Archive for giugno, 2016

L’auto è un male ma senza è peggio

giugno 29, 2016  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento

Da anni, e forse è più giusto dire ormai da molti anni, chi si occupa di automobili è coinvolto puntualmente in convegni, seminari e dibattiti sulla nuova mobilità.
Refrain di fondo, l’uso dell’automobile che va ridotto a favore di spostamenti più sostenibili legati ai mezzi pubblici o tutt’al più all’uso della bicicletta. Buoni propositi che poi la vita reale prende sempre a calci.
È di questi giorni la notizia che le ferrovie tedesche dal 1° luglio aboliscono i treni notturni con i vagoni letto. Non rendono, anzi pesano troppo sulle spalle dei contribuenti. Si tratta di 260 vagoni, tutti vecchi di almeno 40 anni, che andrebbero rinnovati, sostituiti, resi più invitanti. Così la Deutsche Bahn perde oltre 30 milioni di euro l’anno e non ha più senso insistere.
Ho viaggiato su uno di questi vagoni non tanti anni fa e non mi ero trovato male. Ricordo di aver fatto il confronto con le ferrovie italiane e non rimpiangerle. Allora però l’offerta di voli low cost non era pari all’attuale, e scegliere il treno per una lunga tratta aveva ancora senso. Forse adesso non è più così.
Di sicuro, comunque, decisioni come questa non giocano a favore della guerra all’auto, e i detrattori delle quattro ruote dovrebbero porsi qualche domanda, specialmente in un Paese come l’Italia dove i grandi centri restano comunque pochi a dispetto di una provincia diffusa che pulsa e spesso si arrampica in collina. Se i treni che non rendono vengono tagliati, se le tratte improduttive degli autobus vengono rallentate, se non c’è un bilancio in attivo legato ai mezzi pubblici in non importa quale azienda municipale, il problema si pone.
E se anche in Germania arrivano a tagliare i treni di notte perché improduttivi, qui bisognerebbe tagliarli quasi tutti, eccezion fatta per l’alta velocità che è una benedetta prateria per i soli viaggiatori col portafoglio pieno.
Si dice che i conti non tornano perché sui bus e sui treni metà persone (ed è una stima ottimistica) non pagano il biglietto. Si aggiunge anche che in molti casi i mezzi proposti non sono accoglienti, spesso senza climatizzazione adeguata, quasi sempre in ritardo e mai affidabili. Inoltre i pendolari sono vittime, i turisti arrabbiati, i controllori impauriti e impotenti. Poi ci sono i tifosi in trasferta che danneggiano quel poco di buono che è rimasto mentre i guidatori dei bus sono impauriti per la feccia che li circonda e li minaccia.
Resta, allora, il mezzo privato a salvare capra e cavoli. Ci si mette al volante e si va, incolonnati verso il lavoro e verso le vacanze, spennati da tasse continue e minacciati da multe-trappola in ogni dove. Però si va.
L’auto è sempre pronta per sostituire il vagone letto, il volo aereo cancellato, il tram che non passa mai quando serve. Poi sì, discutiamo pure di come farne a meno, ma il risultato è sempre lo stesso: di buone intenzioni continuano ad essere lastricate le vie dell’inferno e senza automobili non si va avanti. Ogni giorno peggio, anziché meglio.

