Archive for ottobre, 2018

Maserati, non è tutto oro: Cina e Modena i temi caldi

Maserati, non è tutto oro: Cina e Modena i temi caldi

ottobre 31, 2018  |  Senza categoria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento


Correva l’estate del 1997 e la Fiat era in ambasce perché non ci cavava i piedi con la Maserati, acquisita nel 1989 e lasciata nelle mani del malcapitato ing. Alzati, uomo di grande spessore ed esperienza ma del tutto abbandonato da Torino. Ecco allora l’idea: l’appioppiamo a Montezemolo, che fa tanto il galletto con la Ferrari, e vediamo “che cosa farà da grande” secondo il pensiero del suo nemico dichiarato Romiti.
Al tempo la casa del Tridente metteva sul mercato, con molta fatica, mille automobili e l’ordine della Fiat era di riuscire ad aumentare le vendite del 50%, anche se nessuno su questo risultato scommetteva una lira.
Ricordo bene quando Montezemolo, a cavallo del nuovo millennio, arrivò a promettere il traguardo delle 10 mila Maserati entro il 2010 mai immaginando la crisi economica che si sarebbe presentata.
Sorrisero tutti per quella previsione, salvo poi ricredersi nel 2008 allorché si arrivò a 8.900. Auto nuove e accattivanti, lo stabilimento di Modena rifatto completamente, e un’immagine ritrovata in giro per il mondo.
Lo scorso anno si è toccata quota 51 mila, ma Marchionne era deluso perché voleva arrivare a 75 mila, così a New York, nell’aprile di quest’anno per il lancio della Levante GTS, denunciò chiaramente che si era sbagliato il collocamento di questa SUV sia sul mercato americano sia soprattutto su quello cinese, altrimenti si sarebbe fatto tombola.
Già, il problema della Cina rimane il guaio più grosso di Maserati perché da quelle parti il blasone non ha alcun peso: non conoscono la storia e comprano soltanto per moda. Lì sbagliare il prezzo significa restare fuori dal giro, e così è successo. Un errore a cui sarà molto difficile rimediare nel breve.
Ed eccoci all’altro problema che affligge in questi giorni il marchio, a dispetto dei traguardi raggiunti e peraltro non ripetibili quest’anno come temeva proprio Marchionne: lo stabilimento di Modena. Il gioiello recuperato da Montezemolo è adesso quello a rischio ridimensionamento con molta apprensione tra i dipendenti. Ormai tutto il grosso (Quattroporte, Ghibli e Levante) nasce a Torino e siccome quasi tutta la produzione futura finirà sulla piattaforma Giorgio – quella della Giulia – con catene di montaggio a Torino oppure a Cassino, è molto improbabile che ne venga impiantata un’altra in Emilia dove boccheggiano le attuali sportive del Tridente (a loro volta destinate a un futuro sulla stessa piattaforma Giorgio) oltre che l’Alfa Romeo 4C già a fine vita.
L’erede di Marchionne, Manley, si è preso almeno due trimestri per ridisegnare il futuro di Maserati, ma è sicuro che adesso nei suoi pensieri ci sono soprattutto i tre stabilimenti europei ad alta intensità produttiva – Melfi, Pomigliano e Tychy in Polonia – e questi andranno riempiti con la Panda, la piccola Renegade e la nuova Ypsilon che dovrebbe tenere in vita (evviva, evviva) il brand Lancia dopo le tante minacce di chiusura. A Modena ci si penserà dopo, tanto più che anche la piccola Levante troverà vita altrove assieme alla piccola Stelvio. Ovvio che nella Motor Valley in tanti tremino, e per l’erede di Altavilla, il torinese Pietro Gorlier, una prima gatta da pelare è già servita.

