Archive for giugno, 2018

Da adesso il mondo auto non sarà più quello di prima

Da adesso il mondo auto non sarà più quello di prima

giugno 26, 2018  |  Senza categoria  |  43 Commenti  |  Lascia un commento

Ero in Svezia nel febbraio 1979, per il rally mondiale, quando Stig Blomqvist portò alla vittoria la debuttante Saab 99 EMS con il motore dotato di turbocompressore. Pareva impossibile che senza elettronica di bordo si potesse controllare l’esagerata potenza di un motore sovralimentato abbinata alla trazione anteriore e oltretutto sulla neve. Invece successe e la storia di tutte le vetture, soprattutto le utilitarie, cambiò all’improvviso: si era aperta una strada senza ritorno.
Ero anche in Brasile dieci anni dopo quando la Ferrari F1 debuttò in corsa con il cambio elettroattuato al volante. Nessuno credeva che l’idea folle dell’inglese John Barnard potesse funzionare, invece nelle mani di Nigel Mansell vinse subito. Anche quella volta si era aperta una nuova era perché in frettissima tutti i concorrenti si adeguarono e nel giro di pochi anni l’intuizione impossibile sbarcò sulle vetture di tutti i giorni.
E c’ero anche domenica scorsa quando, in Colorado, il bolide I.D. R della Volkswagen ha frantumato il record della Pikes peak, la leggendaria corsa in salita nata nel 2016.
Il primato apparteneva al francese Loeb che lo aveva ottenuto quattro anni fa alla guida di un bolide Peugeot con quasi 900 CV (più cavalli che peso…). Pareva uno di quei record impossibili anche soltanto da avvicinare, invece il siluro tedesco, mosso da due motori elettrici per 680 CV di potenza ha compiuto l’impresa facendo meglio di ben 16 secondi, che sono una vita su un tempo di nemmeno 8 minuti.
Si dirà che da tempo le auto senza rumore gareggiano e divertono il pubblico, ma mai c’era stata una sfida così ravvicinata con i motori tradizionali, compresi bestioni con 1400 CV mossi da potentissimi turbo Garrett su vetture a ruote scoperte. Elettrico puro contro tutto il resto, e non c’è stata partita. 20 km, 156 curve, 1400 metri di dislivello divorati in un amen. In realtà una vettura tutta elettrica aveva già ottenuto l’assoluto tre anni fa, ma era stata ben distante dal tempone di Loeb, questa invece è stata più rapida rispetto a quella di un minuto e ha segnato la storia. Per ora non c’è niente di più veloce: 700 Nm di coppia disponibili subito, per uno 0-100 in 2,25 secondi che è meglio dei 2,6 secondi di una F1. Il 20% dell’energia indispensabile per strabiliare il mondo è stata recuperata nelle impegnative frenate, indispensabili per rallentare questo razzo nelle curve mozzafiato e senza alcuna protezione in barba a strapiombi spaventosi e con una media finale di quasi 150 orari.
Ammetto che non ci credevo, ammetto soprattutto che anche solo 10 anni fa se me lo avessero detto mi sarei messo a ridere. Potevo sì immaginarmi una nuova mobilità, non certo un bolide così che sarà soltanto il primo di una lunga serie, e su questo ci si può scommettere. La base, in casa Volkswagen, per i nuovi modelli attesi a raffica entro un anno, con autonomie di 600 km in su.
Ero di fianco a Hinrich Woebcken, CEO di Vw Nord America, quando si è fatto scappare “The coundown for the future has begun today” (il conto alla rovescia per il futuro e cominciato oggi) e lì ho sentito che qualcosa di davvero importante era successo.

Ci mancava il sabotatore in casa Tesla

giugno 19, 2018  |  Senza categoria  |  13 Commenti  |  Lascia un commento

Oramai non passa giorno che non si chiacchieri di Tesla e forse il vecchio detto di Oscar Wilde “nel bene o nel male purché se ne parli” è più che mai d’attualità.
In effetti tra produzione che non decolla, vetture che prendono fuoco e maestranze che se ne vanno a casa, di argomenti per cui avere titoloni sui media ne fioccano sempre.
Ma forse siamo arrivati alla fine se è vero quanto dichiarato da Elon Musk, in una email inviata a tutti i dipendenti.
Il grande capo sostiene infatti di aver scoperto un “sabotatore” all’interno del gruppo chiarendo, con queste parole riportate dalla Cnbc, che si sarebbe trattato di
“un’azione di sabotaggio piuttosto estesa e compromettente”, come modificare i codici relativi ad alcuni prodotti oppure diffondere dei dati sensibili all’esterno senza alcuna autorizzazione.
Peraltro già in passato si era urlato al sabotaggio all’interno del mondo Tesla: accadde nel 2016 a riguardo di un razzo di SpaceX che era esploso mentre veniva rifornito prima di un test.
Staremo a vedere. Intanto rimane alto il clamore per l’annunciato taglio del 9% della forza lavoro e per i ritardi sui piani roboanti annunciati negli ultimi anni. Musk gode di una fama planetaria e di un seguito quasi religioso, ma la sensazione che qualcosa stia scricchiolando sta prendendo il centro della scena.