Dieci anni di mercato italiano. I numeri parlano chiaro e dicono che…

giugno 21, 2016  |  Senza categoria  |  16 Commenti  |  Lascia un commento

Mi è arrivata in questi giorni la bella pubblicazione dell’UNRAE, l’associazione che raccoglie i costruttori esteri presenti in Italia, con tutti i dati relativi al mercato italiano degli ultimi 10 anni. Una preziosa montagna di numeri che si offrono a tutte le analisi possibili e con una lettura che va dal nazionale al locale, provincia per provincia.
Vi risparmio tutto lo scibile, ma l’occasione è ghiotta per vedere i trend relativamente alle tipologie di auto più diffuse sulle nostre strade. Ovviamente si parte dai dati del 2006 e si finisce con quelli del 2015, che significa anche che ci si muove dagli anni delle vendite record (2 milioni e mezzo nel 2007) per arrivare a quelli più critici (1 milione e 300 mila nel 2013) prima delle grossa ripresa di quest’anno già partita, con meno fragore, un anno fa.
BERLINE. Il dato confonde un po’ perché sono considerate tali sia le vetture tre volumi più grosse che quelle due volumi più piccole e diffuse, così che ha dettare i numeri sono state ininterrottamente Fiat Panda, Fiat Punto e Lancia Ypsilon con qualche saltuario inserimento al terzo posto della sola Ford Fiesta. Le vetture più grosse hanno pesato in sintesi molto poco e anche gli inserimenti di vetture di pur grande successo come Golf oppure Giulietta non hanno spostato molto. Morale: è giusto parlare di un andamento molto chiaro visto che il loro peso – in numeri – in 10 anni si è quasi dimezzato (esattamente dimezzato nel 2014) anche se in termini percentuali si deve notare che sono scese solo dal 62% al 55%, che è comunque tanto. Insomma, la presenza delle utilitarie in questa categoria salva le cifre, a riprova che restiamo comunque un paese a trazione citycar…
STATION WAGON. A prima vista va peggio che per le berline, perché il crollo le vede ben sotto il 40% rispetto a un decennio fa, ma questo solo perché il mercato ridotto incide in termini assoluti, però se più correttamente si guarda alle percentuali si può notare che le famigliari sono calate di 4 punti, dall’11% del mercato al 7%.
MONOVOLUME. Erano in pieno boom un decennio fa, adesso arrancano tutte. Le piccole sono quelle che soffrono meno (erano il 6% sono adesso il 5%), le medie faticano tanto (scendono dall’8% al 4%) e le grandi spariscono (dall’1% al… 3 per mille!). Per capirci meglio, nel 2015 la regina è stata la Renault Espace con 1.110 vetture vendute mentre un’auto simbolo come la Ford Galaxy si è fermata a 141, poco più di 10 al mese, la metà delle Ferrari immatricolate…
COUPÈ E SPIDER. Se ne vendevano poche un decennio fa, se ne vendono poche adesso, con le spider curiosamente meno in crisi. Notiamo allora che le Coupé sono passate dal quasi 1% al nemmeno 4 per mille, mentre le spider sono cresciute dal’1,5 per mille al 3 per mille. Di fatto raddoppiate, almeno in percentuale, e comunque stabili nei numeri pur in un mercato che ha lasciato per strada un milione di pezzi. In quest’ottica la scelta di Fiat con la nuova 124 Spider sembrerebbe a suo modo preveggente, e comunque darà un importante impulso alla quota di mercato attuale.
SUV E CROSSOVER. Qui e soltanto qui sta il boom. Infatti se i fuoristrada sono cresciuti del 2% (dal 6% all’8%) i crossover hanno sbaragliato il campo. Nel 2006 praticamente non esistevano – si contavano appena 425 vetture immatricolate – e sono diventate lo scorso anno oltre 265 mila. Significa saltare dallo 0% al 16%. Alzi la mano chi lo avrebbe detto.

