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Car of the Year 2018: una volata a tre?

febbraio 21, 2018  |  Senza categoria  |  57 Commenti  |  Lascia un commento

Come ogni anno, è venuto il momento dei pronostici con tutti i rischi di collezionare figuracce. A Ginevra il 5 marzo ci sarà in diretta la proclamazione della vettura vincitrice del Car of the Year, l’unico premio automobilistico cui i costruttori tengono tantissimo e il cui ritorno in comunicazione tocca ormai cifre fuori dall’immaginazione.
Il mio personalissimo gioco riguardo chi vincerà va avanti su questo blog dal 2012, anno in cui per giuste ragioni età sono uscito dalla giuria dopo quasi cinque lustri di militanza. Per ora ho sempre azzeccato la vettura vincitrice tranne lo scorso anno dove avevo previsto un arrivo in volata tra l’Alfa Romeo Giulia e la Peugeot 3008 con una leggera preferenza per la vettura italiana. Non avevo fatto però i conti con il pasticciaccio Spagna-Portogallo-Alfa Romeo che è costato il titolo alla Giulia e mal me ne incolse.
Quest’anno allora che cosa succederà? Non sarà un risultato scontato, questo è certo. Tra le 7 finaliste nessuna vettura parte chiaramente fuori dai giochi e nessuna svetta con tutti i favori del pronostico, però, dopo gli ultimi test collettivi la sensazione è che ci siano due gruppi distinti, quello delle auto che saranno un po’ tagliate fuori (ma che con voti a macchia di leopardo potrebbero condizionare il risultato finale) e il lotto delle vere candidate.

Del primo gruppetto fanno parte:
Citroen C3 Aircross. La C3 un anno fa non ebbe il successo sperato, difficile che l’umore dei giurati si ribalti completamente dodici mesi dopo…
Seat Ibiza. Vettura molto apprezzata nel suo insieme e supportata da un grande speech finale ai giurati del suo amministratore delegato Luca De Meo, che resta uno dei più grandi istrioni tra i boss dell’automotive. L’Ibiza però ha alle spalle un brand ancora un po’ debole, specie nel giro dei giurati del nord Europa. Parrebbe un po’ tagliata fuori.
Audi A8. Auto straordinaria, nata per una guida autonoma di terzo livello perché pensata anni fa, quando si credeva che nel 2018 questa guida potesse essere ammessa almeno in qualche stato europeo, come invece non è successo. Ricca di soluzioni di avanguardia, per via del suo prezzo conterà numeri di vendita forzatamente molto contenuti, cosa che non la rende candidata ideale per un premio che guarda molto al sentimento della base degli automobilisti. Prenderà consensi, ma non lotterà.
BMW Serie 5. Un po’ lo stesso discorso fatto per l’Audi, con l’aggiunta che il suo pur ottimo comportamento stradale, caratterizzato da un assetto piuttosto morbido anche in versione sport, ha fatto arricciare il naso a diversi puristi tra i membri della giuria. Si difenderà bene pur senza molte speranze di vittoria.

Ed ecco il pacchetto delle favorite che riporta un po’ alle elezioni italiane del 4 marzo. Tre schieramenti e nessun vero indiziato per fare il governo. Ne fanno parte:
Kia Stinger. Per molti sarà la vera scheggia impazzita perché è un’automobile che piace molto e che ha un comportamento stradale da leccarsi i baffi. Non l’aiuta un brand che è ancora giovane, ma a dispetto della sua lunghezza è un’auto accessibile come prezzo e davvero realizzata bene. Saranno quindi decisivi i suoi piazzamenti nelle varie votazioni: forse non collezionerà tantissimi primi posti, ma potrebbe essere sempre sul podio, fattore che in presenza di una votazione senza una vera favorita può rivelarsi decisivo. Outsider di lusso, scommetto che sarà la vera sorpresa tra le sette finaliste.
Alfa Romeo Stelvio. Dopo la delusione per il titolo gettato alle ortiche un anno fa con la Giulia, paga il peso di essere versione “più alta da terra” del modello che ha perso in volata il titolo 2017. Al volante rimane una vettura che dà una piacevolezza di guida inarrivabile e potrebbe contare sulla possibile conversione dei giurati indispettiti che a suo tempo avevano bocciato proprio la Giulia: gli spagnoli, insomma, potrebbero essere quest’anno il vero fattore positivo com’erano stati la volta scorsa il fattore negativo. La presenza tra le finaliste della Seat Ibiza potrebbe però condizionare la pagella di qualcuno e togliere qualche punto. Può farcela, ma nulla le sarà regalato.
Volvo XC40. Tre condizioni la spingono con forza. La volata persa d’un soffio dalla sorella maggiore XC90 quando nel 2016 fu battuta dall’Opel Astra per pochi punti: ergo, i suoi vecchi supporter potrebbero insistere… Poi il fatto che tra le favorite è quella con il prezzo forse più accessibile combinato ad un brand molto forte e trasversale, dal nord al sud, da oriente a occidente. Infine, il peso del blocco scandinavo che di solito è molto compatto e che, con i suoi voti, potrebbe questa volta fare la differenza.

