Archive for luglio, 2016

A chi fa paura la nuova Giulia?

luglio 28, 2016  |  Senza categoria  |  127 Commenti  |  Lascia un commento

Il ciclone Alfa Romeo Giulia sta per abbattersi sul mercato auto italiano e i concorrenti sono tutti ipertesi e con le orecchie ben dritte. Se per gli addetti ai lavori c’è solo curiosità per vedere l’effetto che fa, per la concorrenza (soprattutto quella tedesca che domina la scena) la preoccupazione è palpabile.
Chi frequenta questo mondo da una vita non ha bisogno di risposte chiare, gli bastano le espressioni e le domande che si sente arrivare da chi siede nei posti di comando. La nuova Giulia è soltanto in versione berlina, quindi non dovrebbe essere in grado di squassare un segmento che è tutt’ora dominato dalle versioni SW, ma di certo può ribaltare molti giochi tra le tre volumi che vanno per la maggiore. E non solo: perché molti temono il ripetersi di quanto avvenne un ventennio fa con la 156, inizialmente soltanto a tre volumi (la versione SW arrivò tre anni dopo), e capace di arrivare a vendere 90 mila vetture nei suoi primi 4 mesi in Europa.
Ora, in tutta onestà, non è credibile un successo immediato della stessa portata, però i primi ordini inquietano chi pur ha in listino modelli di grande successo oppure di assoluto appeal come le varie Audi 4, Bmw Serie 3, Vw Passat, Mercedes classe C o anche Jaguar XE. Prevedere per tutti questi modelli un ridimensionamento nel secondo semestre è plausibile, seppure per Audi, Bmw e Vw l’incidenza delle versioni famigliari sia esagerata, dell’ordine di 7140 auto a coda lunga su 7950 nel caso di Audi, di 5091 su 6303 per Bmw e di addirittura 5500 su 6154 per Vw (dati riferiti al primo semestre 2016).
Il pubblico, peraltro, mostra molto interesse per la nuova arrivata di casa Alfa: c’è una gran voglia di riscossa legata un marchio glorioso che è dentro tanti di noi anche se poi tutto questo amore non si è mai trasformato in vendite record, quello che sintetizzò amaramente un alto dirigente del Biscione molti anni fa: “Gli italiani si comportano con le auto come con le donne: sognano le bionde poi sposano puntualmente le more”. Si riferiva ovviamente al grande attaccamento verso tutto quello che è Alfa Romeo, tranne che nel momento dell’acquisto dove la passione lasciava sempre il posto alla ragione, con le vetture tedesche a trarne vantaggio.
Vedremo. I prossimi mesi diranno se tutto l’entusiasmo che si percepisce dall’uomo della strada si trasformerà i contratti in concessionaria. In Alfa lo sperano, la concorrenza lo teme. E secondo voi?

Pedoni e telefonino. Un libro ci apre gli occhi

luglio 21, 2016  |  Senza categoria  |  23 Commenti  |  Lascia un commento

Uno dice: sono ragazzi. Purtroppo è vero, sono giovani e spesso sono anche pedoni distratti. Secondo le statistiche più recenti l’86% degli adulti nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni ammette di usare il telefono mentre attraversa la strada. Un pericolo e pure una costante. Mi ripasso alcuni estratti d’agenzia degli ultimi tre mesi.

“Attraversava i binari con la musica in cuffia e non si è accorta del Frecciarossa che arrivava. E’ morta così, a Milano, Lisa Digrisolo, 19 anni, studentessa e aspirante modella travolta e uccisa dal Torino-Napoli 9513”.

“Antonina Chapkina, ballerina alla Scala di 26enne russa, mentre parlava al telefonino è stata travolta dal tram che transitava in piazza Duca D’Aosta, il piazzale antistante la Stazione Centrale di Milano, ed è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale Niguarda, nel capoluogo lombardo”.

“A Fuscaldo, nel Cosentino, Maria Francesca Inverso, 15 anni, insieme ad altre amiche, stava cambiando marciapiede in stazione senza usare il sottopasso. Ha rallentato per parlare al cellulare. Lo spostamento d’aria di un intercity in transito l’ha risucchiata e lei ha perso la vita”.

Queste non sono notizie qualunque, ma fanno parte di un bollettino di guerra, perché non sono gli unici casi, ma una selezione veloce di tragedie sicuramente evitabili. Il collega di Repubblica, Vincenzo Borgomeo, nel suo ultimo libro “La forza delle idee” tutto incentrato sulla sicurezza sulle strade, dedica al riguardo un intero capitolo ricco di numeri che mettono angoscia, partendo da un dato per nulla rassicurante: dopo anni in cui il circolo virtuoso della diminuzione degli incidenti ha tenuto banco, adesso si è interrotto e occorre intervenire.
Borgomeo nella sua disamina attraversa a tutto tondo la scena quotidiana, e ne ha giustamente per tutti, gli automobilisti, i motociclisti, i ciclisti e i pedoni ma anche le norme del Codice della Strada e le spesso infelici installazioni segnaletiche, gli amministratori locali colpevoli e le pericolosissime gite scolastiche, gli autotrasportatori e le apnee notturne. Non è un manuale allegro, ma è un utile strumento di riflessione che si può scaricare gratuitamente dal sito www.laforzadelleidee.com . Dopo che lo si è scorso, o meglio ancora letto attentamente, i casi sono due: si cambia modo di mettersi per strada oppure si continua come prima, facendosi del male e facendo del male al prossimo.

