Archive for luglio, 2015

Luca nel firmamento aspettando Sergio. E poi fissarsi per l’eternità

luglio 25, 2015  |  Senza categoria  |  32 Commenti  |  Lascia un commento

Nella prestigiosa Hall of Fame dei motori è entrato anche Luca Montezemolo per la sua lunga militanza ai vertici della Ferrari, per i risultati sportivi ottenuti con il Cavallino, per i traguardi raggiunti su tutti i mercati e per il lustro ridato a un marchio che dopo la morte del fondatore si era andato appannando.
Gli americani di solito non sono molto generosi verso gli italiani, tanto è vero che nei tanti anni gli unici a farne parte erano stati Gianni Agnelli, Nuccio Bertone, Ettore Bugatti (che i francesi considerano, di fatto, roba loro), Enzo Ferrari, Giorgetto Giugiaro e Sergio Pininfarina.
Luca si merita questa onorificenza, al di là che ci si possa dividere sempre sui personaggi di spicco mettendo le simpatie personali davanti all’oggettività dei meriti: a me piace ricordare, oltre la Ferrari, che negli anni più sofferti della storia della Fiat, quando nessuno scommetteva un centesimo sulle possibilità di sopravvivere, se al timone si era infilato Sergio Marchionne, alla presidenza c’era pur sempre Montezemolo. E sempre all’ex capo della Ferrari va tutto il merito del recupero della Maserati, azienda allo sfascio con uno stabilimento fatiscente. Gliela rifilò Romiti per fargli l’ultimo sgarbo visto che tra i due non era mai corso buon sangue, e com’è andata a finire è sotto gli occhi di tutti.
“Gli italiani perdonano tutto fuorché il successo” disse una volta Enzo Ferrari, e come sempre il Drake aveva colto il senso di una nazione sempre ostile ai suoi personaggi di spicco.
Adesso a Detroit, a un passo dalla Chrysler miracolosamente salvata e rilanciata da Marchionne, è esposta la… “statua” di Luca Montezemolo in mezzo a una galleria di illustri mostri sacri. Scommetto che nel tempo pure quella del duro Sergio verrà eretta, così che per l’eternità i due nemici si potranno guardare in cagnesco.

Fare affari con le auto d’epoca. Soprattutto all’epoca…

luglio 15, 2015  |  Senza categoria  |  57 Commenti  |  Lascia un commento

Mi ricordo ancora bene di quel pomeriggio di febbraio. Correva il 1978 ed era stata una bella giornata. Avevo messo in vendita la mia Lancia Fulvia HF 1600 Fanalone Gr.3 via via abbassandone il prezzo nonostante fosse ancora un esemplare molto ben tenuto. Ormai non era più vincente e nessuno ne voleva più sapere. Ero sceso a un milione di lire e a suo modo era un regalo. L’acquirente era ben vestito e conosceva il buon pedigree della vettura. Al dunque mi disse che poteva darmi 980 mila lire e il mio fastidio si mostrò con grande evidenza. “Piuttosto la tiro contro quel muro” gli dissi, perché ad un prezzo tondo tondo, decisamente un buon prezzo, non si poteva chiedere un ulteriore sconto. Capì immediatamente il mio fastidio, non insistette, e se la portò via.
Perché vi racconto questo episodio molto personale? Perché nei giorni scorsi mi ha telefonato un vecchio amico, un noto preparatore di auto da corsa sulla cresta dell’onda anche ai miei tempi, che mi ha detto di aver ritrovato la mia vecchia Fulvietta. Proprio la mia, ancora molto ben conservata, con il cofano bianco e la banda tricolore traversale del Jolly Club. “ Ti interessa?”.
Non sono un collezionista di automobili, oltretutto non saprei nemmeno dove tenerle, però quella Lancia rimane un caro ricordo, così ho balbettato.”Ma quanto chiedono?”.
Se guardi l’annuncio, dicono anche che era stata tua. Perfetta per i rally storici. Secondo me alla fine con 50 mila euro la porti via”.
Mi sono guardato allo specchio e mi sono detto una volta di più che sono proprio un cretino. Ovviamente ho chiuso lì il discorso, poi ho pensato al mondo delle auto d’epoca che segue tantissimo la memoria dei potenziali compratori: vanno sempre dietro alle auto della loro gioventù. I colleghi di RuoteClassiche lo sanno bene che i listini sono in continua evoluzione, puntualmente al passo con le voglie e le aspirazioni della clientela. Ormai le auto d’anteguerra interessano solo uno stretto giro di collezionisti di altissima competenza mentre il dopoguerra va per la maggiore, con l’aggiunta dell’interesse sempre alto di quelli che usano queste auto per correrci nella regolarità o anche nei rally (mi dicono sempre meno in pista). Ogni anno si crede di aver toccato la punta massima possibile delle valutazioni, ma in realtà domani ci vorranno ancor più quattrini.
Ha senso tutto questo? Non lo so, in ogni caso è una domanda inutile: il mercato non viaggia con la logica ma con le domande e le offerte. Resta il fatto che il valore della mia ex auto, nel giro di nemmeno 40 anni è centuplicato; e trattandosi di una questione personale mi ha mandato al tappeto.
Mi padre diceva sempre: fammi indovino e ti farò ricco. Così mi chiedo quale investimento avrebbe reso di più, soprattutto partendo da una base così accessibile. Non ho trovato risposta. Di sicuro non fui proprio indovino.

