Archive for gennaio, 2015

Se anche lo sport parla solo tedesco

Se anche lo sport parla solo tedesco

gennaio 28, 2015  |  Senza categoria  |  50 Commenti  |  Lascia un commento

La pubblicità Volkswagen appena uscita sui principali quotidiani di tutta Europa, oltre ad essere molto bella, testimonia lo spirito tutto tedesco di affrontare le corse in automobile. L’ansia del dominio, e la voglia di non fare prigionieri, trasuda in maniera sfacciata. VW ha debuttato nel mondiale rally con una organizzazione e con mezzi economici che nessun possibile concorrente è in grado di mettere in campo. I migliori piloti a disposizione, un’auto perfetta e come corollario di tutto e di più.
Serviva proprio uno sforzo così in un momento in cui gli avversari stavano smobilitando? Sicuramente no, ma comportarsi in questo modo è nel DNA delle squadre tedesche. È successo a inizio millennio con l’Audi a Le Mans. Si doveva lottare contro vetture private ma lo squadrone d’argento si comportò subito come se avesse dovuto sfidare la NASA. È stato un massacro, poi sono arrivati avversari veri come Peugeot e Toyota e la grande esperienza accumulata è servita assai.
Chi è meno giovane ricorda lo sbarco dell’Audi nel mondiale rally. Lo spirito era lo stesso, i mezzi esagerati anche, ma la grande esperienza del team Lancia e poi la forza di quello Peugeot guidato da quel genio che era Jean Todt, limitarono i danni lasciando una sensazione di battaglia vera sul campo.
Oggi nei tre principali appuntamenti al top (F1, Mondiale Rally e Le Mans – il Mondiale sport ha ancora meno impatto sul grande pubblico) sono al vertice brand tedeschi, e non può essere un caso. È questo durerà finché loro lo vorranno.

Il marchio Scion verso fine corsa? E’ un avviso ai naviganti

gennaio 22, 2015  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni dall’America rimbalzano voci sempre più preoccupate riguardo il brand Scion, il marchio giovane ideato da Toyota per il mercato a stelle e strisce.
Perché l’argomento riguarda anche noi che in fondo dalle faccende americane siamo molto distanti? La ragione è semplice: perché l’eventuale fallimento di un progetto molto interessante, su cui il primo costruttore al mondo ha investito tanto, è un campanello d’allarme che squilla forte agli orecchi di quei produttori che di tanto in tanto si fanno ingolosire dall’idea di recuperare uno dei tanti marchi che hanno in casa per tentare di farlo rivivere.
Scion in America, soprattutto agli inizi, aveva sfornato idee molto originali abbinate a un prezzo di vendita estremamente contenuto. Si è rivolto da sempre ai giovani ispano-americani, vogliosi di colori vivaci e affascinati dagli impianti stereo più improbabili e potenti. Negli showroom dedicati il cliente si poteva sedere e su una parete-schermo poteva disegnarsi l’auto su misura leggendo a lato l’ammontare del costo dell’auto personalizzata. Metteva i cerchi preferiti, abbinava i colori di suo gusto, ci aggiungeva spoiler e appendici, poteva sentire il suono del suo impianto che arrivava a prevedere anche un subwoofer (bazooka) grande come tutto il bagagliaio. Un’auto fai da te da costi accessibili, che aveva subito appassionato lasciando immaginare un futuro più che roseo. Poi però le vendite si sono rallentate, quindi sono diventate un po’ stagnanti e adesso sono in sofferenza.
Gli analisti negli States prevedono per Scion la stessa triste fine del marchio Saturn di General Motors, anche in questo caso vetture dal listino amichevole, cancellato pochi anni fa.
Tenere e promuovere un marchio nuovo è una scommessa dai costi certi (e altissimi) e dai ritorni incerti. Per questo Vw, più volte tentata dal recuperare il nome NSU per una linea di prodotti low cost ci sta ripensando, per questo PSA ha rinunciato a far rivivere SImca ma si gioca tutto sulla linea DS elevata a brand a sé stante, per questo Land Rover sta prendendo tempo riguardo ad un eventuale brand Evoque che pure aveva attizzato la fantasia dei grandi capi un paio di stagioni fa.
Nei cassetti vecchi marchi come Innocenti o Autobianchi, Talbot come Hillman, DKW come NSU lottano con la polvere ma non verranno recuperati. La tentazione è grande, ma il rischio di scottarsi lo è ancora di più. Meglio andare sul sicuro e investire tutto su quello che c’è.

Chi vi irrita di più mentre state guidando?

gennaio 13, 2015  |  Senza categoria  |  67 Commenti  |  Lascia un commento

Vi dà più fastidio chi passa con il giallo del semaforo o chi in autostrada non tiene la corsia più libera a destra? Chi non mette mai gli indicatori di direzione oppure chi parcheggia nelle aree riservate ai disabili?

