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I 10 grandi fatti dell’auto nel 2014

dicembre 29, 2014  |  Senza categoria  |  88 Commenti  |  Lascia un commento

Un altro anno va in archivio ed è tempo di bilanci. Anche per il mondo dell’auto, ovviamente, cercando di capire quello che poi la storia, a distanza di molto tempo, registrerà con più esattezza.
Che cosa è successo di importante? Molto, va da sé, ma io ho provato a buttare giù 10 eventi che mi hanno molto colpito, un elenco del tutto personale che potrebbe arricchirsi con quello che ognuno di voi potrà aggiungere. Il mio ordine è sparso:

1) Nasce FCA. La fusione di Fiat Group con Chrysler Group è una di quelle operazioni che lasciano il segno. La si può guardare da molti punti di vista differenti, ma resta un avvenimento di importanza globale dal punto di vista economico e tocca corde sentimentali sia per noi italiani sia per gli americani.

2) Nasce il marchio DS. La rivoluzione portata da Tavares nel Gruppo francese PSA vede la promozione di una linea di prodotti a marca vera e propria. Le vetture premium pagano ritorni sempre più rilevanti in campo industriale e per Peugeot-Citroen può essere un’importante ancora di salvezza in tempi molto incerti per chi vende quasi esclusivamente sul mercato europeo.

3) Montezemolo via dalla Ferrari. Dopo 23 anni carichi di successi irripetibili, Luca di Montezemolo è stato estromesso dal ponte di comando della Casa del Cavallino. Dietro questa decisione ci sono strategie interne al Gruppo FCA di cui all’esterno si sa ancora poco ma che giorno dopo giorno diventano sempre più chiare. Gli avvicendamenti, persino quelli più dolorosi, nelle grandi aziende sono all’ordine del giorno, ma il modo usato è stato ben poco elegante.

4) Mercedes trionfa in F1. Il ritorno delle frecce d’argento ha scosso il Circus. Già un anno fa si parlava chiaramente di un vantaggio tecnologico della Casa della stella, ma nessuno lo immaginava nel modo sfacciato visto su tutti i circuiti. Dopo i domini McLaren, Williams, Ferrari e Red Bull è molto probabile che si apra un’altra epopea capace di segnare il corso della F1.

5) Jeep Renegade. Che una vettura tipicamente americana potesse prendere forma in uno stabilimento italiano nessuno lo poteva immaginare fino ad un paio di anni fa. Un modello a grande respiro internazionale prodotto in una fabbrica italiana è una vanto assoluto e pure un grande premio per gli operai di Melfi che hanno ritrovato il lavoro e pure un prestigio di cui andare orgogliosi.

6) Bmw a trazione anteriore. Dal punto di vista tecnico non c’è nulla di nuovo perché in Bmw si è usata tutta l’esperienza Mini, ma resta la svolta epocale sul piano della filosofia della marca. Da oggi anche a Monaco tutto è sempre possibile e saranno i mercati a decidere che cosa e come si deve andare a produrre. A sua modo è un adeguamento ai concorrenti, che toglie però un po’ d’orgoglio snob ai fedelissimi della marca.

7) Crollo del prezzo del petrolio. Ancora in estate si viaggiava sui 100 dollari al barile mentre a cavallo di natale si è sfiorata quota 50. La guerra dell’Arabia Saudita a tutti gli altri produttori mondiali di oro nero sta squassando l’economia mondiale, ma nel loro piccolo gli automobilisti (tradizionali) ringraziano.

8) Auto a idrogeno. Ha iniziato Hyundai vendendo con un certo impegno le sue crossover a celle combustibili negli Stati Uniti, poi è arrivata Toyota a lanciare un piano agguerrito per imporre questa tecnologia in tutti i continenti. Il problema restano le infrastrutture e la miopia dei Governi locali, ma quando Toyota si mette d’impegno, e l’ibrido docet, c’è da credere che il futuro non sia troppo lontano.

9) Mary Barra. Una donna è balzata sul ponte di comando di una delle aziende più grandi del mondo, la General Motors. Non era mai successo prima che una donna salisse così in alto, figurarsi poi in un mondo estremamente maschilista come quello automobilistico. Di lontane origini italiane, figlia di un dipendente GM, una carriera sempre in seno al Gruppo americano, ha scalato tutte le posizioni fino a quella di numero uno. Clamoroso e anche giusto. Non farà rimpiangere tanti maldestri “capi supremi” che l’hanno preceduta.

10) Michael Schumacher. In realtà l’incidente che ha coinvolto il campionissimo tedesco risale agli ultimi giorni del 2013, ma il suo dramma ancora insoluto è esploso dai primi giorni di gennaio quando si è capito che la situazione era molto più grave di quanto si temesse. Ancora senza conoscenza, il 7 volte campione del mondo della F1 lotta tra la vita e la morte e la sua tragedia alberga nel cuore di tutti gli appassionati e non soltanto loro.

