Archive for maggio, 2016

Bei tempi quando c’erano i Vigili Urbani…

maggio 31, 2016  |  Senza categoria  |  28 Commenti  |  Lascia un commento

La nostra vita è continuamente bersagliata da slogan pubblicitari, molti dei quali ci scivolano addosso senza lasciare il segno. In compenso ogni tanto ci s’imbatte in qualche claim particolarmente efficace che poi rimane impresso a volte per sempre.
Per restare in tema automotive chi non ricorda il vecchissimo “Piace alla gente che piace” che fece la fortuna della Lancia Y10 e prima ancora il “Metti un tigre nel motore” della Esso, l’assurdo “Chi Vespa mangia le mele” della Piaggio, il sintetico ”Io? Clio” della Renault e così via, perché poi ognuno ha ben fisso nella sua memoria quello o quelli che l’hanno colpito di più.
Sono partito un po’ da lontano perché in questi giorni sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’efficacia della campagna promossa dall’Anas e dalla Polizia Stradale per sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli che si corrono quando ci si distrae al volante.
Il numero delle vittime sulle strade è tornato a crescere con un aumento degli incidenti mortali (40 in più del 2014, da 1.587 a 1.627). Sono aumentate anche le infrazioni, molte delle quali generate dalla distrazione. Tra le cause principali c’è l’utilizzo dello smartphone: 48.524 sono le infrazioni commesse nel 2015 per il mancato utilizzo di apparecchi a viva voce o dotati di auricolare, il 20,9% in più rispetto al 2014.
Ecco allora lo slogan “Se non rispondi non muore nessuno” che mi pare intelligente, curioso, efficace. Trattare un argomento così serio con una sintesi perfetta, a suo modo leggera e ficcante, mi è parso un vero capolavoro.
Colpirà nel segno? Questo lo spero ma non lo credo: purtroppo l’uso maldestro del telefono mentre si guida invece che ridursi mi pare in costante aumento. Fateci caso: se provate a lamentarvi con chi rallenta all’improvviso, zigzaga senza senso, sta a centro strada occupando due corsie, non solo non sentirete chiedere scusa, ma spesso sarete mandati all’inferno. Curiosamente, con una parità dei sessi miracolosamente raggiunta perché il vaffa di turno arriverà puntuale sia dalle donne al volante che dagli uomini.
Come risolvere il problema? C’è un solo modo efficace: sanzionare senza pietà i contravventori, cosa che invece avviene troppo di rado. E mi stupisce che gli amministratori sempre a caccia di soldi non ne approfittino invece che concentrarsi esclusivamente sulle infrazioni più comode da rilevare come i divieti di sosta – lavoro sporco affidato agli ausiliari – e alle infrazioni individuate dai sistemi elettronici (eccessi di velocità, ingressi alle ZTL o nelle corsie riservate, passaggi col rosso).
Contestare chi commette un reato non piace alla Polizia Municipale di oggi, è giudicata una rogna. Bei tempi quando c’erano ancora i Vigili Urbani…

Il progresso in un Baleno

maggio 24, 2016  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento

Come si giudica il progresso su un’automobile? Da mille cose naturalmente, e debbo dire che, tenendo in mano un volante da mezzo secolo, ogni volta che salgo su una vettura nuova resto sorpreso da qualche cosa.
Merito di chi progetta, merito di chi sa individuare dove si può progredire, merito anche di chi riesce a industrializzare diavolerie che solo a nominarle parrebbero economicamente inaccessibili.
Ma al vecchio guidatore colpiscono soprattutto i miglioramenti là dove si credeva di aver già visto tutto, dove cento anni di affinamenti sono solo una tappa e non un punto d’arrivo. I motori, per esempio.
Ecco allora che qualche giorno fa sono stato attratto da una Suzuki Baleno parcheggiata in uno dei piazzali di Quattroruote. Mi ha incuriosito quella linea un po’ inusuale per la marca giapponese che molti in Italia considerano piccola (forse perché offre auto di dimensioni sempre contenute) ma che con la consociata Maruti sfiora i tre milioni di veicoli venduti nel mondo.
Proviamola, mi sono detto, e l’ho fatto affrontando il traffico della città di Milano, poi lanciandola sull’autostrada e quindi slegandola per un fottio di chilometri sulle tormentate strade della campagna pavese.
Potrei dirvi che mi sono divertito per una tenuta di strada sbarazzina, o che ho trovato gli accessori di bordo sin debordanti per una piccola, ma quello che mi ha davvero sorpreso è il comportamento brillante del suo motore. Non troppo piccolo, è un 1200 a benzina, e non troppo rivoluzionario, perché non segue la moda dei tre cilindri ormai generalizzati ma ne ha ancora quattro in linea come le auto vecchie come me. Però consuma pochissimo, e questo mi ha davvero strabiliato. Pur con ancora pochi chilometri in groppa, e chiamato a stare su di giri per vedere l’effetto che fa, ha consumato attorno ai 5 litri per 100 Km che sono una goduria pazzesca. E si badi bene, con un cambio cinque marce che non è proprio all’avanguardia della tecnica. M’immagino che cosa succederebbe se venisse montato un sei marce come si trova comunemente in circolazione: si può star sicuri che potrebbe fare ancora meglio.
Caspita, ho pensato senza stare troppo a pensare (gioco di parole voluto): questo è davvero progresso! Un’auto tradizionale – ad un prezzo accessibile e per persone che badano al sodo – garantisce consumi da diesel raffinatissimo se non da motore ibrido guidato senza troppe precauzioni come fa la maggioranza degli utenti. E lì ho goduto.
Una volta di più le mie amate auto riescono a sorprendermi, a volte con gli effetti speciali e ogni tanto con le soluzioni in apparenza normali. E quando succede mi dico che valeva la pena di aspettare, e che varrà la pena di aspettare ancora, e beato chi arriverà a vedere quello che io non vedrò. Godrà come un matto anche lui.

