Archive for novembre, 2018

Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

Bene il piano FCA, ma qualche domanda l’avrei

novembre 30, 2018  |  Senza categoria  |  96 Commenti  |  Lascia un commento


Dunque Mike Manley e soprattutto il nuovo capo EMEA di FCA, Pietro Gorlier, hanno parlato. Era dalla prematura è drammatica dipartita di Sergio Marchionne che non arrivavano messaggi sul futuro degli stabilimenti italiani, dei progetti e dei programmi, e va detto che nell’ambiente il nervosismo era palese.
Adesso invece sappiamo due cose importanti: che FCA vuole investire una cifra molto pesante, oltre 5 miliardi di euro, per nuovi modelli e qualche restyling, e ancor più che nel giro di un triennio tutti gli stabilimenti italiani gireranno a piena occupazione.
Nel messaggio di qualche giorno fa non è stato detto però tutto, anche perché degli impianti FCA in Europa si parlerà in un secondo tempo, in particolare di quelli in Polonia, in Serbia e in Turchia che dovranno anche loro lavorare a buon regime per restare attivi. Chi si affiancherà alla 500 a Tychy? Qualcosa lì servirà perché oggi i numeri della reginetta di casa non sono più quelli di un decennio fa, quindi si può supporre che la nuova Lancia Ypsilon sia stata dirottata da quelle parti visto che girerebbe sulla stessa piattaforma che è poi la stessa della Panda. E in Serbia? Pare ormai certo che la 500 L avrà un seguito, forse affiancata da un nuovo modello che qualcuno suggerisce possa essere un piccolo crossover Fiat. Vedremo. Diverso il discorso turco dove potrebbe esserci molto fermento ma per prodotti che non dovrebbero arrivare da noi considerando che il caso della Tipo rimanga un’eccezione.
E in casa nostra? Nessuno ha parlato dell’Alfieri e qui ci sono due correnti di pensiero: che i modelli Gt e cabrio previsti a Modena riguardino proprio la tanto bella granturismo che sta invecchiando prima di vedere la sua luce, oppure che il piano annunciato si limiti a un prolungamento dei modelli attuali in attesa della sua venuta. Mah.
Infine si è parlato di una nuova Panda. Ma sarà davvero nuova? Già perché da oltre tre anni esiste un progetto entusiasmante e avveniristico in attesa della benedetta approvazione, rallentato si vocifera per i costi troppo alti. Magari si trattasse di questo, ma la paura (per noi vecchi innamorati di una Fiat che sulle utilitarie era sempre un decennio avanti sulla concorrenza) è che si ripieghi su una vettura più convenzionale anziché osare davvero come buona tradizione.
Infine, dai piani annunciati, è sparita la Jeeppina, su base Panda, che pare bellissima e che prevederebbe anche una versione con la copertura in tela come le Jeep degli inizi, quella diventata famosa durante la seconda guerra mondiale. Doveva nascere a Pomigliano per essere poi venduta in tutto il mondo, ma oggi il suo posto è stato preso dalla SUV piccola dell’Alfa Romeo. Non sarà che dopo le minacce di mettere tasse esagerate sulle vetture d’importazione, alla fine verrà prodotta negli States?
Vorrei spendere due parole anche sulla scelta di rinviare lo stop alla produzione di motori diesel. Mi pare corretta, e forse le proteste dei francesi giungono al momento giusto. Non ci sono soltanto quelli che abitano nei grandi centri dove le limitazioni al traffico sono pressanti, ma c’è anche anche un’altra Italia che lavora e si sposta in altre aree dove le distanze sono grandi e che dei vantaggi che trova nel diesel non vuole rinunciare.

Ps. Da qualche giorno sono in un posto molto lontano dove fatico a trovare la linea. Mi scuso se qualche vostro intervento verrà pubblicato con un po’ di ritardo.

