Archive for ottobre, 2016

Quelle ibride che fanno già paura alle amministrazioni comunali

ottobre 24, 2016  |  Senza categoria  |  35 Commenti  |  Lascia un commento

Bologna si rivela una città intelligente, molto aiutata dal fatto di essere una città mediamente piuttosto ricca, e chi si è trovato impreparato a subirne le conseguenze è il governo del Comune.
I fatti. Nel 2011 l’ex assessore alla mobilità, il tanto discusso Andrea Colombo poi ripudiato dal suo grande sponsor, il sindaco rieletto Virginio Merola, aveva stabilito che il numero di 78.137 vetture titolate ad entrare entro le mura della città erano troppe. Così, per liberare il centro dalle auto e renderlo il più possibile a misura di pedoni, biciclette e mezzi pubblici si era inventato una drastica revisione dei pass per entrare nella Zona a Traffico Limitato e il divieto per quasi tutte le auto diesel e benzina tradizionali. Una mossa che aveva avuto un risultato in apparenza salvifico, con un vuoto improvviso che aveva fatto gonfiare il petto al suo ideatore. Entreranno – aveva sentenziato con grande orgoglio – soltanto quelle vetture ad alimentazione ibrida oppure elettrica.
Orbene, se le 78.137 vetture del 2011 erano troppe, ad oggi quelle ammesse sono risalite a 76.644, appena 1500 in meno. Ma manca ancora un po’ a finire l’anno, poi ci saranno quelli a venire a ingrossare vistosamente questo numero. Perché?
Perché nel giro di appena 5 anni i bolognesi si sono arrangiati, e sono ricorsi in massa a vetture soprattutto ibride per riprendere a circolare dove non potevano più farlo, potendo anche approfittare alle zone di parcheggio a pagamento che per le auto non inquinanti (o meno inquinanti, come è più giusto dire) sono invece gratuite.
Morale, oggi l’aria è sicuramente migliore, ma l’affollamento non si è ridotto e promette di crescere nel giro di pochi mesi.
A quel punto che succederà? Quello che già in tanti temono: che dopo aver sborsato fior di quattrini per comperare un mezzo considerato legale e soprattutto benemerito, arrivi un ripensamento con nuovi divieti. Chi è meno giovane ricorderà quello che era successo con le auto senza marmitta catalitica, quelle senza il bollino blu, le diesel Euro 1, Euro 2, Euro 3 e così via.
Fatta la legge e trovato (a suo modo) l’inganno, chi si è svenato per mettersi in regola si è visto puntualmente becco e bastonato. A ogni aggiornamento un nuovo aggiornamento sperando sempre che l’ultimo ordinamento sia quello credibile.
Che faranno adesso i vari Municipi? Vieteranno l’accesso anche ai veicoli ibridi ed elettrici? Si spera di no, ma forse sì. Non a caso in questi giorni è arrivato l’annuncio che a Milano le vetture a gas, metano o Gpl che siano, dal prossimo febbraio se vorranno entrare nell’Area C dovranno pagare allo stesso modo delle vetture diesel e benzina ammesse.
Il fine giustifica il mezzo, questo lo si sa da sempre, ma va capito chi sente turlupinato dai suoi amministratori locali che continuamente spostano in alto l’asticella e ben poco si preoccupano di rimangiarsi la parola. E’ il caso di chi si è comperato un’auto a metano un mese fa e lo sarà anche chi ha investito ben di più in un’auto ibrida o persino elettrica non appena anche queste verranno dissuase dall’entrare là dove la politica ecologista degli addetti alla mobilità gli aveva fatto credere di poterlo fare seppur al costo di un sacrificio non da poco. Sarebbe follia pura, però però.