Ohibò, Fiat alza i prezzi. Per me le ragioni possono essere queste…

luglio 15, 2016  |  Senza categoria  |  34 Commenti  |  Lascia un commento

Sfoglio i quotidiani e mi balza all’occhio un pagina di FCA che annuncia l’aumento dei prezzi. Che succede? Ammetto di non essere preparato a questo tipo di avviso perché di solito accade il contrario.

Provo allora a darmi delle spiegazioni perché nessuno è così autolesionista da propagandare un messaggio che, almeno in apparenza, è un vero anti-messaggio. E lo faccio partendo dal presupposto che a Torino (sono avanti con gli anni, per me l’ombelico resta sempre lì, tra Mirafiori e il Lingotto) non siano impazziti, non possono essere impazziti.

Ipotesi numero uno. Arriva l’estate, per FCA l’anno in corso è decisamente positivo sia in Italia che in Europa, e allora si punta all’ultimo colpo di reni: invogliare i potenziali clienti a correre in concessionaria prima di fuggire per le vacanze. Una sorta d’invito del tipo: affrettatevi e firmate il contratto finché siete in tempo, e i soldi risparmiati ve li potrete godere in villeggiatura. Se passa il messaggio, sono contenti i concessionari e si chiude un altro mese sul filo del record.

Ipotesi numero due. Gli strateghi del Gruppo hanno valutato che dopo tanti mesi di crescita, con un mercato che promette di chiudere a fine anno oltre il milione e ottocento mila vetture vendute, il boom rallenterà un po’. Sarebbe fisiologico, peraltro si sarebbe al livello giusto di vendite, secondo tutti gli analisti, in assenza di incentivi che drogano le cifre: mezzo milione in più del punto più basso raggiunto due anni fa, e mezzo milione, o seicentomila, sotto il record di sempre, appunto drogatissimo. E senza la corsa a crescere ancora, tanto vale fare margini anziché inseguire i numeri. In sintesi: stop ad operazioni di grande successo e bassi guadagni come la super rottamazione.

Ipotesi numero tre. Adesso che il mercato è tornato al livello adeguato, FCA avvisa anche i concorrenti che forse è venuto il momento di smettere di svenarsi in una estenuante guerra degli sconti. In questi casi si sa che chi è leader sulla piazza, che piaccia o no, detta sempre le regole del gioco. Se Fiat, che detiene da sola oltre il 20 per cento, dice che normalizza le suo offerte, per tutti gli altri è un invito a sotterrare l’ascia di guerra che può far solo piacere. Per tutto il sistema anche soli 50 euro incamerati in più a vettura possono significare bilanci che virano dal rosso al nero. Più che un’aspirina è un vero e proprio antibiotico…

Ipotesi numero quattro. Ci potrebbe essere anche un combinato di tutte e tre le ipotesi già fatte, e in questo caso sarebbe davvero diabolico. Voi per quale di queste opzioni propendete?

