Archive for marzo, 2017

Dopo Lancia anche Chrysler: amputare per vivere più sani

marzo 30, 2017  |  Senza categoria  |  75 Commenti  |  Lascia un commento

Le ultime Lancia arrivate sul mercato erano delle Chrysler rimarchiate perché nell’accordo con il presidente degli Stati Uniti Obama c’era scritto che se si fossero vendute oltre oceano un tot di vetture Chrysler (quindi a sostegno dell’industria locale) il prezzo da pagare da parte di Fiat avrebbe avuto un 5% di sconto. Un vero affare, e questo ha spiegato la mossa che il popolo dei lancisti ha capito ben poco, ma che ci stava nell’ottica di una acquisizione che avrebbe potuto rimediare i destini (e così peraltro è successo) di due grandi aziende, una in Italia e una negli States.
Curiosamente però proprio i due marchi che si sono combinati vivono oggi con prospettive molto cupe. Di Lancia si è già detto e scritto molto: al di là dei numeri sempre sorprendenti sul mercato italiano dove un solo modello raggiunge quote di mercato da grande marchio generalista estero – in febbraio 7 mila auto per Lancia contro 6 mila Nissan e 5 mila Hyundai, tanto per dare dei numeri indicativi – è chiaro che il futuro è fosco per non dire senza speranza. Ma anche Chrysler non è che stia proprio bene.
Il glorioso brand a stelle a strisce nel 2016 ha avuto un crollo vertiginoso che si sintetizza in un -25%, peggior performance tra i primi 75 marchi auto nel mondo. In linea peraltro con il piano comunicato a suo tempo da Marchionne. Il canadese aveva chiarito che tutti gli sforzi si sarebbero concentrati su Jeep e Ram con numeri marginali per Dodge e Chrysler, così come Fiat e Alfa Romeo sarebbero stati al centro delle attività sulla sponda europea.
Fa comunque impressione leggere che tanti analisti danno ormai per spacciata anche la Chrysler, secondo tanti avviata alla sparizione dal mercato nel giro di 5 anni.
Vale per l’industria la regola della medicina: per salvare la vita a un individuo a volte è necessario amputare qualche arto e impedire la cancrena. Il risanamento di FCA è cosa ormai alla luce del sole e l’uomo col maglione può andare fiero dell’impresa: aveva detto che entro il 2018 (anno previsto per il suo addio) FCA avrebbe raggiunto 9 miliardi di utile operativo, 5 miliardi di utile netto e 5 miliardi di cassa, e tutto si sta confermando – incredibilmente, soprattutto per i più scettici –assicurando contorni da leggenda al progetto iniziale.
Resta comunque un po’ di sgomento in chi, come il sottoscritto, è nato quando le vetture non avevano nemmeno i freni a disco e l’iniezione era intramuscolare o al massimo endovenosa. La Lancia ha più di 110 anni sulle spalle e la Chrysler più di 90: un tempo erano dei punti fissi nel firmamento automotive. Scoprirle adesso stelle cadenti, al di là di tutte le logiche industriali perfettamente comprensibili, mette tanta tristezza.

Se il futuro non vi sgomenta, guardate qui…

marzo 15, 2017  |  Senza categoria  |  41 Commenti  |  Lascia un commento

Il futuro non deve mai farci paura, perché la storia insegna che alla fine si va sempre avanti e mai indietro, però qualche brivido lungo la schiena può venire quando si tocca un po’ con mano come potrebbe essere il domani prossimo venturo.
A me è successo guardando questo video estremamente realistico legato alla grande novità presentata al Salone di Ginevra da Italdesign e Airbus: un qualche cosa che non è una vera automobile e nemmeno un velivolo a decollo verticale, o forse è anche tutti e due insieme. Quello che è stato presentato sotto il nome di Pop.Up è a tutti gli effetti il primo sistema di trasporto modulare e multi-modale, completamente elettrico e dunque a zero emissioni, pensato per ridurre il traffico nelle affollate megalopoli del futuro.
Guardate qui come funziona e a che cosa serve:

Adesso ditemi che cosa ne pensate. È una soluzione molto più dietro l’angolo di quanto si creda, ed è quanto mai ricca di fascino. Di conseguenza stimola mille considerazioni che immagino molto differenti in ciascuno di voi, e credo che si possa aprire un vivace dibattito a patto di non bollare subito la prospettiva come impossibile, inguardabile o inconcepibile.
Qui non è questione di essere pro o contro, tanto qualche cosa di molto differente a breve accadrà rivoluzionando le nostre vite come è successo quando apparirono le prime automobili, quando i primi telefonini hanno stravolto le nostre quotidiane abitudini e quando la rete, con le sue informazioni improvvisamente accessibili ovunque, ci ha messo il sapere a portata di mano.
Scavate dentro di voi e buttate giù le vostre reazioni: il confronto può rivelarsi estremamente eccitante e ricco di sfumature.

