Archive for luglio, 2014

Volkswagen Italia festeggia i 60 anni. Ma pochi sanno che…

luglio 29, 2014  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento

Volkswagen Italia ha appena festeggiato i 60 anni e siccome si tratta di un’azienda dagli straordinari risultati, oggi è tutto rose e fiori, feste comprese.
Quello che però pochi ricordano sono stati gli inizi della grande avventura, quando Gerhard Richard Gumpert, tedesco innamoratissimo della città di Bologna dove viveva e dove è sepolto, dovette lottare con le unghie e con i denti contro la locale Amministrazione.
Gumpert è stato il fondatore e primo Presidente della Società, nata con il nome Autogerma, e aveva il desiderio di impiantare una grande sede proprio a Bologna anche perché aveva installato tutto a pochi passi dai binari che portavano alla stazione Centrale, una posizione strategica dove sarebbe bastata una piccola deviazione per poter avere i treni merci in casa e dar vita al magazzino ricambi diventato nel frattempo indispensabile.
Purtroppo l’amministrazione comunale dell’epoca poco amava questo imprenditore tedesco arrivato nel nostro Paese nel 1940 come Segretario di Legazione dell’Ambasciata di Germania. Lo consideravano un “nazista”, la peggior etichetta nella Bologna rossa del dopoguerra.
L’Autogerma produceva affari e dava lavoro, ma questo non poteva bastare. Non passava giorno che qualcuno non gli rompesse le scatole. Abitava sul colle di San Luca, la collina che domina la città, e i vigili in motoretta andavano persino a controllare ogni settimana che le sue magnifiche rose non superassero il muro di cinta, non mancando di multarlo ogni qualvolta accadeva.
Così, quando non accontentato da Bologna per il magazzino ricambi decise di accettare l’offerta della città di Verona per edificarlo là, non mancò lo sgarbo più grande: intitolare la via che confinava con l’Autogerma “via Marzabotto”. Voleva essere un dispetto, fu invece la goccia che lo convinse a trasferire tutta la sede a Verona dove oggi è il vanto della città scaligera.
Chi c’era ricorda anche che Gumpert regalò a Bologna persino una scuola, e che alla morte dell’indimenticato grande patron del Bologna calcio, Renato Dall’Ara, si offrì di comperare la squadra dove giocava il suo connazionale Haller; ma tutto l’establishment locale s’indignò all’idea, preferendo imprenditori in bolletta che poi negli anni hanno distrutto tutto.
Storie ormai dimenticate che culminarono con le suppliche di restare quando fu chiaro che l’Autogerma avrebbe fatto armi e bagagli per scappare a Verona. Ecco lì qualcuno che conta capì che erano stati commessi gravi errori nel passato, così partirono le lusinghe e le promesse. Ma Gumpert era tedesco anche in quel momento: presa una decisone non sarebbe mai tornato sui suoi passi anche se lui, personalmente, restò sempre a vivere nella città di cui era innamorato a dispetto delle troppe assurde angherie sopportate.
Ecco, oggi che si festeggiano i primi 60 anni e si stappano meritate bottiglie con le bollicine, ripassarsi un po’ di storia non è male anche perché tanti che pure lavorano a Verona non la conoscono di sicuro.

Skoda: un blasone incredibile e un passato comunista che ne offusca l’immagine

luglio 23, 2014  |  Senza categoria  |  68 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso tocca a voi fedelissimi della prima ora e nuovi arrivati sul blog. Tocca a voi darmi una mano per rispondere a un mio amico che mi ha posto nei giorni scorsi una domanda a bruciapelo, intelligente ma cui ho faticato a ribattere in maniera veloce.
Il tema è la Skoda e la sua immagine in Italia. Perché una casa dal blasone così alto e dalla vita così lunga fa tanta fatica ad affrancarsi da un’immagine dimessa che le piovuta addosso nel dopoguerra al tempo dell’occupazione comunista? Sì perché la Laurin & Klement che nasce nel lontano 1895 e diventa Skoda nel 1925, dalle sue origini fino alla prima guerra mondiale è stata una marca che forniva le sue auto a re, imperatori e maragià indiani, mica vetture a basso costo. Il suo heritage, come dicono quelli che la sanno lunga, è di quelli di gran lusso: produceva automobili da spellarsi le mani quando in Italia la Fiat pensava ai guidatori di tutti i giorni e la Lancia a inventare soluzioni sofisticate ma non certo a mettersi in concorrenza con Bentley e Rolls Royce come invece facevano i ceki. Al riguardo basta un numero solo a parlare: cento anni fa, nel 1914, lo stabilimento di Mlada Boleslav occupava una superficie di 28 mila metri quadrati, un’estensione fuori dalla norma per una fabbrica del Vecchio Continente. Non solo, ma in quegli anni il 40% della produzione andava all’estero con un successo travolgente anche in paesi lontanissimi come Australia, Nuova Zelanda e Giappone.
Possono quarant’anni di socialismo esasperato aver appannato così un brand? Si dovrebbe dire no, ma se si parla con la gente della strada quasi nessuno da noi ricorda le Skoda di lusso, tantomeno se le immagina. E pensare che quando la Volkswagen se la comprò, molti ceki s’indignarono trovando la cosa indecorosa: l’auto dei ricconi diventata di proprietà di chi fa le auto del popolo.
Come fare a scrollarsi di dosso un passato prossimo per ricordare quello remoto non è facile. E al mio amico non ho saputo rispondere con prontezza. Voi, invece, potete aiutarlo?

