Archive for aprile, 2017

Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

Quelle auto preziosissime sottratte agli ebrei

aprile 26, 2017  |  Senza categoria  |  51 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi sul sito della Frankfurter Allgemeine è apparso un articolo molto interessante dove si denunciava come, vergognosamente, grandi musei e ricche collezioni private che conservano – e spesso ostentano – auto che sono dei veri gioielli dell’anteguerra, non permettano però di risalire agli originali proprietari.
Adducono le scuse più incredibili, e nessuno interviene per fare chiarezza, semplicemente perché si tratta di vetture che erano appartenute ad ebrei deportati nei campi di concentramento o costretti a scappare dal loro paese.
L’articolo ricorda che nel 1938 proprio agli ebrei fu ritirata la patente, così che furono costretti a lasciare ferme le loro vetture. Un parco sterminato di oldtimer preziosissime che i loro proprietari rivorrebbero indietro (come sta accadendo, anche qui con grande fatica, per le opere d’arte) senza per adesso riuscirci, sebbene sarebbe tutto sommato facilissimo perché i registri automobilistici sono sopravvissuti alla fine del III Reich.
La Frankfurter Allgemeine ha provato a fare ricerche in giro per la Germania dove si contano oltre 250 musei di auto e dove i club importanti sono tantissimi. Niente da fare, nessuno sa niente, nessuno pare possedere un libretto, nessuno è capace di una ricerca così banale come risalire dalle targhe d’epoca ai proprietari originali.
Ho provato a immaginare che cosa succederebbe se una cosa simile accadesse a casa nostra, poi mi sono detto che no, non potrebbe accadere. E mi sono scoperto, una volta di più, felice di essere italiano.

Vi mancano i fari a scomparsa di un tempo?

aprile 19, 2017  |  Senza categoria  |  39 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi ho ricevuto una accorata mail di un attento e appassionato architetto torinese dove, in una sintesi un po’ brutale, mi chiedeva quanto segue:
Gli anni 70, ma soprattutto gli 80′, sono stati per quanto mi riguarda i più fertili in tema di contenuti automobilistici e affini (inventiva, stile, produzione, ricerca, corse, piloti, vicende, nascita di miti, ecc.), ma tra questi ciò che mi ha sempre suscitato un forte interesse era la soluzione tecnica dei fari a scomparsa che popolavano numerosissime auto di quel periodo, e non solo sportive. Ricordo tra le tante la TR7, l’F40 e la prima Miata, come auto con un fascino altissimo, ma che diventava irresistibile soprattutto al calar della luce naturale, per via del fatto che necessitava l’apertura dei fari a scomparsa. Ora tutto ciò, a mia conoscenza, è svanito sulle nuove auto: immagino che le normative stringenti sugli urti dei pedoni, l’efficientamento aerodinamico e la presenza di corpi illuminanti (bi-xeno o Full Led) che ormai rappresentano loro stessi il design delle vetture, ha messo in “naftalina” l’utilizzo di questa soluzione tecnica che mi ha sempre fatto battere il cuore”.
In effetti, per le ragione sopra scritte, i fari a scomparsa sono spariti dal panorama automobilistico. Io ricordo che all’epoca il mondo dei designer si divideva in due partiti ben distinti: quelli che li amavano con una passione persino esagerata e quelli che li detestavano.
Voi da che parte state? Li rimpiangete? Li rivorreste magari con soluzioni tecnologiche adeguate ai tempi, o preferite gli occhioni allungati che vanno per la maggiore adesso, oppure ancora adorate quelli quasi invisibili e inseriti nelle pieghe della carrozzeria ma capaci di sparare la luce a un chilometro di distanza?

