Archive for novembre, 2014

Arrivabene e i conti della Ferrari in F1

novembre 25, 2014  |  Senza categoria  |  48 Commenti  |  Lascia un commento

L’arrivo di Maurizio Arrivabene nel ruolo di team principal della Ferrari in F1 al termine di una stagione molto deludente per le Rosse, ha acceso ancor di più i riflettori sulla squadra più leggendaria del Circus.
E’ giusto dire che Arrivabene è uno dei personaggi con più lunga militanza nella massima Formula (più “vecchi” di lui sono soltanto Williams, Dennis, Ecclestone e pochissimi altri nelle posizioni che contano) e il suo incarico prevede la gestione della squadra e degli uomini – piloti, tecnici in particolar modo – ma non la gestione del muretto box come molti confondono, e prima confondevano il lavoro di Domenicali oppure, più di recente, di Mattiacci. Gli toccherà invece trattare le questioni più spinose, come gli accordi economici oppure i regolamenti, ma qui lui ha il vantaggio di conoscere bene tutti quelli che si siederanno ai vari tavoli, compreso il presidente della FIA Jean Todt con cui ha collaborato durante tutta la sua lunga permanenza in Ferrari. Insomma, Arrivabene è uno che la sa lunga, di poche parole e molti fatti come la sua prestigiosa carriera ha sempre testimoniato.
Tra i suoi compiti, quindi, c’è quello di tornare a vincere, ma anche quello di continuare a rendere profittevole l’attività Ferrari. Sì, perché la squadra di Maranello non è soltanto quella che spende di più (o tra quelle che spendono di più, adesso che c’è un tetto ai costi più o meno rispettato da tutti) ma è anche quella che incassa di più portando sempre a casa un margine importante da “regalare” all’azienda madre, la Ferrari automobili.
Per capirci vediamo di fare un po’ i conti in tasca alla squadra modenese usando le cifre pubblicate da Forbes e mai smentite, quelle riferite alla chiusura della stagione 2013 (l’attuale è di fatto ancora in corso). Dunque: uscite per 400 milioni di dollari ed entrate per 460 milioni, peraltro 165 milioni in più di ogni altro team.
Un bilancio sontuoso in un mondo dove si spende esageratamente, anche se in alcuni casi c’è un ritorno diretto in immagine che vale tantissimo (per Mercedes nel mondo auto, per Red Bull in quello delle bibite).
Ma le entrate come si misurano per una squadra che fa attività agonistica nel Circus? Si possono considerare due filoni precisi: le sponsorizzazioni e i premi (in senso allargato).
La Ferrari allora si porta a casa (sempre dato 2013) vicino ai 250 milioni da tre partner storici, la Shell, il Banco di Santander e la Marlboro che è fedele nei secoli e che versa la bellezza di 160 milioni senza nemmeno apparire sulla vettura (per capirci Vodafone dava alla McLaren 75 milioni…).
I premi sono invece legati alla divisione della torta legata alle entrate dei diritti televisivi, alle hospitality, alle sponsorizzazioni sui circuiti e a quanto pagano i circuiti per avere in Gran Premi (in media 30 milioni di dollari cadauno). Il totale fa 1.350 milioni di dollari di cui il 60% va ai team (circa 800 milioni) secondo una divisione piuttosto opaca per chi sta all’esterno. Di sicuro si sa che la Ferrari ha di suo un 5% (40 milioni) a prescindere dai suoi risultati ma grazie alla sua presenza storica e senza interruzione al campionato di F1. In ogni caso il secondo posto tra i costruttori (campionato che vale ai fini della divisione dei premi) nel 2012 aveva fruttato alla Ferrari 170 milioni assicurando appunto il margine di 60 milioni a fine 2013.
Quest’anno? Beh, il quarto posto renderà di meno, ma non si sanno ancora né le uscite e neppure le altre entrate. Ed è anche su questo che Arrivabene dovrà dare il meglio, pur se agli appassionati questo aspetto interesserà ben poco.

L’affidabilità è il vero progresso

novembre 18, 2014  |  Senza categoria  |  64 Commenti  |  Lascia un commento

Mentre leggevo alcune liriche di Louis Simpson mi sono imbattuto in “Classico Americano”, una poesia da cui riporto alcuni versi:

“E’ una scena americana classica
Un’auto ferma a bordo della strada
E un uomo che cerca di ripararla.