Quando provate un’auto, quali sono i vostri metri di giudizio?

luglio 16, 2014  |  Senza categoria  |  121 Commenti  |  Lascia un commento

In un recente tragitto Milano-Trieste-Milano non ho usato una vettura superpremium e nemmeno un’auto modaiola, ma una Peugeot 308 SW con il motore 1.6 diesel e cambio manuale. Andata di giorno con molto traffico e ritorno di sera con pochi mezzi sulla strada. Strada facendo mi sono accorto di guidare un mezzo che mi pareva cucito addosso e mentre i fari bucavano la notte mi sono messo a fare i complimenti a chi ha concepito questa automobile così poco appariscente ma assolutamente in linea con le migliori tedesche della categoria.
Ovviamente ognuno di noi ha i suoi parametri per valutare, in un tragitto apparentemente lungo ma tutto sommato breve, un’automobile, e io conosco bene quali sono le cose che me la fanno apprezzare visto che, a dispetto dell’età, provo ancora per la guida un piacere animalesco. Per esempio la 308 ha uno sterzo un po’ duro, perfetto per una guida pulita, indispensabile per infilarsi in un sorpasso di due camion che si stanno a loro volta sorpassando. Poi ha un volante in pelle della giusta misura, grosso quanto basta per trasmettere un senso di controllo efficace, con due orecchiette appoggia pollici su misura per i miei… pollici. Quindi, quando si tiene l’avambraccio appoggiato al bracciolo si scopre che la mano cade proprio dove deve: sulla leva del cambio, che è un sei marce rapportato come Dio comanda. Il motore non è particolarmente potente, ma in sesta a soli 1000 giri ha ancora un alito di verve per riprendere senza vuoti mentre a 2.200 passa già i 150 orari. Infine il consumo istantaneo in autostrada era sempre sotto i 5 litri per 100 Km, il che mi metteva di buonumore.
Oltretutto non mi sono stancato per nulla, a riprova che la posizione di guida, apparsami subito buona, è in realtà eccellente, così ho deciso che il prestigioso Car of the Year non è stato assegnato a caso. Ma tutto questo preambolo porta soltanto ad esaudire un mia curiosità, cioè capire come voi giudicate un’auto quando vi capita di salirci sopra. Vi ho elencato alcune delle cose a cui io bado di più, diciamo così d’istinto, però voi v’interessate magari a tutt’altro, e m’attizza saperlo. Ecco, non quando guardate un’auto dall’esterno, bensì quando ci salite sopra e la guidate per la prima volta: a che cosa si rivolge la vostra attenzione oppure la vostra curiosità? Quali sono le impressioni grazie alle quali decidete che un’auto vi piace o non vi piace dal punto di vista della guida?

