Archive for gennaio, 2018

A Pomigliano ciao Panda, farà posto alla baby-Jeep

gennaio 30, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

La faranno, non la faranno? Ormai tutti dicono di sì, che la baby-Jeep nascerà di sicuro. Soprattutto lo ha detto il numero uno del brand, Mike Manley (peraltro uno dei tanti chiacchierati per la successione di Marchionne al vertice di FCA).
La vettura, che sarebbe più piccola della Renegade e soprattutto sarebbe davvero piccola perché non dovrebbe passare i 4 metri di lunghezza che sono proprio pochi per una SUV, dovrebbe nascere nello stabilimento italiano di Pomigliano dove non verrà più costruita la Panda che tornerà in Polonia. La ragione della scelta è molto chiara: con i costi della manodopera tricolore conviene produrre soltanto modelli premium, capaci di giustificare l’investimento grazie ai ritorni economici più alti.
La baby-Jeep dovrebbe nascere sulla piattaforma della Panda o anche della 500 o ancora della Ypsilon e sarà una sfida molto coraggiosa perché da sempre le vetture molto piccole ma pretenziose hanno fatto molta fatica ad imporsi sui mercati. In Jeep però ci credono: il marchio ha una diffusione in tutto il mondo e il progetto potrebbe sfondare anche se non verrà distribuito negli Stati Uniti. È stato proprio il grande successo della Renegade, per ora il modello più compatto di Jeep, a dare grande fiducia. Prima della sua uscita erano in tanti gli scettici, al contrario questo modello è adesso prodotto addirittura in tre stabilimenti differenti e assicura utili importanti.
Ormai le SUV stanno monopolizzando il mercato, prima nei segmenti più alti e poi via via anche in quelli più popolari. Arrivare tra i primi nel giro delle piccoline (per ora il mercato è monopolizzato dalle Suzuki Ignis e Jimny con la Ford Ecosport appena sopra i 4 metri) può dare grandi vantaggi. Ma bisogna fare in fretta perché un po’ tutti i costruttori ci stanno già facendo un pensierino.

Multe in ritardo e quella pulce nell’orecchio

gennaio 23, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento

Avete presente la ben nota locuzione “mettere la pulce nell’orecchio”? Ecco, nei giorni scorsi un vecchio conoscente che lavora nel posto giusto in un grosso Comune italiano me l’ha messa.
Ci siamo sentiti al telefono, essendo lui un addetto ai lavori, a seguito della lamentela di un lettore di Quattroruote che chiedeva perché gli fosse arrivata con molto ritardo la giusta contravvenzione per eccesso di velocità registrata da un autovelox installato pochi giorni prima della sua infrazione.
La risposta mi è parsa molto inquietante e provo a sintetizzarla, depurata anche dal suo evidente imbarazzo. Questa non è la regola – ha voluto chiarire – però la tentazione corre sul filo, che è quello di punire con severità i trasgressori perché imparino bene la lezione. Ovviamente ogni risposta si può leggere in più maniere, e quella che genera più sospetti è che se s’invia con un grande ritardo l’avviso di multa è più facile fare cassa. Già perché, una volta avvertito, magari l’automobilista ci sta più attento (che poi sarebbe la funzione della sanzione, atta ad aumentare la sicurezza) e non ci casca più, mentre se non sa che c’è un occhio elettronico che controlla potrebbe far scattare il tassametro più volte con grande gioia del cassiere.
Ecco, adeso la pulce l’ho messa anche nel vostro orecchio. Dite la vostra.

Il mondo auto si svena per l’elettrico. Rientrerà dell’investimento?

gennaio 17, 2018  |  Senza categoria  |  83 Commenti  |  Lascia un commento

Mentre il Salone di Detroit si avvia a chiudere i battenti dell’edizione 2018 con un festival di grossi pick-up e gipponi 4×4 che sembrano infischiarsene bellamente della CO2, in Europa molti costruttori vivono con grande angoscia l’avvicinarsi del 2021 allorché entreranno in vigore le nuove norme che prevedono (come media dei modelli a listino) non più di 95 grammi per chilometro a fronte dei 130 grammi di oggi che sono già quasi impossibili da rispettare. Molti boss sono prudenti e non vogliono far trasparire le loro preoccupazioni, ma qualcuno è già uscito allo scoperto: a parlare è stato il numero uno di Mercedes con un laconico «Non sono sicuro che la faremo entro la scadenza prefissata». Dubbi che nascono anche in presenza di un calo delle vendite delle vetture diesel a favore di quelle a benzina che, si sa, emettono più CO2 delle vetture a gasolio.
Le multe, per chi non sarà in regola, si preannunciano pesantissime (95 euro per grammo di sforamento e per vettura) e questo spiega la corsa alla propulsione elettrica con investimenti da capogiro giustificati dal fatto che i veicoli elettrici contano il doppio nel calcolo delle emissioni medie della flotta. Ecco allora che Ford si è impegnata a raddoppiare i suoi sforzi per 9 miliardi di euro entro il 2020 per lanciare 40 nuovi veicoli elettrico o elettrificati, la General Motors ha previsto ben 20 modelli elettrici entro il 2020 senza dare un preventivo dell’investimento, la Mercedes spenderà 12 miliardi di euro e a Francoforte il Gruppo Volkswagen ha parlato di 40 miliardi entro il 2030 spalmati su ben 300 modelli nuovi e puliti. In sintesi l’agenzia Reuters ha calcolato in almeno 90 miliardi l’investimento dell’industria automobilistica nel breve solo in tema di elettrificazione, una cifra pazzesca, sicuramente obbligata, ma piena di incognite perché si fonda sulla speranza che l’ondata di modelli annunciati trovi il suo pubblico tenuto conto che l’auto elettrica rappresenta oggi solo poche centinaia di migliaia di unità all’anno, meno dell’1% del mercato globale.
«O si arriva almeno al 20% o saltiamo tutti in aria» è il refrain più sentito nelle stanze dei bottoni. Un buon motivo per due grossi calibri come Carlos Ghosn di Nissan-Renault e Sergio Marchionne di FCA per uscire di scena a fine anno.