Lo chiedo per curiosità, perché è uscito un report dell’istituto di ricerca internazionale TNS assieme all’osservatorio LeasePlan Mobility Monitor sui comportamenti che fanno innervosire di più gli automobilisti.

La ricerca è stata condotta sui conducenti di auto a noleggio a lungo termine in 20 Paesi, quindi molti vizi comuni in casa nostra non emergono là dove vige un senso civico maggiore: vi immaginate, per esempio, uno che parcheggia nel posto dei portatori di handicap in Danimarca o in Svezia?

Vi riassumo, allora, il risultato che vede sul podio nell’ordine:

1. Il tallonamento – chi sta troppo attaccato all’auto che lo precede (24%)

2. La guida troppo lenta (20%)

3. Quelli che tagliano la strada alle altre auto (17%)

Seguono poi le aggressioni verbali di chi insulta gli altri automobilisti mentre, tra gli altri, il sorpasso pericoloso è davvero molto in basso nella lista.

Delle cose che mi sono venute in mente ad inizio pezzo non c’è traccia rilevante, è curioso conoscere quindi la vostra opinione al riguardo. Quali sono, per voi, i comportamenti alla guida che più vi irritano?

Il miracolo Chrysler è la salvezza di Fiat

gennaio 7, 2015  |  Senza categoria  |  36 Commenti  |  Lascia un commento

Accadeva il 20 gennaio del 2009 e pareva un atto di pura follia. I primi titoli di giornali annunciavano la possibilità di un accordo preliminare non vincolante per stabilire un’alleanza strategica globale che coinvolgeva Fiat e Chrysler. Un’operazione dalle prospettive nulle, un atto di pura disperazione, la morte certa di due gloriose marche automobilistiche: questi i primi commenti che mi ero annotato, presi dalla stampa italiana ma anche da quella internazionale.
Chrysler era in bancarotta, Fiat sopravviveva con l’acqua alla gola. Ripensando a quanto è successo nel giro di poco più di quattro anni, mi sono tornate in mente le parole di un mio grande direttore, Marcello Sabbatini, che sosteneva che in Italia la formula anglosassone dei “fatti separati dalle opinioni” da noi non funzionava. Lui sosteneva che i fatti non interessano, i nostri lettori vogliono sentirsi sempre dire quello che pensano, altrimenti sei tu che non capisci come stanno davvero le cose.
Eppure, un sintetico bilancio di quanto è accaduto in questo pur breve lasso di tempo (fatti, quindi) vale la pena di farlo, almeno per quello che riguarda la grande malata a stelle e strisce. Il Gruppo guidato da Sergio Marchionne ha registrato un dicembre da record sia negli Stati Uniti che in Canada chiudendo un anno da ricordare. Negli Usa si è trattato del 57° segno positivo consecutivo, le consegne nel mese sono cresciute del 20% portando il cumulato a +16%, con un volume che per la prima volta è tornato sopra i due milioni di unità (da 1.800.368 del 2013 a 2.090.639 dello scorso anno).
A dicembre il marchio di Fca che più è cresciuto è stato Chrysler (+53%) grazie alla spinta della 200 (+187%). Nell’anno, invece, le performance migliori sono state di Jeep che ha incrementato le consegne del 41% (quasi 700 mila clienti) con ben tre modelli (Wrangler, Cherokee e Gran Cherokee) oltre le 175 mila immatricolazioni. E nel 2014, il marchio Jeep ha registrato vendite per oltre un milione di unità a livello globale, battendo tutti i suoi record per il terzo anno consecutivo. Con un totale di 1.017.019 veicoli venduti, ha superato del 39% il precedente record di 731.565 unità. Nuovo record, poi, persino per Fiat che negli Usa ha registrato un +7% nell’anno con la 500 che ha tenuto e la 500L cresciuta del 68%.
I numeri non dicono tutto, ma spesso illuminano la scena. Io ero uno di quelli che nel 2009 era estremamente scettico sull’avventura americana ma davanti a questo scenario come faccio a non ricredermi? Perché sia potuto succedere lo possono sapere soltanto l’uomo col maglione e i suoi più stretti collaboratori, con merito particolare al francese Olivier François che, a capo del marketing di tutto il Gruppo oggi italoamericano, ha saputo impostare campagne pubblicitarie particolarmente riuscire e sempre capaci di arrivare al cuore del cliente yankee. Fatto sta che adesso chi ne trae i vantaggi più importanti è quella Fiat che era andata a salvare e che si può invece aggrappare a chi ha salvato per uscire dalle più recenti secche. Con Melfi che pompa auto a tutto spiano e con l’ex Bertone a Torino che viaggia a pieno regime grazie al boom di vendite della Maserati, bisogna aspettare soltanto la ripartenza di Mirafiori (Alfa più Maserati) e Cassino (Alfa). Ma grazie alla resuscitata Chrysler – e ai quattrini che incredibilmente pompa a tutto spiano – adesso si può davvero credere che il miracolo si possa ripetere.