Archive for settembre, 2017

Alfa Romeo Giulia Coupé. La danno in arrivo: ecco perché

settembre 27, 2017  |  Senza categoria  |  55 Commenti  |  Lascia un commento

Diverse fonti d’informazione, anche molto autorevoli come AutomotiveNews, nonché rilanci continui sui social, riportano la voce che entro la fine del 2018 l’Alfa Romeo metterebbe sul mercato una versione coupé (non è chiaro se a due oppure a quattro porte) della sua Giulia. In tutta onestà va detto che a Quattroruote questo non risulta, però rientrerebbe perfettamente nel piano presentato a suo tempo da Sergio Marchionne dove una versione speciale (si sottintendeva sportiva) era stata calendarizzata assieme a una grossa spider – prevista a seguire -, a una SUV più grossa della Stelvio (questa sì, sta girando in largo e in lungo più o meno camuffata) e alla berlina in formato maxi di cui invece non si sa più niente.
Ma che senso avrebbe la Giulia Coupé? In molti se lo chiedono e le risposte non vanno molto otre al fatto che si confronterebbe con le varie Bmw Serie 4, Audi A5 e Mercedes C Coupe, modelli che almeno a casa nostra non è che raggiungano numeri da capogiro. Ma si commetterebbe un errore colossale a pensare sempre alle automobili con una visione ristretta al nostro cortile di casa. Se davvero arriverà così in fretta, o almeno nei tempi a suo tempo pianificati che sarebbe di per sé abbastanza inedito, è perché la reclamano i dealers americani. Da quelle parti la Giulia è una vettura tutto sommato compatta, piccola per una berlina a tre volumi essendo 22 cm. più corta della Toyota Camry regina del settore, e sa un po’ di voglio ma non posso. Diverso il discorso per una versione più filante, più sportiva, come dicono loro più “appealing” (più attraente). Se poi sarà ancor più slanciata dell’attuale berlina, che rimane niente male, magari bucherà anche da noi. D’altronde, per arrivare al traguardo delle 400 mila auto promesse a suo tempo, tutto servirà.

Agenti di polizia e cinture di sicurezza

Agenti di polizia e cinture di sicurezza

settembre 19, 2017  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento

Forse è venuto davvero il momento di intervenire su una norma che fino ad oggi ha fatto più danni che reso vantaggi: il non obbligo per le forze di Polizia di indossare le cinture di sicurezza.
Nei giorni scorsi due poliziotti della questura di Ravenna, un uomo e una donna, sono morti dopo un incidente stradale accaduto a Lido Adriano, sul litorale ravennate, attorno alla mezzanotte. I due, che in quel momento si stavano recando con la volante in un camping rivierasco per sedare una lite, all’uscita di una curva sono finiti contro uno degli alberi che costeggia la strada morendo sul colpo.
L’incidente è successo una ventina di minuti prima della mezzanotte e i due malcapitati sono morti sul colpo. Il contachilometri era fermo sugli ottanta.
Di solito non è di buongusto infierire sulle tragedie, però non è purtroppo la prima volta che uomini dello Stato, impegnati nel fare al meglio il loro dovere, perdono la vita sulle strade perché viaggiavano senza le cinture allacciate.
Qualcuno dirà: così sono più liberi nei movimenti. Però in gioco ci sono delle vite che andrebbero protette di più, perché gli incidenti stradali possono sempre accadere quando si viaggia a piede giù. Ora, se è comprensibile che durante un inseguimento non ci sia magari il tempo per ancorarsi ai sedili, quando ci si porta in tutta fretta in una località distante diversi chilometri, magari decine di chilometri, non c’è ragione per non essere legati in quanto, con le auto di oggi, i rischi sono doppi: sbattere ad andatura elevata, nel qual caso le cinture sono indispensabili per trattenere i corpi, oppure, come in quest’ultimo caso, andare contro un albero ad andatura più contenuta e subire, senza protezione, anche l’urto violentissimo degli airbag.
Il tema è doloroso e scottante. Ma il dubbio adesso è: qualcuno si porrà il problema, oppure si continuerà come se nulla fosse successo, tanto è stata una loro libera scelta?