Le cinture posteriori non sono un gadget a bordo dell’auto

luglio 12, 2016  |  Senza categoria  |  24 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi ha generato tanto scalpore la notizia che l’assicurazione ha decurtato i già ridottissimi rimborsi alle famiglie delle ragazze dell’Erasmus uccise nel tragico incidente sul bus in Spagna perché non indossavano le cinture di sicurezza. Addirittura il nostro Presidente del Consiglio ha gridato che questa “è una follia”.
Mi auguro che il nostro numero uno si riferisse al fatto che ridurre il risarcimento ai parenti delle vittime sia un’ingiustizia bella e buona perché già la cifra totale era di per sé offensiva, oppure perché a bordo del bus le cinture nemmeno c’erano. Se invece voleva dire che non è giusto che un’assicurazione si rivalga se dei passeggeri non rispettano il codice della strada, qui allora si è fatto prendere un po’ la mano.
Il tema, infatti, è più scottante che mai. E il bus, con l’inammissibile tragedia cui si collega, qui è soltanto preso a pretesto per venire a un argomento cui ancora troppi non danno importanza: l’uso delle cinture sui sedili posteriori è obbligatorio e in troppi non ci badano, salvo poi accorgersene quando scopriranno che in caso d’incidente l’assicurazione non pagherà.
Ne discutevo animatamente ai tempi in cui intervenivo alla Consulta di Autostrade per l’Italia. Quando si parlava di mettere sui grandi cartelloni l’avviso che le cinture posteriori sono obbligatorie, io insistevo che era più istruttivo, leggi più efficace, scrivere che in caso d’incidente non ci sarebbe stato alcun risarcimento. Purtroppo l’italiano è più sensibile alla minaccia del quattrino che al dovere civico, e se il primo obiettivo deve essere quello di ridurre al massimo le conseguenze di un incidente, niente arriva diretto al cervello quanto il portafoglio.
Il dramma è che in tanti pensano che non stare allacciati sia molto meno pericoloso farlo seduti dietro che davanti. Lo pensano i meno attenti, ma anche molti lettori di Quattroruote che si professano bravi automobilisti. Ecco, allora, che un’analisi di Autostrade per l’Italia, ha rilevato che nei casi di incidente tra autoveicoli, oltre il 20% delle morti è causato da passeggeri che vengono sbalzati fuori dall’abitacolo ed in molti casi si tratta proprio di quelli dei sedili posteriori che non avevano le cinture allacciate. Inoltre, in caso di urto a 80 km/h, una persona che pesa 65 kg, non assicurata al sedile, viene proiettata in avanti con una forza di oltre tre tonnellate con quali conseguenze per gli occupanti dei sedili davanti è facile immaginare.
Eppure, anche tanti dei ligi guidatori che non fanno mai un metro (bravi!) senza allacciare regolarmente la cintura si disinteressano dei loro passeggeri. Male, malissimo. Sappiano almeno che se poi ci saranno costose conseguenze l’assicurazione non rimborserà nulla. E non sarà “una follia”.

Auto ibride e trappole meschine

luglio 5, 2016  |  Senza categoria  |  22 Commenti  |  Lascia un commento

Le auto ibride sono importanti e per molti anni saranno il miglior compromesso tra autonomia e rispetto dell’ambiente. È una strada senza ritorno e sarebbe ora che la politica, segnatamente chi ci amministra, lo capisse e desse l’esempio. Ora, qualcuno lo fa, altri lo fanno a metà, altri ancora non lo fanno per nulla mentre c’è chi fa il furbetto, e questo è un modo di agire davvero da ladri di polli.
Facciamo chiarezza. In molte città le auto ibride non pagano l’accesso alle Zone a Traffico Limitato, le non sempre troppo amate ZTL. E’ il caso di Milano, Bologna, Bergamo, Torino e Salerno. A Roma invece si paga la metà ed è una scelta poco comprensibile perché o una soluzione è utile e quindi va bene non sborsare nulla, oppure è giudicata inutile e allora non si capisce perché si debba pagare mezza tariffa.
Ma ci sono anche le trappole, o sgambetti, e questo non va bene per niente. E’ successo a un mio buon conoscente che abita a Milano ed ha comperato una vettura ibrida anche per i vantaggi collegati, tipo l’esenzione dal bollo per i primi 3 anni e poi non dover pagare l’ingresso nell’area C, che altro non è che la ZTL del capoluogo lombardo.
Forte di questo, e di aver letto su internet che in altre città, tra cui Bologna, le vetture come la sua non pagano per entrare nella ZTL è venuto a trovarmi, e siccome io abito in centro è venuto sin sotto casa forte della sua vettura verde.
Mal gliene incolse, però. Perché dopo pochi giorni gli arrivato un bel verbale con una contravvenzione di 95,35 euro. Ohibò, ha pensato: questi allocchi di vigili petroniani non si sono accorti di che vettura guidavo. Ed ha prontamente contestato il verbale, non sapendo che a Bologna l’ingresso è sì gratuito, a patto di denunciare prima il possesso della vettura segnalando la relativa targa. Ovviamente tutti i bolognesi, scottati la prima volta, poi lo sanno, ma chi viene da fuori non può esserne a conoscenza. Così, in perfetta buona fede, si fida, mai sospettando che un comune da sempre baluardo della sinistra (e quindi si dovrebbe dedurre dell’ambiente) ci marcia sopra pur di raccattare moneta alle spalle di chi tutto si può immaginare, meno che di essere spennato pur essendo in regola. E il peggio viene quando si valuta il peso dell’ammenda, praticamente un centone che sono tanti euro in assoluto, ma tantissimi se si è trasgressori per modo di dire. Cioè se si guida proprio quello che la municipalità dovrebbe auspicare: un’auto pulita.
Vabbè, il mio buon conoscente è sopravvissuto senza grossi traumi perché il suo portafoglio regge ancora, ma mi metto nei panni di uno che a fatica si è comperato la sua auto, con ancor più fatica ha aggiunto qualche migliaia di eurini per prenderla ecologica fidandosi anche delle facilitazioni che gli sono state promesse dal venditore al momento dell’acquisto, e poi si trova borseggiato e beffato.
Io, da bolognese, mi sono vergognato, ma mi sono sentito anche indignato pensando allo squallore del cassiere comunale che si sarà fregato le mani pensando all’ennesimo pollo che ci è cascato, così la volta prossima impara a comperare una vettura ibrida.