Archive for maggio, 2014

Ma davvero non interessa la trazione dietro sulle Alfa?

maggio 28, 2014  |  Senza categoria  |  119 Commenti  |  Lascia un commento

Sul numero di Quattroruote in edicola, all’interno del ricco servizio legato ai futuri piani Fiat, c’è un intervento di un prestigioso editorialista statunitense, Glenn Brooks, che non crede al piano presentato da Marchionne e, in particolare, si dice scettico sulla Casa del Biscione: “Si è fatto molto clamore sul ritorno alla trazione dietro. Ma ai clienti importa davvero? No, non importa. Chiedete all’Audi”.
Chi parla è uno molto rispettato, e le sue considerazioni fanno pensare. Ma come, l’Alfa fa uno sforzo sovrumano per tornare alle sue origini, e questo non interesserebbe a nessuno? Vista da qui la cosa sorprende: da sempre chi si professa alfista ha reclamato con forza motori potenti e trazione dietro, e adesso si dice che questo non starà a cuore a nessuno. C’è da restare perlomeno perplessi, e verrebbe da chiedersi se i tanti lamenti alzati al cielo nel corso degli anni siano stati sinceri oppure soltanto un motivo pretestuoso per giustificare il non acquisto di vetture Alfa Romeo.
Ovviamente sono tra quelli che credono che i lai fossero sinceri, ma adesso mi assalgono dei dubbi: vuoi davvero che il colossale investimento in tecnologia per arrivare a produrre vetture non più tutt’avanti sarà un inutile spreco di denaro che non darà vantaggi sul piano delle vendite?
Resto convinto del contrario, ma vorrei sentirmelo dire da voi che siete sempre stati in prima fila a lamentarvi che le vere Alfa debbono spingere da dietro.

Quando il navigatore non era GPS

Quando il navigatore non era GPS

maggio 22, 2014  |  Senza categoria  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Chi ha buona memoria ricorda che verso la fine degli anni 90 sono apparsi sulle auto di serie i primi navigatori satellitari che peraltro si erano visti in gara sulle Peugeot ufficiali alla Paris-Dakar del 1988.
In realtà già nel 1981 era spuntato qualche cosa di simile, l’Honda Electro Gyro – Cator che non era un navigatore satellitare come lo si intende adesso bensì un sistema di navigazione inerziale come quelli usati sugli aerei da caccia durante la guerra fredda.
Lo vedete nella foto sopra e,pur facendo molta tenerezza, non è poi così diverso da quelli che ormai spopolano su quasi tutte le auto in circolazione che vogliono esserne dotate.
Per noi vecchi studiosi della storia dell’auto, l’avvento del GPS rappresenta una tappa importantissima perché ha contribuito in maniera assoluta al nuovo uso dei mezzi di trasporto introducendo di fatto un aiuto esterno alla guida diventato sempre più irrinunciabile per chi percorre molta strada, costretto a combattere con limiti di tempo ristretti. Oggi non c’è taxi che non l’abbia acceso ed è una vera ancora di salvezza per chi si sposta in luoghi sempre differenti e magari in centri urbani complessi da decifrare.
Ormai le vecchie cartine stradali restano la soluzione ideale per chi non ha fretta e per chi è molto stanziale. Per tutti gli altri è un aiuto formidabile, peraltro oggi fruibile sia con gli apparati di bordo sia con quelli che si possono comperare a parte con un costo molto più abbordabile, oppure anche attraverso gli smartphone di ultima generazione.
Davvero sembra il paleolitico quando negli anni 60 immaginavamo le città del 2000 fatte di superstrade intrecciate tra loro con in cielo auto che volavano. Ci aspettavamo un mondo diversissimo, invece le vetture sembrano un po’ sempre quelle, ma la vera rivoluzione è avvenuta dentro di esse, con tutti i sistemi di bordo che favoriscono da un lato il piacere di guida e dall’altro aumentano in maniera incredibile la sicurezza. Se è vero che tutto ciò che è moderno viene, prima o poi, superato, io ogni volta resto a bocca aperta e mi sembra sempre tutto fascinosamente incredibile.

Caccia allo spot di auto preferito

maggio 19, 2014  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento

Metti una sera a cena con amici a parlare del più e del meno e persino di spot pubblicitari che passano in televisione. Capita così di scoprire che tutti si divertono molto con l’ultimo messaggio della Volkswagen legato alla Roma calcio. Persone di estrazione lavorativa molto differente che convergono tutti sulla trovata giudicata divertente e raffinata. Si passa allora a ricordare quelli che più avevano colpito l’immaginazione nel passato e, complice l’età piuttosto avanzata dei più, è uscito di tutto. Si è passati dalla pubblicità della Martini con la ragazza col vestito sempre più corto perché si era attaccato un filo, a quello dei profilattici con tutti i ragazzi a scuola a dire”è mio, è mio, è mio”, al “silenzio, parla Agnesi”, a quella dei gelati “due is meglio che one”, al “chiamami Peroni sarò la tua birra” perché il fascino dell’attrice Solvi Stubing ha lasciato segni tangibili, per arrivare al “tonno che si taglia con un grissino” oppure a “Petrus, l’amarissimo che fa benissimo”.
Il passaggio alle automobili è poi stato inevitabile visto che si era partiti dalla Volkswagen legata alla Roma calcio, così praticamente tutti ricordavano la serie dell’Autobianchi Y10 (“l’auto che piace alla gente che piace”), oppure quello della Lancia Delta con Catherine Deneuve, o anche quello della Citroen Visa Diesel col “vavavuma” finale per non dire di chi si è persino ricordato (brutta roba la vecchiaia…) di quello della Fiat 850 con Gino Bramieri e Delia Scala che era un vero capolavoro.
Insomma si è tirato tardi a riviverli, ben sapendo comunque che ognuno ha in mente i suoi o il suo. Qual è, allora, il vostro spot d’auto preferito, oppure quello che ricordate per primo?