Nuovo bollo: i lati oscuri che tormentano il Governo

novembre 23, 2018  |  Senza categoria  |  77 Commenti  |  Lascia un commento


Stanno girando nei corridoi romani diverse simulazioni sul come potrebbe cambiare a breve la tassa di possesso sulle automobili. Per tante ragioni il sistema attuale non convince più perché non è più considerato in linea con i tempi, ma tutte le soluzioni alternative paiono nascere e morire nel giro di pochi giorni. Qual è il fine che si vuole dare al cambiamento? Introdurre una nuova tassa più sensibile ai temi dell’ambiente senza però rinunciare agli oltre 6 miliardi che entrano ogni anno nelle casse dello stato. Ma non solo: semmai introitare qualcosa di più, nascondendo il tutto dietro il paravento di fare pulizia dei mezzi meno ecologici.
A oggi Il costo del bollo auto dipende sia dalla regione e sia dalla potenza del mezzo misurata in chilowatt tenendo peraltro conto anche di altri fattori, come la classe d’inquinamento (Euro I, Euro II, ecc.), dove tanto minore sarà tale classe e tanto più si pagherà di bollo, soluzione introdotta nel 2010. Inoltre per i veicoli di potenza superiore ai 185 kW – il famigerato “Superbollo” – si ha un aumento di 20 € per kW. Inoltre, le Regioni hanno anche il potere di aumentare o diminuire gli importi dovuti.
Questo a oggi. Ma che cosa potrebbe accadere? Per esempio un abbassamento in misura da definire per i veicoli a ridotto impatto ambientale che sarebbe pareggiato da un innalzamento a crescere per i veicoli più vetusti. Ma già qui sorgono grossi problemi: per esempio come quantificare il basso impatto ambientale? Fino a qualche anno fa era facile: si teneva conto della CO2 emessa – e così avviene quasi sempre in giro per l’Europa – ma adesso questo parametro mette paura perché se da un lato è facile da calcolare (chi consuma di più emette più anidride carbonica) dall’altro favorisce sfacciatamente le vetture a gasolio che oggi sono quelle più nel mirino degli ecologisti.
Un’altra soluzione sarebbe quella di tenere qualcosa di simile a oggi, dove la cilindrata incide tantissimo, arrivando a grossi sconti per le vetture ibride con l’azzeramento totale della tassa per i veicoli elettrici, pareggiando i conti con l’incremento dei costi per le vetture più vecchie e quindi più inquinanti. Parrebbe la soluzione ideale per l’ala gialla che oggi è al Governo e la cui anima attenta al clima è da sempre sbandierata con orgoglio.
Ma c’è però grosso come una casa. Può sembrare infatti un grosso favore a chi abita nei grandi centri urbani, dove i limiti di accesso e un uso intenso nel traffico cittadino giustificano i costi più elevati di acquisto, ma anche una sorta di ingiustizia per i tanti che vivono in regioni dove le grandi distanze e l’assenza di centri a elevata concentrazione di traffico che sarebbero soltanto vessati e ai quali un mezzo elettrico o comunque elettrificato può significare più problemi che vantaggi. Ma non basta: c’è infatti il tema dell’incremento della tassa per i veicoli più anziani e qui si va a toccare soprattutto un nervo sensibile che tocca entrambi i colori che sono al governo adesso, quello verde e quello giallo.
Mi spiego: l’ala movimentista, che da un lato plaude calorosamente all’idea per le ragioni sopra già dette, teme però di scontentare un elettorato che ha reso tantissimo in voti nella parte meridionale del Paese, là dove si concentra il più alto numero di vetture vecchissime; per contro l’ala leghista sostiene che del previsto aumento di entrate sui veicoli da Euro 2 in giù per pareggiare l’esenzione dei veicoli più innovativi non entrerà mai nelle casse statali perché è proprio al sud che l’evasione dalla tassa di proprietà è più diffusa. Ergo i conti non tornerebbero.
Morale, trovare la quadra pare molto difficile se non proprio impossibile. Ma siccome servono entrate in più, come verranno spennati ulteriormente gli automobilisti?

Viaggiare a 150. Allora?