Sistemi di sicurezza e crollo di certi ricambi

giugno 13, 2018  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

«Avanti pure con tutti questi sistemi di sicurezza, tanto alla fine gli unici che ci rimettono siamo noi!» La voce che pronuncia queste parole è quella di un noto concessionario di Milano con un giro d’affari apparentemente da capogiro.
Non è alterato, ed è anche troppo intelligente per non capire l’importanza di tutti i sistemi oggi a bordo delle automobili che aiutano a prevenire e anche ad evitare tanti incidenti, ma alla fine del mese il suo cervello si trova a fare i conti anche con il portafoglio, così continua il suo sfogo per farsi capire e quasi per scusarsi. «Il fatto è che da quando ci sono i sensori di parcheggio, le telecamere a bordo, gli indicatori che s’illuminano sugli specchietti retrovisori quando qualcuno sta sorpassando e si trova nel ben noto angolo cieco, e poi soprattutto da quando a bordo c’è la frenata assistita, i piccoli botti vanno scomparendo…».
Poi mi porta nel grande magazzino ricambi e mi mostra paraurti e portiere appese alla parete, a suo dire pieni di polvere. E insiste col lamento: «Guarda che tirare avanti, con molti dipendenti a carico, è sempre più difficile perché sulle automobili nuove non si guadagna più niente. Il cliente entra in salone e pretende sempre di spuntare lo sconto più alto, quello che puntualmente un suo amico avrebbe strappato da un mio concorrente, tanto che ormai noi possiamo soltanto sperare di incassare qualcosa dal premio della casa al raggiungimento dell’obiettivo di vendita che ci viene chiesto, ma sarebbe meglio dire che è preteso costi quel che costi. Hai presente le vetture auto-immatricolate, le ben note km 0? Si fanno per arrivare all’obiettivo, altrimenti nessuno si metterebbe in casa tante auto che ristagnano nei cortili, soprattutto certi modelli che nessuno acquisterebbe mai se non ci vedesse dietro un prezzo-affare. Così, alla fine della fiera, noi facciamo un po’ di margine sulle vendite finanziate da istituti di credito, sul lavoro in officina e va da sé sui ricambi. Già, ma un conto è vendere un filtro e un altro e vendere una portiera oppure un paraurti. Soltanto che adesso quasi nessuno più boccia la sua auto nel parcheggiarla perché nel paese dei campanelli tutto trilla, avvisa, impedisce l’urto contro ostacoli-trappola, quelli che l’occhio in passato non vedeva mai. E poi, a bassa andatura, la frenata automatica ha cancellato i piccoli tamponamenti, anzi quasi tutti i tamponamenti, ed ecco che un’altra possibile entrata va in fumo. Di questo passo marginare sarà sempre più difficile. Non posso dire maledetta sicurezza attiva, però per noi è un bel danno.»
Ovviamente io ho un altro rapporto con i sistemi di sicurezza a bordo, ma posso comprendere il disagio del mio interlocutore perché tutto dipende da che parte si esamina ogni faccenda. Come diceva Enzo Iachetti: è sempre una questione di punti di vista, come gli aquiloni che magari pensano che la terra sia attaccata al filo.

Auto elettriche e posti di lavoro

giugno 5, 2018  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento

L’uomo con cui ho conversato a lungo pochi giorni fa è un monumento dell’automotive mondiale. È troppo in vista perché io ne possa svelare il nome perché potrebbe avermi detto troppe cose che contano e lo metterei in difficoltà. Però, siccome la conversazione è stata lunga e i discorsi tanti, qualche cosa che non comprometterà da un lato il nostro rapporto personale e dall’altro la sua posizione professionale si può riportare.
Ad esempio la sua valutazione sociale sul futuro dell’industria dell’automobile oggi che è di fronte a una svolta che può cambiare il corso della storia ma anche mettere in ginocchio un intero comparto manifatturiero con tutto quanto ci gira attorno.
Il tema è quello dell’elettrico che avanza, e per capirne portata e relative conseguenze bisogna fare un passo indietro, all’arrivo dei robot nelle fabbriche. Bisogna allora risalire ai primi anni 70 quando i primi roboti, per dirla all’italiana, vengono dotati di pinze di saldatura per assemblare le scocche delle automobili. Da allora è stato un crescendo inarrestabile con un parallelo crollo del bisogno di operai nelle catene di montaggio. Senza arrivare per forza a quanto l’economista Jeremy Rifkin ipotizza, e cioè che entro il 2050 l’intero sistema economico mondiale potrà essere gestito dal 5% della popolazione adulta, è certo che il panorama industriale è cambiato completamente e fabbriche con 50 mila operai come un tempo Mirafiori non sono più immaginabili (oggi il record è a Wolfsburg dove la Volkswagen impiega 21 mila persone).
Ma ecco l’orizzonte che fa paura nell’ottica dei posti di lavoro, l’arrivo dei motori elettrici che sono incredibilmente più semplici di quelli tradizionali e necessitano di molti meno componenti (che tengono in piedi l’industria corollaria alle fabbriche di auto). Addirittura la Casa Bianca, durante l’Amministrazione Obama, aveva stimato una perdita di circa 3 milioni di posti di lavoro a causa dell’auto elettrica e questa minaccia oggi va letta più per difetto che per eccesso. I costruttori di auto lo sanno, mentre il pericolo dietro l’angolo sfugge ai politici che non vedono mai oltre al loro mandato elettorale.
Questo spiegherebbe molto bene – a detta del mio illustre interlocutore – perché ci sono paesi come la Norvegia che fa i soldi vendendo il suo petrolio ma si fa bella con il suo boom di auto elettriche. Già perché da loro non ci sono fabbriche di automobili e quindi non c’è nemmeno il rischio di mettere a casa migliaia di operai che sarebbero un problema sociale troppo grosso da gestire. Ma che cosa succederà in tempi medi in Gran Bretagna, Francia, Germania o anche in Italia?
Lo ha chiesto a me e io lo chiedo a voi.