Archive for giugno, 2014

Un cieco corre una prova di un rally e non fa danni: miracolo o grande bravura?

giugno 25, 2014  |  Senza categoria  |  22 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono cose, in questo mondo, che ogni tanto ti lasciano senza parole. Per esempio la notizia che al Rally di Ypres in Belgio, sesto round stagionale del Campionato Europeo, un pilota non vedente ha percorso interamente e senza sbattere lo shakedown che si tiene prima della gara: una prova speciale dove i piloti iscritti provano le loro vetture come se fossero effettivamente in corsa. Si è trattato di un tratto di strada molto tormentato della lunghezza di 4,79 km, che Luc Costermans, cieco dopo un incidente sul lavoro capitatogli nel 2004, ha percorso al volante di una Skoda Yeti affiancato dal co-pilota David Barattucce.
Come ha fatto? La sua spiegazione mi lascia sbigottito: “Basta pensare al volante come ad un orologio. Se il mio co-pilota mi dice “destra 5″ io sterzo come fosse l’una, se mi dice “destra 10″ lo faccio come fossero le 2, “destra 15″ le 3, “sinistra 5″ equivale alle 11, “sinistra 10″ alle 10, “sinistra 25″ alle 7, e così via… Oltre a questo abbiamo studiato un sistema per le frenate e per sapere se posso tagliare le curve; tutti trucchi per guidare in modo efficiente e veloce.”
Ho corso per tanti anni nei rally e conosco bene che strade si debbono affrontare, quindi mi sconvolge l’idea che uno che non può vedere possa avventurarsi in un’impresa di questa portata. Onore al merito, pertanto, ma proprio non riesco a capire come possa esserci riuscito senza fare danni e senza finire fuori strada.
Peraltro questo Costermans deve essere davvero appassionato se nel 2008 aveva stabilito il record di velocità per non vedenti portando una Lamborghini Gallardo a 308,780 Kmh, record peraltro battuto da un suo simile nel 2009 e che lui vuole riprendersi se qualcuno gli metterà nelle mani un’auto capace di superare i 350 orari.
Ma non è la prestazione, in ogni caso che mi entusiasma, quanto la forza di volontà degli esseri umani, o almeno di alcuni esseri umani, per vincere le avversità della vita superando i loro handicap. Ammiro sempre più Alex Zanardi e i tanti come lui, ma da oggi ho un nuovo idolo: questo belga folle e mostruosamente abile che c’insegna che i limiti nella vita molto spesso esistono soltanto perché siamo noi a decidere che non sono superabili.

La Lancia come la Packard? Sì, no, però.

giugno 17, 2014  |  Senza categoria  |  119 Commenti  |  Lascia un commento

E’ passato più di mezzo secolo da quando la Packard, gloriosa marca americana d’automobili, ha chiuso i battenti. Da qualche anno i proprietari del brand stanno cercando di rimetterlo in circolazione offrendolo a cifre sempre più basse ma nessun costruttore si fa avanti.
Per chi sa di storia dell’auto si tratta di un nome che ha veramente segnato tappe importanti, accompagnata sin dalle origini da uno slogan quanto mai d’effetto: “Ask the man who owns one” (chiedilo a chi ne possiede una). Il suo massimo lo ottenne nei primi anni 40, quando a un prezzo sensibilmente più basso, le Packard non avevano nulla da invidiare alle Cadillac, prime della classe, e si vendevano come il pane. Il declino invece, arrivò nell’immediato dopoguerra e la fine tristissima nel 1958 tra lo sconcerto generale ma anche con vendite ormai risibili.
Perché ho voluto ricordare la Packard? Perché un amico che di auto ne sa tantissimo ha voluto collegare quel destino a quello attuale della Lancia, marchio questo pure dal passato illustrissimo dentro i confini italiani, che sta boccheggiando senza prospettive e pure senza alcun interesse da parte di qualsiasi costruttore straniero, compresi quegli stessi cinesi che pur stanno comperando di tutto.
Si assiste così a un brand come quello Alfa Romeo che un po’ tutti vorrebbero, e che finalmente il Gruppo Fiat Chrysler sta comprendendo appieno quanto può valere se ben rilanciato, e a quello Lancia che si avvia a una morte non annunciata ma quasi predestinata. I tanti appassionati non si rassegnano, giustamente, all’idea di un mesto tramonto, ma nessun analista internazionale è disposto a concedere una chance a un brand che fuori dall’Italia non ha il minimo appeal. Si dirà: e le corse? E le vittorie? Soldi buttati, verrebbe da sintetizzare: perché negli anni in cui le auto dominavano la scena sportiva non ci fu un vero investimento sui mercati mondiali per imporre la marca e le sue auto di serie, che restavano non presenti e anche piuttosto deludenti rispetto alla concorrenza. Con qualche eccezione, è chiaro, ma si sa che le eccezioni non fanno la regola.
Come sempre gli errori partono da lontano, sicuramente da quel dopo Ghidella che aprì la strada al declino dell’auto italiana. Un ventennio che ha distrutto la nostra industria contagiando tutti i marchi nazionali. Dieci anni fa pareva che nessuno si sarebbe potuto salvare, poi piano piano la Fiat è uscita dal coma, la Maserati è resuscitata e l’Alfa Romeo è rimasta in vita in forza di un nome conosciuto in tutti gli angoli del nostro pianeta. Purtroppo la Lancia aveva meno respiro internazionale oltre ad essere la più debole della famiglia; e quando ci sono epidemie si sa che il sangue blu serve a poco, anzi ce la fanno quelli che hanno più anticorpi, spesso i meno blasonati.
L’esperienza mi fa dire che è sempre meglio non lanciarsi con de profundis in anticipo, però il parallelo tra la Lancia e la Packard mi ha molto impressionato. E non in positivo.

