Archive for agosto, 2017

Incidenti stradali e senso del dovere. Quando il dolore di una famiglia diventa civiltà

agosto 30, 2017  |  Senza categoria  |  61 Commenti  |  Lascia un commento

Nei giorni scorsi una notizia letta sui giornali mi ha fatto molto pensare per un gesto estremamente civile che deve essere costato tremendamente a due genitori. Ecco la sintesi della storia.
Un ragazzo di 18 anni è stato fermato per aver investito e ucciso un ciclista: a denunciarlo sono stati i suoi genitori. Il giovane di Eraclea (Venezia) aveva ucciso con la sua auto un turista sloveno di 60 anni. Dopo lo scontro, non si era fermato ed era tornato a casa. Ai genitori aveva poi raccontato di aver avuto un piccolo incidente da solo. La versione del figlio però non aveva convinto la madre e il padre, che hanno così pensato di ripercorrere al contrario la strada percorsa dal figlio per tornare a casa. Hanno allora incontrato i carabinieri che stavano già svolgendo i rilievi sul luogo e la coppia ha riferito che il figlio che si era presentato a casa con l’auto danneggiata.
I carabinieri sono andati a casa, dove il giovane dormiva, e lo hanno portato in caserma per accertamenti. Pare poi che le analisi del sangue abbiano evidenziato un abuso di alcool e di droga.
Dunque ci sono due aspetti che mi hanno molto impressionato. Il primo è il gesto di estrema correttezza che ha caratterizzato il comportamento dei due genitori. In un mondo in cui tutti scappano, loro si sono comportati come è doveroso fare.
Il secondo è quanto deve essergli costato questo gesto, perché soltanto chi ha figli può capire il tormento che debbono avere provato. Da fuori è sempre facile trovare normale il comportamento del prossimo quando si comporta e bene e muovere rimproveri quando questo non succede. Ma sarebbe importante calarsi sempre nella parte e chiedersi: io sarei stato altrettanto bravo?
Oggi gli incidenti sulle nostre strade hanno un alto numeri di investitori che scappano perché non assicurati, perché sotto effetto di alcol o stupefacenti, perché in preda al panico o anche soltanto perché vigliacchi. Scoprirli non è mai facile, e l’omertà in questi casi non è quasi mai di uno soltanto.
Ecco, di fronte a episodi così sono ammirato e allo stesso tempo addolorato. M’immagino la tragedia di quel padre e di quella madre. Meriterebbero davvero una medaglia simbolica, anche perché di una vera, stante il dolore, non se ne farebbero proprio niente.

Dalla Toyota un passo in più verso la sicurezza in auto

Dalla Toyota un passo in più verso la sicurezza in auto

agosto 23, 2017  |  Senza categoria  |  18 Commenti  |  Lascia un commento

Non so voi, ma io mi sono trovato spesso ad imprecare contro i robusti montanti delle automobili di oggi perché riducono molto la visibilità in manovra o in movimento. Sono ovviamente indispensabili per la sicurezza passiva, però i coni d’ombra che generano possono rivelarsi pericolosi in molteplici situazioni.
Si può ovviare a questo? Da anni il tema interessa un po’ tutti i costruttori, ma trovare una soluzione che soddisfi tutte le esigenze si sta rivelando molto difficile. Più avanti di tutti fino a ieri era probabilmente il Gruppo Jaguar-Land Rover che aveva progettato delle telecamere posizionate all’esterno della vettura e capaci di coprire con i loro occhi tutti gli angoli proiettando quello che leggevano all’interno dell’abitacolo.
È recentissimo invece un brevetto presentato negli Stati Uniti dalla Toyota che risolverebbe il problema attraverso un complicato sistema di specchi (fonte Carscoop ripresa da Autoplus da cui l’immagine allegata sopra). Non è dato a sapere quando dal brevetto sarà possibile passare alla produzione di serie, però è molto importante constatare come i costruttori siano costantemente al lavoro sulla strada di salvare vite umane a prescindere dall’arrivo, imminente o meno, della guida autonoma che certi problemi li dovrebbe eliminare alla radice.
Sono passati 60 anni dalla benemerita ed apparentemente disperata guerra di Ralph Nader contro i produttori di automobili, accusati di non badare troppo alla sicurezza dei viaggiatori, ma non sono stati anni sprecati. Di decennio in decennio il guidatore e suoi passeggeri sono passati da essere accessori a bordo a componenti indispensabili da salvaguardare. E i passi in questa direzione si vedono vieppiù giorno dopo giorno. Questa dei montanti che oscurano la vista può essere allora l’ultima sfida delle tante già in via di soluzione.

