Archive for giugno, 2015

Auto elettrica tra record e musi lunghi

giugno 24, 2015  |  Senza categoria  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

La mattina del 24 giugno, il giorno tanto atteso dagli appassionati dell’Alfa Romeo per via dell’anteprima della bramata Giulia, le redazioni dei giornali sono state allertate da un importante comunicato congiunto di Renault-Nissan in cui si ufficializzava la vendita della 250 millesima vettura elettrica, una Renault Zoe consegnata al signor Yves Nivelle, un ingegnere francese che ha approfittato del bonus di 10 mila euro gentilmente offerto dal Governo francese come ecoincentivo a chi acquista un veicolo nuovo a emissioni zero.

250 mila auto non sono poche, e giustamente il Gruppo comandato da Carlos Ghosn ne va fiero, aggiungendo nel suo comunicato ufficiale che Renault e Nissan assieme si assicurano il 50%  del mercato mondiale delle vetture elettriche.

Se si torna però alle previsioni (o forse illusioni) della fine dello scorso decennio bisogna comunque sottolineare come si sia lontani dalle attese, e come la marcia si sia rallentata anno dopo anno. In particolare suonano troppo indistinte le dichiarazioni dello stesso Ghosn al Salone dell’Auto di Tokyo il 19 ottobre del 2009 quando profetizzò che nel 2020 il 10% del parco circolante nel mondo sarebbe stato a propulsione elettrica, il che significherebbe almeno 10 milioni di veicoli, un traguardo utopistico a 6 anni di distanza. Erano quelli i giorni in cui Nissan e Sumitomo annunciavano di voler attuare una “joint venture per la gestione del ciclo di vita delle batterie agli ioni di litio impiegate nelle auto elettriche”. Il progetto, chiamato 4R (riutilizzare, rivendere, rifabbricare e riciclare), si preoccupava di arrivare a dare una seconda vita alle batterie agli ioni di litio temendone un’invasione difficilmente gestibile.

Il problema ancora non si pone, anche perché il temuto rallentamento si sta materializzando: se 5 anni fa non si parlava d’altro, adesso si argomenta molto di ibrido e di fuel cell mentre si sfuma troppo sul termine elettrico puro. Costi alti, infrastrutture che latitano, problemi ancora abbastanza irrisolti nell’uso quotidiano, e completo disinteresse nell’investimento da parte delle amministrazioni pubbliche (sempre a corto di denaro) stanno frenando il ricambio e puniscono pure quei costruttori attenti all’ambiente che hanno investito tanto per riavere indietro, fino a oggi, davvero troppo poco.

Se il mezzo pubblico diventa un pericolo pubblico

giugno 16, 2015  |  Senza categoria  |  60 Commenti  |  Lascia un commento

 

 

Nei giorni scorsi è apparso un titolone a tutta pagina sul Corriere della Sera che mi ha fatto molto pensare: “Mai sul treno da soli dalle 19 alle 7”. Un consiglio, un avviso, una constatazione? Ci sta tutto, perché sintetizza la drammaticità di una situazione che il controllore quasi mutilato con un colpo di machete, dopo che aveva chiesto il biglietto ad alcuni passeggeri sospetti, ha portato alla ribalta nazionale.
Dunque, viaggiare sui mezzi pubblici sta diventando un problema di sicurezza personale, non soltanto un problema di politica dei trasporti cui le amministrazioni comunali, regionali e persino chi ci governa non riesce a trovare soluzione.
Certo, in teoria è tutto tremendamente logico: bisogna lasciare a casa il mezzo privato e ricorrere esclusivamente al trasporto pubblico. Poi però questo trasporto va organizzato, reso fruibile, il più possibile ramificato e soprattutto sostenibile sul piano dei costi. Dire che per spostare 240 persone servono almeno 60 vetture a pieno carico, mentre bastano 4 bus completi oppure ancora due treni della metro è un ovvio esercizio di scuola, ma bisogna anche sottintendere che non sempre ci saranno 240 persone tutte insieme da aver bisogno di spostarsi. Così se da una parte gireranno meno vetture, dall’altra avremo bus oppure treni che viaggiano semivuoti pur costando la stessa cifra alle casse comunali. Si dirà; in questo caso bisognerà ridurre le corse da una ogni 10 minuti a una ogni 20, a ogni mezzora, a ogni ora. Così facendo, però, il servizio non è più un servizio, e si ritorna daccapo.
Davvero non è facile per chi si occupa di mobilità e deve organizzare una rete di trasporti; adesso poi tutto si sta complicando perché sono sempre di più quelli che pretendono viaggiare senza pagare il biglietto, e questi non sono quelli che frequentano i Frecciarossa, bensì sono quelli che si ammucchiano sui treni regionali oppure sugli autobus cittadini. Soldi che non arrivano a chi gestisce l’attività col risultato che i mezzi sono sempre più fatiscenti, con grande disagio di chi li deve prendere e paga il dovuto per ricevere un servizio indecente. Se poi si aggiunge che chi non paga diventa pure violento, che sui treni di notte accade di tutto e di più, ecco che il panorama da sconcertante diventa pure disperato.
Morale: chi può ricorre di nuovo alla vecchia cara auto, che sarà sì invasiva e inquinante, elitaria e arrogante, ma resta pur sempre il mezzo di trasporto che condensa in sé la libertà di spostamento coniugata con l’indipendenza da tutto quanto ci circonda e ci condiziona.