Se il cane elettrico si morde la coda

settembre 14, 2017  |  Senza categoria  |  17 Commenti  |  Lascia un commento

Carlos Tavares, grande capo di Peugeot-Citroen-Ds e adesso anche di Opel, è un personaggio che piace molto ai giornalisti perché parla sempre senza troppi giri di parole. Va al sodo anche quando l’argomento è scomodo, spesso mettendo in agitazione i suoi dipendenti perché la sua fama di manager capace si unisce a quella di spietato tagliatore di teste.
A Francoforte, durante il Salone dell’auto, in tanti gli razzolavano attorno per saperne un po’ di più sulle fresca voce che in futuro la Opel poteva trasformarsi nella testa di ponte nel campo dell’elettrico, con una produzione esclusivamente votata al nuovo corso. Una scelta per molti versi plausibile, visto che tutti i modelli del nuovo Gruppo automobilistico si sfidano sugli stessi segmenti con il vantaggio di possibili grosse sinergie (piattaforme, motori, trasmissioni) ma anche di troppe sovrapposizioni di non facile gestione.
Tavares mani-di-forbice non si è nascosto dietro un dito, ma con i suoi modi diretti ha attaccato con decisione i politici europei che imporranno ai costruttori il nuovo obiettivo energetico chiarendo con forza che questo significherà inevitabili e dolorosi tagli di personale. Ha parlato in particolare di Opel dove nel centro motori nel quartier generale di Russelsheim lavorano 800 dei 7.700 ingegneri dell’azienda. 800 persone che quando si passerà all’elettrico non avranno più motivo di restare al loro posto.
Le sue precise parole: “La responsabilità scientifica d’indicare una via tecnologica come l’unica ammissibile e poi imporre ai costruttori di seguirla sarà tutta dei singoli governi. Se questi ultimi non interverranno con aiuti mirati, e non lo faranno, le aziende non potranno avere margini di sopravvivenza e dovranno operare tutte le azioni possibili per non sparire”. In pratica, ha fatto capire, non sarà colpa dell’azienda se tanti lavoratori verranno messi a casa, ma di chi imporrà all’azienda repentine trasformazioni.
Lapidario come è sempre lui, ma con due immediate conseguenze: i politici andranno avanti per la loro strada, e 800 famiglie già da adesso vivranno sulle spine.

Come la mettiamo con quei limiti che non finiscono mai…

settembre 6, 2017  |  Senza categoria  |  69 Commenti  |  Lascia un commento

Ormai tutte le nuove automobili di medio-alto livello leggono attraverso una telecamera i segnali stradali e immediatamente proiettano sul vetro il limite di velocità consentito. Avvisi che sono utilissimi per stare ben attenti a non superare detto limite, se non che spesso da noi vanno in confusione.
La colpa, ovviamente, non è della tecnologia che è precisa e va sempre a scovare anche i cartelli piazzati nei posti più assurdi, bensì di un viziaccio tipicamente nostrano di piazzare i cartelli provvisori, che di solito indicano una riduzione della velocità consentita, ma che poi non sono seguiti dal dovuto segnale di fine del limite.
Accade in autostrada quando ci sono dei lavori, e succede ben più di frequente sulle strade ordinarie dove limiti spesso improbabili di 30, 20 anche 10 km orari non comunicano al guidatore quando detto limite cessa.
Fino a ieri, quasi sempre chi guidava pensava di non essersi accorto del cartello con il tondo nero sbarrato, e dopo un po’ (diciamo pure, a sentimento…) si rimetteva sulla velocità normale. Ma adesso, con le vetture di nuova generazione ecco che questa negligenza balza subito all’occhio – non l’ho visto io, non lo ha visto la telecamera, quindi proprio non c’è – e la mosca salta al naso.
Colpa degli stradini che non lo hanno messo? Colpa delle varie amministrazioni o enti che risparmiano anche sui cartelli o anche solo sul trasporto degli stessi? Tutto è possibile nel mare magnum della cialtroneria diffusa. Ma si tratta pur sempre di una negligenza facilmente evitabile.
Ma sì, hai voglia di parlare di guida autonoma e di quel che ne consegue. Immaginatevi il caos quando le vetture senza pilota rallenteranno all’improvviso in autostrada per lavori in corso che impongono i 60 orari e poi, a cantiere finito, continueranno tutte in processione per decine e decine di km aspettando un nuovo cartello con scritto sopra 130…