Archive for febbraio, 2016

Si vendono più SUV che utilitarie. E adesso?

febbraio 25, 2016  |  Senza categoria  |  43 Commenti  |  Lascia un commento

La notizia viene dal sitto www.autouncle.it ed è molto interessante specie per i più affezionati di questo blog che di solito si accimentano sull’argomento SUV e crossover nei confronti quali non è corso mai troppo buon sangue.
Siccome però si parla di un dato eclatante lo giro alla discussione: lo scorso anno, per la prima volta, le SUV (insieme alle crossover) hanno venduto in Europa più unità rispetto alle utilitarie.
Secondo i dati raccolti dall’agenzia Jato, il 22,5% delle auto vendute in Europa nel 2015 sono state delle SUV: in totale, di 3,2 milioni di esemplari. Le utilitarie (subcompact) sono il secondo tipo di auto più venduto con il 21,9% del mercato (3,12 milioni di unità). Il terzo tipo di auto più venduto sono le compatte, scelte dal 20,61% dei clienti europei.
Il +24% registrato dalle SUV nel 2015 è un dato incredibile ma si consideri, ad esempio, che in Portogallo il numero delle SUV vendute è aumentato quasi del 50%. Ma anche in Italia, si è registrato un +38% dei modelli lunghi circa 420 cm, fascia di mercato in cui rientrano ad esempio le Jeep Renegade, le 500X e le Nissan Juke: nel 2015 le hanno scelte in Europa 1,2 milioni di automobilisti. La categoria delle Nissan Qashqai e Volkswagen Tiguan rimane quella più venduta in termini assoluti (1,28 milioni di esemplari), ma la crescita in valori percentuali si attesta all’8%. In netto miglioramento anche le vendite delle suv medio/grandi (+42%) e delle grandi (+27%), dove si trovano rispettivamente le Mercedes GLC e Audi Q7.
Insomma, anche per uno come il sottoscritto, che è cresciuto abbeverandosi a tipologie ben differenti di automobili, il tempo di farsene una ragione è arrivato da tempo.
Il detto “una volta che uno s’abitua a guidare standosene seduto più in alto, poi non torna più giù” trova sempre più riscontro. Ormai è un dato di fatto, anche se l’idea che le vendite dei gipponi avrebbero superato quelle delle vettutre da città non mi sfiorava ancora. Potevo forse aspettarmelo più avanti nel tempo, non certo adesso. Ma tant’è: tutto corre sempre più veloce. Specie da quando in auto non si può correre più.

Nissan e la sedia che si parcheggia da sola

Nissan e la sedia che si parcheggia da sola

febbraio 24, 2016  |  Senza categoria  |  9 Commenti  |  Lascia un commento

Tra pochi giorni tutto il gotha dell’automobilismo mondiale si darà appuntamento a Ginevra per il Salone dei Saloni, l’esposizione più neutrale e anche più importante del globo.
Al solito fioccheranno le novità più interessanti e pure le anteprime più improbabili, ma sono sicuro che allo stand del Gruppo Nissan (quasi 6 milioni di auto prodotte tra Nissan, Infiniti e Datsun senza contare quelle dell’alleato per eccellenza, cioè Renault) non si vedrà l’intelligent parking chair, l’ultima invenzione della marca giapponese che è passata sotto silenzio totale ma che merita attenzione.
Ormai i costruttori di auto ragionano a largo raggio: producono automobili ma s’ingegnano a scoprire nuove applicazioni per i loro costosissimi studi.
Così è nata questa poltrona che non serve per portarsi al lavoro, bensì quando si è al lavoro. Una sedia che si sposta da sola e torna sempre al posto dove dovrebbe stare perché un ufficio, una sala riunioni oppure anche un’aula scolastica sia assolutamente in ordine.
In pratica i tecnici Nissan hanno sistemato nella base della sedia lo stesso sistema del parcheggio intelligente delle loro automobili. Un rullo permette che la sedia ruoti di 360 gradi, mentre le telecamere sul soffitto trasmettono la posizione e destinazione in cui dovrà tornare dopo l’uso.
Una lettura superficiale genererà commenti del tipo “machissenefrega” e farà pensare a denari buttati via. In realtà c’è un aspetto sconosciuto ai più che rivela come le grandi aziende s’ingegnino continuamente per capire come allargare l’orizzonte delle loro eccellenze tecnologiche.
La sedia-che-si-auto-parcheggia è soltanto un pretesto, una soluzione che anticipa altri usi che oggi a noi sfuggono ma che sono sicuramente ben chiari nella testa degli sviluppatori del Gruppo nipponico.
Ma come fa Nissan, così fanno un po’ tutti gli altri, tesi continuamente a industriarsi per dragare il quotidiano che ci circonda e vedere se ci sono possibilità di generare nuove entrate. Meglio non sorridere quindi perché chi guarda avanti sa bene che già domani è futuro. E bisogna attrezzarsi.