Il costo della mobilità conta ormai più del costo dell’auto in sè

giugno 9, 2015  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Adesso che il mercato italiano dell’auto si può considerare ripartito, e 11 mesi consecutivi con il segno più lo confermano, mi è parso molto interessante un incontro riservato con uno dei più grossi concessionari italiani, visto che la rete sul territorio misura il polso dei potenziali clienti con estrema attenzione.
E’ presto per cantare vittoria – mi ha detto – ma è certo che il vento sta tirando per il verso giusto. Adesso tocca a noi non sbagliare nessuna mossa, e intendo con questo tutta la filiera dal costruttore al venditore finale”.
Non sbagliare ad esempio il prezzo di vendita, oppure gli sconti, oppure ancora i finanziamenti, ho subito pensato. Ma ho visto il mio interlocutore scuotere un po’ la testa lasciando intendere che queste cose, da sole, adesso non bastano più.
Quello che lui si è sforzato di spiegare è la sopraggiunta competenza a 360 gradi di chi entra in salone per comperare. Per esempio una cosa importantissima che si va affermando è che una volta l’utente non aveva in testa il total cost of ownership, il costo globale del possesso di un’automobile. Questo oggi è anche oggetto delle principali politiche delle associazioni dei costruttori. Un’auto non ha solo il costo iniziale, ma il bollo, l’assicurazione, il tagliando, la manutenzione, il costo del parcheggio. Il total cost of ownership sta per diventare non tanto quanto spendo per l’auto, ma quanto spendo per muovermi, non è più dove posso andare in auto, ma come posso e dove voglio andare. Quindi si sta arrivando al total cost of mobility, muovermi con il mezzo giusto in base a dove voglio andare. Gli spostamenti stanno diventano intermodali, nella quotidianità urbana. Condizionano come non era mai successo prima, la scelta del mezzo da acquistare.
Se un tempo si comperava guidati dalla passione, o anche soltanto dalla moda del momento, adesso si ragiona a largo raggio e non sono più i soldi da soli a contare, bensì l’uso del mezzo che se ne vuole fare.
Non è una considerazione banale, e soprattutto non è stato banale che a sottolineare tutto questo sia stato non un esperto di macroeconomia in un dibattito alla Bocconi, quanto un grosso concessionario che combatte tutti i giorni sulla strada. Anche questa è una grossa conquista.

Un italiano nel firmamento auto

giugno 4, 2015  |  Senza categoria  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Ci sono dei momenti in cui nel fare il mio mestiere si gode come dei ricci. Si è felici, insomma, e pure orgogliosi. È di queste ultime ore la nomina di un manager di casa nostra, ancora piuttosto giovane, a direttore globale vendite e marketing dei marchi Nissan, Datsun e Infiniti. Daniele Schillaci lavorava con un incarico simile in area Europa per Toyota, ma adesso è arrivato davvero lassù, subito sotto al leggendario Carlos Ghosn che per la prima volta ha messo gli occhi su un italiano, addirittura in una posizione di delfino o quasi.
In verità sono anni che vediamo nostri connazionali scalare vette importanti nel mondo automotive fuori dai nostri confini, e ogni volta è una festa perché significa che il valore della nostra scuola è riconosciuto universalmente e non soltanto se si è designer. De Meo, Perosino e Domenicali in Audi, Thorel vice presidente di Ford Europa, Elena Cortesi responsabile dell’area digital per tutto il mondo, sempre per Ford con base Detroit, sono i casi più recenti, ma l’elenco si allunga di continuo.
Schillaci si trasferirà a Yokohama in Giappone nel quartiere generale Nissan, azienda che nel 2014 ha messo sul mercato 5,2 milioni di veicoli e conta 250 mila dipendenti in giro per il mondo. Un grande colosso con un trend di crescita spettacolare e oltre 60 modelli a listino. Mettere marketing e vendite nelle mani di un italiano è un segnale che conta, come forse vale la pena di ricordare che il nostro nel 2002 era ancora responsabile per il mercato italiano dell’Alfa Romeo. Insomma un altro che ha fatto carriera, e che carriera, lontano da qui.