Purtroppo per una quindicina di giorni mi dovrò assentare dal blog perché dove mi troverò (un posto di piacere, nessun problema :-) ) sarò scollegato dalla rete tranne che per le emergenze. I commenti entreranno due o tre volte al giorno: portate pazienza. Sono sicuro che le discussioni fioccheranno interessanti come e più di sempre.

Giulia e Car of the Year: scherzetto o dispetto?

marzo 8, 2017  |  Senza categoria  |  172 Commenti  |  Lascia un commento

Al Salone dell’Auto di Ginevra, lo stand dell’Alfa Romeo aveva i contorni della festa di Halloween, con una tensione che si tagliava con il coltello. Clima cupo in salsa d’intrigo.
Come molto probabilmente già sapete, il previsto arrivo in volata per l’aggiudicazione del Car of the Year si è concluso con la vittoria per appena 23 punti (319 contro 296) della Peugeot 3008 contro la Giulia. In assoluto è un risultato che ci può stare, erano le due più serie candidate al titolo e siccome a vincere è una sola, complimenti a chi ce l’ha fatta.
Perché allora tanta aria da funerale? Per una ragione ben precisa.
Durante la votazione è successo infatti che due paesi confinanti, Spagna e Portogallo, con la sola eccezione del collega Alberto Mallo che è giurato da una vita e pure uno dei più rispettati in circolazione, hanno platealmente votato “contro” la marca italiana, un comportamento davvero inedito, almeno da un quarto di secolo in qua.
Di solito chi è in lotta per vincere non può sperare di prendere sempre il voto più alto, di primeggiare dappertutto, di essere l’auto che tutti indistintamente mettono al primo posto, però la storia insegna che se non sta in vetta può scendere di un gradino, di due, forse anche di tre, questo è l’intervallo medio. Raramente è accaduto che chi lottava per vincere finisse all’ultimo posto, o addirittura senza nemmeno un voto, come se non fosse in lista.
Magari a Torino, prima della votazione, potevano temere in qualche sgambetto dei francesi, di solito abbastanza nazionalisti, e forse a Parigi potevano aspettarsi lo stesso dagli italiani (anche se questo è successo in passato davvero di rado), ma non è andata così. In italia la Peugeot 3008 ha ottenuto tre primi posti (su 6) e tre secondi posti, in Francia la Giulia ha potuto contare su due primi posti (sempre su 6) e su quattro votazioni sul podio. Ci sta.
Ma in Portogallo, dove pure c’è un vecchio esperto di votazioni come Joaquim Oliveira, la Giulia ha ottenuto da lui l’ultimo posto con appena un punto, mentre Francisco Mota, anche lui non di primo pelo, ha dato due punti all’Alfa (ultima) contro i 10 alla Peugeot. Totale 18 a… 3. Roba mai vista tra due favorite che logica voleva lottare alla pari.
E in Spagna? Ancora peggio. Su sei votanti due addirittura non hanno considerato la Giulia e gli altri, escluso il già citato Mallo (che l’ha messa al primo posto) le hanno riservato le briciole. Risultato finale 50 contro 16. E se si sommano Spagna e Portogallo il totale fa 68 a 19. Ora 49 punti di scarto in una sfida che è finita con un distacco di appena 23 ha generato molto scompiglio tra tutti gli altri giurati e ha fatto discutere molto anche gli addetti ai lavori, compresi quelli delle altre Case.
Perché è successo un fatto così anomalo, assolutamente inusuale nella storia del Premio?
Vado con le ipotesi.
1) Portoghesi e spagnoli sono incompetenti? Conoscendoli quasi tutti, lo escludo.
2) La Giulia ha caratteristiche non piacciono da quelle parti? Proprio no, anzi. Guidabilità e stile sono tradizionalmente apprezzate. Tanto è vero che nella mia personalissima valutazione della vigilia mettevo proprio Spagna e Portogallo dalla parte dell’Alfa Romeo. Pensavo che loro, assieme a Gran Bretagna e Germania, fossero i posti dove la vettura italiana avrebbe raccolto più consensi. In effetti è andata così nel Regno Unito (31 contro 15) e in Germania (34 a 30).
3) Spagnoli e portoghesi hanno voluto mandare un messaggio forte e palesemente dispettoso agli uomini del Biscione? Scommetterei su questo, anche se non è un atteggiamento che condivido.
Che cosa può aver generato tanto risentimento? Mi hanno riferito, ma non ho potuto verificare, che fosse stato organizzato un test cumulativo (per un confronto alla pari) in Spagna dove l’Alfa non avrebbe mandato le sue vetture. Mi hanno detto anche che molti colleghi di là non hanno avuto le vetture in prova. Anche qui non so se sia vero, ma se fosse così sarebbe gravissimo: il voto non è una marchetta, e se si deve giudicare bisogna farlo valutando bene i mezzi in lizza. Sarebbe come fare la recensione di un libro senza averlo letto, ma basandosi soltanto su un comunicato stampa dell’editore (qualcuno lo fa? Male). Di sicuro il meccanismo ha avuto una falla, perché in tanti anni di esperienza diretta non mi era mai capitato di assistere a un fatto del genere.
In sintesi, credo che ci siano dei mea culpa sia in casa Alfa Romeo (omessa collaborazione?) che da parte di quei giurati che hanno voluto incidere tanto pesantemente sul risultato finale. La Giulia avrebbe potuto primeggiare per una manciata di punti, altrettanto avrebbe potuto fare la Peugeot. Ma una votazione lineare avrebbe messo d’accordo tutti, così è invece un finale oltre che troppo strano anche troppo zoppo per un premio che io considero ancora il più serio e il più importante in circolazione.