Ecco chi vincerà il Car of the Year 2016. O forse no…

febbraio 17, 2016  |  Senza categoria  |  67 Commenti  |  Lascia un commento

Siamo alla vigilia dell’assegnazione del titolo di Auto dell’Anno 2016 – i voti si scopriranno in diretta lunedì 29 febbraio al Salone di Ginevra – e tra una settimana i giurati europei cominceranno a pensare chi votare tra le 7 auto finaliste: Audi Quattro, Bmw serie 7, Jaguar XE, Mazda MX-5, Opel Astra, Skoda Superb e Volvo XC90. Ognuno dei 58 giurati avrà a disposizione 25 punti da spartire tra almeno 5 vetture delle sette finaliste con un massimo di 10 punti alla meglio classificata.
Come ogni anno proverò a dirvi in anticipo quella che sarà la vincitrice sulla base della mia ultraventennale partecipazione al premio (ne sono uscito per anzianità a 64 anni come da regolamento). E lo farò come sempre partendo da quelle che, anche sulla base dell’esperienza vissuta, non potranno primeggiare, un metodo che negli anni passati mi ha permesso di non sbagliare mai la previsione.
Audi Quattro e Skoda Superb, per cominciare. Il Gruppo tedesco negli ultimi tempi ha vinto con la Polo, con la Golf e con la Passat, in più c’è l’ombra scomoda del dieselgate: inimmaginabile che i giurati s’avventurino su questi modelli.
Poi c’è la Bmw Serie 7, auto straordinaria ma dal prezzo di listino troppo alto per rientrare nei parametri su cui si fonda il premio. Il concetto è un po’ questo: pur valutando le tantissime innovazioni a bordo e la qualità diffusa, sarebbe un controsenso se non ci fossero in un modello così elitario.
La bella e armoniosa Jaguar XE la vedo ben piazzata, ma non vincente. Ha tutto di buono ma non il colpo d’ala da primo posto. Potrebbe finire a mio avviso sul podio.
Per questa posizione se la vedrà con la Mazda Miata se i giurati soprattutto britannici voteranno più con il cuore che con il cervello. L’intramontabile spider fa innamorare ma non ha nulla di innovativo, nemmeno quell’alluminio che era già apparso nella versione precedente. Motore vecchio, telaio vecchio e prestazioni non esaltanti la penalizzeranno fortemente tra i membri più tecnici della giuria. Può arrivare molto indietro come sorprendere in positivo. Se non è cambiato il modo di ragionare (parte dei nuovi giurati non li conosco bene) non la vedo assolutamente in lotta.
Restano due vetture e qui può succedere di tutto.
La XC90 è stata appena appena eletta “Truck of the Year” in Nord America. Ha una dotazione ricchissima e d’avanguardia e sta incontrando un successo strepitoso sul piano degli ordini (oltre 100 mila che sono già il doppio della disponibilità). Anche nei test strumentali ha fatto strike ottenendo i punteggi più elevati mai raggiunti nelle valutazioni di EuroNCAP: 100% nei sistemi di assistenza (alcuni sono una novità assoluta), 97% nella protezione degli adulti. E’ rifinita benissimo, ha un comportamento stradale eccellente e dei motori estremamente potenti (soprattutto il due litri turbo benzina che arriva a 320 CV e il due litri diesel che si spinge a 225). Pur senza la Ford alle spalle, ma con capitali cinesi importanti, la Volvo ha compiuto un vero miracolo nel giro di pochissimi anni ritrovando i fasti dei tempi migliori. Sarebbe la prima volta che potrebbe assicurarsi il titolo (e una prima volta non si nega mai a nessuno…) ma nella storia del premio una SUV non ha mai vinto arrivando una sola volta tra le finaliste (con l’Evoque che aveva comunque dimensioni più contenute) chiaro segno che le Sport Utility non sono molto nelle corde dei giurati.
Infine l’Opel Astra, un modello pieno di innovazione, con motori nuovissimi e come si dice “best in class”. I suoi fari sono prodigiosi, gli accessori a bordo sono tanti quanti non si erano mai visti su una vettura dal prezzo di listino accessibile e in segmento medio come il C cui appartiene. Ai meno attenti molte sue prerogative possono sfuggire, ma non ai giurati che vanno sempre molto a fondo su tutto. In particolare soltanto la scocca ha perso 77 kg, passando da 357 a 280. Un taglio del 20%, accompagnato da quello di altri 50 kg che hanno subito le altre componenti del telaio grazie all’impiego di acciai ad alta e altissima resistenza, e a una significativa miniaturizzazione della componentistica. Questa è tutta sostanza, per quanto sotto la pelle, ma chi vota ci bada eccome.
Ecco, alla fine mi aspetto una grande battaglia tra Volvo e Opel. Ma siccome la Opel costa di meno la vedo un tantino favorita sempe che il blocco scandinavo – di solito molto coeso nei voti – non le faccia lo sgambetto. In ogni caso primeggerebbe un’auto molto interessante.

