Archive for novembre, 2015

Sicurezza, confort e stile: stessi valori ma differenti interpretazioni

novembre 26, 2015  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Al workshop “Meet the masters” organizzato da Quattroruote Academy e riservato a giovani designer di Corea, Giappone, Cina, Tailandia e India sono intervenuti tutti i grandi designer italiani a dar vita a una settimana che più intensa non si poteva. Da Giugiaro a De Silva, da Gandini a Fioravanti, da Manzoni a Giolito, da Spada a Perini, da Brovarone a Bangle (americano che ha introdotto la nostra scuola illustrandone i valori) ho raccolto tanto di quel materiale da poterci scrivere sopra un libro.
Divertito come un bambino a Gardaland, mi sono bevuto un migliaio di riflessioni ciascuna delle quali meriterebbe un post dedicato. Nel mare degli appunti vi trasmetto intanto una considerazione tra le tante che mi ha colpito molto e che probabilmente merita una discussione.
L’ha suggerita Roberto Giolito, il papà dell’ultima 500, che è partito dai tre concetti base nella progettazione delle automobili (sicurezza, confort e stile) per declinarli secondo il modo odierno di intenderli. Insomma, stessi valori ma diversa interpretazione.

Sicurezza. In mezzo secolo i passi avanti sulle automobili sono stati tanti e tali che ormai le vecchie paure sono andate in soffitta. È talmente assodato che le auto debbono essere robuste, protette, capaci di frenare al meglio e di illuminare al meglio che questi valori diventano scontati. Così adesso tutto si traduce in facilità d’uso. Il compito di ogni vettura deve essere allora quello di ridurre prima di tutto l’errore umano pertanto nell’immaginario le città debbono diventare sicure nei loro servizi, il traffico deve essere scorrevole e tutto deve funzionare continuamente nell’arco delle 24 ore. Se fino a ieri non mettevamo in discussione il nostro comportamento al volante ma pretendevamo che il grosso del lavoro lo facesse la nostra vettura, adesso ci aspettiamo molto di più anche dal contorno in cui ci muoviamo.

Confort. Se prima si traduceva il termine in comodità, adesso è diventato un concetto molto più ampio: benessere. Così viaggiando non ci basta più non percepire le asperità della strada o godere di una postura comoda. Per confort sott’intendiamo strade senza camion e comunque senza interruzioni, viaggi senza contrattempi di ogni genere, strade senza troppa segnaletica a complicarci la vita oppure ancora parcheggi sempre liberi.

Stile. Oggi si bada sempre meno alla forma di un oggetto, quindi anche di una vettura, dando più importanza a tutte quelle funzionalità legate al contesto. Pertanto al vecchio significato di stile si passa sempre più inconsciamente al concetto di umore. L’arredo urbano diventa prevalente su ciò che lo attraversa, mentre a bordo ci intrigano la presenza di una comoda presa di corrente per la ricarica così come una porta USB o anche il tipo di illuminazione per non parlare di tutta l’infografica che ci assiste. L’auto è quello che ci avvolge non quello che ci compare davanti prima di salire a bordo. In un mondo che premia il carpooling ci mette più ansietà quello che troveremo a bordo di quello che vediamo arrivare.

Che ci piaccia o no, stiamo giorno dopo giorno passando dal piacere della guida (che il contesto attuale non permette più) al piacere della mobilità. Ed è in questa direzione che, giocoforza, i costruttori di automobili stanno convergendo.