Se Hyundai pensa anche ai lavoratori a tempo determinato

luglio 9, 2014  |  Senza categoria  |  70 Commenti  |  Lascia un commento

Un bel passo avanti e il merito va alla Hyundai che sta pubblicizzando una forma di finanziamento “i-Plus” rivolta ai lavoratori a tempo determinato. Come molti di voi ben sanno, oggi per chi non ha un lavoro fisso è tutto tremendamente difficile: non ti vendono un’auto a rate, non ti concedono un mutuo, spesso non ti affittano nemmeno un appartamento.
Hyundai non risolve tutti questi problemi, però, almeno per la sua i10 assicura un finanziamento anche a chi può presentare un contratto a termine. Si versa un anticipo del 15%, si pagano due anni di rate di 194 euro e alla fine si può scegliere se acquistare del tutto la vettura, dare l’auto dentro come anticipo per una nuova vettura, oppure renderla al concessionario con tanti saluti.
Probabilmente anche altre reti offrono qualche cosa di simile, ma tutto questo non è pubblicizzato con altrettanto rilievo così che molti rinunciano ad acquistarsi un’auto (nuova).
Dietro a tutto questo c’è però il grande problema che deprime soprattutto i giovani italiani:da anni ogni offerta di lavoro puzza di precarietà, il che, almeno in assoluto, non sarebbe di per sé un male in quanto questo accade un po’ ovunque in giro per il mondo. Il guaio vero, però, è che i ragazzi di casa nostra ci fa piacere assumerli come precari salvo poi non mettere loro a disposizione nessuna facilitazione perché, appunto precari. Un doppio comportamento che spesso li avvilisce e impedisce loro di avere gli stessi diritti degli altri. Diventa così difficile tutto: per esempio mettere su casa e farsi una famiglia, tentare un’attività in proprio, andare sotto un tetto diverso da quello dei genitori o anche, appunto, farsi un’automobile. Tutte cose possibili soltanto a quelli che alle spalle hanno genitori facoltosi che possono garantire la copertura necessaria oppure dei nonni generosi e solvibili.
Adesso se uno guadagna 1000 euro al mese, 200 li può destinare alla sua automobile e viaggiare in maniera indipendente. Non sarà la soluzione di tutto, però è già una piccola aspirina. Ma dobbiamo aspettarci lo stesso da chi affitta case, da chi eroga mutui e da chi garantisce prestiti,. Quello che quando ero giovane io, pur in un paese molto più povero rispetto a oggi, accadeva puntualmente.

L’auto che vorrei avere in garage se il genio della lampada me lo permettesse

luglio 1, 2014  |  Senza categoria  |  146 Commenti  |  Lascia un commento

Hai presente quelle discussioni che nascono dal nulla e poi si animano con un vigore insospettabile soltanto qualche minuto prima? Ho partecipato a una di queste nel fine settimana quando, tra amici è partito un tormentone che ci ha appassionato quanto mai.
Ha cominciato uno dicendo: “Non so voi, ma se il genio della lampada mi dicesse di scegliere l’auto che vorrei avere in garage, non per usarla tutti i giorni ma soltanto per il piacere di possederla e guardarmela, non avrei dubbi: gli direi una Cadillac Eldorado del 1958. Sì, quella con le pinne ad altezza record e tutte le cromature in cui si specchiava la mia invidia”.
E’ stata una miccia che chiedeva solo di essere accesa. Tra vecchi malati di quattro ruote è uscito in breve di tutto, con la curiosità che, pur potendo sognare, a nessuno è venuto in mente di sparare robe costosissime e inavvicinabili come la Ferrari GTO o una Bugatti degli anni 30. Non si è palesata quindi una naturale voglia di ricchezza quanto una nostalgia latente per vetture che hanno segnato la nostra gioventù; questo in un florilegio di auto anche un po’ improbabili legate a ricordi dell’università o dei primi anni di lavoro quando si faticava a sbarcare il lunario ma si sognava ad occhi aperti. Così un affermato commercialista, che oggi si permette bolidi da superbollo, ha nominato la piccola Innocenti spider, un paio hanno citato la Giulietta spider, è uscita persino una Austin Healey sempre spider. Dunque, dalla Cadillac cabriolet a tutte le altre è stato curioso notare come, in noi automobilisti d’antan, il sogno si lega inconsciamente a vetture due posti scoperte anche se probabilmente non ne compreremmo o non ne avremmo mai comperata una.
Può interessare che cosa ho detto io? Mi sono sorpreso da solo perché non ci avevo mai pensato prima, ma il nome dell’auto mi è uscito di getto: una Fiat Dino spider di Pininfarina (rossa, ho tenuto a precisare). Auto peraltro bellissima ancor oggi, per quanto su strada fosse piuttosto imbarazzante per via di sospensioni (almeno nella versione più venduta) decisamente inadeguate.
E voi, potendo scegliere col cuore al di là di fare un investimento, che cosa direste di primo acchito, senza starci a pensare troppo. Sarete quasi tutti più giovani quindi vi verranno in mente auto più legate al presente o al recente passato. Ma non importa: quale auto del cuore vorreste avere in garage?