti si può portare a casa con 42 mila euro mentre da noi ne servono almeno 70 mila, resta sul mercato l’oggetto di sogno più accessibile per chi ambisce a una vera supercar senza l’ormai universalmente diffuso cambio automatico elettroattuato.

Reato di omicidio stradale. Che succede?

febbraio 12, 2014  |  Senza categoria  |  190 Commenti  |  Lascia un commento

Erano i primi giorni dell’anno e l’argomento era di grande attualità. Su pressione anche del Ministro Cancellieri, sembrava proprio che fosse la volta buona per introdurre il reato di omicidio stradale richiesto a gran voce da anni.
Invece stanno passando i giorni e tutto, una volta di più, pare finito sotto silenzio nonostante da una vita si dibatta sull’introduzione di questo reato, solo che ogni volta che si è in dirittura d’arrivo i tanti oppositori, dentro e fuori il parlamento, insabbiano tutto. La ragione che oppongono è che la legge c’è già, basta solo applicarla.
In realtà le cose stanno diversamente: al dunque si arriva sempre alla pena minima che nei vari gradi di appello si risolve in un nulla di fatto. Lo dimostrano le vicende di tutti i pirati della strada che negli ultimi vent’anni l’hanno sempre fatta franca.
Quello che si vuole introdurre è quindi l’innalzamento della pena minima, proprio per evitare che in sede legale, tra patteggiamenti o riti abbreviati, chi venga trovato a guidare ubriaco, oppure sotto l’effetto di droghe, poi la faccia franca. L’automobile è uno straordinario strumento di libertà ma se viene usata impropriamente può rivelarsi un’arma micidiale: mettere pressione su quest’ultimo aspetto non significa passare per forcaioli oppure avere dei preconcetti contro l’uso delle vetture, bensì distinguere in maniera netta tra guidatori coscienti e guidatori incoscienti .
In sintesi, quello che ci si aspetta dal reato di omicidio stradale è che la pena parta sempre da un minimo di 7/8 anni per salire in relazione alle conseguenze generate dall’incidente affinché, anche applicando tutte le scappatoie legali, non si arrivi a quello che accade oggi, cioè che un ubriaco o un drogato al volante se la possa puntualmente cavare con la stessa condanna di un borseggiatore.
Ci si riuscirà? Dubito: ci sono troppi interessi sotto. E in Parlamento la lobby degli avvocati la spunta sempre.

Quella R8 Gordini che rivoluzionò le corse

febbraio 5, 2014  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Sta passando sotto silenzio il cinquantennale di una vettura che ha letteralmente cambiato il modo di fare attività sportiva: la Renault R8 Gordini. All’epoca rovesciò l’attività di base e diede impulso a quella ufficiale della marca francese.
Dopo che la Mini, con la sua sistemazione tutt’avanti e la versione pepata Cooper, aveva suggerito che sui fondi a bassa tenuta si potevano ottenere prestazioni inarrivabili per la concorrenza, il tutto-dietro della Gordini si rivelò un bel modo per ripeterne le prestazioni a parità di fondo ma con più competitività sull’asfalto asciutto.
Tutto svoltò nel giro di pochi mesi, con la Gordini a fare da apripista e a seguire la Lancia con la sua Fulvia Coupé (in fretta HF) e poi la NSU con la TTS. Il gioco fu subito chiaro: nei rally contavano solo le tutt’avanti o le tutto-dietro che evolsero in fretta nelle successive HF fanalone, nelle Alpine o nelle Porsche 911 via via più agguerrite.
Ma la R8 Gordini non servì soltanto per rivoluzionare il modo di correre, ma anche per crescere tutta una batteria di piloti poi destinati a vincere, arrivando al top nei rally, nelle sport e persino in F1. Un po’ di nomi per chi è giovane: Jean Pierre Jarier, Gerard Larrousse, Bernard Darniche, Alain Cudini, Jean Pierre Jabouille, Jean-Luc Therier, Jean Vinatier, Jean-Pierre Nicolas e Jean-François Piot.
Proprio Piot, morto in un tragico incidente in Marocco nel 1980 durante un rally raid, è il protagonista del video che allego e che vi dà un’idea non solo della R8Gordini, ma soprattutto di come la si dominava. In particolare non perdetevi s’uso dei piedi, con le pestate sul freno e il tacco a spingere l’acceleratore per riprendere dopo le curve. Un vero manuale di guida per auto come non ce ne sono più.

http://on.aol.com/video/1968-1970-renault-8-gordini-demo-by-jean-fran-ois-piot-518096564