Nuovo Codice della Strada, se solo fosse vero che…

novembre 19, 2015  |  Senza categoria  |  47 Commenti  |  Lascia un commento

Ho avuto l’opportunità di presenziare alla 70. edizione della Conferenza sul Traffico indetta dall’Automobile Club d’Italia e tutta incentrata sul nuovo Codice della Strada. Troppi gli argomenti importanti per essere tutti riassunti qui, però alcune cose me le sono appuntate e credo che meritino un po’ d’attenzione.
Il sensibile calo della mortalità e dei feriti sulle strade è argomento abbastanza noto, anche se a fronte di un crollo benedetto sulle autostrade e sulle strade principali si contrappone l’aumento di vittime in città e in periferia. La conclusione dei principali studi in materia porta a dire che ormai più che contare sulla accresciuta sicurezza dei veicoli è ora di migliore la sicurezza passiva, quella che gli automobilisti incontrano sulle strade giorno per giorno. Così a fronte di regioni benemerite (cioè che hanno reinvestito molti dei soldi incamerati con le multe) e che si possono restringere a Lombardia, Emilia, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia, ce ne sono troppe che hanno fatto poco o nulla. I risultati si leggono nel crollo da una parte dei morti e dei feriti, a fronte di una crescita spaventosa nel caso delle peggiori, e cioè Campania, Puglia e Sicilia. Presi quindi in esame i costi sociali si è visto che se tutte le Regioni si fossero comportate come quelle più attente, soltanto nel 2013 si sarebbero potuti risparmiare 4,9 miliardi di euro (la metà basterebbe per risolvere il problema degli esodati…) che diventano ben 70 miliardi nell’arco 2000-2013.
Per questo c’è una proposta in parlamento per inserire nel nuovo Codice della Strada anche le sanzioni non solo per chi gira ma anche per quelle amministrazioni che non rispettano la regola di reinvestire il 50% delle multe in opere stradali. Insomma, a chi non lo fa verrebbero confiscate tutte le entrate dalle contravvenzioni incassate nei 5 anni precedenti. Passerà questa norma? Io dubito molto, ma è già bello che finalmente se ne parli.
Al riguardo è stato poi citato un piccolo comune del veronese che in un solo anno ha incassato ben 5 milioni sulla pelle degli automobilisti. Uno sproposito: dieci volte di più della media di tutti gli altri paesi con gli stessi abitanti. Il fatto che la notizia sia stata oggetto di critica ufficiale è la riprova di come troppe amministrazioni facciano cassa sui malcapitati automobilisti.
Tra le cose che riguardano il nuovo Codice della strada, atteso per la fine del prossimo anno, c’è anche l’innalzamento della pena a 5 anni di reclusione per chi si dà alla fuga dopo un incidente sfuggendo così anche a controlli su eventuale presenza di droghe o alcol in corpo. Parallelamente si parla anche del tanto invocato fondo per le vittime della strada – una cosa che l’Europa chiede da anni – per tutelare i più deboli sia per ricorrere alla giustizia sia per ottenere una riparazione per il danno subito.
Infine si è alla buon’ora parlato di regolamentare i troppi limiti di velocità oggi in vigore. Una standardizzazione per fare più chiarezza nella selva di cartelli che ogni ente piazza senza il minimo criterio (5, 10, 20 orari…) i 50 dove ci vorrebbero i 70, i 30 su strade larghe e di grande scorrimento. Questo nell’ottica che i limiti vanno rispettati a patto però che siano limiti logici e non astrusi.
Ho sentito questi buoni propositi da onorevoli e senatori di Governo e di opposizione. So che li hanno espressi in palpabile buona fede, ma sarebbe già un bel passo avanti se di tutte le proposte lanciate se ne realizzasse almeno il 10%. Temo, comunque, che non succederà.

