Archive for ottobre, 2015

Quanta voglia c’è in Italia di pubblicità più aggressive?

ottobre 28, 2015  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento

Viaggio davanti al teleschermo in una domenica pomeriggio orientata allo sport evitando per una volta di girare il telecomando per cambiare canale ad ogni pausa pubblicitaria. Le cifre degli investimenti relativamente alla réclame asseriscono che la presenza più forte è quella del comporto alimentare seguita, con distacco, da quella del mondo automotive.
I dati non si discutono, ma è evidente che molto dipende dai programmi e soprattutto dalle fasce orarie perché nel mio pomeriggio 4 spot su 5 riguardavano Case automobilistiche. Una sequenza di immagini molto ben confezionate, spesso condite con brani musicali di forte effetto e quasi sempre caratterizzate dall’offerta speciale legata a una forma di finanziamento.
Ora, da raro frequentatore del video, non ho idea se ci sia di meglio in circolazione, ma un po’ come accade con la carta e spesso anche sul web, ho sempre l’impressione che i creativi non vadano mai oltre a un’immagine patinata involgarita dall’offerta economica, quasi che ci si vergogni a propagandare un mezzo oggi così poco attrattivo come l’automobile evitando in tutti i modi di osare qualcosa di più rispetto alla concorrenza. Tutti allineati, insomma, in un grigiore a colori annegato in marmellata perbenista.
Ho provato allora confrontare la scelta, peraltro abbastanza intrigante, operata da Peugeot Italia in occasione della brillante vittoria della 308 nel Car Of The Year, con quella della filiale inglese nella stessa occasione.
Da una parte (cliccare sull’immagine) estrema correttezza, dall’altra una sfida a campo aperto contro i rivali diretti della Golf, la vettura giudicata come la più diretta concorrente. Lo slogan “Hai appena comperato una vettura tedesca? Hai tenuto lo scontrino?” è davvero aggressivo.
Secondo voi, allora, è venuto il momento che anche da noi un po’ di humour inzuppato di veleno faccia il suo ingresso, oppure preferite che tutto rimanga com’è?

Ferrari boom in borsa: si sprecano le lodi ma la memoria diventa corta

ottobre 21, 2015  |  Senza categoria  |  12 Commenti  |  Lascia un commento

L’atteso debutto in borsa a Wall Street della Ferrari ha eccitato gli animi e ha mantenuto le migliori attese. In generale la valutazione della Casa del Cavallino ha raggiunto un picco straordinario che si può sintetizzare così: 10 e passa miliardi di dollari che sono una cifra pazzesca, e per avere un’idea di quanto sia alta basti ricordare che nel 2010 la Volvo è stata ceduta dalla Ford ai cinesi della Geely per 1,8 miliardi, o ancora meglio che Tata si appropriata di Land Rover più Jaguar per appena 2,3 miliardi.
Lo scarto fa veramente impressione, tenuto anche conto che quest’anno la Ferrari consegnerà 7.700 vetture (Marchionne dixit) che sono tante per il costruttore modenese ma pochissime in valore assoluto. Significa che a valere è proprio il marchio in sé, e non tanto i numeri della sua produzione.
Dal sito di Quattroruote, leggo inoltre che Marchionne ha confermato che la produzione delle “rosse” arriverà a 9 mila esemplari nel 2019 aggiungendo queste parole: “Noi abbiamo un amministratore delegato di Ferrari, Amedeo Felisa, che vorrei ringraziare perché queste macchine le ha fatte lui; lui è il meglio che c’è e dobbiamo molto a lui“. E a chi gli chiedeva se desiderasse ricoprire quel ruolo, Marchionne ha risposto che “non importa. Bisogna arrivare a un meccanismo di successione, quando e se ci sarà. Felisa ha 69 anni, per quanto lo adori penso che prima o poi si stancherà, come tutti“.
In sintesi: parole zuccherate per Felisa che è stato molto importante negli ultimi vent’anni e a cui va un giustissimo riconoscimento che in questi modi sa comunque molto di epitaffio. Assordante una volta di più, invece, il silenzio sull’operato del timoniere che nell’ultimo quarto di secolo ha rilevato la Ferrari ai suoi minimi storici portandola al valore attuale: Luca di Montezemolo.
Passi allora che a non spendere parole per ricordare tutto quanto è successo sia Marchionne, che alle assolute capacità manageriali non aggiunge mai un briciolo di sentimento, meno scontato è che ormai nessuno tra i media si ricordi di sottolinearlo.
Così va il mondo: fino a che hai un ruolo si sprecano i leccobardi in servizio permanente effettivo – come li catalogava una vita fa il geniale collega e maestro Marcello Sabbatini – ma appena esci dai riflettori, quelli stessi che cantavano i peana sono i primi a diventare afoni.