I tanti misteri del boom del titolo FCA in borsa

gennaio 9, 2018  |  Senza categoria  |  103 Commenti  |  Lascia un commento

In questi giorni tiene banco la crescita continua del titolo FCA in borsa, anche a dispetto dei numeri delle vendite di dicembre davvero poco esaltanti sia di qua che di là dell’oceano. Come può succedere un fatto così? Non sapendo dare una risposta credibile, sono ricorso al collega Fabio De Rossi che è il vicedirettore di Quattroruote e che, oltre a capirne di automobili, ha alle spalle una lunga e gloriosa carriera come giornalista di economia che lo ha portato anche alla vicedirezione del settimanale Il Mondo che ha lasciato proprio per la nostra rivista. Ecco che cosa mi ha risposto:
Buy the rumors, sell the news. Forse è questo l’adagio di Borsa (ma perché poi l’adagio se si usa quando le quotazioni schizzano in alto?) che fa il caso del titolo FCA a Piazza Affari, tra la fine del 2017 e le prime sedute del 2018. Qualche dato? Le azioni hanno toccato oggi, 9 gennaio, un massimo storico nel primo pomeriggio a 19,13 superando così per la prima volta la barriera psicologica dei 19 euro (per poi ritracciare sotto la soglia tecnica e assestarsi intorno a 18,60). Le performance? Impressionanti: +25% a un mese, +92% a sei mesi, +89” a un anno. I motivi? Tutti e nessuno. Nel senso che i cosiddetti fondamentali non giustificano un boom di queste proporzioni, neanche sulla scia di una crescita generalizzata delle borse. Il dato industriale e produttivo men che meno. E allora? Buy the rumors, cioè “compra le voci” che sia dietro l’angolo un’operazione (o più operazioni) di finanza straordinaria. Dallo scorporo e la quotazione di Magneti Marelli, allo spin-off di Alfa e Maserati, oppure quello, ipotizzato l’8 gennaio da Morgan Stanley (che nello scenario migliore vede il titolo a 30 euro), di Jeep e Ram. E chissà che poi non rispunti dal cilindro di Marchionne il tanto sbandierato consolidamento, con un’alleanza non solo tecnologica nell’automotive. Tutto questo rappresenta una bolla speculativa? Forse sì, forse no. A darne una lettura maliziosa può anche voler dire: “tra i grandi gruppi automotive, FCA è quella che nel suo complesso sta messa peggio sul fronte tecnologico e, in parte, industriale. Compriamo, perché qualcosa di importante presto o tardi si dovranno inventare”. E il prossimo piano industriale (2018-2022) è già sul tavolo di Marchionne. L’appuntamento pare sia per giugno”.
Beh, di motivi ber sbizzarrirsi ce ne sono tanti. Quello che è sicuro è che chi aveva puntato sul titolo FCA la scorsa estate adesso vede il suo investimento praticamente raddoppiato! Mica male di questi tempi dove in banca, se vi va bene, vi danno l’1% di interesse annuo…

Perché rischiare senza senso nell’attraversare la strada?

gennaio 3, 2018  |  Senza categoria  |  78 Commenti  |  Lascia un commento

L’ultima l’ho vista stamattina. Una ragazza giovane anche se non giovanissima che ha attraversato la strada sulle strisce ben guardandosi dal controllare se non stava arrivando qualcuno. Parlava al telefonino e si è immessa alla velocità della luce. Ero distante quel che basta per frenare senza difficoltà, comunque in tempo per domandarmi il senso di una mossa del genere.
Sia chiaro, so benissimo che i pedoni hanno la precedenza quando attraversano sulle zebre e non per niente sto sempre molto attento. Però mi capita sempre più di frequente, specialmente in città, di chiedermi se certe persone si rendono conto di che cosa rischiano passando senza prima guardarsi attorno.
Io peraltro sono un automobilista incallito ma anche un grande camminatore a piedi e siccome interpreto con piacere entrambi i ruoli sono anche uno che ogni volta che attraversa e vede un’auto che si ferma per dare strada, ringrazia rendendo palese la sua non più giovane età, quella di uno che è stato cresciuto con quelle che si chiamavano buone maniere.
Tornando invece a quelli, e sono sempre di più, che si fiondano sulle strisce senza preoccuparsi minimamente di chi possa arrivare mi chiedo quanto siano incoscienti. Non tutti sono infatti guidatori attenti, capaci e previdenti. Purtroppo ci sono anche quelli che alzano il gomito e quelli che si fanno di sostanze sospette, quelli che guidare non è il loro mestiere e quelli con la testa tra le nuvole, magari distratti e al telefonino come alcuni di quelli che attraversano.
Ecco, sapere che si è dalla parte della ragione non è un buon motivo per rischiare inutilmente la pelle: sai che soddisfazione finire all’ospedale conoscendo che l’investitore la pagherà cara. Ci vuole prudenza al volante ma anche camminando, oltretutto nel secondo caso il rischio è molto maggiore perché si è più deboli.