Dieselgate, se i numeri di vendita vanno oltre il clamore

novembre 12, 2015  |  Senza categoria  |  56 Commenti  |  Lascia un commento

Il dieselgate sta tenendo banco non passa giorno. Eppure l’osservatore meno attento fatica a capirci qualcosa non tanto su quello che è accaduto, bensì su quello che accade e su quello che accadrà.
Ecco allora che si accumulano le teste che cadono, si moltiplicano le voci più preoccupanti su tagli del personale, su cessione di brand (in Italia non passa giorno che voci incontrollate non parlino di Ducati, di Lamborghini, di Italdesign, e questo a dispetto delle continue smentite ufficiali), senza parlare di crolli in borsa del titolo e così via.
Adesso è arrivata anche la notizia che nelle stabilimento americano di Chattanooga non si producono più motori a gasolio a complicare un quadro imperlato di troppe incertezze per dare tranquillità al mondo dell’auto, rivali compresi che paiono tutti sulla difensiva in attesa di capire bene quale scenario si aprirà.
In compenso un osservatore poco addentro alle cose rimane piuttosto sorpreso se si limita a valutare l’accaduto basandosi sui numeri di vendita.
Nel mese di ottobre, per esempio, il primo intero dopo lo scoppio dello scandalo, il Gruppo Vw negli Stati Uniti ha chiuso con un +5,80%. Un dato molto positivo, chiaramente viziato dal boom del marchio Audi che da 58 mesi consecutivi continua in un trend di crescita incredibile (+ 31% in ottobre). Ma anche preso singolarmente, il brand Vw, che doveva sparire considerando come di solito gli americani reagiscono agli scandali, ha chiuso in positivo (+0,2). Chi poteva crederlo?
Pure in Europa il crollo non si sta manifestando, anche se i dati ufficiali usciranno tra qualche giorno e soltanto allora si vedrà se le voci che circolano si confermeranno. Addirittura in molti paesi si parla di segno più (in Germania per esempio) o anche in Italia: appena 700 vetture vendute in meno rispetto all’ottobre dell’anno scorso.
Perché il pubblico, pur bombardato di segnali tanto negativi non reagisce punendo il marchio tedesco? La domanda è stimolante e la risposta assolutamente confusa non potendo poggiare su niente di certo. Gli analisti con cui ho potuto parlare mi hanno risposto che adesso Vw sta reagendo sul punto vendita con facilitazioni d’acquisto un tempo impensabili. Come dire che alla fine potette più lo sconto dell’onta, e forse è proprio così. Alla fine in tante famiglie è ancora il portafoglio a dettare le scelte, e se il compratore fiuta un possibile affare, nel senso del risparmio, a tutto il resto poi passa sopra.

137 orari di tachimetro a 1500 giri. Che gusto!

novembre 3, 2015  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni ho avuto l’opportunità di provare, e soprattutto di godermi, l’ultima versione della Jaguar XF con sotto il cofano il motore 6 cilindri tre litri a gasolio.
La linea dell’auto, per quanto un po’ rinfrescata non è nuova, e meno male verrebbe da dire perché rimane ricca di fascino non tradendo gli anni che ha già sulle spalle. Non è mai stata un’auto sfacciata, rischio che spesso corrono le sue concorrenti dirette, e neppure una vettura molto chiacchierata in quanto non tradisce le aspettative del nuovo cliente Jaguar che mal sopporterebbe i tormenti che affliggevano le vetture di un tempo, molto di classe anche all’epoca, ma di certo tutto fuorché affidabili.
Ricordo bene la prova dei 100 mila km cui lo costringemmo qualche anno fa, e da direttore ricordo pure l’angoscia che ci aveva preso perché l’auto macinava strada e non mostrava il minimo cedimento. Fu per quello, per non dover scrivere che tutto era andato per il meglio generando sospetti di complicità verso la marca, che si decise di portarla a Nardò per farle percorrere gli ultimi 12 mila km a piede giù. Si, volevamo romperla, volevamo che si palesasse un minimo problema di cui poter parlare. Qualcosa saltò fuori e tirammo un sospiro di sollievo, ben sapendo che mai un utente normale l’avrebbe sottoposta a un calvario simile.
Ma eccomi all’ultimo personalissimo test. Vi risparmio i complimenti che parrebbero zuccherosi, ma mi soffermo su un particolare che mi ha davvero sorpreso: viaggiando in ottava marcia (il cambio è automatico) quando la lancetta si ferma sui 1500 giri il tachimetro segna 137 kmh, un dato che al netto di tutte le tolleranze – errore del tachimetro e scarto del rilevatore di velocità – significa viaggiare a velocità di codice della strada.
Bene, benissimo, ma con un rischio: al volante pare di stare comodamente seduti in salotto e se appena appena il piede si muove un po’, diciamo 100 giri in più che equivalgono a una pressione quasi impercettibile sul pedale, ecco che il tachimetro balza a 147!
Se si viaggia di domenica, con l’autostrada libera, ecco che il cruise control diventa una liberazione: si fissa l’andatura e al resto ci pensa lui. Ma con l’autostrada molto trafficata tutto si complica e vi assicuro che è un attimo leggere 120 oppure 160, ma nel secondo caso proprio bene non va.
Comunque per uno come me, che macina chilometri peggio di un agente di commercio del bel tempo che fu, il vero piacere della guida si condensa in una vettura così: rilassante, parsimoniosa (un 3 litri che nel percorso misto mi ha segnato 7,1 litri per 100 km), scattante quanto serve e silenziosa all’eccesso. Ovviamente non me la posso permettere, ma se gioco a “che vettura mi comprerei”, nella mia lista dei sogni ce la metterei di sicuro.