Un fine settimana all’insegna della Cina

giugno 10, 2014  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento

Sono evidentemente pure coincidenze, ma nello scorso fine settimana ho avuto l’opportunità di guidare la versione più recente di una SUV cinese, la Great Wall H6, di cui presto leggerete anche la prova su Quattroruote.
Ero molto curioso, lo ammetto, anche perché avevo un ricordo piuttosto imbarazzante della versione precedente. Al contrario, mi sono trovato tra le mani un mezzo piuttosto interessante, molto spazioso e ricco di accessori piuttosto ricercati, come la telecamera posteriore. I miei amici non credevano ai loro occhi perché l’idea generale che si ha dei prodotti cinesi a quattro ruote è piuttosto bassa, così tutto appariva persino superiore a quello che in realtà è. Però, da una verniciatura molto ben realizzata a una qualità percepita per nulla male, è sicuro che il salto in avanti è stato notevole.
Contemporaneamente, domenica scorsa un pilota cinese, Ma Qing Hua, ha segnato una tappa storica storia nell’automobilismo da corsa. A Mosca, in occasione della seconda gara del weekend russo del Mondiale Turismo, il giovane pilota della Citroën, che era al debutto nel WTCC con la quarta C-Elysée, è stato il primo pilota cinese ad aver mai vinto una gara valida per un qualsiasi mondiale FIA.
L’unione delle due cose, la prima vittoria di un pilota cinese e la buona impressione suscitata dal mezzo che avevo tra le mani, mi hanno riproposto una realtà che d’istinto tendo a nascondermi: i cinesi arrivano, e lo fanno giorno dopo giorno senza che ce ne rendiamo conto. Soltanto in questo 2014 abbiamo registrato il loro acquisto di parte di Peugeot-Citroen, di Krizia, di Motorola, persino di un piccolo ma prestigioso produttore di Chianti (Casa Nova) solo per ricordare qualche azienda tra le tantissime, considerando che di altre realtà nemmeno lo sappiamo.
Se mi avessero detto 10 anni fa che nel 2014 sarei salito su un’auto come questa Great Wall, non ci avrei creduto, ma nemmeno avrei mai creduto a un carneade cinese che vince nel Mondiale Turismo al debutto. Ma dieci anni fa non avrei nemmeno creduto che si potessero prendere la Volvo, la Saab oppure la maggioranza relativa di PSA (per quanto paritetica con la famiglia Peugeot e lo stato francese).
Che cosa mi debbo immaginare da qui a dieci anni?

Quelli che se piove fermano l’auto sotto i viadotti…

giugno 5, 2014  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento

Il 2 giugno scorso, giorno di rientro di giorni di ponte che hanno messo molti italiani per strada, passavo sulla Trieste-Venezia dalle parti di Portogruaro mentre si stava scatenando un violento temporale.
Ovviamente il traffico, peraltro molto intenso, si era compattato ad un’andatura molto a rilento, e ho raggiunto un gruppo di motociclisti che pochi chilometri prima mi avevano superato con comprensibile baldanza – potendo loro approfittare di spazi invece negati alle auto – ma che adesso erano veramente martellati dalla pioggia.
I poveretti si erano dunque fermati in prossimità di un viadotto per cercarvi riparo, ma, per loro sfortuna, lo spazio era tutto occupato da una grossa Mercedes nera così che avevano abbandonato le moto sotto l’acqua, ammassandosi alla meno peggio attorno alla vettura parcheggiata.
In questi casi il codice ammonisce che non ci deve fermare in corsia d’emergenza se non per problemi estremamente gravi, pena una contravvenzione di 419 euro, perdita di 10 punti sulla patente e sospensione della stessa da 2 a 6 mesi.
Ora, anche se forse io sono più tollerante del dovuto, posso accettare l’idea che i centauri in quelle miserevoli condizioni avessero seri problemi di guida e di visibilità, con un grave percolo per loro stessi e anche per gli altri, ma non ci può essere nessuna giustificazione per il guidatore della Mercedes.
Vengo al dunque: troppe volte si assiste allo stop di veicoli sotto i ponti quando si scatena il maltempo. Qui allora i casi sono due: quelli che si bloccano perché non si sentono sicuri alla guida, e quelli che hanno paura che la pioggia forte (o magari anche la grandine che potrebbe scatenarsi) rovini la carrozzeria della loro auto.
Nel primo caso questi autisti improvvisati non si dovrebbero mai mettere al volante perché avere la patenta attesta che si è (o si dovrebbe essere) in grado di guidare in tutte le condizioni che si presentano sulla strada, nel secondo non ci può essere pietà: pensare al proprio interesse non può significare mettere in pericolo l’altrui incolumità perché, specialmente in condizioni difficili, una corsia d’emergenza deve essere sempre libera proprio per permettere eventuali manovre d’emergenza.
E qui si torno al solito argomento toccato parlando di chi non tiene la destra, di chi non mette le frecce, di chi non indossa le cinture, di chi usa il telefonino e via così, notando tristemente che i trasgressori non sono mai multati dalle forze dell’ordine perché immancabilmente assenti o troppo spesso distratte.