Cosa c’è dietro il probabile addio di Audi alle gare Endurance

ottobre 17, 2016  |  Senza categoria  |  14 Commenti  |  Lascia un commento

Da sempre, chi è appassionato di corse dovrebbe anche cercare di capire che cosa gira dietro i grossi investimenti dei costruttori che vi partecipano. Niente è mai casuale, e niente lo è anche quando i costruttori decidono di lasciare, e poco importa se negli anni in cui sono stati presenti hanno vinto molto oppure poco.
In questi giorni , per esempio, si accavallano le voce di un addio di Audi al Campionato del Mondo Endurance con la fine della prossima stagione. Una scelta che sarebbe a suo modo una bomba, dopo tantissime stagioni piene di successi, ma che autorizza diverse ipotesi. Vediamole.
L’arrivo della Porsche. Un Gruppo automobilistico, per quanto grande, difficilmente si può permettere per lungo tempo una costosissima competizione interna considerando un budget realistico dell’ordine, nel caso dell’Endurance, di 200 milioni di euro per marchio. Si potrà obiettare, allora, sul senso di mettere in pista le vetture di Stoccarda quando già c’erano quelle di Ingolstadt che dominavano la scena il largo e in lungo. Ma qui pare che sia stato il grande capo di tutto, Ferdinand Piech – capace di uscire di scena giusto in tempo per non essere nemmeno sfiorato dallo scandalo dei diesel fuori norma di un anno fa – a volere un ritorno delle Porsche che lui aveva guidato alla gloria negli anni del loro dominio territoriale. I bene informati giurano che tutto successe dopo la vittoria numero 13 dell’Audi, nel 2013, quando tutto lasciava immaginare che il record dei 16 successi di Porsche sarebbe stato superato nel breve periodo. Piech, cui l’Audi deve sempre tutto grazie a quella Quattro che fu tutta una sua invenzione, non poteva sopportare che la sua marca per eccellenza, la Porsche appunto, venisse superata.
I nuovi regolamenti. Altro motivo che potrebbe essere determinante è il cambio regolamentare che sarà introdotto nel 2018 e che imporrà alle vetture un aumento di energia sul giro fino a 10 megajoule dagli 8 attuali (per chi ne sa poco un joule è circa l’energia che serve per sollevare di un metro da terra una mela, ergo 10 megajoule è quella che servirebbe per sollevare 10 milioni di mele ogni giro…, perdonate l’esempio molto terra terra), una scelta che impone un lavoro di ricerca costosissimo per aggiungere sulle attuali R18 e-tron quattro un secondo sistema elettrico di recupero dell’energia.
Il dieselgate. Ma quello che sarebbe il vero motivo dell’addio, sono le conseguenze del clamoroso dieselgate che ha investito tutto il Gruppo Vw. Gli alti vertici della Holding tedesca giudicherebbero poco consigliabile far correre vetture al più alto livello con un motore a gasolio. Il recente annuncio di Vw di presentare da qui al 2025 più di 30 auto elettriche indica la nuova strada che è stata scelta per cercare di far dimenticare in fretta la pagina infelice legata ai motori fuori regola che hanno appannato in maniera travolgente l’immagine del Gruppo. Per questo adesso l’Audi si concentrerà sul programma ABT Schaeffler nella Formula E, e a noi appassionati non resterà che ricordare le grandi cavalcate della casa dei quattro anelli collegandoli agli anni più splendenti dei motori a gasolio, quando il mercato pareva non poter mai offrire niente di più vantaggioso per il guidatore di tutti i giorni.
Le pagine di storia si girano anche con le presenze nelle competizioni. Mai dimenticarlo.

E adesso la Brexit già presenta il conto

ottobre 5, 2016  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

A sentire il sentimento comune, e a leggere anche molti commenti in qua e là, parrebbe proprio che la Brexit, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, non stia modificando niente. In realtà gli effetti si vedranno più avanti, mentre nel mondo automotive c’è già tanta fibrillazione.
Al Salone di Parigi ha aperto le danze della insoddisfazione Carlos Ghosn minacciando che i futuri investimenti nella fabbrica di Sunderland dipenderanno dagli accordi che il Regno Unito saprà stringere con l’Unione Europea, in particolare quelli sul libero scambio dei beni.
Poi è arrivata Toyota che ha già stimato che la Brexit aumenterà del 10% la tassazione sulle auto prodotte a livello locale. Subito dopo è stata Jaguar – Land Rover ha lamentarsi: “per gestire la Brexit al meglio, il Gruppo inglese sarà costretto a riconsiderare tutto il suo operato, investimenti compresi”. Jaguar Land Rover – che costruisce circa un terzo delle auto prodotte nel Regno Unito – rischia del resto di subire un doppio danno dall’uscita del Paese dall’Unione Europea: sul fronte dell’esportazione in tema di auto e su quello dell’importazione per quanto riguarda la tecnologia e i componenti. Lo scorso giugno, a questo proposito, due fonti interne del Gruppo inglese hanno rivelato alla Reuters che i profitti annuali della JLR potrebbero subire un taglio di 1 miliardo di sterline (1,15 miliardi di euro) entro il 2020 in caso d’imposizione di una tariffa doganale del 10% – quella che in teoria ha più probabilità di essere applicata – da parte dell’Unione Europea.
Nel suo piccolo, peraltro, anche la cinese Saic ha deciso di cessare la produzione di MG nel suo stabilimento di Longbridge, dove veniva ultimato l’assemblaggio dei modelli MG3 e MG GS in vendita nel mercato locale: d’ora in poi arriveranno già pronti dalla Cina. Mentre la Opel trema per la sua Vauxhall, costretta a ritoccare i suoi listini del 2,5%, a partire dal 1° ottobre. Scelta dovuta al fatto che, in appena tre mesi, il già citato indebolimento della sterlina è costato alla General Motors Europa circa 301 milioni di euro.
Infine è arrivato il monito ancor più deciso di Nissan, a una settimana dalla prima minaccia di Ghosn, che potrebbe decidere di terminare la produzione della sua Juke nel Regno Unito. A Sunderland costruiscono queste vetture l’80% delle quali è venduto fuori dai confini britannici. Se non ci saranno sconti fiscali adeguati i giapponesi potrebbero scegliere altri impianti dove produrre questo modello.
Sono quindi passati appena tre mesi dal referendum e c’è già tanta fibrillazione, alla faccia di chi sostiene che in fondo non è successo nulla. Ma mai sottovalutare le reazioni del mondo auto, perché la grande industria muove sempre da qui.