Monovolume, dal boom al declino

maggio 12, 2014  |  Senza categoria  |  59 Commenti  |  Lascia un commento

Trent’anni fa irrompeva sul mercato europeo la prima Renault Espace destinata a dar vita all’era delle monovolume che vivrà un periodo davvero d’oro per almeno un quarto di secolo.
Si aspettano, quindi, grandi festeggiamenti, e puntualmente si riaprirà la guerra su chi è nato prima, insomma su chi ha aperto davvero la via delle vetture multispazio.
Per gli storici dell’automobile i precedenti vanno molto indietro nel tempo: tutto sarebbe iniziato in realtà nel 1935 con l’americana Stout Scarab, vettura davvero geniale per l’epoca. I tedeschi però ribattono con la Volkswagen Kombi del 1950 mentre noi italiani andiamo molto orgogliosi della Fiat 600 multipla che per dimensioni ridotte e grandissima flessibilità d’uso può davvero dire di aver anticipato l’uso cittadino dell’auto monovolume.
Se però non si vuole andare troppo indietro è certo che la guerra delle MPV è veramente racchiusa nel giro di pochi mesi così come capiterà anni più avanti con le auto ibride dove Toyota e Honda sono ancora lì a discutere sulla primigenia.
Ecco allora che la Chrysler si mette il fiore all’occhiello, perché il 2 novembre del 1983, quindi diversi mesi prima della Renault, dalle catene di montaggio del Michigan uscì quella monovolume che salverà la pellaccia alla Casa americana ormai sull’orlo della bancarotta (la seconda delle tre che caratterizzeranno tristemente il suo primo secolo di vita). Declinato su tre marchi per ragioni di mercato e chiamato Chrysler Town & Country, Dodge Caravan e anche Plymouth Voyager, questo minivan invade in fretta le strade a stelle e strisce trovando subito un’accoglienza entusiastica da parte dei consumatori che ne apprezzavano da un lato la versatilità e dall’altro i consumi molto bassi.
L’Espace avrà invece un avvio più sofferto – appena 9 auto vendute nel primo mese di vita – per poi imporre l’intelligenza del suo design anche in Europa dove le tendenze USA attecchiscono sempre con un po’ di ritardo.
Importa, quindi, chi è arrivato prima? Di certo no, se il successivo successo si rivela travolgente, e poco conta anche il declino attuale dovuto al boom dei crossover che altro non sono che un’evoluzione sull’onda del gusto mutato dei clienti delle concessionarie. Festeggiamo allora una grande idea, e pare proprio che Renault vorrà farlo in grande stile. Ma voi, oggi, come vi ponente di fronte alle Monovolume?

Far west quotidiano: autisti drogati, pullman senza revisione, mezzi con targhe false…

maggio 5, 2014  |  Senza categoria  |  39 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso è allarme vero. A lanciarlo è l’Asaps, l’Associazione Sostenitori della Polizia Stradale che è sempre in prima linea per denunciare quello che non va sulle nostre strade. Sotto i riflettori ci sono i mezzi pesanti, segnatamente i pullman, che circolano in barba al codice della strada e a tutte le regole della legge. Riguardo il bus che nel 2013 sull’A16 uscì di strada causando 40 morti s’è scoperto che aveva superato varie revisioni con autorizzazioni false, sul pullman dei carabinieri in congedo, che nel 2012 lungo l’A13 ebbe un incidente con 5 morti e 17 feriti, è emerso, dopo un anno, che il conducente aveva assunto cocaina.
Ma non basta. Nelle ultime settimane la Polizia Stradale ha “stoppato” i viaggi di 5 autobus turistici. Tre, nella sola riviera romagnola, viaggiavano in assenza di copertura assicurativa con a bordo scolaresche e in un caso un mezzo viaggiava anche con targhe contraffatte. Un altro veicolo carico di alunni, poi, è stato fermato dalla stradale di Bergamo il 29 marzo scorso perché senza assicurazione e senza revisione. Infine il 9 aprile è stata poi la Polizia Stradale di Pistoia a bloccare un pullman con a bordo gli alunni in gita scolastica in quanto il conducente risultava addirittura ebbro alla guida.
Ma a fronte di casi rilevati, è certo che troppe altre corriere continuano a circolare mettendo a rischio la vita dei trasportati e quelle dei guidatori che incrociano sulla strada. E’ una vera piaga cui si può porre rimedio soltanto infittendo i controlli, quei controlli che qui sollecitiamo puntualmente anche per fermare chi guida usando il telefonino, senza cinture, sotto effetto di alcol o droghe e via così perché l’elenco è lungo almeno quanto sono corte le liste dei mezzi e dei guidatori fermati ed esaminati.
Perché i controlli avvengono così di rado? In primo luogo per carenza di agenti sulla strada, e questo è noto; poi perché contestare un reato è diventato molto scomodo, soprattutto per la Polizia Municipale che non vuole problemi temendo reazioni incontrollate dei fermati, minacce e anche ritorsioni. Fatto sta che ci si limita alle rilevazioni elettroniche (velocità, semafori) o alle contravvenzioni per divieto di sosta con avviso lasciato sotto il tergicristallo. Sistemi …facili che fanno anche cassa. Al contrario controllare documenti per vedere se sono falsi, oppure pizzicare chi guida chiaramente alterato è un vero e proprio lavoraccio. Può bastare questa giustificazione?