Archive for dicembre, 2018

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

Le versioni a tre porte destinate a finire in soffitta.

dicembre 21, 2018  |  Senza categoria  |  37 Commenti  |  Lascia un commento


Adesso è ufficiale. La nuova Golf, ottava generazione del modello tedesco attesa sul mercato a fine 2019, non avrà più la versione a tre porte copiando la scelta già fatta per la Polo. La notizia è importante perché da sempre la Golf fa tendenza nel segmento C ed è facilmente immaginabile che tutti le andranno dietro.
Ora qualche designer soffrirà perché si sa che dal punto di vista estetico le versioni a tre porte sono più riuscite rispetto a quelle a cinque: presentano fiancate più pulite e in assoluto la linea ci guadagna tanto.
Però si vendono sempre di meno perché sono più scomode per gli occupanti dei sedili posteriori sia nell’entrata e sia nell’uscita, poi perché, avendo portiere più grandi, complicano estremamente la vita anche ai passeggeri sui sedili anteriori in quanto richiedono più spazio attorno alla vettura per avere un’apertura decente, e questo si rivela un problema nei box di casa, spesso pensati molti anni fa quando le dimensioni delle automobili erano molto più compatte, e pure in molti parcheggi in piano dove le pitturazioni delle righe disegnano spazi troppo angusti pur di guadagnare un paio di posti in più per fila.
Inoltre c’è un aspetto cui un tempo si badava di meno ma che oggi angustia molti acquirenti educati alla sicurezza prima di tutto. È innegabile, infatti, che in caso di incidente estrarre eventuali feriti a bordo oppure anche abbandonare in fretta l’automobile in caso di emergenza sia molto più difficile rispetto alle vetture con doppia portiera per lato.
Morale, siamo arrivati al capolinea di una soluzione progettuale che ha avuto grande popolarità in passato, che ha accompagnato le vetture che hanno fatto la storia del boom economico e che ha avuto quasi sempre costi più contenuti. Dovremo quindi rassegnarci alle quattro maniglie per fiancata che sono spesso un orpello disarmonico (ricordate la grande idea di De Silva sulle Alfa Romeo 156 e 147 dove le aveva nascoste in alto vicino al montante, prima che questa soluzione finisse copiata un po’ da mezzo mondo?) ma tutto lascia intendere che resteranno prerogative delle vetture sportive, coupé o spider che siano. A voi dispiace?

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

Gli incentivi sulle elettriche fanno ridere e non convinceranno nessuno

dicembre 14, 2018  |  Senza categoria  |  65 Commenti  |  Lascia un commento


Il parco auto italiano è caratterizzato da una presenza imbarazzante di veicoli altamente inquinanti, e lo si è già scritto in questo blog già tante volte. Si tratta di vetture euro 0, 1, 2, 3 e pure le euro 4 come adesso sostengono molti sindaci.
Per fare del bene all’ambiente andrebbero tutte rottamate per essere sostituite con modelli molto meno inquinanti. Tutti quelli nuovi a listino per esempio, e poco importa con che tipo di alimentazione perché sono tutti estremamente vantaggiosi rispetto a quelli che andrebbero a rimpiazzare.
Questo lo sappiamo tutti, qua dentro e non solo qua dentro, però la cosa sfugge ai politicanti che ci governano (e pure quelli che non ci governano perché l’ignoranza in materia è quasi totale in barba ai vessilli) che beati loro l’auto mica se la devono comperare.
Così adesso sono stati proposti incentivi considerati irrinunciabili per l’acquisto di vetture totalmente elettriche, addirittura 6 mila euro per chi vorrà portarsene a casa una. Saranno in molti ad approfittarne?
In passato, chi ha buona memoria, ricorderà che cosa successe con le auto a metano, tanto per fare un esempio. Eravamo nel 2009 e lo stato propose un incentivo di 3.500 euro per auto a metano, elettriche o a idrogeno con emissioni inferiori a 120 grammi CO2/km. La cifra era cumulabile con la rottamazione con un totale di 5 mila euro di risparmio.
Ora, fece molto scalpore il numero di auto a metano acquistate sul continente (nelle regioni interessate dagli incentivi) e poi portate in Sardegna dove di distributori di metano non ne esistevano. Molti sardi comprarono di fatto lo sconto e poi giravano con il piccolo serbatoio a benzina. Facevano rifornimento più spesso, ma su una Panda avevano risparmiato quasi il 50%.
Ma questo non potrà accadere con chi abita ai piedi delle Alpi, nella piana del Campidano o comunque in Umbria, Marche, bassa Toscana e via così dove il traffico è relativo e le distanze diventano comunque alte, senza peraltro grosse città con i vincoli delle varie zone a traffico limitato. Ipotizziamo pure quello che non è comunque credibile, cioè che i nostri governanti riescano a piazzare una colonnina ogni 5 km su tutte le strade nazionali. Se anche fosse così, se anche la gente avesse il tempo di stare ferma un tot per effettuare la ricarica, dove trova i soldi per comperarsi un’auto elettrica anche con i 6 mila euro di incentivo? Col metano si arrivò a sfiorare il 50% di vantaggio, con una Nissan Leaf base ne servirebbero comunque 30 mila pur con l’aiuto statale. E di lì si va in su perché la tanta attesa Tesla Model 3 passerà i 50 mila euro e non parliamo dell’Audi e-tron, della Jaguar I-Pace e così via. Il vantaggio è ridicolo rispetto alla cifra da sborsare. Possibile che a nessuno di chi sta al governo riesca un elementare due più due?