Invecchiare bene, la scommessa difficile di troppe auto

marzo 2, 2017  |  Senza categoria  |  109 Commenti  |  Lascia un commento

Succede a tutti di incontrare un vecchio amico di cui si erano perse un po’ le tracce perché si sa, il lavoro, la vita in città differenti, gli interessi che cambiano, e via con il libro delle scuse sebbene con gli amici non dovrebbe capitare mai.
A me è successo qualche giorno fa e se sul piano personale lo considero un momento importante (ma la mia sfera privata qui non deve entrare proprio) sul piano professionale è stato un momento che mi ha (ria)aperto gli occhi.
L’ho incrociato, infatti, al volante di un’auto conservata benissimo a dispetto dell’età. «Ha più di 12 anni – mi ha detto subito, cogliendo all’istante il mio stupore – ma ha appena 100 mila km nelle ruote.»
Ma io non ero stupito per il suo stato di salute, ottimo peraltro, ma per la sua linea pochissimo appassita rispetto a tante sue vetture di pari categoria e altrettanto vetuste. Si tratta di un’Audi A6, la prima disegnata da Walter de Silva, il primo modello a montare il “single frame”, la calandra unica che molti all’inizio, e in senso volutamente dispregiativo, avevano battezzato il “termosifone”.
Or dunque, mentre l’ammiravo mi dicevo che quella linea era invecchiata proprio bene, e ripensavo che dal 2004 in poi quelle Audi che fin lì erano state sempre ben fatte ma continuamente confuse e irriconoscibili avevano trovato l’impronta che ne avrebbe poi girato il destino.
Da allora, da quella A6, ogni volta che un’Audi si materializza nello specchietto retrovisore ti dice chi è, senza generare il minimo dubbio. Una svolta stilistica epocale che basta da sola a dire che chi ha tracciato quel segno ha marchiato, piaccia o non piaccia, la storia. Come la O di Giotto, la Z di Zorro, la croce per i cristiani, la stella di David per gli ebrei, l’alfa e l’omega per la vita o la morte.
Per mia natura non amo le graduatorie che pure vanno tanto di moda. Meglio Coppi o Bartali? Maradona o Pelè? il Maggiolino o la Mini Minor? Però inquadro con grande serenità il contesto in cui inserire il meglio, e se parlo di ciclismo so che nell’Olimpo della disciplina Bartali e Coppi ci stanno a buon diritto, così come Maradona o Pelè in quello del calcio, il Maggiolino o la Mini Minor in quello delle auto.
E se immagino il mio Olimpo dei car designer so che ci sta per forza Walter de Silva non fosse altro che per questa intuizione che ha impresso la svolta di una marca che faticava ad avere una personalità e che invece, da un certo giorno in avanti, è diventata l’oggetto di desiderio dei fortunati che se la sono comperata e di altrettanti che l’avrebbero acquistata se soltanto ne avessero avuto le possibilità. Non tutti, va da sé, e meno male se no sai che noia, ma tanti come mai prima.
Se ne avete voglia, fate allora la fatica di mettere una in fianco all’altra le sue dirette concorrenti dell’epoca e giudicatene serenamente la tenuta della linea nel tempo. Ve ne elenco un po’: Alfa Romeo 166, Saab 9-5, Volvo S80, Bmw Serie 5 (quella di Chris Bangle), Mercedes Classe E W211. Tutte auto molto interessanti e pure dirompenti al debutto, ma precocemente invecchiate. Mentre la A6 del mio amico mi è parsa sì datata, ma non quanto le altre. E ho pensato alla cara Alfa 156, più vecchia addirittura di sette anni, che ha ancora una purezza irraggiungibile. E ho fatto il più facile dei 2+2: disegnata dalla stessa mano. Vorrà pur dire qualcosa.