Ogni giorno un’alleanza in più. Boia chi non molla

agosto 18, 2017  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

A chi da oltre quarant’anni si occupa di automobili viene da pensare che tutto resti sempre uguale, che i cambiamenti arrivino con una lentezza esasperante. Invece no, il mondo delle quattro ruote corre sempre, anche se invecchiando si vorrebbe che tutto facesse ancora più fretta perché si ha voglia di vedere come andrà a finire e la paura di non farcela mette un po’ di angoscia.
Della velocità degli accadimenti me ne sono reso conto, quasi per caso, nei giorni scorsi, quando un collega che si occupa di economia, mi ha chiesto a bruciapelo: “Ma che cosa sta succedendo in Giappone?”.
Sono rimasto un attimo perplesso, poi lui ha continuato: “Ma sì, con tutti quegli accorpamenti…”
È proprio vero che a volte si vedono le cose con molta più chiarezza quando le si guardano da fuori, così ho fatto mente locale e ho provato a guardare a quel Paese lontano dove comunque l’automobile è una delle leve più importanti.
Dunque, nel 2015, che è davvero poco tempo fa, c’erano questi costruttori a tenere il mercato: Toyota con la controllata Daihatsu, Nissan, Honda, Subaru, Mazda, Suzuki e Mitsubishi. Tralascio volutamente brand minori da noi sconosciuti e pure l’Isuzu per la sua vocazione ormai rivolta esclusivamente ai veicoli commerciali.
Ebbene, nel giro di appena due anni il quadro è completamente cambiato. In questi giorni è stato ufficializzato l’ingresso di Toyota nel capitale di Mazda per un’alleanza che promette sviluppi estremamente interessanti nell’ottica della mobilità autonoma. La trattativa era in corso da lungo tempo, ma nel frattempo il colosso giapponese aveva messo piede anche dentro Subaru e Suzuki. Contemporaneamente Nissan si è messa in casa Mitsubishi così che, adesso, ad agire da sola è rimasta esclusivamente quella Honda che un tempo, sullo scenario internazionale, era un vero colosso ma oggi, proprio per il suo magnifico isolamento, scende via via di più nella classifica dei grandi gruppi mondiali.
Dunque le cose accadono, e succede così in fretta che nemmeno ci se ne rende conto. O forse sono soltanto io che non me accorgo perché ne ho già viste troppe e sono rassegnato a un panorama dove il bisogno di fare alleanze per ridurre i costi e ottimizzare gli sviluppi ridurrà il numero dei costruttori generalisti alle dita delle mani, un giorno più lontano forse a solo quelle di una mano.