Scommettere sul fut…Urus

aprile 12, 2017  |  Senza categoria  |  48 Commenti  |  Lascia un commento

Ero in Lamborghini per l’inaugurazione della bella esposizione con tutte le monoposto guidate in carriera da Ayrton Senna, dalle Formula Ford degli inizi fino alla Williams della tragica stagione 1994. Protagonista, tra queste, la bianca McLaren al volante della quale Senna nel ’93 provò il motore Lambo di F1 che avrebbe poi dovuto guidare l’anno successivo, anche se, sul più bello, poi non se ne fece nulla per il clamoroso dietrofront di Ron Dennis che preferì i tanti soldi della Peugeot.
Così, passeggiando tra le meraviglie del museo della Casa di Sant’Agata, mi sono gustato la SUV Urus che arriverà in versione di serie alla fine di quest’anno. Una vettura su cui il costruttore ha scommesso forte, con assunzioni in massa di dipendenti e un nuovo stabilimento dedicato. Da quelle parti nessuno si nasconde che il modello a guida alta potrebbe rivoluzionare la storia della marca, con numeri di vendita altrimenti inimmaginabili.
Sarà davvero così? Il pubblico dei fans delle granturismo estreme accetterà la versione extralarge? Tutto farebbe credere di sì, ma saranno gli occhi attenti dei marchi concorrenti che valuteranno i risultati con grande attenzione perché se il giocattolo funziona poi ci si dovrà giocoforza adeguare.
Chi ha buona memoria ricorda lo scetticismo e il disgusto per l’arrivo della Cayenne che pareva un bestemmia in casa Porsche, poi si è visto invece com’è andata a finire. Anche la poco eccitante Bentayga pareva azzeccarci poco con la raffinata tradizione Bentley, però i numeri del primo anno parlano di un successo che viaggia sugli stessi numeri in Europa e negli Stati Uniti (100 pezzi al mese sia di qua che di là dall’Oceano con il Far East che viaggia ancor meglio): niente male per una vettura che costa dai 160 mila Euro in su.
Ma la vera cartina di tornasole potrebbe proprio essere la Lamborghini Urus: dovesse spopolare nel suo elitario segmento, dove peraltro già è attesa anche l’Aston Martin, non sarà facile per McLaren e soprattutto Ferrari fare spallucce, al di là dei niet sdegnosi continuamente ripetuti. Io sono curiosissimo; e se mi chiedessero di puntare le quattro lire che ho in tasca, scommetterei di sicuro.

Se a decidere gli acquisti è la generazione Z

aprile 6, 2017  |  Senza categoria  |  49 Commenti  |  Lascia un commento

Chi conta al momento dell’acquisto di un’auto nuova? I più vecchi di questo di mondo ricordano due stadi ben precisi che potremmo banalizzare con passato remoto e passato prossimo.
Nel passato remoto era quasi esclusivamente il capofamiglia a decidere. La scelta era una questione di passione oppure di conoscenze tecniche oppure ancora di portafoglio. L’uomo di casa faceva valere a sua discrezione una delle regioni sopra scritte e si recava in concessionaria a diceva: compro questa.
Nel passato prossimo la moglie oppure la compagna ha visto un peso sempre crescente, questo almeno a dare ascolto ai venditori delle concessionarie. L’aspetto passione è finito in secondo piano, quello delle conoscenze tecniche è diventato abbastanza marginale mentre le ragioni di budget famigliare oppure quelle funzionali al vivere quotidiano hanno preso il sopravvento.
E adesso? Ho posto la questione a diversi top manager del settore e la risposta che ho ricevuto mi ha aperto un orizzonte cui non ero preparato. Oggi quelli cui prestare più attenzione, perché stanno diventando decisivi nell’acquisto, sono i post millennial, la cosiddetta “generazione Z”. Si tratta dei giovani di età compresa tra i 16 e i 19 anni che in casa si fanno sentire e portano esigenze precise. Sono loro infatti quelli che stanno orientando gli stili di vita, dell’abbigliamento e persino alimentari.
Se il ragazzino è vegano ecco che alla lunga anche la mamma più tradizionalista comincia a convertirsi ad un cibo meno rosso, e così anche il papà più formale, sempre più preso in giro dai rampolli di casa, comincia ad allentare la cravatta e piano piano a farla sparire, almeno al di fuori dell’ufficio.
Allo stesso modo, e qui la cosa ci tocca più da vicino, ecco che sotto pressione dalla figliolanza che si vorrebbe il più possibile vicina, si comincia a domandare al venditore com’è l’infotainment di bordo, a chiedere quante prese USB ci sono oppure se c’è la possibilità di collegare il telefonino allo schermo dell’automobile. Succede che i nativi digitali hanno esigenze per loro irrinunciabili essendo cresciuti con i sistemi connessi. Pertanto la velocità di punta, la ripresa e l’handling sono concetti spariti dal loro vocabolario e ancor più dal loro immaginario: hanno interessi differenti e aspettative precise. Chiedono, insistono e addirittura pretendono, e i genitori vanno loro dietro. I grandi si limitano a restringere l’area del costo e dell’uso, poi però cedono sulla parte multimediale.
Di conseguenza, chi deve vendere fa sempre più pressione sui costruttori perché adeguino la loro offerta alla concorrenza più evoluta. Che ci piaccia oppure no, ormai non si può più restare indifferenti a queste nuove pretese dei clienti. È il presente, bellezza. Chi non si aggiorna non vende.