Col telefono meglio le cuffie o il vivavoce?

luglio 7, 2015  |  Senza categoria  |  55 Commenti  |  Lascia un commento

Alcune sere fa, nel mio rientro a Bologna, sono stato fermato a poche centinaia di metri da casa per un normale controllo da parte di una pattuglia dei carabinieri.
Ero molto sicuro di me: avevo le cinture, andavo a velocità da codice, stavo sulla mia destra, avevo un’auto nuova e poco appariscente (una Toyota Auris dalla faccia molto tranquilla), avevo le cuffiette collegate al telefono…
L’agente che mi ha fermato, dopo aver controllato i documenti, mi ha sorriso e mi ha detto: “Dobbiamo toglierle 5 punti dalla patente, peccato”.
Capisco – gli ho risposto – e so anche perché?
Come sa perché, me lo dica allora?”.
Perché avevo i due auricolari alle orecchie anziché uno solo…”.
A quel punto l’agente, che era stato sempre estremamente cortese, si è addirittura sgelato, facendomi capire che era la prima volta che si sentiva rispondere il giusto motivo di un’infrazione che praticamente nessuno sa di commettere.
In effetti, questa è una stortura del Codice della Strada che per prevenire un uso di cuffie sonore (legata a una musica magari a tutto volume) impone che si adotti anche per il telefonino un solo auricolare al posto di tutti e due.
A questo punto è seguito più o meno questo dialogo.
La verità è che io lo so perché è una vita che mi occupo di automobili e di regole legate al traffico, però sono pigro: mi viene più naturale mettere tutti e due gli auricolari. E poi con uno solo mi sento zoppo…”.
Ma scusi, visto che a bordo ha anche il vivavoce, perché non usa quello?”.
Perché mi distrae molto più dalla guida…”.
Non è possibile”.
Sì che lo è. Se non sento bene, finisco con l’avvicinare l’orecchio alla radio anche se gli altoparlanti sono nelle portiere. Insomma, allento l’attenzione dalla strada molto di più che se parlo con le cuffiette”.
L’argomentazione ha quindi preso il sopravvento sull’infrazione. Alla fine l’agente mi ha salutato con un grande sorriso aggiungendo che se le infrazioni al Codice fossero queste, il loro lavoro sarebbe molto più semplice.
Il tema però mi ha stuzzicato e ci ho pensato sopra. Resto dell’idea che preferisco le cuffie al vivavoce, ma i componenti della mia famiglia la pensano all’opposto. Apro quindi il dibattito per sentire la vostra al riguardo, senza voler infrangere il Codice della Strada: meglio un auricolare (uno solo, così non rischiate 5 punti sulla patente) oppure il vivavoce?

Un protocollo mondiale contro i possibili hacker delle auto

luglio 1, 2015  |  Senza categoria  |  15 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi persino il Wall Street Journal si è occupato, visto quanto il tema sta prendendo piede negli Stati Uniti, della guida autonoma e dei rischi legati a interventi esterni, gli hacker per capirci, allo scopo di mettere in crisi la circolazione dei veicoli. E’ chiaro, infatti, che per arrivare ad un traffico sicuro, con o senza guidatore, le comunicazioni tra veicolo e veicolo sono un tassello fondamentale per consentire ai mezzi sulle strade di interagire tra di loro.

Per una maggior sicurezza sulle strade occorre allora passare per la completa informatizzazione dei sistemi di bordo dei veicoli, e al tema stanno lavorando da tempo alcune tra le case produttrici più importanti al mondo, riunite sotto la sigla CAMP (Crash Avoidance Metrics Partnership), al fine di mettere in piedi a una infrastruttura digitale a chiave pubblica che consenta di certificare la sicurezza delle comunicazioni scambiate tra più entità (in questo caso tra veicoli, oppure tra veicoli  e segnali stradali).

L’obiettivo è di arrivare a un sistema in grado di monitorare e comunicare la posizione dei veicoli fino a 10 volte al secondo pur garantendo la privacy al viaggiatore, essendo chiaro che se il sistema che controlla le comunicazioni tra i veicoli fosse vulnerabile, l’intera mobilità potrebbe andare sotto il controllo di malintenzionati creando situazioni di grave pericolo per le persone.

Una volta a regime, il sistema dovrà essere (e lo sarà) tra i più sicuri e diffusi al mondo poiché coinvolgerà milioni di veicoli. Per poter realizzare tutto ciò occorre però investire anzitutto sui protocolli (affinché il linguaggio possa essere condiviso) e sulle tecnologie adottate dalle varie case automobilistiche; ma qui la sfida si  fa molto difficile perché gli interessi in ballo sono enormi, con i vari costruttori, oppure i singoli Governi, tirati per la giacchetta dai potenziali fornitori.

Il modello attuale è una sorta di derivazione del Wi-Fi, con il quale veicoli vicini tra di loro hanno la possibilità di interagire scambiando informazioni ad alta velocità per consentire “decisioni” immediate: due auto che dialogano, ad esempio, possono comunicare reciprocamente frenate, direzioni, deviazioni, ostacoli e molto altro ancora. In sintesi, possono agire insieme sia a vantaggio dei singoli piloti quanto di tutti quelli che si trovano, in un preciso momento e in un preciso punto, sulla rete stradale.

In ogni caso, dagli Stati Uniti sembra arrivare adesso l’accelerazione definitiva per passare dalla teoria alla pratica. Ed è una mossa firmata dalla National Highway Traffic Safety Administration, la quale ha già fissato un termine: entro la fine dell’anno verrà sottoposto un piano d’azione per portare il tutto a compimento entro il 2020.

Il progetto è straordinariamente affascinante, e questo a prescindere che si sia favorevoli o meno alla guida senza pilota, oppure che si paventi con terrore un futuro che è già dietro l’angolo. L’obiettivo di ridurre al massimo gli incidenti sulle strade è una missione a cui non si può e non si deve rinunciare.