Mani sul volante e pugni in tasca

giugno 15, 2016  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento

Leggo sul sito di Quattroruote quanto segue: “Secondo l’Osservatorio dell’ASAPS, l’Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, nel 2015 si sono consumate sulla strada ben 182 aggressioni violente (+4,6%), che hanno provocato 7 decessi (+16,6%) e 258 lesioni (+24%) di cui 38 molto gravi (-28,3%). Le aggressioni sono avvenute in maggioranza nelle ore diurne: 161 episodi (88,5% dei casi). Di notte, le aggressioni sono state 21 (11,5%). Nel 2014, invece, gli episodi registrati erano stati 174, con 6 morti e 208 feriti, di cui 53 in gravi condizioni. Non solo: in 66 casi (36%) sono state usate armi proprie come coltelli, pistole, ecc. (per 31 volte) o improprie, per esempio cacciaviti, cric, mazze da baseball, ombrelli bastoni e la stessa vettura (35 volte).
L’aggressore è sempre uomo, non importa di che età. Nel 2015 i cittadini stranieri hanno rappresentato il 12,5% dei casi. I soggetti drogati o ubriachi sono il 4,4% dei casi, ma vi è la convinzione che possano essere stati molti di più: negli episodi di aggressioni agli agenti su strada, dove è più facile raccogliere il dato, l’alcol e la droga hanno costituito il 28,9% dei casi”.
Non ho sottomano numeri per fare confronti con il passato, ma di gente che dava di matto ne ricordo da sempre. Una volta si parlava di stress alla guida, di caldo in vettura perché l’aria condizionata era privilegio di pochissimi, di voglia di menare le mani perché non c’erano più le guerre dove sfogarsi (vox populi…). Oggi le cause saranno altre, di sicuro l’automobile quando non è un piacere si rivela una tortura, e la mia impressione è che la pazienza sia sempre meno.
Per strada l’insofferenza latente si pesa benissimo. Basta mettersi a un incrocio di una città ad alta intensità di traffico per cogliere il nervosismo generalizzato: semafori, strettoie, limiti, soste a caro prezzo e divieti diffusi generano insofferenze continue. Così ogni pretesto è buono per un moccolo di troppo o un gesto inappropriato. Litigano i prepotenti per antonomasia ma non sono da meno persone che in altri momenti configureremmo come pacifiche figure. Leggo in alto che l’aggressore è sempre un uomo, non importa di che età. Se lo dicono le statistiche mi adeguo, ma oggi la maleducazione delle donne è in crescita esponenziale. Guidano spesso male (anche se quasi sempre nel rispetto del codice, uso smodato del telefonino a parte) e reagiscono peggio. Però è evidente che, almeno loro, non vengono alle mani. Ed è già qualcosa.

Auto nuove e vecchie domande

giugno 6, 2016  |  Senza categoria  |  29 Commenti  |  Lascia un commento

Incrocio un amico che non vedo da un po’. È incuriosito dalla Jaguar F-Pace che ho tra le mani e la prima cosa che mi chiede denota la sua età, troppo vicina alla mia. “Quanto fa?”.
Mi sento preso in contropiede. Non lo so, ma non è questo che mi sorprende. È che sono anni che non mi accadeva che uno volesse sapere la velocità di punta di una vettura. Non ci avevo mai badato e improvvisamente mi sono accorto di quanto sia passato il tempo, quanto sono evoluti i modi di valutare un’automobile.
Quando ero giovane questa curiosità era la prima sulla bocca di tutti. Ricordo che quando si provavano i rally e ci si fermava in un bar per bere qualcosa (di solito Coca Cola per restare svegli) subito la folla di curiosi si ammucchiava attorno all’auto e non s’interessava d’altro. “Quanto acchiappa? Quanto acchiappa?” chiedevano quelli del sud, “Quanto va?” quelli del nord.
La velocità di punta era il metro di paragone, e in molti casi anche una delle prime ragioni d’acquisto. Poi sono arrivati i bolidi tedeschi più potenti, con la velocità massima limitata di solito ai 250 orari, e si leggeva chiaramente la delusione sulle facce dei più curiosi. Infine la domanda per eccellenza è uscita dal gergo abituale.
Potenza, accelerazione, il numero delle marce, il consumo, la capacità del bagagliaio, le dimensioni, il prezzo sono diventate le curiosità più comuni. Avendo l’opportunità di guidare sempre i modelli più nuovi, ecco che il vecchio “Quanto va?” è stato sostituito dal “Come va?”. Sembra uguale ma la differenza è sostanziale. E, volendo, spiega tante cose. La prima cosa è che oggi ci si affeziona di una vettura che va bene ma non la si sogna neanche ad occhi chiusi, mentre un tempo ci s’innamorava di una vettura che andava forte e la si sognava ad occhi aperti.
Non è questione se sia meglio o peggio, è semplicemente differente. Come sono differenti le epoche, le aspettative e i sogni. Il ragazzo di un tempo scalpitava per arrivare in età da patente, adesso freme per uno smartphone di ultima generazione. In fondo si portano, o portavano, dietro le stesse aspettative. Con l’auto si poteva entrare in contatto con gli amici, flirtare in santa pace con chi ci pareva, andare al cinema o in un caffè ad ascoltare musica sparata al massimo da un luccicante juke-box. Oggi si fanno le stesse cose con quella scatoletta tra le mani e per di più senza bisogno di patente, di una costosa assicurazione, senza prendere multe perché si beve, perché si posteggia male, perché si corre troppo.
“Quanto fa la Jaguar F-Pace?” mi spiace per il mio vecchio amico, ma non lo so. Davvero erano anni che non me lo chiedeva più nessuno.