Le regine del 2014, la mia previsione alla resa dei conti

dicembre 16, 2014  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento

In data 1/1/2014, cioè il primo giorno dell’anno, avevo postato un articolo dal titolo “Le mie regine del 2014”. Cercando di anticipare quello che sarebbe poi successo, avevo provato a indicare tre auto nuove che avrebbero lasciato il segno nei successivi 12 mesi.
Non è mai facile lanciarsi in pronostici, ma vado proprio fiero per la mia profezia. Chi vuole può andare a rileggersi quel pezzo, invece per chi ha memoria corta e non ha voglia di tornare indietro vi riassumo quello che avevo scritto partendo dal fatto che in realtà le mie regine sarebbero state 4, ma tralasciavo una sicura best seller come la Nissan Qashqai perché in realtà si trattava sì di un’auto nuova, ma a suo modo un continuo del modello precedente.
Avevo allora scelto questi tre modelli come vere novità: la Mercedes GLA, la Citroen Cactus e la Jeep Renegade (al tempo ancora senza nome ufficiale e quindi indicata come MiniJeep). Oggi si può asserire che la Mercedes, oltre ad essere piaciuta anche a chi non se la poteva permettere, ha risposto alle attese al punto che la Casa con la stella non ha investito pressoché nulla per reclamizzarla. Poche ne avevano da vendere e tutte hanno trovato l’acquirente.
La Cactus di Citroen aveva il compito di rompere con gli schemi e ci è riuscita in pieno, dando continuità a una tradizione che si perde nel tempo e che ha visto la marca francese osare spesso per esplorare vie nuove. I paracolpi laterali hanno fatto girare incuriosita la testa a tutti e non si può negare che la ventata di novità e freschezza abbia raggiunto l’effetto voluto.
Infine la Renegade è arrivata sul mercato come un pugno allo stomaco, prima guardata con sospetto e poi centrando l’obiettivo di proporre una piccola Jeep con i cromosomi veri del marchio, quelli delle origini per intenderci. Oggi è già un successo mondiale ed è un vanto assoluto per gli operai di Melfi che si avviano a lavorare a tempo pienissimo su un modello premium. Sfida in apparenza impossibile, quella di interpretare lo spirito più yankee possibile in salsa tricolore.
Poi, in verità, sono arrivate anche vetture molto ben riuscite come la nuova Vw Passat, la Ford Mondeo e diverse altre che all’ottima qualità non hanno aggiunto però l’effervescenza dell’inedito essendo continuazioni di serie molto fortunate (vale anche per le tre piccole gemelline Citroen, Peugeot e Toyota).
Discorso a parte per la Renault Twingo e la rivoluzionaria (per via della trazione anteriore) Bmw Serie 2 Active Tourer. Anche queste probabilmente sarebberoo potute stare nel mio personalissimo podio. Magari stanno nel vostro.

E’ partita in Europa la guerra al diesel. Come finirà?

dicembre 9, 2014  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

In Europa il diesel sta spopolando, ma contro queste motorizzazioni la guerra pancia a terra è iniziata e minaccia di non fare prigionieri. Chi è meno giovane ricorda che nel non lontanissimo 1990 la penetrazione delle vetture a gasolio arrivava a malapena al 10% del mercato continentale contro l’oltre 50% di oggi con punte dell’80% in mercati evoluti come la Francia.
Le ragioni di questo boom sono tante, da chi trova queste motorizzazioni più pronte a rispondere per via del turbo, chi vede tutti i vantaggi nel fatto che le auto consumano di meno e chi individua da sempre un grosso interesse dei costruttori nel proporle proprio perché consumando di meno emettono meno CO2 rispetto ai propulsori a benzina e quindi è più agevole rispettare le emissioni imposte dalla UE.
La questione ambientale in realtà non è questo, anzi questo sta anche stretto all’automobile perché la stessa automobile emette anche altri inquinanti (anzi degli inquinanti veri perché la CO2 non è un inquinante ma un gas effetto serra che non ha effetti negativi diretti sulla salute. Diventa nocivo quando vengono rilasciate grosse quantità di CO2 nell’atmosfera e queste cambiano la sua funzione come gas effetto serra, cioè la funzione di termoregolazione della superficie terrestre). Parlare solo di CO2 per l’auto significa, per esempio, che molti sforzi, molte tecnologie, molte evoluzioni fatte sin qui dall’automobile diventano trasparenti. Per motivi scientifici c’è un grande problema globale del pianeta che è quello dei cambiamenti climatici per cui i grandi accordi si fanno sulla CO2, poi però la scienza ha anche il dovere di misurare il resto degli impatti, accorgendosi dei miglioramenti o dei peggioramenti sugli altri inquinanti.
Ed è qui che i motori diesel hanno il loro tallone d’Achille, per quanto negli ultimi anni siano stati fatti dei grandi passi avanti per ridurre le emissioni dallo scappamento. In realtà i filtri antiparticolato non riescono ad acchiappare tutto e in molte grandi città la qualità dell’aria ne risente al punto che le amministrazioni non riescono più a rispettare i limiti imposti per quello che attiene alle polveri sottili. E chi sono i principali indiziati? Gli impianti di riscaldamento obsoleto, i caminetti nelle abitazioni, tanto romantici quanto velenosi, e i mezzi che vanno a nafta.
Si spiega così la crociata partita nei giorni scorsi in Francia dove il Primo Ministro Manule Valls ha dichiarato: “Noi abbiamo a lungo favorito i motori diesel, ma è stato un grave errore. Adesso in maniera pragmatica e intelligente li dovremo togliere dalle strade”.
Di conseguenza, Oltralpe si sta pensando in tutta fretta di chiudere loro tutti i centri storici e portare il prezzo alla pompa del gasolio a 2 euro al litro, mentre ci sarà un bonus di 10 mila euro per chi passerà da una vettura diesel a una elettrica. Una mossa che potrebbe dare il via a una catena che interesserà anche gli altri Pesi europei col risultato di un fine buono ma un modo di fare molto maldestro. Già, perché vittime diventeranno tutti quelli che fino a oggi hanno comperato auto a gasolio senza che nessuno li avvertisse dei rischi cui potevano e possono andare incontro: aver speso una montagna di soldi e non poter usare l’auto profumatamente comperata.
Il fine giustifica il mezzo? La questione è aperta.