La donna che rimane in macchina
Nella scena americana classica
Si volta a guardare il traffico della superstrada.

Sembrano sorpresi, e si vergognano
Di essere così indifesi..
Piantati in asso in mezzo alla strada!”

Ricordo bene quella scena, che poi erano tante scene che si ripetevano puntuali sulle nostre strade negli anni del boom e della motorizzazione di massa. E’ vero, le automobili si rompono anche oggi e chi ne è vittima impreca e si lamenta perché perde un appuntamento, si guasta le vacanze e comunque deve mettere mano al portafoglio. Ma accade tanto di meno rispetto a un tempo pur con un parco circolante cresciuto a dismisura.

Nell’ultimo mezzo secolo le quattro grandi conquiste del mondo automobilistico sono state: l’affidabilità dei mezzi meccanici, l’accresciuta sicurezza attiva e passiva, la riduzione dei consumi a dispetto di un peso dei veicoli quasi raddoppiato e di prestazioni a loro volta quasi raddoppiate, l’attenzione per l’ambiente non soltanto in quanto alle emissioni ma anche per la costruzione dei veicoli con materiali completamente riciclabili.

Tutte queste cose, unite alla tante diavolerie di bordo che si apprezzano soltanto quando se ne ha davvero bisogno, vanno sotto il nome di progresso, una parola che a molti dei romantici aficionados di questo blog va sempre un po’ stretta. Peraltro anch’io, quando mi volto indietro, sospiro: sono cresciuto a pane e motori e il mio rapporto con il comportamento su strada è qualcosa di carnale. Lego alla guida emozioni dirette ed emozioni vissute, una storia ad ogni curva, l’esame per la patente vissuto con più tensione che quello di maturità. Ma ho avuto la fortuna di restare a contatto con il mondo dell’auto e coglierne giorno dopo giorno i piccoli, grandi, continui passi avanti. E di apprezzarli nella loro interezza.

Così, rileggendo i versi all’inizio, li ho fatti miei probabilmente molto più di voi, quasi tutti più giovani. Io ho negli occhi la scena della poesia, cornice abituale dei miei primi viaggi da Bologna verso il mare, quando le Fiat 600 accostavano col cofano alzato e il motore che fumava o quando, nel bel mezzo di un acquazzone, tante vetture si fermavano ammutolite per via dei contatti bagnati. Di recente ho bucato una gomma sull’autostrada dalla parti di Casalpusterlengo. Ero al volante di una Bmw: ho imprecato un po’, poi ho premuto il pulsante rosso sul tetto, ho risposto all’assistenza attraverso il sistema di bordo, e dopo 15 minuti è arrivato il carro attrezzi. Non foravo una gomma da almeno vent’anni (che per me fanno un milione di km mal contati) e mi sono detto che poteva andar peggio. Senza spesa alcuna, per di più: l’assicurazione Bmw Mobil Care ha pensato a tutto. Oggi è davvero tutto più facile.

Quali vetture di oggi saranno candidate auto del XXI secolo?

novembre 11, 2014  |  Senza categoria  |  58 Commenti  |  Lascia un commento

Quindici anni fa, in questi giorni, veniva eletta l’auto del secolo. Fu un’esperienza straordinaria per chi, come me, ebbe la fortuna di far parte di quella grande giuria internazionale (135 giornalisti specializzati, provenienti da 32 paesi diversi scelti in giro per tutto il mondo), con un impegno che si dipanò nell’arco di due anni.
A coordinare il tutto fu un comitato direttivo composto da 5 cinque formidabili esperti capitanati da Lord Montagu di Baulieu che avevano preso in considerazione 1.500 vetture selezionandone in un primo tempo 716 e via via riducendo questo numero a 200, un elenco che venne reso pubblico in occasione del Salone di Amsterdam del 1997. A questo punto i 135 giurati ebbero a disposizione tanto prezioso materiale prodotto dal comitato scientifico che servì a tanti di noi per scoprire pregi e virtù uniche di tanti modelli di cui si sapeva poco o nulla a dispetto della loro importanza storica e tecnica.
I criteri di valutazione erano: il design, l’importanza storica, il comportamento su strada valutato in confronto con i concorrenti dell’epoca, le innovazioni tecniche.
Il successivo passaggio fu la riduzione da 200 a 100 finaliste e qui si chiese anche l’intervento degli appassionati via internet. Il risultato fu che i giornalisti produssero una lista di 25 regine cui si sarebbero potute aggiungere fino a un massimo 10 vetture scelte dal pubblico anche se poi se ne aggregò soltanto una (le altre 9 erano tra quelle già scelte dai giurati).
A questo punto ci fu la votazione finale (25 punti da assegnare alle 5 auto scelte da ogni giurato con 25 punti da dividere tra loro e un massimo di 10 punti per la prima). Le 5 superfinaliste furono poi votate nel corso di una spettacolare serata in diretta televisiva da Las Vegas e lì fu proclamata la vincitrice.
Vinse la Ford T (742 punti) davanti a Mini (617), Citroen DS (567), Vw Maggiolino (521) e Porsche 911 (303), tutte auto decisamente immortali e cariche di gloria, storia resistenza nel tempo.
Ho provato allora a pensare alle auto del secolo attuale e non riesco ad immaginarmi una possibile candidata da votare nel 2099. C’è qualche vettura secondo voi tra quelle nate dal 2000 in avanti che entrerà nelle prime 100 finaliste? Se si, quale?