Come i motori, anche gli automobilisti berranno sempre meno

maggio 18, 2016  |  Senza categoria  |  15 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai non è più una semplice impressione, ma lo dicono i numeri: in Italia il consumo di alcol è in evidente crollo. Un interessante studio Nielsen per la Federvini dice nel quinquennio 2011-2015 si sono persi per strada 1,8 milioni di consumatori con una perdita di 32,2 milioni di euro.
Anche la frequenza del bere si è ridotta sensibilmente, passando da 4 volte a 3,6 a settimana. E se il vino comunque regge, sono i superalcolici a soffrire di più: -30% i liquori, -17% i distillati (le grappe) e -31% i cocktail.
Che c’azzecca tutto questo con le automobili? Bè, la paura di vedersi soffiare la patente con tutto quello che ne consegue, c’entra eccome; e i risultati saranno sempre più eclatanti con il passare del tempo.
Al di là della piaga che sta coinvolgendo troppi giovani e, peggio ancora, i giovanissimi, è un dato di fatto che in molte zone di campagna e di montagna la brutta abitudine di chiudere i pasti con l’ammazzacaffè o con il limoncello prima di mettersi alla guida è ancora molto radicata. D’altronde le vecchie abitudini sono dure da estirpare e molti insistono col vizio. Però il passa parola si farà sempre più largo, e alla lunga metterà paura (ma sarebbe meglio dire che prevarrà l’uso della ragione) anche ai più incalliti nostalgici del bicchierino della staffa. Quelli che quando li senti parlare dicono che bisognerebbe essere più duri con il popolo del sabato sera, quei disgraziati che scorrazzano in auto pieni di alcol e stupefacenti, poi però sono i primi a non capire che il liquorino a fine pasto, magari dopo vari bicchieri di vino, ha in sé lo stesso pericolo.
Fossi nei produttori di vino e di superalcolici mi preoccuperei molto. La curva peggiorerà per forza, proprio perché le nuove leve saranno sempre più attente. Sì, le discoteche continueranno ad essere affollate, ma la notte i ragazzi che non le frequentano, la marea silenziosa di cui non si parla mai, sono comunque di più, e a tavola sono molto attenti. Lo rivelano con una comprensibile amarezza un po’ tutti i ristoratori: chi guida tende a bere sempre di meno, e le loro casse ne soffrono. E’ un trend irreversibile che non cambierà nemmeno quando si affacceranno le prime auto che guidano da sole. Infatti, così come per gli aviatori – anche se fa tutto il pilota automatico – chi deve sovraintendere deve (dovrebbe) essere sobrio. Poi, ma molto più avanti, quando tutto il sistema della mobilità a quattro ruote sarà automatizzato, ecco che sì, chiunque potrà anche bere, così come accade in metropolitana dove si è semplici passeggeri. Però sarà passato tanto tempo, ed è difficile credere che i numeri torneranno quelli di prima.