La bella Alpine finalista nel Car of the Year. Che sorpresa!

La bella Alpine finalista nel Car of the Year. Che sorpresa!

dicembre 7, 2018  |  Senza categoria  |  38 Commenti  |  Lascia un commento


Fa sempre una certa impressione vedere come passano i tempi, come cambiano i modi di giudicare, come tutto sia sempre più in evoluzione. Ho avuto l’opportunità di far parte della giuria del Car of the Year per 23 anni (si esce per età, 64 è il limite massimo, poi largo ai giovani) e ho visto vincere la prima auto giapponese (la Nissan Micra nel 1993) la prima vettura ibrida (la Toyota Prius nel 2005) e la prima elettrica (la Nissan Leaf nel 2011) ogni volta appuntandomi il senso dei nuovi tempi.
Da ex giurato ho visto anche l’accettazione sempre più rassegnata delle imperanti SUV con la Volvo XC90 seconda classificata nel 2016 cui sono seguite le due vittorie di Peugeot 3008 e Volvo XC40, e mi ero anche segnato con un grosso punto interrogativo il secondo posto a sorpresa di Toyota GT86/Subaru BRZ. Fatico ancor oggi a capire quel risultato reso possibile però dai grandi volumi che riuscivano a mettere assieme quele due vetture grazie alla diffusione su tantissimi mercati.
La nuova Alpine A110 però stento a inquadrarla come finalista per il titolo 2019, e non perché non sia nelle mie corde, tutt’altro, ma perché condensa in sé tutto quello che non era ai miei tempi tra le ragioni ammissibili di una scelta. È prodotta in pochi esemplari (fino a poco tempo fa c’era l’obbligo di 5000 pezzi minimi all’anno), non è proiettata nel futuro perché conserva ed esalta valori di un passato romantico che ho vissuto in diretta, non è portatrice di nuove tecnologie e non propone nemmeno il massimo dei contenuti ad un prezzo accessibile per la maggioranza degli acquirenti di un’automobile. È, comunque, un’auto che fa sognare, che promette di divertire e che può entrare in famiglie dove c’è già dell’altro per svolgere i compiti oggi richiesti per lo spostamento nel breve e nel lungo raggio. Un’auto esclusiva, insomma.
Se la vedrà con la Jaguar I-Pace che rappresenta il futuro, con la Ford Focus che è la summa delle qualità richieste in passato ad una candidata per essere vincente e con la Kia Ceed che punta a diventare la prima auto coreana ad arrivare al titolo, oltre che con Mercedes Classe A, Peugeot 508 e Citroen C5 Aircross. Un mazzo di finaliste dove c’è soltanto una “matta”. Come sia finita lì rimane curioso e mi ripropongo di ripassarmi con attenzione la lista delle 31 vetture rimaste escluse.