E se la nuova Tipo stupisse anche il management che l’ha voluta?

ottobre 14, 2015  |  Senza categoria  |  60 Commenti  |  Lascia un commento

Diciamolo pure, non ci eravamo più abituati a una Fiat che sforna modelli a raffica. Quest’anno era per prima arrivata la 500X, tra un mese si vedrà a Los Angeles la 124 spider, mentre a dicembre arriverà ufficialmente la Tipo, un’interessante berlina che s’infila nel filone delle auto dal prezzo “intelligente”, così da non confonderla con le low cost che pure alimentano un filone piuttosto interessante.
A chi si propone l’ultima nata? A quelli che chiedono a un’automobile di non costare troppo, di non avere troppe pretese e troppi fronzoli, di funzionare al meglio all’insegna della sostanza. In pratica appartiene alla linea 1, quella esaltata in basso dalla sempreverde Panda e in alto dal crossover Freemont, il modello di derivazione Chrysler che ha avuto più successo in Italia.
Ora se è chiaro a tutti che la linea 2, quella della 500 con le sue sorelle maggiori, ha un grande successo di vendite e d’immagine, è indispensabile anche proporre una gamma più concreta, per una clientela meno desiderosa di apparire e più bisognosa di usare in senso pieno l’auto. In questo senso la nuova Tipo risponde in pieno alla filosofia funzionale che è propria di una clientela storica della Fiat. Se davvero costerà il giusto potrebbe funzionare bene in tutta Europa, molto bene in molti paesi di Europa, e benissimo in Italia nella versione station wagon che però ormai si vende solo dalle nostre parti.
Quello che però a un vecchio automobilaro come il sottoscritto diverte di più, è vedere come ormai il divario estetico tra le auto più pretenziose e quelle più accessibili si va sempre più riducendo. Ormai borghesi o socialisti restano i marchi, quelli che in qualche modo fanno la differenza o se si vuole lo status, per il resto la qualità diffusa e la cura del design superano le vecchie divisioni di classe e confondono le idee. A me questa Tipo piace molto di più della sua antenata che comunque ebbe un ottimo successo. Ora sono cambiati i tempi (a fine anni 80 ogni prodotto della Fiat vendeva, così come nei primi anni 2000 nessun prodotto che usciva dalle stesse catene convinceva più) e probabilmente la Tipo nuova non ripeterà gli stessi exploit, ma non mi stupirei se i numeri finali andassero ben sopra le attese e la prudenza del nuovo management.

Torna la 124 spider e monta la nostalgia

ottobre 5, 2015  |  Senza categoria  |  82 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai girano fotografie sempre più dettagliate della nuova Fiat 124 Spider che avrà, come capitò a suo tempo, anche la versione Abarth da cui è lecito attendersi prestazioni quanto mai eccitanti visto che avrà la stessa cattiveria dell’Alfa 4C.
Per chi ha ricordi vividi della 124 Spider del tempo, la curiosità e tanta così come tanta è la nostalgia. Erano anni che avere una vettura scoperta aveva il suo perché, in più s’accompagnava alla mia giovane età ed è facile comprendere la malinconia che affiora. Sprigionava CV e faceva status, che poi significava che le ragazze di voltavano e, incrociando i loro sguardi, sorridevano.
Avrà lo stesso successo anche questa? Lo spero ma non ci credo molto, anche se sarà bella, marcerà bene e darà gusto a chi la guiderà. Il problema non sarà quindi la vettura ma il clima in cui viviamo che è cambiato. A fine anni ’60 l’Italia era confusa perché il ’68 aveva ribaltato tutto e ci si avviava ad anni di complessi conflitti sociali, ma il ricordo del boom economico e della sua spensieratezza aleggiava ancora. Ci si avviava alle linee squadrate e dure delle automobili di nuova generazione, ma si rimpiangevano quelle più dolci che davano un piacere sensuale quando dopo un lavaggio in cortile passavi la pelle di daino per l’asciugatura.
Lo spider Fiat fu l’auto a cavallo di quei due periodi storici: guardava avanti ricordando che cosa c’era dietro. Non l’ho mai posseduta ma l’ho sempre sognata perché m’immaginavo al volante mentre sfrecciavo sulle colline con un panorama in technicolor tutt’attorno.
Sogni che adesso non farà più nessuno. Per questo la vedo dura, almeno in Italia, per la nuova nata di casa Fiat. Tanta ammirazione ma pochi acquisti, come sta capitando a tutte le auto di sapore che arrivano sul mercato. Piacciono, ma poi sono sempre inadeguate alle attese di chi oggi compera soltanto per spostarsi e non per guidare. E quel che più mi rattrista è che anch’io, adesso, potrei ragionare così se dovessi mettere mano al portafoglio.