Viaggiare a 150. Allora?

novembre 16, 2018  |  Senza categoria  |  35 Commenti  |  Lascia un commento


Ciclicamente si torna a parlare di portare il limite a 150 orari sui tratti di autostrade con almeno tre corsie per senso di marcia e asfalto drenante.
Si può fare? Certo che sì, è una norma già prevista dal codice della strada all’articolo 142 comma 1 dove si legge che in presenza di buone condizioni atmosferiche, con traffico adeguato e un tratto con almeno tre corsie di marcia e asfalto drenante, se ci saranno gli adeguati cartelli stradali e un sistema Tutor che controlli la media effettiva, si può marciare a 150 all’ora purché quel tratto di strada abbia avuto una incidentalità bassa nell’ultimo quinquennio.
Quindi la proposta del presidente della commissione Trasporti della Camera, il leghista Alessandro Morelli, è già attuabile senza che ci sia bisogno di nessuna norma speciale. Il solo problema, al di là dell’ostilità del Movimento 5 Stelle che è comunque al Governo, è che a decidere se metterla in atto o no deve essere per forza il concessionario della strada, quindi le varie società che hanno in gestione la rete autostradale e pure l’ANAS che è diventata a sua volta una concessionaria.
Perché quindi questo limite, da molti chiamato a gran voce e da altrettanti molti osteggiato con impeto, non entra in vigore? Sono i gestori delle strade a non decidersi perché in caso di incidentalità cresciuta perderebbero molti quattrini statali. Infatti, quando io ero ancora direttore, pubblicammo su Quattroruote quella famosa formula complessa da cui si sapeva esattamente come sarebbero girati i quattrini negli accordi tra lo Stato e le concessionarie e lì una variabile era legata al numero di sinistri, più era alto meno si incassava. Quel famoso accordo segreto denunciato dal Ministro Toninelli dopo il disastro di Genova, sconosciuto al nostro uomo di Governo ma portato alla luce del sole già sei anni fa grazie a una ricerca giornalistica molto efficace dell’ottimo collega Emilio Deleidi.
Dunque temo, per chi ci spera, che questo limite dei 150 non verrà mai adottato, seppure nulla di legale lo impedisca.

Tempi duri anche per le premium tedesche

novembre 8, 2018  |  Senza categoria  |  20 Commenti  |  Lascia un commento


Chi lo avrebbe mai detto? Sono tempi duri anche i colossi tedeschi dell’auto. Molti danno la colpa agli standard WLTP per misurare con più accortezza i dati reali dei consumi in condizione di marcia su strada, fatto sta che dopo BMW anche Mercedes ha annunciato un vero crollo degli utili nel terzo trimestre di quest’anno. In particolare BMW, quando era uscita allo scoperto, aveva sorpreso tutti perché è la prima volta da dieci anni in qua che la casa bavarese si trova a rivedere al ribasso le sue previsioni annuali.
Vediamo allora di fare un po’ di ordine riguardo alle norme WLT che sono entrate in vigore il primo di settembre e che pretendono che tutte le nuove omologazioni rispondano ai criteri di misurazione introdotti adesso. Se si ascoltano le voci che provengono da tutti i costruttori il problema è uno solo: c’è la fila ai laboratori per far verificare che le vetture rispondano ai criteri imposti. Per questo i piazzali sono pieni. In realtà pare che non tutti i modelli siano proprio confacenti e che pure l’obbligo di aggiornare quelli più datati non sia così facile da essere messo in pratica. Fatto sta che entro agosto c’è stata un’offerta esagerata di auto, arrivate sul mercato con sconti esagerati pur di eliminare gli stock in casa, mentre adesso stagnano le vendite di veicoli nuovi che stanno patendo i ritardi per essere in regola.
Di sicuro erano davvero tanti anni che non si vedevano così in sofferenza i conti dei marchi premium tedeschi e questo fa un po’ impressione. A parziale spiegazione, almeno per quanto riguarda BMW, ci sono poi i problemi che si sono aggiunti a causa della guerra commerciale tra Washington e Pechino. In Cina infatti è in atto una vera ritorsione verso gli Stati Uniti che finisce con il penalizzare con nuove tasse tutte le SUV che sono prodotte a Spartanburg, in Carolina del Sud, e che piacciono tanto agli automobilisti del Dragone. Un danno calcolato in almeno 300 milioni di euro.
Non ho parlato di Audi perché in Vw danno soltanto i dati consolidati e non splittati per marchi, ma a sentire gli spifferi pare proprio che la situazione sia in linea con la concorrenza. Morale: giorni difficili anche dove regnava sempre la festa. E questa è davvero una notizia.