Contro i telefonini non legifera mai nessuno

Contro i telefonini non legifera mai nessuno

ottobre 23, 2018  |  Senza categoria  |  25 Commenti  |  Lascia un commento


Deve essere davvero difficile per uno che vuole fare politica prendere provvedimenti scomodi e rischiare poi di non essere votato o peggio ancora, finire nel mirino di chi sente danneggiato. Però ogni tanto bisognerebbe agire, e invece questo non succede.
Il riferimento è a chi siede in Parlamento, non importa il colore che rappresenta, ed è sempre restio a intervenire per limitare l’uso smodato e pericolosissimo dei telefonini alla guida.
La ragione, peraltro è evidente: sono troppi. E troppi significa potenziali voti in fumo. Certo, trovare una soluzione per chi dimentica i bambini a bordo è più facile perché ormai sono sempre meno i bambini e ancor meno quelli tanto distratti da abbandonarli in auto. Qualcuno si arrabbierà per la spesa da affrontare, ma si prevedono numeri risibili di scontenti.
Diverso il caso degli smartphone che hanno aggiunto alla distrazione di telefonare direttamente dall’apparecchio quella di restare in contatto perenne con il mondo esterno adesso che i social stanno diventando per molti una droga e un coinvolgimento ossessivo. L’imperativo è leggere tutto e subito, poi rispondere, oppure intervenire, sempre subito. Parlare di patologia è il minimo, ma il problema è totale in un mondo in cui la distrazione alla guida è da anni al primo posto tra le cause d’incidente stradale.
Si obietterà: ma le sanzioni ci sono. È vero, ma davvero crediamo che basti la minaccia di 161 Euro di multa e la detrazione di 5 punti della patente per scoraggiare i malati di connettività permanente? No di certo: ci vorrebbe la tanto sbandierata sospensione della patente alla prima infrazione come suggeriva in un articolo sul Sole 24 Ore il sempre attento e competente Maurizio Caprino. Se ne parla da anni, tutti a parole sono d’accordo, ma nessun Governo si azzarda di affrontare l’argomento e le ragioni s’intuiscono facilmente: sarebbe una mossa tatticamente ostile. E allora si rimanda tutto alle calende greche nascondendo il rinvio dietro la promessa che al più presto s’interverrà.

Il sottobosco dei prezzi di vendita delle automobili nuove

ottobre 16, 2018  |  Senza categoria  |  31 Commenti  |  Lascia un commento


Ma quanto costa comperare un’auto nuova? Il tema è di grande attualità perché ormai tra i potenziali clienti serpeggia un diffuso malumore. I listini esistono e Quattroruote da sempre ne è il portatore sano, però quel numero ufficiale serve soltanto a ricordare che quello è il prezzo che non deve mai essere pagato.
Sul mercato regna infatti lo sconto diffuso dettato da campagne sempre più aggressive da parte dei costruttori e dal sacrificio mai uguale da parte dei concessionari. Così lo stesso modello si può portare a casa con differenze molto sensibili di prezzo a nord oppure a sud dello Stivale, ma anche all’interno di una stessa regione e peggio ancora nella stessa città.
Di conseguenza la clientela si divide in maniera ingiusta tra chi sa trattare e chi non è capace, tra chi è amico di oppure tra chi è disposto a un pellegrinaggio estenuante tra un rivenditore e l’altro per strappare l’offerta più alettante.
In sintesi si viaggia al buio, e anche chi ha ottenuto il massimo del massimo resta sempre nel dubbio che se avesse insistito di più magari poteva pagare ancora meno. Morale, così non va proprio bene.
Ho molte primavere sulle spalle e ricordo bene quando si andava in commissionaria (un tempo le rivendite si chiamavano così) e l’auto la si pagava a listino. Neanche una lira in meno, semmai godendosi un regalo del venditore che all’inizio era il triangolo, poi nel tempo sono diventati i tappetini, quindi nei casi più esagerati addirittura l’autoradio (ma nel frattempo sono passati dieci anni).
L’automobile come un cosmetico al supermercato: c’è un prezzo scritto e quello si paga senza che a nessuno venga il minimo dubbio. È la maniera più chiara e più onesta, capace di mettere tutti sullo stesso piano: nessuno è avvantaggiato e nessuno si sente turlupinato.
Si potrà mai tornare a mercato così? Probabilmente no, almeno finché si rimane all’acquisto diretto del bene. Meglio potrà andare con il pagamento per l’uso. In questo caso la rata è fissata a monte e difficilmente può cambiare. Non è la soluzione bensì una soluzione. Di sicuro la trattativa attuale è quanto di più confuso, clientelare e torbido ci possa essere.