Ma i giovani di oggi sanno guidare bene?

dicembre 2, 2014  |  Senza categoria  |  42 Commenti  |  Lascia un commento

Negli ultimi tempi ho viaggiato più del solito in città, e pure su strade extraurbane di medio scorrimento, e ho avuto modo di misurarmi con il cosiddetto traffico locale, quello dei pendolari di medio raggio e soprattutto di quelli che di solito accumulano un chilometraggio annuo relativamente contenuto. Meno pressato di quanto abitualmente accade, ho provato allora a guardarmi attorno e misurare l’uso che da molti viene fatto dell’automobile.
Il mio bilancio non ha nulla di scientifico, però una convinzione me la sono fatta e ho provato anche a spiegarmela: i giovani di oggi, e per giovani intendo quelli anche oltre i trent’anni, guidano mediamente peggio che un tempo.
Sia chiaro, non mi sono basato sulle prestazioni, ma sul rapporto con il volante e quello che ci sta attorno. Ecco, quando io ero ragazzo l’immagine-incubo era l’anziano con il cappello al volante della NSU Prinz: lento, distratto, incapace di qualsiasi manovra. In sintesi, pericoloso. Per contro i più disinvolti erano i giovani, compresi quelli spericolati che molto probabilmente erano più numerosi un tempo rispetto ad oggi. Al contrario sono rimasto molto impressionato dal vedere tante persone impacciate, insicure, indecise e scoprire con grande delusione che non erano necessariamente attempate, bensì molto spesso giovanotti da cui sarebbe lecito aspettarsi una scioltezza ben diversa. Automobilisti in apparenza anche molto prudenti, eppure non per questo meno pericolosi perché ad un occhio allenato non poteva sfuggire un impaccio ben poco rassicurante nel loro procedere.
Ho provato a trovarne un motivo e quello che ho elaborato, ma non pretendo che sia la verità assoluta, è che adesso manca in tanti la passione per la guida. L’auto è spesso giudicata un mezzo utile, talvolta persino indispensabile per gli spostamenti, ma nulla più. Si guida perché si deve, perché è più comodo, perchè non si può farne a meno, e si cerca di farlo nella maniera più scolastica, assai di frequente con prudenza, ma senza piacere e quindi senza amore. Si sono un po’ ridotti i vecchi e pericolosi vizi come la velocità, i sorpassi azzardati, gli zigzag spericolati, e sono stati sostituiti dai nuovi vizi non meno pericolosi: l’incertezza dell’andare, la distrazione, la superficialità nelle segnalazioni mancate, nelle frenate a senza senso per controllare un cartello o un’insegna di una via, nei parcheggi mal fatti e spesso in punti pericolosi. Ragazzi che occupano il centro strada rubando lo spazio a una circolazione a due vie per il senso di marcia, altri che in auto viaggiano a diecimila decibel per nulla interessandosi del come si deve guidare preferendo concentrarsi su quello che woofer e subwoofer sparano con violenza inaudita.
Ho molti amici cauti nel procedere quotidiano, ma innamorati del mezzo che hanno tra le mani. Sono prudenti e rispettosi delle regole, e non per questo deambulano a pene di segugio. Trovano gusto in quello che fanno quando sono al volante, esattamente come altri miei amici che hanno il piede più pesante ma sono sempre vigili nel loro andare.
Insomma, se è fisiologico che con il traffico che c’è oggi siano molti quello che lo alimentano in maniera sbagliata e annoiata, mi sorprende però che siano sempre di più quelli che per età dovrebbero essere tutto il contrario