Bravo Ministro, meglio tardi che mai

Bravo Ministro, meglio tardi che mai

agosto 11, 2017  |  Senza categoria  |  63 Commenti  |  Lascia un commento

La notizia ha fatto il giro di tutti i quotidiani, e ha fatto scalpore non tanto perché va incontro alle lamentele continue di tanti automobilisti, quanto perché al coro si è aggiunto il Ministro dell’Interno, Minniti.
Era ora che chi di dovere si pronunciasse contro L’abuso di troppe amministrazioni comunali che, lo sanno tutti, quando sono in carenza di liquidi usano contravvenzioni, non importa quali, per fare cassa e sistemare i loro conti.
Comuni sanguisughe che soprattutto vanno a colpire i meno abbienti, vuoi perché questi ultimi sono di più a circolare, vuoi perché a parità di multa chi ha un buon conto in banca ne soffre di meno.
Ora, va ribadito un concetto: le multe sono giuste e benvenute quando ottengono lo scopo di migliorare la sicurezza o anche solo la circolazione (chi parcheggia in seconda fila e ostruisce il flusso, non mette a rischio la sua vita e neppure quella del prossimo, però ostacola il traffico, lo rallenta e allunga i tempi di chi lavora, va a lavorare oppure rincasa) ma non si possono mettere autovelox trappola dove non servono, oppure semafori con un giallo che si brucia in un amen e così via.
Su una strada a due corsie per senso di marcia e con uno spartitraffico, senza incroci o pericoli, mettere il limite a 50 orari e piazzarci una telecamera che spara contravvenzioni a raffica ha una sola funzione: rimpinguare le casse vuote.
Al contrario, piazzare un controllo in un punto davvero pericoloso, segnalandolo in maniera molto evidente, risponde a due finalità benemerite: far rallentare i più, impauriti anche solo dall’idea di essere pizzicati e pagare salato il loro comportamento, oppure multare quelli che sgarrano dove proprio non si deve.
Sì, perché il fine deve restare quello della sicurezza, non quello della rapina. Perché 140 Euro di contravvenzione – se pagati entro 5 giorni – e 3 punti sulla patente se uno viene pizzicato a 65 orari, dove ci sono i 50 e si viaggia su una superstrada, sono un disastro per un operaio con famiglia e magari figli che vanno a scuola. Il Ministro lo ha detto alzando la voce, e tutti a pensare “già, è vero”, ma Quattroruote lo sottolinea da oltre mezzo secolo. Invano, purtroppo.

In Ferrari oltre a far bene le auto sanno far bene anche i conti

agosto 3, 2017  |  Senza categoria  |  78 Commenti  |  Lascia un commento

La bomba di mezza estate è scoppiata aggiungendo calore a calore. La Ferrari, dopo un miliardo di smentite che si sono seguite negli ultimi anni, ha ceduto al mercato e sta pensando anch’essa a una Suv, diversa da tutte le altre perché bisogna pur distinguersi, ma pur sempre quella tipologia di vettura che era stata sempre aborrita.
Lo ha ammesso il suo grande capo Marchionne nel momento in cui il titolo azionario ha toccato vette stellari (un valore quasi raddoppiato dal momento dell’ingresso in borsa, per la gioia di chi aveva investito con fiducia) chiarendo comunque che si tratterà di un progetto totalmente inedito, capace di portare il marchio italiano verso un nuovo target di clientela. Di fatto, l’azienda sta valutando la possibilità di avviare lo studio di una crossover a quattro posti che potrebbe vedere la luce entro il 2022. L’obiettivo è quello di raddoppiare i profitti entro cinque anni, portando la produzione sopra alla soglia dei 10.000 esemplari all’anno.
Esclusa una Suv classica, sulla scia delle varie Porsche Cayenne, Lamborghini Urus e Bentley Bentayga, (senza dimenticare la futura Rolls-Royce e l’Aston Martin DBX) la Ferrari pensa a un mezzo più spazioso e pratico della attuale GTC4Lusso, da offrire a un numero più elevato di clienti potenziali. Il primo pensiero va al mercato asiatico, dove secondo i vertici del Cavallino esiste un potenziale inespresso, ma a Maranello sono sicuri che correranno ad acquistarlo anche in Europa e soprattutto negli Stati Uniti.
Dunque ci siamo. Alla fine sui Suv cadono tutti, e anche se qua dentro molto penseranno al suicidio (crollo di un mito, dell’ultimo mito) occorre rendersi conto che non si può andare contro quello che la gente chiede.
Tutti sognano le coupé e le spider, poi prendono i gipponi perché ci sono i bambini, piacciono alle mamme, sono più versatili. La solita storia, insomma. La direzione ė chiara, semplicemente ci si aspettava che la resistenza della Ferrari durasse di più. Sbagliando, peraltro, perché a Maranello oltre che saper fare bene le automobili sono anche bravissimi nel far di conto.