p.s. Per i più curiosi tra le 100 finaliste l’Italia fu rappresentata in quantità record, ben 19 auto. Queste:
Alfa Romeo (4)
• 6C 1750
• 8C 2300
• Giulietta Sprint coupé
• Alfasud
Cisitalia (1)
• 202 – 1100 Coupé
Ferrari (3)
• 166
• 250 GT SWB Berlinetta
• 365 GTB4 Daytona
Fiat (3)
• 500 Topolino
• 600 Multipla
• Nuova 500 (1957)
Lamborghini (2)
• Miura
• Countach LP 400
Lancia (6)
• Lambda Torpedo
• Aprilia
• Aurelia B10
• Aurelia B24 Spider
• Lancia Fulvia HF Coupé
• Lancia Stratos HF Berlinetta

Se spariranno i semafori i pedoni come faranno?

novembre 4, 2014  |  Senza categoria  |  87 Commenti  |  Lascia un commento

Leggevo nei giorni scorsi un’interessantissima intervista a Christoph Stiller, membro dell’Istituto di tecnologia di Karlsruhe, in Germania, che sta lavorando sui veicoli a guida autonoma da due decenni. A suo parere nel giro di 5, massimo 7 anni, le vetture senza pilota alla guida invaderanno le strade dei Paesi più sviluppati del pianeta e si porteranno dietro la progressiva sparizione dei semafori agli incroci delle strade perché la loro presenza si rivelerà inutile.
La ragione è intuibile: se il flusso del traffico sarà regolato da una rete che può essere quella già esistente per i telefonini, oppure una più sofisticata (e costosa) da sistemare a bordo di ogni vettura nuova, non serviranno gli indicatori attuali con le loro tre luci ma tutto sarà segnalato direttamente alle vetture, e queste si fermeranno e ripartiranno al momento opportuno mandando in pensione quel semaforo che proprio nel 2014 ha festeggiato il suo primo (e ultimo?) secolo di vita.
Ovviamente se così sarà, e lo stesso accadrà per i cartelli indicatori previsti dal codice (gli avvisi arriveranno anch’essi direttamente alle vetture) e pure quelli stradali perché su ogni auto ci sarà un GPS che conosce a menadito la strada, sarà festa grande per gli ambientalisti che addebitano alle automobili anche la responsabilità, tra le tante, dell’inquinamento ottico a danno del paesaggio.
Fin qui, al di là dello sconcerto che tutte le cose nuove esercitano sui meno preparati al futuro che è alle porte, tutto parrebbe funzionare. Con un dubbio cui occorre dare però una risposta: i pedoni. La gente. Infatti, ha ancora bisogno di sapere quand’è che ci si può avventurare attraverso quattro corsie di traffico. Che si tratti di una versione elettronica a largo spettro del “pulsante per chiedere l’elemosina” che vediamo in presenza delle strisce pedonali di oggi, o forse una “app” per segnalare al flusso del traffico che vogliamo attraversare, fatto sta che bisognerà trovare un sistema per proteggere chi vorrà valicare in sicurezza la strada. Non s’è letto molto al riguardo finora, ma è venuto il momento di pensare anche a questo.