Blocco Euro 4, domeniche tutti a piedi. Anzi no, abbiamo scherzato

ottobre 9, 2018  |  Senza categoria  |  30 Commenti  |  Lascia un commento


Ormai la cronaca è una continua accusa ai provvedimenti presi dai nostri amministratori senza un briciolo di conoscenza dei problemi reali.
Dall’1 ottobre, per esempio sono scattate le misure antismog nelle regioni del Nord Italia che si affacciano sulla Pianura Padana. Le limitazioni alla circolazione dei diesel Euro 3, più inquinanti, riguardano Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto, dove rimarranno in vigore fino al 31 marzo 2019. Lo stop vale dal lunedì al venerdì e dalle 8:30 fino alle 18:30 e riguarda le auto e i veicoli commerciali.
In Piemonte i divieti sono invece slittati di una settimana, dopo la decisione di inserire deroghe per esentare categorie. Il provvedimento interessa 3 milioni di veicoli ma era aggravato dalla decisione dell’Emilia Romagna di bloccare anche le auto diesel Euro 4. Ovviamente in quest’ultima regione è scattato il putiferio per due ottime ragioni: i veicoli diesel Euro 4 sono molto recenti, molto diffusi e molto meno velenosi di quanto si possa credere, in più il blocco è arrivato all’improvviso mettendo in grande difficoltà sia i privati rimasti improvvisamente a piedi che tutti quelli che con i vari furgoni ci lavorano.
Morale, chi è rimasto danneggiato ha protestato talmente tanto che in un comune dopo l’altro, tra quelli esterni i capoluoghi di provincia, sono cominciate le deroghe al provvedimento al punto che lunedì 8, cioè appena una settimana dopo, il blocco alle Euro 4 è stato cancellato in Regione con una figura così barbina che peggio non si può.
Ma non bastava questo, a Bologna sono andati oltre e hanno pure indetto sei domeniche super ecologiche nelle quali può circolare solo chi possiede un’auto elettrica pura (e sono appena 75 in tutta la città…). Le date fissate sarebbero state il 28 ottobre, l’11 novembre e il 2 dicembre 2018; il 13 gennaio, il 3 febbraio e il 3 marzo 2019. In queste domeniche il blocco era previsto nella fascia oraria dalle 9 alle 18.
Anche qui un grande putiferio e adesso è arrivata in tutta fretta anche la sospensione dell’avventuroso progetto in attesa di un nuovo incontro tra i Comuni nella sede regionale dell’Anci.
Allora la domanda che bisogna porsi è sempre la stessa: perché i politici si muovono sempre sull’onda di annunci clamorosi per poi capire che sono mosse avventate, spesso basate sul nulla, e tali da mettere in grande difficoltà i comuni cittadini.
Si dirà che saper correggere i propri errori è comunque un segno di grande correttezza intellettuale, però pensarci bene prima di fare le cose non sarebbe più prudente?

Aria nuova dal Vietnam

Aria nuova dal Vietnam

ottobre 3, 2018  |  Senza categoria  |  27 Commenti  |  Lascia un commento

Nel disperante contesto del Salone dell’auto di Parigi, dove le troppe assenze hanno intristito i grandi padiglioni di quello che fu il Mondial de l’Automobile, uno stand ha richiamato una vera folla di curiosi, quella della prima marca vietnamita di auto, la Vinfast.
Grande e spettacolare, piazzato di fronte alla Ferrari, ha sorpreso per sfacciataggine e convinzione, un modo di affacciarsi al grande giro internazionale ben differente dalle prime volte dei cinesi – sempre relegati in posti angusti e defilati – e prima ancora dei coreani.
La Vinfast è un’industria giovanissima che muove da uno stabilimento costato un miliardo e mezzo di dollari e che ambisce a migliorare il livello di vita della popolazione locale. A un tiro di schioppo dalla Thailandia dove si costruiscono oltre 3 milioni di veicoli l’anno ma in fabbriche di proprietà estera (soprattutto marche giapponesi) questa azienda vietnamita vuole imporsi subito e ha presentato due vetture piuttosto imponenti, una filante berlina e una SUV pretenziosa, dove si mescolano competenze importanti: lo stile della Pininfarina più le tecnologie di BMW e Magna Steyr.
Il messaggio trasmesso al mondo è che la Vinfast non vuole assolutamente essere una semplice car company bensì diventare la vera grande industria nazionale: non a caso a breve verranno lanciate una citycar, una vettura elettrica e anche una moto elettrica. In un mercato locale che è in continua crescita per quello che attiene alle vendite di automobili, tutte d’importazione, è facile inserirsi in fretta. Più difficile sarà imporsi fuori dai confini, però i tempi sono molto cambiati. Mezzo secolo fa per gli orientali invadere l’Europa oppure gli Stati Uniti era un’impresa quasi impossibile. Adesso invece la strada è stata aperta e molti pregiudizi sono caduti, in più chi si affaccia al mondo adesso lo fa con automobili riuscite come design e sempre con una qualità tecnica inappuntabile. Prendere sottogamba i nuovi competitor è un errore che non si può più permettere nessuno e non succederà. Se poi vi fidate del vostro vecchio mestierante, queste Vinfast con motori due litri turbo benzina e oltre 230 CV, più un cambio automatico 8 marce, troveranno in fretta un pubblico interessato se, come promettono, potranno anche contare su un prezzo decisamente invitante.