Fiat di nuovo nei rally mondiali? Dicono di no, però sarebbe bello

Fiat di nuovo nei rally mondiali? Dicono di no, però sarebbe bello

febbraio 10, 2016  |  Senza categoria  |  61 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi i colleghi di Motor Trend Canada hanno sorpreso una versione incattivita della Fiat 500X in test segreti sulla neve. Ne hanno dedotto che fosse un muletto della versione Abarth da tempo attesa sui mercati e su cui girano molte voci di un possibile impiego nei rally a livello mondiale.
Sarà davvero così? Meglio non farsi troppe illusioni: a sentire gli spifferi che escono dall’ex quartier generale di Fiat a Torino l’argomento competizioni è ancora tabù. O meglio, la voglia ci sarebbe ma i costi troppo alti ne frenano gli sviluppi (se sarà una marca a tornare alle corse, questa sarà l’Alfa Romeo – si sussurra – non certo la Fiat).
Piuttosto l’Abarth sarà una risposta a modelli di successo su molti mercati come la Mini Countryman JCW o la Nissan Juke Nismo, e completerebbe bene la gamma dello scorpione affiancandosi alle varie Punto, 500, e l’attesa 124 Sport Spider.
Però sognare non costa nulla, figuratevi per uno che con i rally dell’epoca d’oro ci ha convissuto e pasteggiato a lungo. Immaginare una Fiat che ritorna, a sfidare Vw e Citroen, Ford e Hyundai nonché l’attesa Toyota, sarebbe estremamente eccitante.
Oltretutto sarebbe una sfida carica di significati perché quando Fiat fece suoi i titoli mondiali marche (1977, 1978 e 1980) la casa italiana era al vertice in Europa per vendite sia come brand in sé che come Gruppo. Era la magica epoca-Ghidella dove modelli innovativi e risultati commerciali andavano a braccetto, e l’attività sportiva ne testimoniava la forza. Panda, Uno, Thema-Croma-Alfa 164 erano all’orizzonte e tutto pareva in discesa. Poi non andò così per le ben note lotte di potere all’ombra del Lingotto, ma questa è una storia dolorosa che non serve rinvangare qui.
Dopo lo sport rimase ancora a lungo, e così le vittorie e gli allori, ma dietro non c’era più la sostanza e primeggiare servì ben a poco. Le Lancia insuperabili nei rally erano senza retroterra e le vittorie non portavano più vendite e nemmeno ragioni per insistere nell’investimento tanto più che l’assuefazione al vertice non assicura vantaggi ma semmai genera una forma di abitudine se non proprio di fastidio. Tutto accadeva e si esauriva più di 20 anni fa. Sarebbe bello ricominciare.

Comprereste un’auto usata da uno di questi?

febbraio 2, 2016  |  Senza categoria  |  46 Commenti  |  Lascia un commento

Se ne parla di continuo, ma si parla di niente. Dopo lo scandalo legato al dieselgate la politica è salita in cattedra per cavalcare l’indignazione dei consumatori. Basta test in laboratorio perché sono falsi, è il refrain che rimbalza in ogni dove; però il protocollo sul come dovranno essere i nuovi test su strada non viene fuori perché è difficilissimo da definire, in molti casi impraticabile e incapace di mettere tutti i costruttori sullo stesso piano.
L’unica soluzione è quindi un rinvio a data da destinarsi, e nel frattempo l’Unione Europea ha formato una commissione d’inchiesta che da un lato dovrà verificare se l’esecutivo europeo e gli Stati membri hanno adottato “le misure appropriate ed efficaci per sorvegliare e rendere effettiva l’applicazione dell’esplicito divieto dell’impianto di manipolazione” e dall’altro stabilire norme transitorie per i costruttori d’automobili in attesa che entri in vigore il nuovo protocollo dei test su strada.
Non è un compito semplice trattandosi di un rompicapo anche per i tecnici più sopraffini, ma quello che preoccupa un vecchio addetto ai lavori come il sottoscritto è leggere i nomi dei parlamentari italiani che faranno parte del Gruppo dei 45 che dovranno indagare (e magari prima capire di che cosa si stia parlando) e poi decidere.
Ovviamente i nostri in commissione non sono stati scelti per competenze specifiche ma per colore politico, così mi vengono i brividi a leggere i loro nomi (Mario Borghezio, Lara Comi, Giovanni la Via, Massimiliano Salini, Flavio Zanonato, Massimo Paolucci, Nicola Danti, Eleonora Evi e Renato Sernagiotto) e mi chiedo se sia ragionevole affidare un tema così spinoso e così tecnico a persone che probabilmente non sanno nemmeno quanto costi un litro di carburante alla pompa, che l’inquinamento medio delle auto già 10 anni fa era crollato a 5 mg (28 volte di meno) dai 140 mg di polveri del 1992 e che le tanto criminalizzate polveri sottili, le PM2,5, in vent’anni si sono ridotte del 60%.
In ballo ci sono il tema ambientale, i costi economici per i costruttori e i posti di lavoro, così la prima cosa che mi viene in mente è la famosa frase coniata a suo tempo per il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon (compreresti un’auto usata da quest’uomo?). Ecco, io potendo scegliere, farei legiferare sulle auto qualcuno che di auto ne capisce qualcosa. Ma mi rendo conto che è pretendere troppo.