Trasporti pubblici gratis per ridurre le auto private in strada. In Germania forse, da noi impossibile

febbraio 14, 2018  |  Senza categoria  |  34 Commenti  |  Lascia un commento

La “bomba-verde” è scoppiata fragorosamente suscitando scalpore e pure tanto scetticismo: la Germania, per rispettare gli obiettivi climatici comunitari, ha preso in considerazione l’idea di rendere i trasporti pubblici gratuiti per ridurre il numero di auto private, e quindi l’inquinamento atmosferico. La proposta annunciata è di sperimentare questo obiettivo in cinque città, tra le quali Bonn e i centri industriali di Essen e Mannheim. Una suggestione che ha anche lo scopo di lasciarsi alle spalle lo scandalo del ‘dieselgate’, che ha scosso l’industria dell’auto tedesca.
Questo annuncio è conseguenza del fatto che la Germania è uno degli otto stati europei – insieme tra gli altri a Francia, Italia e Spagna – che non ha riportato entro il termine del 30 gennaio le emissioni di diossido di azoto e polveri sottili nei limiti previsti dagli standard comunitari, violazione che può costare salate sanzioni economiche.
L’idea è per molti versi fascinosa, ma ha sollevato molte perplessità in loco. «Non conosco nessun costruttore in grado di consegnarci il numero di bus elettrici dei quali abbiamo bisogno» ha dichiarato per esempio il sindaco di Bonn, Ashok Sridharan, a proposito dell’incremento del parco mezzi che sarebbe necessario per venire incontro all’aumento della domanda che scaturirebbe dai trasporti gratuiti.
Ho provato allora a immaginarmi che cosa potrebbe succedere in Italia se anche a qualcuno dei nostri politici venisse in mente di copiarne la volontà. Non c’è municipalizzata nel nostro Paese che non sia in grosse difficoltà economiche, figuriamoci se dovessero rinunciare all’entrate dei biglietti (peraltro al netto dei troppi che non pagano girando a sbafo) e dovessero anche aggiornare il parco dei mezzi, che sono quasi tutti ad alto inquinamento perché vecchi e mal mantenuti, per di più dovendone acquistare altri per rispondere all’aumento dei passeggeri.
Oggi, sotto elezioni e quindi quando c’è una corsa sfrenata a chi promette di tutto e di più ben sapendo che mai potrà dar seguito agli annunci, magari salterebbe fuori un paladino di questa trovata. Ma all’atto pratico credete minimamente che potrebbe mai succedere in casa nostra?

FCA e Martin Luther King da pelle d’oca

febbraio 6, 2018  |  Senza categoria  |  40 Commenti  |  Lascia un commento

Nel 2011, con lo spot “Imported from Detroit” e la presenza di Eminem, presentato in occasione del Super bowl che rimane l’evento sportivo con maggior eco nel mondo, la Chrysler segnò il cambio di passo sul mercato americano. Per la prima volta negli Stati Uniti un’azione di marketing sconvolse tutti gli schemi e aprì la via a messaggi pubblicitari fuori dai concetti gridati da oltre un secolo e basati esclusivamente su prezzo-prestazioni-comodità-utilità-rate-consumi.
Fu uno shock e pure un trionfo. Da allora ogni anno, puntualmente, FCA stravince nella classifica degli spot più visti ed apprezzati, ogni volta presentando immagini estremamente coinvolgenti e testimonial prestigiosissimi, da Bob Dylan a Clint Eastwood, capaci di entrare sotto la pelle degli utenti a stelle e strisce e senza mai mettere al centro un modello oppure una marca di auto del Gruppo.
Quest’anno la sfida si spinta molto più avanti con il video “Built to serve” (“Nata per servire”) dove la voce possente e fascinosa di Martin Luther King nel suo leggendario sermone pronunciato esattamente mezzo secolo fa, il 4 febbraio 1968 ad Atlanta, cuce assieme tutta una serie di immagini di grande effetto. Lo spot mostra momenti di impegno di cittadini americani: dall’uomo sudato che fa flessioni al pompiere che trasporta un ragazzo fuori da un edificio in fiamme. Mostra persino un pick-up che trasporta una chiesa. Il messaggio è che il marchio Ram crede nell’idea di King che “chiunque può essere grande perché chiunque può servire”, e i proprietari di un veicolo Ram dimostrano questa dedizione ogni giorno sostenendo le loro famiglie, gli amici e la comunità.
Efficace e provocatorio, lo spot ha generato una grande scompiglio sui social perché quando si va attorno a figure così popolari ed entrate nel mito il rischio di scottarsi è grosso, anche se Eric D. Tidwell, che gestisce la proprietà intellettuale di King, ha dato il via libera all’uso del sermone nella pubblicità. “Quando lo spot fu presentato alla King Estate, ne fummo piacevolmente colpiti” ha detto al Washington Post, “il messaggio generale della pubblicità incarnava la filosofia di King che la vera grandezza è raggiunta servendo gli altri”.
Qui trovate il link allo spot dove vedrete che non c’è mai un annuncio pubblicitario diretto alla marca e il brand appare esclusivamente sul muso delle auto che di tanto in tanto entrano in scena:

http://www.nfl.com/videos/nfl-super-bowl-commercials/0ap3000000914028/Ram-Built-to-serve

A me, una volta di più, questo modo di fare comunicazione ha dato i brividi. Sarà che sono vecchio e stanco dei soliti annunci di auto che diventano smartphone su quattro ruote, ma credo che chi è capace di andare oltre e arrivare all’anima della gente ha davvero una marcia in più. E ogni volta aspetto l’anno che verrà per vedere quale sorpresa sarà in arrivo.