Quei rallentatori mai a norma che ci spezzano la schiena

maggio 11, 2016  |  Senza categoria  |  27 Commenti  |  Lascia un commento


Sono nato quando molte strade della prima periferia erano ancora bianche, e sognavo come tutti l’arrivo dell’asfalto che le avrebbe rese lisce, scorrevoli e piacevoli da percorrere.
Fortunatamente questo è successo, e per molti hanno ho goduto del progresso raggiunto finché agli amministratori comunali non ha preso il raptus dei rallentatori di velocità che hanno ingobbito, anno dopo anno, troppe strade facendomi rimpiangere gli sterrati dell’infanzia.
Ormai guidare l’automobile attorno a casa è diventato un calvario. Ci sono dossi ovunque, spacciati per rallentatori della velocità, che non rispettano mai le regole del codice della strada e spezzano la schiena anche a chi transita a passo d’uomo, poco importa se si tratti di automobili, motociclette o anche biciclette.
Purtroppo tutto avviene in maniera illegale e nel silenzio più totale delle associazioni dei consumatori che dovrebbero intervenire e che invece non vedono, non sentono e non parlano.
Al contrario, ci vorrebbe una chiassosa ribellione perché si tratta quasi sempre di violazione palese delle regole. Vediamo insieme quali.
Per cominciare ci si dimentica che i dossi possono essere installati solo su strade residenziali, in parchi pubblici e privati, all’interno di residence e luoghi simili e sempre a patto che vi sia un limite di velocità uguale o inferiore a 50 km/h.
Ma che cos’è una zona residenziale? Il concetto non è ben definito a meno di non ricondurlo alla definizione di zona residenziale così com’è individuata dal piano urbanistico. In questo caso, l’utilizzo dei dossi sarebbe molto limitato. Tuttavia, troppo di frequente i dossi vengono collocati su strade ad alto scorrimento, come le strade statali che attraversano i centri urbani.
Non bastasse questo, il Ministero dei Lavori pubblici ha chiarito che I dossi nelle vie di attraversamento dei centri abitati, laddove transitano veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza, o lungo le linee di trasporto pubblico, devono essere rimossi.
Succede? E quando mai.
Inoltre, il vero problema è che le dimensioni previste dal codice della strada non vengono mai rispettate.
Per chi non lo sapesse può essere utile un veloce ripasso:
a) per limiti di velocità pari od inferiori a 50 km/h, la larghezza non deve essere inferiore a 60 cm e l’altezza non superiore a 3 cm;
b) per limiti di velocità pari o inferiori ai 40 km/h, la larghezza non deve essere inferiore ai 90 cm e l’altezza non superiore a 5 cm;
c) per limiti di velocità pari o inferiori a 30 km/h, la larghezza non deve essere inferiore ai 120 cm e l’altezza non superiore a 7 cm.
Provate adesso ad andare a controllare quello che c’è intorno a voi. Scoprirete che ognuno fa a modo suo, quasi sempre risparmiando bitume in larghezza per spendere meno, tanto poi sarà peggio per chi circola…
Infine, non sempre i dossi sono percepibili di notte. La visibilità dovrebbe essere garantita quantomeno dall’illuminazione della strada, da catarifrangenti posti sulla stessa strada o dai colori fluorescenti (il giallo, in particolare) dei dossi. Invece, questi, sono spesso inindividuabili, sverniciati o coperti dal nero delle gomme e, ancor più spesso, risultano parzialmente divelti.
Anche questo è degrado, ma quel che peggio che il pericolo si amplifica quando le condizioni ambientali sono più difficili. Con pioggia, neve o nebbia.
Imprecano tutti, ma nessuno si ribella. E chi dovrebbe pagare, ovviamente gli amministratori cialtroni, rimane sempre impunito, autorizzato dalla sopportazione generalizzata a compiere altri scempi urbanistici. Che puntualmente arrivano.

Guida autonoma. Vi offrireste volontari per i test su strada?

Guida autonoma. Vi offrireste volontari per i test su strada?

maggio 2, 2016  |  Senza categoria  |  39 Commenti  |  Lascia un commento


Per accelerare lo sviluppo dei veicoli senza conducente, la Volvo ha annunciato l’avvio, nel 2017, di un ambizioso programma di test a guida autonoma, che proseguirà nel 2018 in versione ampliata, utilizzando fino a 100 vetture su strada.
Il test, che si svolgerà su vie pubbliche, avrà il nome di ‘Drive Me London’, coinvolgerà normali famiglie, e i risultati serviranno per sviluppare veicoli con guida autonoma adatti a condizioni reali piuttosto che a quelle non realistiche che caratterizzano le prove sui circuiti di collaudo.
Dunque, i tester saranno persone comuni, anzi proprio delle vere e proprie famiglie (m’immagino papà e mamma con i figlioletti più grandi, oppure con i nonni), che affronteranno le insidie del traffico a guida sinistra di una città per niente facile come Londra. Niente strade larghe e poco affollate come le avenue americane, bensì il caos della periferia londinese fitto di rotonde, di dare la precedenza, di stop, di semafori e di vigili a regolare la circolazione.
Una bella sfida, va da sé, ma voi vi offrireste per fare da cavia?
La risposta non è banale perché qualche rischio inevitabilmente ci sarà, anche se c’è da credere che una Casa paladina della sicurezza qual è Volvo starà ben attenta a ogni mossa per non incrinare la sua immagine consolidata negli anni.
Ma sì, provo ad immaginarmi la selezione dei volontari. Con quale criterio verranno scelti, in cambio di che cosa offriranno la loro disponibilità (denaro, aiuto alla scienza, curiosità?), che cosa potrebbe succedere in caso d’incidente (saranno direttamente responsabili oppure tutta cadrà sulle spalle del costruttore?), come reagiranno gli altri automobilisti quando le prime volte incroceranno dei veicoli senza conducente nell’ora di punta.
Domande che attendono una risposta. La vostra, tanto per cominciare.